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Cessione Del Quinto

29 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una tipologia di prestito personale in cui il rimborso avviene tramite trattenuta diretta di una quota dello stipendio o della pensione.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Surrogazione dell’assicuratore e prestiti: rivalsa sul debitore
La vicenda nasce da un finanziamento garantito da cessione del quinto e da una polizza collettiva aziendale. In seguito alla perdita dell'impiego della debitrice, la compagnia assicurativa ha saldato il debito residuo alla banca e ha azionato la Surrogazione dell'assicuratore per recuperare le somme dalla mutuataria. L'opponente sosteneva la vessatorietà della clausola di surroga e la propria qualifica di assicurata diretta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'assicurazione, precisando che la polizza è stata stipulata dalla banca in nome e per conto proprio. La mutuataria non è parte del contratto assicurativo ma semplice soggetto esposto al rischio. Pertanto, la disciplina delle clausole vessatorie non si applica e l'assicuratore ha pieno diritto di rivalersi sul debitore inadempiente per recuperare il credito versato.
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Svalutazione crediti e prestiti con cessione del quinto: deduzione ok
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società finanziaria la deduzione fiscale per svalutazione crediti legati a finanziamenti con cessione del quinto dello stipendio. Secondo il Fisco, l'esistenza di polizze assicurative obbligatorie escludeva totalmente questi crediti dalla base deducibile. La società ha fatto ricorso sostenendo che le polizze coprono solo il rischio di morte o perdita dell'impiego, ma non altre criticità come l'insolvenza del datore di lavoro o riduzioni salariali temporanee. La Corte di Cassazione ha dato ragione al contribuente e ha respinto il ricorso del Fisco. I giudici hanno stabilito che una copertura assicurativa limitata e parziale non annulla tutti i rischi finanziari. Di conseguenza, la società finanziaria può applicare la svalutazione crediti forfettaria sul valore residuo non coperto da garanzia, condannando l'Agenzia alle spese di lite.
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Esposizione sommaria dei fatti assente: ricorso nullo sulla firma
Un mutuatario ha impugnato la sentenza d'appello che lo condannava a pagare il debito residuo di un finanziamento con cessione del quinto, sostenendo di aver disconosciuto la firma sul contratto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della mancata esposizione sommaria dei fatti di causa, un requisito essenziale previsto dall'art. 366 c.p.c. Il ricorrente non ha descritto adeguatamente i motivi dell'opposizione originaria né le motivazioni della sentenza di primo grado, impedendo ai giudici di valutare la fondatezza delle sue censure. Di conseguenza, la decisione d'appello favorevole alla finanziaria è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato al pagamento del doppio del contributo unificato.
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Calcolo del tasso usura: polizza inclusa anche se la banca nega
Un pensionato ha stipulato un contratto di finanziamento tramite cessione del quinto, sottoscrivendo anche una polizza assicurativa sulla vita. Il pensionato ha contestato l'applicazione di interessi usurari. I giudici di merito hanno respinto la domanda, escludendo i costi dell'assicurazione dal calcolo del tasso d'interesse perché le istruzioni della Banca d'Italia dell'epoca non li prevedevano. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del pensionato. I giudici hanno stabilito che, per il corretto calcolo del tasso usura, si devono includere tutti i costi collegati al credito, comprese le spese assicurative obbligatorie o contestuali. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la sentenza precedente e ha rinviato la causa alla Corte d'Appello per un nuovo esame. Il pensionato ha quindi vinto questo grado di giudizio.
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Regolamento di competenza: il grave errore che costa caro al cliente
Un consumatore ha citato in giudizio una società finanziaria davanti al Giudice di Pace per ottenere il rimborso di circa 1.800 euro a seguito dell'estinzione anticipata di un finanziamento tramite cessione del quinto. Il Giudice di Pace si è dichiarato incompetente per valore, ritenendo che la causa superasse il proprio limite monetario. Il consumatore ha quindi proposto un regolamento di competenza dinanzi alla Corte di Cassazione per contestare questa decisione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, per legge, le decisioni sulla competenza emesse dal Giudice di Pace non possono essere impugnate tramite il regolamento di competenza. Di conseguenza, il consumatore ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Regolamento di competenza inammissibile contro il Giudice di Pace
Il Cliente ha citato la Banca davanti al Giudice di Pace per ottenere il rimborso di 1.435,26 euro relativi a spese di un finanziamento estinto in anticipo. Il Giudice di Pace si è dichiarato incompetente a favore del Tribunale. Il Cliente ha quindi proposto ricorso per regolamento di competenza in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il regolamento di competenza non si applica alle decisioni del Giudice di Pace. Contro queste ultime, l'unico rimedio utilizzabile è l'appello ordinario davanti al Tribunale. Di conseguenza, la Banca non deve rimborsare spese di giudizio poiché non si è difesa in questa fase.
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Calcolo del tasso soglia: scontro tra banche e pensionati
Un pensionato ha ottenuto la condanna di un istituto di credito alla restituzione degli interessi pagati per un finanziamento con cessione del quinto. Il Tribunale ha ritenuto che il contratto superasse il limite legale a causa dell'inclusione delle spese di assicurazione obbligatoria nel calcolo complessivo del costo del credito. L'istituto di credito ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che le polizze assicurative imposte per legge non debbano essere computate per il calcolo del tasso soglia, in conformità con le istruzioni della Banca d'Italia dell'epoca. La Suprema Corte, rilevando la complessità e l'importanza della questione giuridica, ha rinviato la causa alla pubblica udienza per una decisione definitiva.
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Usura bancaria: polizze incluse nel calcolo del tasso
Un debitore ha contestato il tasso di un finanziamento con cessione del quinto, sostenendo la sussistenza di un'ipotesi di usura bancaria. Il Tribunale aveva escluso i costi assicurativi dal calcolo del tasso effettivo globale (TEG), seguendo le vecchie istruzioni della Banca d'Italia. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del debitore, stabilendo che tutti i costi collegati al credito, comprese le polizze assicurative, devono essere inclusi nel calcolo per verificare il superamento del tasso soglia. Le istruzioni amministrative non possono infatti derogare alla legge penale, che ha carattere omnicomprensivo. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Calcolo del tasso usurario: polizze incluse e banca condannata
Il Debitore ha contestato il tasso di un prestito con cessione del quinto concesso dall'Istituto di Credito nel 2008. La Corte d'Appello ha dichiarato nullo il tasso di interesse perché, includendo i costi della polizza assicurativa obbligatoria, il tasso superava la soglia di usura. L'Istituto di Credito ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che le istruzioni della Banca d'Italia dell'epoca escludessero tali costi dal calcolo del tasso usurario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che, per il calcolo del tasso usurario, tutte le spese collegate al credito, comprese le polizze assicurative, devono essere incluse nel conteggio, a prescindere dalle indicazioni amministrative contrarie. Il Debitore vince definitivamente la causa e l'Istituto di Credito deve restituire le somme indebitamente percepite.
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Usura bancaria: le polizze assicurative azzerano gli interessi
Un cliente contesta la natura usuraria di un finanziamento con cessione del quinto. Il Tribunale dichiara la nullità della clausola sugli interessi per il superamento del tasso soglia, includendo nel calcolo del TEG anche i costi della polizza assicurativa obbligatoria. L'istituto di credito ricorre in Cassazione, sostenendo l'erroneità del conteggio poiché le istruzioni della Banca d'Italia dell'epoca non prevedevano l'inclusione delle polizze. La Suprema Corte rigetta il ricorso, confermando che per verificare l'usura bancaria occorre sommare tutti i costi collegati al credito, comprese le assicurazioni contestuali, a prescindere dalle istruzioni amministrative. Di conseguenza, la banca perde la causa e deve restituire gli interessi percepiti.
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Truffa per sospensione finanziamento: condannato nonostante il debito saldato
Un debitore, titolare di un finanziamento con cessione del quinto della pensione, inviava una falsa comunicazione all'Ente Previdenziale per attestare l'estinzione anticipata del debito, ottenendo così la sospensione dei pagamenti alla banca. La Corte di Cassazione ha confermato la sua condanna per truffa. I giudici hanno stabilito che la querela della banca era tempestiva, poiché il termine decorre dalla piena conoscenza del fatto. Inoltre, hanno chiarito che la successiva ripresa dei pagamenti e il recupero del debito non eliminano il reato. La condotta integra una vera e propria truffa per sospensione finanziamento, poiché il danno patrimoniale per la banca, seppur temporaneo, si è concretizzato.
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Foro del Consumatore: Scelta Libera per il Cliente, non per la Banca
Un cliente ha citato in giudizio una banca presso il Tribunale di Roma per la restituzione di costi legati a un prestito estinto in anticipo. La banca si è opposta, sostenendo la competenza esclusiva del tribunale di residenza del cliente, ovvero il cosiddetto 'foro del consumatore'. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione iniziale, stabilendo un principio fondamentale: il foro del consumatore è una tutela per il cliente, non un obbligo. Il consumatore può quindi rinunciarvi e scegliere un altro tribunale, mentre l'azienda non può mai derogare a questa regola. La causa è stata quindi confermata presso il Tribunale di Roma.
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Intervento adesivo dipendente: ex datore di lavoro perde l’appello
Una società finanziaria ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria per ottenere il pagamento delle rate di prestiti (cessione del quinto) contratti da alcuni lavoratori prima del loro passaggio dalla precedente datrice di lavoro, una Clinica privata. La Clinica è intervenuta nel processo per sostenere l'Azienda Sanitaria. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'atto della Clinica configurava un **intervento adesivo dipendente**, poiché mirava solo a supportare un'altra parte senza far valere un diritto proprio. Di conseguenza, la Clinica non aveva il diritto di impugnare autonomamente la sentenza sfavorevole nel merito. La Corte ha quindi respinto sia il ricorso dell'Azienda Sanitaria sia quello della Clinica, dando ragione alla società finanziaria.
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Responsabilità datore di lavoro debito dipendente: la Cassazione nega
La Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità del datore di lavoro per il debito personale di un dipendente. Nel caso specifico, due dipendenti di un Ente Pubblico avevano stipulato prestiti con una Società Finanziaria, da rimborsare tramite cessione del quinto. Quando i dipendenti hanno smesso di pagare, la Finanziaria ha citato in giudizio anche l'Ente. La Cassazione ha chiarito che la responsabilità del datore di lavoro per il debito del dipendente non sussiste, poiché l'Ente non era parte del contratto di finanziamento. Il suo ruolo era solo quello di intermediario tecnico per il pagamento (adiectus solutionis causa), non di garante. Di conseguenza, la richiesta di pagamento contro l'Ente Pubblico è stata respinta.
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Compensazione spese legali: quando è illegittima
Una Corte d'Appello ha riformato una sentenza che disponeva la compensazione spese legali tra una banca e un agente finanziario. Nonostante l'agente fosse totalmente vittorioso, il primo giudice aveva compensato le spese citando l'incertezza normativa del caso Lexitor. La Corte ha stabilito che tale incertezza riguarda solo il rapporto banca-consumatore e non quello tra professionisti regolato da contratto, condannando la banca alla rifusione dei costi.
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Ristrutturazione debiti consumatore: l’omologa
Il Tribunale ha accolto una proposta di ristrutturazione debiti consumatore per un soggetto gravato da oltre 78.000 euro di debiti. Nonostante l'opposizione di alcuni creditori, l'omologa è stata concessa poiché le difficoltà derivavano da gravi motivi familiari e i creditori opponenti avevano violato gli obblighi di verifica del merito creditizio.
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Ripetizione di indebito bancario: prova dell’addebito.
La Corte d'Appello ha ribaltato una sentenza riguardante la ripetizione di indebito bancario tra un intermediario e un istituto di credito. L'intermediario lamentava doppi addebiti per finanziamenti estinti, ma non ha fornito prova certa degli addebiti sul proprio conto corrente. La Corte ha stabilito che la documentazione prodotta era insufficiente e generica.
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Cessione del quinto: prescrizione e validità legale
La Corte d'Appello ha stabilito che nella cessione del quinto la prescrizione decennale decorre dalla scadenza dell'ultima rata contrattuale e non dall'ultimo pagamento. La titolarità del credito in caso di cessione in blocco è validamente provata dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e dal possesso della documentazione riservata del debitore.
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Costo polizza assicurativa e usura: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29501/2023, ha stabilito che il costo della polizza assicurativa obbligatoria deve essere incluso nel calcolo del Tasso Effettivo Globale (TEG) per verificare il superamento della soglia di usura. La Corte ha chiarito che la legge penale (art. 644 c.p.) prevale sulle istruzioni secondarie della Banca d'Italia, anche per i contratti stipulati prima del 2010. Di conseguenza, un finanziamento è da considerarsi usurario se il costo totale, comprensivo della polizza, eccede il limite legale, indipendentemente dalla conformità alle normative amministrative dell'epoca.
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Cessione del quinto: a chi spetta il credito?
Un lavoratore ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro, l'appaltatore e il committente poiché il datore di lavoro, dopo aver trattenuto le rate per un prestito con cessione del quinto, non le aveva versate all'istituto finanziario. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del lavoratore, chiarendo che con la cessione, il credito si trasferisce all'istituto finanziario, che diventa l'unico creditore. Di conseguenza, il lavoratore non può rivendicare tali somme per sé, e la responsabilità solidale del committente e dell'appaltatore non si applica a questo specifico debito.
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