LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Cessione Di Ramo D'Azienda

Pagina 9 di 13

260 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Uso aziendale e cessione d’azienda: la guida legale
Un gruppo di lavoratori ha contestato la sospensione del premio feriale a seguito di una cessione di ramo d'azienda. Tale emolumento, erogato per anni dal datore originario, era qualificato come uso aziendale. La Corte d'Appello aveva rigettato la domanda ritenendo che l'uso fosse stato sostituito dai contratti collettivi vigenti presso le società cessionarie. Tuttavia, la Cassazione ha annullato la sentenza rilevando che i lavoratori avevano espressamente contestato l'esistenza di tali accordi sostitutivi. Il giudice di merito non può considerare un fatto come pacifico se vi è stata contestazione e se mancano le prove documentali degli accordi di pari livello.
Continua »
Definizione agevolata: stop alle liti tributarie
Una società ha impugnato una cartella di pagamento relativa a un credito IVA acquisito tramite cessione di ramo d'azienda. Mentre il giudizio pendeva in Cassazione, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla Legge di Bilancio 2023. Avendo dimostrato il pagamento dell'importo dovuto, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo fine alla controversia senza entrare nel merito della legittimità del credito.
Continua »
Cessione ramo d’azienda illegittima: tutele legali
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto dei lavoratori al risarcimento del danno e alle differenze retributive a seguito di una cessione ramo d'azienda illegittima. La sentenza chiarisce che il rapporto con il datore di lavoro originario rimane in essere, seppur quiescente, e che le modifiche della domanda giudiziale in sede di opposizione a decreto ingiuntivo sono ammissibili se riferite alla stessa vicenda sostanziale.
Continua »
Cessione ramo d’azienda: i debiti pregressi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33675/2023, chiarisce la responsabilità per i debiti in caso di cessione ramo d'azienda. L'impresa cedente non è liberata dai debiti sorti prima della cessione se il creditore aveva già eseguito la sua prestazione. In tal caso, si applica l'art. 2560 c.c., che prevede la responsabilità solidale del cedente, e non la successione nel contratto ex art. 2558 c.c. Il ricorso è stato rigettato, confermando la condanna in solido del cedente e del cessionario al pagamento dei debiti pregressi.
Continua »
Classificazione INAIL: attività accessorie e decorrenza
Una società di servizi di sicurezza ha contestato la riclassificazione INAIL dei suoi addetti alla conta del denaro. La Corte di Cassazione ha confermato che tale attività, essendo complementare al trasporto valori, deve avere la stessa classificazione INAIL a rischio più elevato. Tuttavia, ha corretto la data di decorrenza dell'obbligo di pagamento a seguito di un'acquisizione di ramo d'azienda, applicando il principio di retroattività biennale dalla data del trasferimento.
Continua »
Cessione ramo d’azienda: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33437/2023, ha chiarito la distinzione fiscale tra vendita di singoli beni e cessione di ramo d'azienda. Un'impresa energetica aveva acquistato una stazione elettrica, ma l'Amministrazione Finanziaria aveva riqualificato l'atto come cessione di ramo d'azienda, assoggettandolo a imposta di registro anziché IVA. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che per aversi cessione di ramo d'azienda è necessario che i beni trasferiti costituiscano un complesso già organicamente finalizzato all'esercizio d'impresa prima della cessione. La prova di tale preesistente organizzazione, che non è stata fornita, spetta all'Amministrazione Finanziaria.
Continua »
Obbligo retributivo cedente: il datore di lavoro paga
La Corte di Cassazione conferma che, in caso di cessione di ramo d'azienda dichiarata illegittima, l'obbligo retributivo del cedente verso il lavoratore è di natura salariale e non risarcitoria. Il datore di lavoro originario, che non riammette in servizio il dipendente, è tenuto a corrispondere l'intera retribuzione, senza poter detrarre quanto percepito dal lavoratore presso l'azienda cessionaria (c.d. aliunde perceptum). La sentenza ribadisce che il rapporto di lavoro prosegue legalmente con il cedente, il quale si trova in una situazione di mora del creditore.
Continua »
Cessione ramo d’azienda: illegittima? I tuoi diritti
Un lavoratore, trasferito attraverso una illegittima cessione ramo d'azienda, ha citato in giudizio il suo datore di lavoro originario per ottenere il pagamento delle retribuzioni non corrisposte. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto a ricevere l'intero stipendio dal datore di lavoro originario, anche se nel frattempo aveva lavorato per la nuova azienda. La Corte ha chiarito che la pretesa del lavoratore ha natura retributiva e non risarcitoria, respingendo le difese dell'azienda basate sul giudicato e sulla prescrizione.
Continua »
Cessione ramo d’azienda: obblighi del datore cedente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30087/2023, ha stabilito che in caso di cessione di ramo d'azienda dichiarata illegittima, il datore di lavoro originario (cedente) è tenuto a pagare le retribuzioni al lavoratore. Questo obbligo sorge dal momento in cui il lavoratore mette a disposizione le proprie energie lavorative, anche se di fatto ha continuato a lavorare per la società acquirente (cessionaria). La Corte ha rigettato il ricorso della società cedente, confermando la duplicità del rapporto di lavoro: uno 'de iure' con il cedente e uno 'di fatto' con il cessionario, e ha ribadito che il pagamento ricevuto dal cessionario non libera il cedente dal proprio obbligo retributivo.
Continua »
Cessione ramo d’azienda illegittima: paga la cedente
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cessione di ramo d'azienda illegittima, la società cedente è tenuta a pagare le differenze retributive ai lavoratori. Questo obbligo sussiste dal momento in cui i dipendenti mettono a disposizione le proprie energie lavorative, anche se di fatto hanno continuato a lavorare per la società cessionaria. La sentenza chiarisce che il pagamento ricevuto dalla cessionaria non estingue l'obbligazione retributiva della cedente, confermando un principio di duplicità dei rapporti di lavoro: uno di diritto con la cedente e uno di fatto con la cessionaria.
Continua »
Errore di fatto revocatorio: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per revocazione basato su un presunto errore di fatto revocatorio. Il caso riguarda una cessione di ramo d'azienda in cui i lavoratori sostenevano che la Corte avesse erroneamente percepito le modalità del loro trasferimento. La Suprema Corte chiarisce che l'errore revocatorio deve consistere in una svista percettiva e non in un'errata valutazione dei fatti. Inoltre, l'errore deve essere stato decisivo per il giudizio, cosa che in questo caso è stata esclusa, poiché la decisione originale si fondava su una diversa e autonoma ragione giuridica (ratio decidendi), ovvero l'inammissibilità del ricorso originario che mirava a un riesame del merito.
Continua »
Tutela reintegratoria e cessione d’azienda in crisi
La Corte di Cassazione conferma la tutela reintegratoria per un lavoratore illegittimamente licenziato da una compagnia aerea dopo una cessione d'azienda. La sentenza chiarisce che la reintegrazione deve essere disposta a carico della società cedente, anche se in amministrazione straordinaria, quando questa prosegue l'attività. Si stabilisce inoltre che l'azione del lavoratore verso il cessionario non è soggetta ai brevi termini di decadenza previsti per l'impugnazione di atti specifici.
Continua »
Fondo Garanzia TFR: l’INPS paga in cessione d’azienda?
Un lavoratore, il cui impiego è proseguito con una nuova società dopo una cessione d'azienda, ha richiesto il pagamento del suo TFR al Fondo Garanzia TFR a seguito del fallimento dell'originario datore di lavoro. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che l'intervento del Fondo è subordinato alla cessazione del rapporto di lavoro e all'insolvenza del datore di lavoro debitore in quel preciso momento. Poiché il rapporto di lavoro è continuato con la società acquirente, il TFR non era ancora esigibile e mancavano i presupposti per l'intervento del Fondo.
Continua »
Fondo di garanzia TFR: no pagamento se il lavoro continua
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore che chiedeva il pagamento del TFR al Fondo di garanzia TFR gestito dall'INPS. Il caso riguardava un lavoratore il cui rapporto di lavoro era proseguito, senza soluzione di continuità, con una nuova società a seguito di una cessione di ramo d'azienda, mentre la società originaria era stata dichiarata fallita. La Corte ha stabilito che il Fondo non è tenuto a intervenire perché il TFR diventa esigibile solo al momento della cessazione del rapporto di lavoro. Poiché il rapporto non era cessato ma proseguito con il nuovo datore, l'insolvenza del datore di lavoro originario non è sufficiente a far scattare la garanzia del Fondo.
Continua »
Fondo di Garanzia TFR: quando non interviene
La Corte di Cassazione ha negato l'intervento del Fondo di Garanzia TFR a un lavoratore il cui rapporto di lavoro era proseguito con una nuova azienda dopo una cessione, nonostante il fallimento del datore di lavoro originario. La decisione si basa sul principio che il TFR diventa esigibile solo alla cessazione definitiva del rapporto, condizione non verificatasi nel caso di specie, rendendo inefficaci eventuali accordi sindacali in deroga nei confronti dell'ente previdenziale.
Continua »
Sgravi contributivi: no a finta nuova assunzione
Una società si è vista negare gli sgravi contributivi previsti dalla L. 190/2014 per aver assunto lavoratori provenienti da un'altra impresa ad essa collegata. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rilevando che l'operazione non costituiva una genuina nuova occupazione, ma una mera continuazione del rapporto di lavoro precedente, mascherata da cessione di ramo d'azienda. Il focus della sentenza è sulla finalità dell'incentivo, volto a creare occupazione stabile e non a simulare nuove assunzioni.
Continua »
Cessione ramo d’azienda: retribuzione o risarcimento?
La Cassazione chiarisce la natura delle somme dovute al lavoratore in caso di illegittima cessione ramo d'azienda. Prima della sentenza che accerta la nullità, si ha diritto al risarcimento del danno (con detrazione di quanto percepito altrove), non alla retribuzione piena.
Continua »
Responsabilità solidale ATI: la Cassazione decide
Un'impresa subappaltatrice, non pagata per lavori eseguiti, ha citato in giudizio la società cessionaria del ramo d'azienda di una delle imprese originali di un'ATI. La Corte d'Appello aveva escluso la responsabilità della cessionaria. La Corte di Cassazione, riconoscendo la complessità e l'importanza della questione sulla responsabilità solidale ATI in caso di cessione, ha rinviato il caso a una pubblica udienza per una decisione di principio, senza ancora risolvere la controversia nel merito.
Continua »
Cessione di ramo d’azienda: i criteri di autonomia
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12438/2024, ha rigettato il ricorso dell'Agenzia Fiscale, confermando che per qualificare una cessione di ramo d'azienda è sufficiente che il complesso di beni ceduti sia idoneo a proseguire un'attività d'impresa, anche in forma ridotta. La valutazione sull'adeguatezza e l'autonomia funzionale del ramo è un accertamento di fatto che spetta al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se la motivazione è logica e coerente.
Continua »
Responsabilità solidale cessionaria: quando non si applica
La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità solidale cessionaria per i crediti del lavoratore, prevista dall'art. 2112 c.c., non si applica se al momento del trasferimento d'azienda il rapporto di lavoro non è giuridicamente valido. Nel caso esaminato, il rapporto del dipendente era solo 'di fatto', in quanto basato su una sentenza di reintegra poi riformata in appello. Pertanto, è onere del lavoratore dimostrare l'esistenza di un valido contratto di lavoro per poter invocare la tutela.
Continua »