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Cassa Delle Ammende — Anno 2023

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12767 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Cassa Delle Ammende

Provvedimenti

Resistenza a pubblico ufficiale: ricorso generico costa caro
L'Imputato, condannato per il reato di resistenza a pubblico ufficiale, ha proposto ricorso per Cassazione lamentando la mancata pronuncia di una sentenza di assoluzione immediata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché i motivi presentati erano del tutto generici e privi di specifiche contestazioni. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Resistenza a pubblico ufficiale: ricorso generico costa caro
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. Il condannato ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione contestando esclusivamente l'applicazione della recidiva, ossia l'aumento di pena previsto per chi commette un nuovo reato dopo una precedente condanna. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano del tutto generici e non contestavano in modo specifico le motivazioni della sentenza d'appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del processo e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Resistenza a pubblico ufficiale: parziale vizio di mente e condanna
Un cittadino, condannato per il reato di resistenza a pubblico ufficiale, ha proposto ricorso in Cassazione. L'imputato sosteneva che la sua parziale incapacità di intendere e di volere al momento del fatto escludesse il dolo, ossia l'intenzione cosciente di commettere il reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che la contestazione era del tutto generica e non si confrontava con le motivazioni già espresse dalla Corte d'Appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende, confermando la condanna precedente.
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Resistenza a pubblico ufficiale: il costo di un ricorso generico
Un cittadino condannato per il reato di resistenza a pubblico ufficiale ha proposto ricorso in Cassazione contestando la dosimetria della pena applicata nei gradi precedenti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della genericità dei motivi presentati, i quali non si confrontavano con la motivazione della sentenza d'appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la richiesta di tenuità costa tremila euro
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di evasione che ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché il motivo presentato era del tutto generico e non si confrontava con la motivazione della sentenza d'appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Resistenza a pubblico ufficiale: condanna definitiva senza sconti
L'Imputato, condannato per i reati di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali volontarie, ha proposto ricorso in Cassazione. La difesa ha contestato la sussistenza del dolo, invocando una scemata capacità di intendere e volere al momento del fatto, e ha criticato la dosimetria della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I motivi sono stati ritenuti generici e volti a ottenere una non consentita rivalutazione delle prove di fatto, già correttamente esaminate nei precedenti gradi di giudizio. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: il ritardo di due ore costa la condanna
Un uomo sottoposto a misura restrittiva ha ottenuto un permesso temporaneo di un'ora, dalle 10:00 alle 11:00, ma è rientrato presso il domicilio solo alle 12:55. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di evasione. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che un ritardo di quasi due ore non può essere considerato un fatto lieve, poiché supera ampiamente la durata stessa del permesso concesso. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna penale e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Evasione e particolare tenuità del fatto: il ricorso fallisce
Il caso riguarda un soggetto condannato per il reato di evasione che ha proposto ricorso in Cassazione richiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché il motivo di impugnazione è risultato del tutto generico e privo di un reale confronto con le motivazioni espresse dai giudici nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Resistenza a pubblico ufficiale: il ricorso generico costa caro
L'Imputato, condannato in appello per il reato di resistenza a pubblico ufficiale, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la propria responsabilità penale. La Suprema Corte ha rilevato che l'unico motivo di ricorso presentato era del tutto generico e privo di elementi specifici a supporto. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso, confermando in via definitiva la condanna dell'imputato e sanzionandolo al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Accesso abusivo ad un sistema informatico: la condanna è definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per i reati di corruzione e accesso abusivo ad un sistema informatico. L'imputato aveva impugnato la sentenza della Corte d'Appello senza tuttavia contestare in modo specifico le motivazioni dei giudici di secondo grado. La Suprema Corte ha rilevato la totale genericità dei motivi di ricorso, che ignoravano completamente il percorso logico-giuridico della sentenza impugnata. Di conseguenza, i giudici hanno rigettato il ricorso, confermando la condanna penale e disponendo il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: ricorso generico e condanna inevitabile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione (art. 385 cod. pen.). L'imputato aveva contestato la propria responsabilità penale e la prova dell'elemento psicologico del reato. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano del tutto generici e non si confrontavano minimamente con le motivazioni della sentenza di condanna emessa dalla Corte d'Appello. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Resistenza a pubblico ufficiale: ricorso inutile costa 3000 euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. L'imputato aveva contestato la decisione della Corte d'Appello chiedendo una rivalutazione delle prove e dei fatti. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi di ricorso erano del tutto generici e non si confrontavano con le motivazioni della sentenza impugnata. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna, respingendo il ricorso e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Resistenza a pubblico ufficiale: ricorso generico costa caro
L'Imputato, condannato per il reato di resistenza a pubblico ufficiale, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la dosimetria della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano del tutto generici e non si confrontavano con la motivazione della sentenza d'appello. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso per Cassazione inammissibile: condanna confermata
Il Ricorrente, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione contestando la propria responsabilità e la dosimetria della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso per Cassazione inammissibile poiché i motivi presentati erano del tutto generici e non si confrontavano minimamente con la motivazione della sentenza d'appello impugnata. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: condanna definitiva per ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato aveva impugnato la sentenza della Corte di Appello senza però confrontarsi con le motivazioni reali della decisione precedente. Inoltre, il ricorso richiedeva una nuova valutazione delle prove e una diversa ricostruzione dei fatti, attività precluse alla Corte di Cassazione, che si occupa solo della legittimità della decisione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione nega il riesame dei fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato in appello per il reato di evasione (art. 385 c.p.). Il ricorrente aveva contestato la decisione precedente chiedendo una nuova valutazione delle prove e dei fatti. La Suprema Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano generici e non si confrontavano direttamente con le motivazioni della sentenza d'appello. Inoltre, la Cassazione non può riesaminare il merito dei fatti o rivalutare le prove già decise nei gradi precedenti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Conversione della pena detentiva negata per un errore formale
Due cittadini hanno presentato ricorso in Cassazione chiedendo la conversione della pena detentiva in sanzione pecuniaria. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi per due motivi principali. In primo luogo, i ricorrenti hanno violato il principio di autosufficienza, omettendo di allegare i precedenti atti di gravame in cui avevano formulato la richiesta. In secondo luogo, non hanno specificato i motivi concreti per cui avrebbero avuto diritto alla conversione della pena detentiva ai sensi della legge. Di conseguenza, la Cassazione ha rigettato i ricorsi, condannando i soggetti al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sorveglianza speciale: campanello funzionante e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna sottoposta alla misura della sorveglianza speciale, sorpresa fuori dalla propria abitazione durante un controllo notturno delle forze dell'ordine alle ore 02:45. La ricorrente contestava la prova della sua assenza e chiedeva l'applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno confermato la condanna basandosi sulla testimonianza dell'agente che aveva suonato il campanello, udito anche dal fratello della donna nello stesso stabile. La Cassazione ha escluso la particolare tenuità del fatto a causa della condotta abituale e dei precedenti penali della donna, condannandola anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Porto abusivo di armi: la condanna colpisce anche i passeggeri
Tre passeggeri di un'auto, già noti alle forze dell'ordine per reati contro il patrimonio, sono stati fermati a bordo di un veicolo intestato a un prestanome. Durante la perquisizione, gli agenti hanno rinvenuto un coltello di venticinque centimetri nascosto sotto il sedile e diversi arnesi da scasso. I tre non hanno saputo giustificare la loro presenza sul veicolo né il possesso degli oggetti. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a sei mesi di arresto per concorso in porto abusivo di armi e possesso ingiustificato di grimaldelli. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei passeggeri, ritenendo inverosimile che ignorassero la presenza del coltello nell'abitacolo, condannandoli anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Divieto di reingresso violato: la Cassazione conferma la condanna
Lo Straniero, già espulso dall'Italia nel 2016, è stato sorpreso a Bardonecchia nel 2018 mentre tentava di entrare in Francia, dopo essere rientrato in Italia senza la necessaria autorizzazione del Ministero dell'Interno. Condannato in primo e secondo grado a cinque mesi e dieci giorni di reclusione per aver violato il divieto di reingresso, ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché manifestamente infondato e privo di censure specifiche contro la sentenza d'appello. Di conseguenza, Lo Straniero perde la causa ed è condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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