Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per unificare diverse condanne, a partire da un primo illecito legato agli stupefacenti commesso nel 2013. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, evidenziando la notevole distanza temporale tra i fatti e l'assenza di un disegno criminoso unico originario, dato che l'ingresso nel sodalizio criminale era avvenuto solo successivamente. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, senza la prova di una pianificazione preventiva complessiva al momento del primo reato, i successivi illeciti vanno considerati come autonome scelte criminose e non come un unico reato continuato. Il ricorrente e stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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