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23 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza, il corpo normativo che disciplina le procedure di insolvenza in Italia.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Sospensione liquidazione giudiziale: quando è negata?
La Corte d'Appello ha respinto l'istanza di sospensione liquidazione giudiziale presentata da una società. La richiesta mirava a bloccare gli atti liquidatori per favorire un piano di risanamento e tutelare un contratto di affitto d'azienda. I giudici hanno motivato il diniego rilevando la tardività della proposta di regolazione della crisi e l'assenza di pregiudizio per il contratto di affitto, non risolto automaticamente dall'apertura della procedura.
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Sospensione liquidazione giudiziale: negata dalla Corte
La Corte d'Appello di Trieste ha respinto l'istanza di sospensione liquidazione giudiziale presentata da una società. Nonostante le iniziative di risanamento dichiarate, la mancanza di bilanci per gli anni 2024 e 2025 e l'esistenza di debiti previdenziali ed erariali per milioni di euro hanno precluso il riconoscimento dei gravi motivi necessari per bloccare la vendita dei beni.
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Revoca liquidazione giudiziale: accordo tardivo non salva l’azienda
Una società viene dichiarata in stato di liquidazione giudiziale su richiesta di un creditore. Durante l'appello contro questa decisione, la società e il creditore raggiungono un accordo e quest'ultimo rinuncia alla sua richiesta. La Corte di Cassazione stabilisce però che l'accordo è tardivo. La revoca della liquidazione giudiziale non è possibile se la rinuncia del creditore avviene dopo che lo stato di insolvenza è già stato dichiarato dal tribunale. La dichiarazione di insolvenza, una volta emessa, non può essere annullata da un patto successivo tra le singole parti. Di conseguenza, la liquidazione giudiziale della società è stata confermata.
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Crisi d’impresa: il termine perentorio blocca il salvataggio
La Corte di Cassazione ha confermato la liquidazione giudiziale di un'azienda, respingendo il suo tentativo di accedere a una procedura di salvataggio. La richiesta dell'azienda era stata presentata oltre la prima udienza del procedimento avviato dagli ex dipendenti. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: il termine perentorio nella crisi d'impresa, fissato alla prima udienza per presentare domande alternative alla liquidazione, è assoluto e invalicabile. Questa rigidità serve a evitare abusi e ritardi procedurali, garantendo una rapida definizione della sorte dell'impresa insolvente. L'azienda ha perso la sua occasione per negoziare.
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Moratoria Crediti Privilegiati: Rinvio Sì, Ma il Piano Salta
La Corte di Cassazione chiarisce il significato della moratoria per crediti privilegiati nelle procedure di sovraindebitamento. La norma, che prevede una sospensione dei pagamenti fino a due anni, non impone il saldo integrale del debito entro tale termine, ma va intesa come un 'periodo di grazia' prima dell'inizio dei rimborsi. Il debitore può quindi prevedere un piano di pagamento più lungo. Tuttavia, la Corte ha rigettato il ricorso del consumatore perché il suo piano, pur interpretando correttamente la durata, aveva illegittimamente escluso il pagamento degli interessi legali che maturano anche durante il periodo di moratoria. Di conseguenza, il creditore ipotecario ha vinto la causa.
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Piano Consumatore Rifiutato: la Cassazione Nega il Ricorso Finale
Tre consumatrici presentano un piano di ristrutturazione dei debiti, ma il Tribunale lo dichiara inammissibile. Le consumatrici impugnano la decisione, ma anche il loro reclamo viene respinto. Si rivolgono quindi alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte stabilisce la non ricorribilità in Cassazione del piano del consumatore quando questo viene bloccato in fase preliminare. La decisione di inammissibilità, infatti, non è 'definitiva' né 'decisoria', perché non impedisce alle debitrici di presentare un nuovo e diverso piano. Di conseguenza, il ricorso viene dichiarato inammissibile.
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Vince l’asta, fa ricorso e la rivince: nullo per difetto di interesse
Un'azienda si aggiudica un compendio aziendale in una procedura competitiva. Successivamente, un'altra società presenta un'offerta molto più alta. Il Tribunale sospende la vendita e indice una nuova gara. L'aggiudicataria originale impugna questa decisione. Tuttavia, nelle more del giudizio, partecipa alla nuova gara e si aggiudica nuovamente l'azienda a un prezzo superiore. La Corte di Cassazione, a questo punto, dichiara il ricorso inammissibile per 'sopravvenuto difetto di interesse'. L'azienda, avendo ottenuto il bene che voleva, non ha più un interesse concreto a contestare la decisione che ha portato alla seconda asta.
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Concordato: Osservazioni non bastano, reclamo inammissibile
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla procedura di concordato preventivo, dichiarando l'inammissibilità del reclamo presentato da alcuni creditori. Questi ultimi, pur avendo inviato delle 'osservazioni' scritte contro la loro esclusione dal voto, non si erano costituiti formalmente come 'parti' nel giudizio di omologazione (approvazione) del piano. La sentenza chiarisce che per avere il diritto di impugnare la decisione finale del tribunale, non basta manifestare il proprio dissenso con comunicazioni informali. È necessario compiere l'atto formale di opposizione previsto dalla legge. In sua assenza, si perde il diritto di contestare successivamente il provvedimento, rendendo il reclamo inammissibile.
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Colpa grave nel sovraindebitamento: niente piano per prestiti seriali
La Corte di Cassazione nega l'accesso al piano di ristrutturazione dei debiti a un consumatore che aveva accumulato prestiti in modo seriale. Nonostante le difficoltà familiari, come la perdita del lavoro della moglie, i giudici hanno ravvisato una 'colpa grave nel sovraindebitamento'. La sentenza stabilisce un principio chiaro: la procedura è esclusa se il debitore contrae obbligazioni sproporzionate rispetto al proprio reddito, con la piena consapevolezza di non poterle sostenere. Il ricorso sistematico al credito, anche per coprire debiti precedenti, integra una grave imprudenza che impedisce di beneficiare delle tutele di legge, rendendo irrilevante la motivazione legata alle esigenze familiari.
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Misure protettive: confermate anche con opposizione
Il Tribunale di Milano ha confermato le misure protettive a favore di un gruppo di società in crisi, respingendo l'opposizione di un creditore. La decisione si fonda sulla valutazione positiva dell'esperto sulla fattibilità del piano di risanamento e sul bilanciamento degli interessi, concedendo una proroga limitata nel tempo.
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Misure protettive: ok del Tribunale per 120 giorni
Il Tribunale di Milano ha concesso la conferma di misure protettive per 120 giorni a una società del settore cine-televisivo in crisi. La decisione si basa sul parere positivo dell'esperto sulla fattibilità del piano di risanamento e sull'assenza di opposizioni da parte dei creditori, ritenendo le misure funzionali al superamento della crisi.
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Liquidazione Giudiziale: quando si apre la procedura?
Il Tribunale di Venezia ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale per una società, su ricorso di un creditore. La decisione si fonda sulla verifica di uno stato di insolvenza irreversibile, provato da un ammontare di debiti scaduti e non pagati, sia verso privati che verso enti previdenziali e fiscali, superiore alla soglia di 30.000 euro, e sulla conseguente incapacità dell'impresa di adempiere regolarmente alle proprie obbligazioni.
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Reclamo competenza: a chi appellare l’inammissibilità
La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto di giurisdizione tra il Tribunale e la Corte d'Appello. Oggetto del contendere era la determinazione del giudice competente per il reclamo avverso un decreto che dichiarava inammissibile, in fase preliminare e senza contraddittorio, una proposta di ristrutturazione dei debiti del consumatore. La Suprema Corte, con questa ordinanza, ha stabilito che la competenza spetta al Tribunale in composizione collegiale e non alla Corte d'Appello. La decisione si fonda sulla distinzione tra il rigetto preliminare, che impedisce l'avvio della procedura, e il diniego di omologa, che interviene dopo il contraddittorio con i creditori, per il quale è invece previsto il reclamo in Corte d'Appello.
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Composizione negoziata crisi: le misure protettive
Il Tribunale di Firenze analizza un caso di composizione negoziata della crisi per un gruppo societario. Nonostante la grave situazione finanziaria, il giudice conferma le misure protettive e concede misure cautelari per salvaguardare la continuità aziendale e favorire le trattative con i creditori. La decisione si fonda sulla sussistenza di una ragionevole prospettiva di risanamento (fumus boni iuris) e sul rischio che azioni esecutive individuali possano compromettere l'esito della procedura (periculum in mora).
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Liquidazione giudiziale: requisiti e apertura
Un'impresa del settore alimentare, gravata da ingenti debiti verso fornitori, erario ed enti previdenziali, è stata dichiarata in stato di liquidazione giudiziale dal Tribunale di Bergamo. La sentenza evidenzia lo stato di grave dissesto finanziario, l'incapacità di far fronte alle obbligazioni e la mancata costituzione in giudizio del debitore. Il Tribunale ha nominato un curatore e un giudice delegato, fissando i termini per il deposito dei bilanci e l'udienza di verifica dei crediti, applicando le norme del Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza (CCII).
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Liquidazione giudiziale: quando si apre la procedura?
Il Tribunale di Bergamo ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale per una società debitrice su ricorso di un creditore. Nonostante la società resistente avesse tentato di difendersi allegando piani di rientro parzialmente onorati e un presunto credito fiscale, il Tribunale ha accertato uno stato di insolvenza conclamato. La decisione si fonda sull'elevato indebitamento verso il ricorrente e l'erario, sull'esistenza di altre procedure monitorie e sulla mancanza di mezzi liquidi per far fronte alle obbligazioni. È stata inoltre rigettata la richiesta della società di un termine per presentare un piano alternativo, giudicata troppo generica e priva di supporto documentale.
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Omologa concordato minore: quando va revocata?
La Corte d'Appello ha revocato l'omologa di un concordato minore perché il piano di rientro del debito era stato modificato in modo sostanziale senza essere sottoposto a una nuova votazione da parte dei creditori. La decisione sottolinea che qualsiasi modifica significativa, come l'aumento del debito totale e l'allungamento dei tempi di pagamento, richiede un nuovo consenso, a tutela del principio del contraddittorio e dei diritti del ceto creditorio.
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Liquidazione controllata: la quota per il sostentamento
Il Tribunale di Torino, su ricorso di un creditore, ha aperto la procedura di liquidazione controllata del patrimonio di un debitore in stato di sovraindebitamento. La sentenza stabilisce la quota di reddito mensile, pari a 1.233 euro, che il debitore può trattenere per il sostentamento del proprio nucleo familiare, escludendola dalla massa da liquidare. Questa decisione si basa su un'attenta valutazione dei redditi e delle necessità della famiglia, bilanciando i diritti dei creditori con il diritto a una vita dignitosa del debitore.
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Liquidazione giudiziale: requisiti e apertura procedura
Il Tribunale di Torino ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale per una società, su ricorso di un creditore. La decisione è basata sulla sussistenza di un conclamato stato di insolvenza, dimostrato da un ingente debito scaduto verso il ricorrente, debiti tributari e previdenziali significativi, e l'incapacità dell'impresa di far fronte regolarmente alle proprie obbligazioni. La sentenza nomina gli organi della procedura e stabilisce le scadenze per i creditori.
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Relazione del debitore: i requisiti del Tribunale
Il Tribunale di Torino, in un'ordinanza relativa a una procedura di sovraindebitamento, ha concesso a un ricorrente un termine di 20 giorni per integrare la documentazione. Il giudice ha ritenuto la relazione del debitore carente su punti fondamentali: mancata indicazione di tutti i rapporti bancari e degli estratti conto, assenza di un'analisi sulle cause originarie del debito e sulla diligenza del debitore, e un'attestazione immotivata riguardo le spese di mantenimento e la valutazione di un immobile in comproprietà. Il provvedimento sottolinea la necessità di una relazione completa e trasparente per poter accedere ai benefici di legge.
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