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Cessazione Della Materia Del Contendere — Anno 2023

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556 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Cessazione Della Materia Del Contendere

Provvedimenti

Cessazione materia del contendere: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per sopravvenuta cessazione materia del contendere. Il caso origina da una lite per infiltrazioni d'acqua, ma la sentenza d'appello impugnata è stata revocata da un'altra decisione, ormai definitiva, rendendo inutile la pronuncia della Suprema Corte.
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Cessazione materia contendere: debiti annullati
Una società impugnava una cartella di pagamento per vizi di notifica. Durante il giudizio in Cassazione, il debito, inferiore a 1.000 euro e risalente al periodo 2000-2010, è stato annullato automaticamente per effetto del D.L. n. 119/2018. La Corte ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, estinguendo la causa e compensando le spese legali.
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Cessazione materia del contendere: la Cassazione decide
Un gruppo di dipendenti del settore sanitario e l'azienda sanitaria datrice di lavoro, dopo aver portato la loro controversia fino alla Corte di Cassazione, hanno raggiunto un accordo transattivo. Su istanza congiunta, la Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, ponendo fine al giudizio. La decisione ha comportato la compensazione delle spese legali e ha escluso l'applicazione della sanzione del raddoppio del contributo unificato, chiarendo che tale sanzione non si applica quando il processo si estingue per accordo tra le parti.
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Tassazione Scrittura Privata: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate relativo alla tassazione di una scrittura privata enunciata in un decreto ingiuntivo poi revocato. La decisione si fonda sull'inefficacia dell'accordo e, soprattutto, sulla violazione del principio di autosufficienza del ricorso da parte dell'Agenzia, che non ha riportato il testo integrale dell'atto contestato, impedendo alla Corte di valutarne la corretta interpretazione.
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Sgravio cartella: non è cessazione materia del contendere
La Corte di Cassazione ha stabilito che lo sgravio di una cartella di pagamento, effettuato da un ente pubblico in ottemperanza a una sentenza di primo grado sfavorevole, non costituisce acquiescenza e non determina automaticamente la cessazione della materia del contendere. L'ente conserva l'interesse ad ottenere una pronuncia nel merito in appello, poiché l'atto di sgravio è considerato una doverosa osservanza di un comando giudiziale e non una rinuncia alla pretesa creditoria. Di conseguenza, il giudice d'appello ha errato nel dichiarare estinto il giudizio, dovendo invece procedere alla valutazione del gravame.
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Cessazione materia del contendere: la guida completa
Un lavoratore aveva citato in giudizio un'azienda per ottenere il pagamento di cospicue indennità di fine rapporto. Dopo una prima sentenza sfavorevole in appello, il lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il procedimento, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo, presentando un'istanza congiunta al giudice. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, ponendo fine alla causa e stabilendo che le spese legali fossero compensate tra le parti, come da loro pattuito.
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Ordinanza inesistente: la cessazione del contendere
Una società ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Corte di Cassazione viziata da un palese errore di fatto, in quanto le sue motivazioni erano state copiate da un altro procedimento. Nelle more del giudizio, la stessa Corte ha dichiarato l'ordinanza impugnata giuridicamente inesistente. Di conseguenza, il ricorso per revocazione è stato dichiarato improcedibile per cessazione della materia del contendere, poiché l'atto da revocare non esisteva più legalmente.
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Intervento adesivo dipendente: appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di una condomina che aveva proposto appello contro la cessazione della materia del contendere in una causa tra altri condomini e il condominio. La Corte ha stabilito che l'intervento della condomina era un 'intervento adesivo dipendente', poiché si era limitata a sostenere la posizione del condominio senza avanzare domande autonome. Di conseguenza, non avendo una posizione processuale autonoma, non era legittimata a impugnare la decisione presa dopo che le parti originarie avevano raggiunto una transazione, rendendo il suo appello inammissibile.
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Definizione agevolata: estinzione processo tributario
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione di un processo tributario relativo all'imposta di registro su una sentenza. La controversia, avviata dall'Amministrazione Finanziaria, si è conclusa a seguito della domanda di definizione agevolata presentata dalle società contribuenti, i cui effetti si sono estesi anche alla parte coobbligata, portando alla cessazione della materia del contendere.
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Cessazione materia del contendere: accordo fiscale
Un consorzio energetico, operante nel settore delle rinnovabili, si opponeva a un avviso di pagamento per accise sull'energia elettrica fornita ai propri consorziati. Dopo un lungo iter giudiziario, culminato con un rinvio dalla Corte di Cassazione, le parti hanno raggiunto una transazione fiscale. A seguito di tale accordo, la Corte Suprema ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, ponendo fine alla lite e rendendo inefficace la sentenza d'appello impugnata. La decisione evidenzia come un accordo tra le parti possa risolvere definitivamente un contenzioso anche in fase di legittimità.
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Cessazione materia del contendere e accordo fiscale
La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere in una controversia fiscale relativa ad accise sull'energia elettrica. La decisione è scaturita da un accordo di transazione fiscale, omologato dal tribunale competente, intervenuto tra una società energetica e l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Tale accordo, raggiunto durante il giudizio di legittimità, ha determinato il venir meno dell'efficacia della sentenza d'appello impugnata e la compensazione integrale delle spese legali tra le parti.
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Cessazione materia del contendere: effetti sulla sentenza
Due imprenditori avevano impugnato in Cassazione una sentenza d'appello sfavorevole in una causa di contraffazione di marchio contro una società alberghiera. Durante il giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo, chiedendo congiuntamente la declaratoria di cessazione della materia del contendere. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, dichiarando estinto il giudizio e privando di efficacia la sentenza d'appello impugnata.
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Definizione agevolata: come estingue il processo
Un'azienda del settore arredamento, dopo aver ricevuto avvisi di accertamento per presunti acquisti non fatturati e aver perso nei primi due gradi di giudizio, ha fatto ricorso in Cassazione. Durante il procedimento, l'azienda e i soci hanno aderito a una definizione agevolata, pagando quanto dovuto. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, evidenziando l'efficacia di tale strumento per chiudere le liti fiscali.
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Cessazione materia contendere: effetti in Cassazione
In una controversia sulla decadenza di marchi, le parti raggiungono un accordo transattivo durante il giudizio in Cassazione. La Suprema Corte, accogliendo l'istanza congiunta, dichiara la cessazione materia contendere, annullando di fatto gli effetti della sentenza d'appello impugnata e compensando le spese.
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Precetto e sequestro: cessazione materia del contendere
Una creditrice notifica un precetto a una banca sulla base di un assegno circolare. La banca si oppone. Durante il giudizio, l'assegno viene sequestrato in sede penale e la somma corrispondente viene pagata a un amministratore giudiziario. I giudici dichiarano la cessazione della materia del contendere, decisione confermata dalla Cassazione. La Corte chiarisce che il pagamento, non il solo sequestro, ha estinto definitivamente il diritto di procedere ad esecuzione forzata, rendendo inutile una decisione nel merito dell'opposizione.
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Ricorso per cassazione improcedibile: guida pratica
Un creditore presenta ricorso in Cassazione contro una sentenza d'appello relativa a un'opposizione all'esecuzione. La Suprema Corte dichiara il ricorso per cassazione improcedibile perché il ricorrente non ha depositato la copia autentica della sentenza impugnata, munita dell'attestazione di pubblicazione con data e numero. Questo adempimento è una condizione di procedibilità essenziale ai sensi dell'art. 369 c.p.c., la cui mancanza impedisce alla Corte di esaminare il merito della controversia.
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Rinuncia alla domanda: quando si può riproporre l’azione
La Corte di Cassazione ha chiarito la distinzione tra la rinuncia alla domanda e la rinuncia all'azione. Nel caso esaminato, una banca aveva rinunciato a una domanda riconvenzionale in un primo giudizio, conclusosi con una declaratoria di cessazione della materia del contendere. Successivamente, la banca ha agito nuovamente per lo stesso credito tramite un decreto ingiuntivo. La Corte ha stabilito che la rinuncia alla domanda è un atto puramente processuale che non impedisce di riproporre la stessa pretesa in un nuovo giudizio, in quanto non incide sul diritto sostanziale e non forma giudicato sul merito.
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Cessazione materia contendere: fine del processo
Un lungo contenzioso tributario tra un'agenzia fiscale e una società finanziaria, relativo a una richiesta di rimborso IRES e IRAP, si conclude con un accordo. Le parti hanno presentato una dichiarazione di rinuncia al ricorso in Cassazione. La Corte, prendendo atto dell'accordo, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, compensando le spese. Questo caso evidenzia come un accordo bonario possa porre fine a complesse e pluriennali dispute fiscali.
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Soccombenza virtuale: le spese legali sono dovute
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30251/2023, ha chiarito che in caso di cessazione della materia del contendere, il giudice ha l'obbligo di decidere sulle spese legali applicando il principio della soccombenza virtuale. Non è necessaria una richiesta specifica della parte per accertare un inadempimento. Il caso riguardava una controversia su una compravendita immobiliare, risolta stragiudizialmente durante la causa. La Corte ha stabilito che la valutazione su chi avrebbe avuto ragione nel merito è un corollario naturale della declaratoria di cessazione, cassando la decisione della Corte d'Appello che aveva erroneamente compensato le spese.
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Definizione agevolata: sì al condono per art. 36-bis
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30693/2023, ha stabilito che una lite fiscale originata da una cartella di pagamento emessa a seguito di controllo automatizzato (ex art. 36-bis) è ammissibile alla definizione agevolata. Il punto cruciale non è la natura formale dell'atto, ma il fatto che esso sia il primo provvedimento con cui la pretesa fiscale viene comunicata al contribuente. Di conseguenza, avendo il contribuente perfezionato una precedente sanatoria, la Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere.
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