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Cessazione Della Materia Del Contendere — Anno 2022

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685 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Cessazione Della Materia Del Contendere

Provvedimenti

Lite col Fisco e autotutela: cessazione materia del contendere
Una società agricola ha impugnato l'avviso di liquidazione emesso dall'Agenzia delle Entrate per imposte di registro e ipotecarie relative all'acquisto di un terreno. Durante il giudizio di legittimità, l'impresa ha presentato istanza di autotutela. Il Fisco ha accolto la richiesta, annullando integralmente l'atto impositivo e disponendo lo sgravio del debito. La Suprema Corte ha accertato il venir meno del debito e ha dichiarato la cessazione della materia del contendere con compensazione delle spese. I giudici hanno escluso il raddoppio del contributo unificato a carico della contribuente.
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Definizione agevolata tributaria: il pagamento estingue il giudizio
Un Contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per IRPEF e IVA 2006. Durante il ricorso in Cassazione, il Contribuente ha aderito alla "definizione agevolata tributaria" prevista dal D.L. n. 119/2018, versando integralmente quanto dovuto. Di conseguenza, ha rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese processuali sono rimaste a carico di chi le ha anticipate, escludendo il pagamento del doppio contributo unificato.
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Definizione Agevolata: Il Contenzioso Fiscale si Estingue in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate aveva impugnato le sentenze che davano ragione ai Contribuenti riguardo avvisi di accertamento IRPEF per gli anni 2004-2005. Durante il ricorso in Cassazione, i Contribuenti hanno richiesto la `definizione agevolata` della controversia, una procedura speciale per chiudere le liti fiscali. Dopo il regolare pagamento da parte dei Contribuenti, confermato dall'Agenzia, è venuta meno la ragione del contendere. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato la `cessazione della materia del contendere`, chiudendo il caso senza entrare nel merito della lite originaria.
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Definizione Agevolata: L’Azienda vince sul Fisco in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate aveva emesso avvisi di accertamento per IVA, IRES e IRAP contro un'Azienda. L'Azienda ha impugnato questi avvisi e successivamente ha presentato domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie pendenti, versando la prima rata. L'Agenzia ha poi confermato la regolarità delle domande. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, riconoscendo il perfezionamento della definizione agevolata. Le spese processuali sono rimaste a carico delle parti che le avevano anticipate.
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Detrazione Fiscale Risparmio Energetico: Vittoria per Immobili Locati
L'Azionista di un'Azienda ha impugnato una cartella di pagamento che negava la detrazione fiscale per interventi di risparmio energetico su immobili locati a terzi. L'Agenzia delle Entrate, inizialmente contraria, ha poi annullato la cartella (sgravio) riconoscendo la detrazione, basandosi su un nuovo orientamento della Cassazione. Il caso si è concluso con la cessazione della materia del contendere. La Corte ha cassato la sentenza impugnata e ha condannato l'Agenzia delle Entrate a pagare le spese del giudizio di Cassazione, applicando il principio della soccombenza virtuale per la detrazione fiscale risparmio energetico.
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Ricorso per revocazione: accordo travisato o errore di giudizio
Una dipendente pubblica e l'ente locale stipulano una conciliazione in grado di appello. La Corte d'Appello dichiara cessata la materia del contendere su tutta la causa e compensa le spese del doppio grado. La lavoratrice propone un ricorso per revocazione sostenendo che i giudici hanno commesso una svista materiale: l'accordo mirava a definire solo l'appello, lasciando intatta la favorevole pronuncia di primo grado. I giudici di secondo grado respingono la tesi e la Corte di Cassazione conferma il rigetto. L'interpretazione della volontà negoziale e dell'accordo conciliativo costituisce un'attività valutativa e di giudizio, non un semplice errore percettivo. Il ricorso per revocazione non può censurare valutazioni ermeneutiche.
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Accertamento Fiscale vs. Definizione Agevolata: la Cessazione Materia del Contendere
L'Agenzia Fiscale ha impugnato una decisione del giudice tributario regionale che aveva dato ragione a un'Azienda, riconoscendo la sua buona fede nell'acquisto da una "cartiera" (società inesistente). L'Agenzia ha presentato ricorso in Cassazione, sollevando questioni sul giudicato esterno, l'onere probatorio e l'omesso esame di fatti. Tuttavia, durante il processo, l'Azienda ha richiesto una "definizione agevolata" della controversia per l'anno fiscale in oggetto. L'Agenzia Fiscale ha confermato l'accettazione di tale definizione. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato la "cessazione materia del contendere tributaria", estinguendo il giudizio e ponendo fine alla lite fiscale.
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Servitù di non edificare e accordo tra le parti in Cassazione
L'erede del proprietario originario promuove un'azione giudiziaria contestando la violazione di un vincolo edilizio stabilito in un vecchio atto di vendita. Il ricorrente chiede la demolizione dei manufatti realizzati sui terreni vicini. La Corte d'Appello rigetta la domanda, qualificando il divieto come un semplice obbligo personale tra i contraenti originari e non come una servitù di non edificare trasferibile ai successivi acquirenti. Il contenzioso giunge in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti raggiungono un accordo stragiudiziale definitivo per porre fine alla causa. La Suprema Corte prende atto dell'intesa transattiva depositata dai legali e dichiara la cessazione della materia del contendere. L'accordo annulla integralmente l'efficacia della sentenza impugnata e dispone la compensazione delle spese di lite tra tutti i partecipanti.
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Soccombenza virtuale e spese legali nel fallimento
Due venditori cedono le quote della propria società a un acquirente che non paga il prezzo concordato. L'acquirente trasferisce successivamente le quote a terze società, fino a farle confluire in una holding. Successivamente, sia l'acquirente sia la holding falliscono. I venditori chiedono la restituzione diretta delle quote nel fallimento della holding. Nel frattempo, il fallimento della holding restituisce le quote al fallimento dell'acquirente, estinguendo la lite. Il Tribunale stabilisce la soccombenza virtuale a carico dei venditori, condannandoli a pagare le spese legali. La Corte di Cassazione conferma la decisione: i venditori avrebbero perso la causa poiché non potevano scavalcare la procedura fallimentare dell'acquirente. Il fallimento dell'acquirente aveva un pieno interesse a difendersi in giudizio.
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Sanzione disciplinare: dall’euro di multa all’accordo totale
Un'azienda ha inflitto a un proprio dipendente una sanzione disciplinare pari a due ore di multa sulla retribuzione mensile. Il lavoratore ha impugnato il provvedimento davanti ai giudici di merito, ottenendo in appello la dichiarazione di illegittimità della sanzione e l'ordine per la società di restituire la somma di 19,23 euro trattenuta dalla busta paga. Il datore di lavoro ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo formale in sede sindacale per definire amichevolmente ogni lite in corso. I giudici supremi hanno preso atto della conciliazione intervenuta, dichiarando cessata la materia del contendere e disponendo l'integrale compensazione delle spese legali, escludendo inoltre l'addebito di ulteriori imposte processuali per la società ricorrente.
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Prescrizione cartella esattoriale: i chiarimenti di Cassazione
Il Contribuente impugnava sedici cartelle di pagamento relative a tributi vari (Irpef, Iva e diritti camerali), sostenendo di non averle mai ricevute ed eccependo la prescrizione cartella esattoriale. La Commissione Tributaria Regionale rigettava il ricorso, ritenendo valide le notifiche e interrotta la prescrizione tramite la richiesta di rateizzazione. Il Contribuente ricorreva in Cassazione. L'Agente della Riscossione annullava in autotutela alcune cartelle per sgravio fiscale, determinando la cessazione della materia del contendere per tali atti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per la restante parte. I giudici hanno chiarito che la mancata impugnazione della cartella non riduce a cinque anni i termini prescrittivi decennali propri di determinati tributi e che il ricorso difettava di autosufficienza nella contestazione delle notifiche.
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Detrazione Fiscale Immobili Locati: Vittoria Contro l’Agenzia
Una Contribuente, socia di un'Azienda che affittava immobili, aveva richiesto una **detrazione fiscale immobili locati** per interventi di risparmio energetico. L'Agenzia delle Entrate aveva negato la detrazione, sostenendo che non spettasse per immobili destinati all'attività d'impresa e locati a terzi, emettendo una cartella di pagamento. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, la Contribuente ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il processo, l'Agenzia ha annullato la cartella (sgravio) a seguito di un nuovo orientamento giurisprudenziale favorevole alla Contribuente. La Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, ma ha condannato l'Agenzia a pagare le spese del giudizio di legittimità, applicando il principio della soccombenza virtuale, dato che l'orientamento favorevole si è formato in corso di causa.
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Estensione del giudicato favorevole: il Fisco annulla il debito
L'Agenzia delle Entrate ha richiesto una maggiore imposta di registro a una società immobiliare, riqualificando una serie di operazioni societarie come cessione d'immobili. La società ha impugnato l'atto. Nel frattempo, le altre società coinvolte nella medesima operazione hanno ottenuto una sentenza favorevole e definitiva che ha annullato gli stessi avvisi di liquidazione. La società ricorrente ha quindi richiesto l'estensione del giudicato favorevole in base alle norme del codice civile sulla solidarietà passiva. L'amministrazione finanziaria ha accertato la fondatezza dell'istanza e ha annullato gli atti in autotutela. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, confermando che l'efficacia della sentenza favorevole ottenuta da un condebitore si estende anche agli altri soggetti obbligati.
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Termine breve ricorso Cassazione e revocazione: la condanna
Un Contribuente riceveva un avviso di liquidazione per imposta di registro dall'Agenzia delle Entrate. Dopo la conferma dell'atto in appello, il cittadino notificava un ricorso per revocazione della sentenza tributaria. Successivamente, decideva di proporre ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'atto inammissibile per tardività. La notifica del ricorso per revocazione fa infatti scattare il termine breve ricorso Cassazione di sessanta giorni per impugnare la decisione. In mancanza di un provvedimento di sospensione dei termini da parte del giudice, l'impugnazione tardiva decade. Il Contribuente deve quindi pagare le spese di lite e il doppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata della lite: l’autotutela blocca la causa
L'Agenzia delle Entrate contestava a un Contribuente la corretta tassazione IRPEF applicata ad alcuni compensi incentivanti. Durante il giudizio davanti alla Corte di Cassazione, il Contribuente ha presentato domanda per la definizione agevolata della lite, versando le prime rate dovute. L'amministrazione finanziaria ha inizialmente opposto un diniego, ma in seguito ha annullato tale rifiuto in autotutela, consentendo al cittadino di saldare l'importo residuo. Verificato il completo versamento delle somme, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione della causa per cessazione della materia del contendere. Le spese del processo rimangono a carico della parte che le ha anticipate e non si applica la sanzione del doppio contributo unificato.
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Transazione e Decreto Ingiuntivo: Quando un Accordo non Libera il Debitore
Un debitore ha impugnato un decreto ingiuntivo, sostenendo che una precedente transazione (accordo) con la curatela fallimentare di un co-debitore avrebbe dovuto estinguere anche il suo debito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi per carenze nella descrizione dei fatti. Nel merito, ha confermato che il credito del decreto ingiuntivo non rientrava nella transazione. La sentenza ha ribadito che la Transazione e Decreto Ingiuntivo non si estende automaticamente a tutti i co-debitori se non specificamente inclusa nell'accordo.
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Cessazione della materia del contendere: serve l’accordo scritto
Un ente provinciale ha impugnato un avviso di accertamento IMU emesso dalla società concessionaria del Comune per oltre ventidue mila euro. Dopo aver promosso ricorso in Cassazione per contestare la legittimità della riscossione e il calcolo del tributo, l'ente ha depositato un'istanza per richiedere la cessazione della materia del contendere, affermando di aver raggiunto una transazione con la controparte. La Suprema Corte ha tuttavia rilevato l'assenza del documento contrattuale negli atti di causa e la mancanza di una richiesta congiunta tra i soggetti costituiti. I giudici hanno quindi rinviato la decisione a una nuova udienza per consentire il formale deposito dell'accordo.
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Definizione agevolata sanzioni: Cassazione boccia diniego Agenzia Entrate
Un'Azienda di telecomunicazioni ha versato in ritardo la tassa di concessione governativa, ricevendo sanzioni dall'Agenzia delle Entrate. L'Azienda ha richiesto la "definizione agevolata sanzioni", sostenendo che il tributo principale era stato estinto, seppur tardivamente. L'Agenzia ha negato il condono, ritenendo la controversia non rientrante nella normativa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda, stabilendo che la definizione agevolata è applicabile anche quando il tributo è stato pagato tardivamente. Il diniego dell'Agenzia era illegittimo, portando all'estinzione del giudizio.
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Sanzioni Tributarie: Cassazione Accoglie Definizione Agevolata Negata
Un'Azienda ha ricevuto una sanzione per il ritardato versamento di una tassa di concessione governativa, sebbene il tributo fosse già stato pagato. L'Azienda ha richiesto la Definizione agevolata sanzioni tributarie, ma l'Agenzia delle Entrate ha negato la richiesta, sostenendo che la procedura si applicasse solo agli atti impositivi e non a controversie su sanzioni con tributo già definito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda, stabilendo che la 'definizione a zero' delle sanzioni è possibile anche quando il tributo sottostante è stato estinto, seppur tardivamente, dichiarando estinto il giudizio.
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Opposizione a precetto e canoni: tra pignoramento e cessione
Una società conduttrice otteneva una sentenza che riduceva i canoni di locazione e intimava alla società proprietaria la restituzione delle somme versate in eccesso. La proprietaria proponeva opposizione a precetto, sostenendo che l'immobile era stato pignorato da un istituto bancario e che i canoni erano stati incassati dal custode giudiziario. I giudici di merito rigettavano la contestazione, chiarendo che le questioni sul debito andavano sollevate nel processo principale e non nella fase esecutiva. Giunta in Cassazione, la società proprietaria chiedeva la cessazione della materia del contendere a seguito della cessione del credito a terzi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: la richiesta di chiusura ha fatto decadere l'interesse a proseguire il giudizio, confermando la condanna alle spese per soccombenza virtuale.
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