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Cedu

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105 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Ordine di demolizione: non è una pena, no prescrizione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2607/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro un ordine di demolizione per un immobile abusivo. Il ricorrente sosteneva l'estinzione dell'ordine per prescrizione, equiparandolo a una pena. La Corte ha ribadito il suo orientamento consolidato: l'ordine di demolizione non è una sanzione penale, ma una sanzione amministrativa con finalità ripristinatoria. Pertanto, non si applica la prescrizione quinquennale e l'ordine deve essere eseguito indipendentemente dal tempo trascorso.
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Responsabilità Stato: mancata esecuzione del giudicato
La Corte di Cassazione dichiara estinto un giudizio relativo alla responsabilità Stato per la mancata esecuzione di una sentenza di condanna al pagamento di indennità di esproprio. Il caso nasceva da un'espropriazione degli anni '70, seguita da una condanna del 2001 contro un consorzio poi divenuto insolvente. La Corte d'Appello aveva condannato lo Stato a risarcire il danno per violazione della CEDU. Prima della decisione della Cassazione, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha rinunciato al ricorso, portando all'estinzione del processo.
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Danno patrimoniale equa riparazione: quando è dovuto?
Una società ha richiesto un'equa riparazione per l'eccessiva durata di un processo amministrativo relativo a un permesso di costruire. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, negando il risarcimento per il danno patrimoniale. La motivazione risiede nel fatto che la perdita economica non derivava direttamente dal ritardo del processo, ma da un evento autonomo e successivo: la modifica dello strumento urbanistico comunale. La pronuncia ribadisce la necessità di un nesso causale diretto per il riconoscimento del danno patrimoniale in sede di equa riparazione.
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Revisione europea: no senza sentenza CEDU
Un uomo condannato in assenza ha richiesto la revisione europea della sua sentenza, lamentando la violazione del diritto a un equo processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che il rimedio previsto dall'art. 628-bis c.p.p. presuppone inderogabilmente una precedente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) favorevole al ricorrente. Il rimedio non è estensibile ai cosiddetti 'fratelli minori', ovvero soggetti in situazioni analoghe ma privi di una pronuncia diretta della Corte EDU.
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Irrisorietà pretesa: la Cassazione fissa i limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21313/2025, ha stabilito che l'irrisorietà della pretesa, che esclude il diritto all'indennizzo per l'eccessiva durata di un processo, non può essere valutata solo in rapporto alla ricchezza del creditore. Un credito di oltre 82.000 euro non può essere considerato insignificante, anche se il titolare è una società con elevati profitti. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva negato l'indennizzo, riaffermando che la valutazione deve basarsi primariamente su un criterio oggettivo legato al valore assoluto della causa.
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