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Casa Di Lavoro

10 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La casa di lavoro è una misura di sicurezza personale detentiva (come la Colonia agricola) prevista dal codice penale italiano.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Delinquenza Professionale: Quando i Reati Diventano un Mestiere
Il Tribunale di Sorveglianza aveva dichiarato un individuo "delinquente professionale" e disposto l'assegnazione a una casa di lavoro per tre anni. L'individuo ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la legittimità della dichiarazione di delinquenza professionale e la misura di sicurezza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che la delinquenza professionale si configura quando un soggetto trae i mezzi di vita dai reati, basandosi su un'analisi complessiva della sua pericolosità sociale e dei precedenti penali. La misura di sicurezza è obbligatoria in questi casi e non viola i diritti fondamentali.
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Competenza della sorveglianza minorile per i giovani under 25
Un diciannovenne, sanzionato per fatti commessi da minorenne e sottoposto alla misura della casa di lavoro, ha chiesto una licenza temporanea. I due giudici di sorveglianza, quello ordinario e quello per i minorenni, si sono dichiarati entrambi incompetenti a decidere sulla richiesta. La Corte di Cassazione ha risolto il conflitto attribuendo la competenza della sorveglianza minorile fino al compimento del venticinquesimo anno di età. Il principio stabilisce che conta l'età del soggetto al momento della presentazione della domanda. Poiché il giovane non aveva ancora compiuto venticinque anni, spetta esclusivamente al giudice minorile valutare la richiesta di permesso.
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Proroga della casa di lavoro legittima anche per l’inabile
Un uomo sottoposto al regime di carcere duro ha impugnato il provvedimento che disponeva la proroga della casa di lavoro per la durata di un anno. La difesa ha sostenuto l'incompatibilità della misura a causa di una grave patologia cerebrale e della dichiarata inabilità permanente al lavoro. Inoltre, ha contestato la sussistenza della pericolosità sociale, considerandola basata unicamente su fatti risalenti e comportamenti dei familiari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura di sicurezza. I giudici hanno chiarito che l'inabilità fisica non annulla la funzione rieducativa della struttura penitenziaria. L'amministrazione deve adattare le attività alle capacità residue dell'internato. Inoltre, l'aggressione a un agente di polizia penitenziaria e la mancata dissociazione dal clan mafioso dimostrano la persistenza della pericolosità sociale.
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Reato di incendio doloso: esclusa la tesi del danno lieve
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a oltre cinque anni di reclusione e la misura di sicurezza della casa di lavoro per un uomo riconosciuto colpevole quale mandante dell'incendio di un edificio. La difesa sosteneva la sussistenza del minor reato di danneggiamento seguito da incendio, asserendo che l'intento iniziale fosse soltanto rovinare la struttura. I giudici hanno invece configurato il pieno reato di incendio doloso: l'impiego massiccio di liquido infiammabile e la saturazione dell'aria con conseguente deflagrazione provano la chiara intenzione di provocare un vasto rogo. Confermato anche il ruolo direttivo del mandante e la piena validità della misura di sicurezza applicata.
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Attenuanti generiche negate: 33 condanne e ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato con ben trentatré condanne pregresse, per lo più legate a reati contro il patrimonio. L'uomo contestava la decisione dei giudici di merito che avevano negato il riconoscimento delle attenuanti generiche, confermato l'entità della pena e disposto l'assegnazione a una casa di lavoro quale delinquente abituale. I giudici di legittimità hanno ribadito che la presenza di numerosi e gravi precedenti penali giustifica pienamente il diniego dei benefici e fonda la pericolosità sociale del soggetto. Il ricorso non ha evidenziato vizi logici nella sentenza impugnata, limitandosi a riproporre censure di merito. La Suprema Corte ha confermato la condanna dell'imputato, disponendo anche il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Aggravamento misura di sicurezza: da liberi a detenuti
Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato l'aggravamento misura di sicurezza nei confronti del Ricorrente, sostituendo la libertà vigilata con l'assegnazione a una casa di lavoro per un anno. La decisione è scaturita dalle ripetute violazioni delle prescrizioni sul domicilio, dall'irreperibilità del soggetto e dalla commissione di nuovi reati durante la misura. Il Ricorrente ha impugnato il provvedimento in Cassazione con censure generiche. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando l'aggravamento e condannando il Ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Aggravamento Misura di Sicurezza: Nuovo Reato Non Basta, Annullato
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento di aggravamento della misura di sicurezza nei confronti di un uomo in libertà vigilata che aveva commesso un nuovo reato. Il Tribunale di Sorveglianza aveva trasformato la sua misura in una più severa, l'assegnazione a una casa di lavoro, senza però specificare se il nuovo illecito fosse una violazione 'particolarmente grave' o parte di una serie di trasgressioni. Secondo la Cassazione, non basta la commissione di un nuovo reato per giustificare in automatico un simile inasprimento. Il giudice deve motivare in modo dettagliato la decisione, valutando la gravità concreta del fatto. Il caso è stato quindi rinviato per un nuovo esame.
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Aggravamento misura di sicurezza: la Cassazione decide
Un soggetto in libertà vigilata ha violato ripetutamente le prescrizioni, usando visite mediche come pretesto per incontrare un noto pregiudicato. La Cassazione ha confermato l'aggravamento della misura di sicurezza, sostituendo la libertà vigilata con la casa di lavoro. La Corte ha ritenuto le trasgressioni sintomo di un'accresciuta e conclamata pericolosità sociale, tale da rendere inefficace la misura meno afflittiva. Il ricorso è stato rigettato.
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Pericolosità sociale e 41-bis: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto sottoposto al regime del 41-bis, confermando la proroga della misura di sicurezza dell'assegnazione a una casa di lavoro. La Corte ha stabilito che la valutazione della pericolosità sociale deve basarsi su una visione complessiva che include la gravità dei reati commessi, la condotta carceraria negativa e l'assenza di un percorso di risocializzazione, ritenendo irrilevanti la concessione della liberazione anticipata o il tempo trascorso. La decisione sottolinea che la pericolosità sociale persiste finché non vi sono prove concrete di un definitivo distacco dall'ambiente criminale.
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Aggravamento misura di sicurezza: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che disponeva l'aggravamento di una misura di sicurezza (dalla libertà vigilata alla casa di lavoro). Il caso riguardava un condannato la cui misura era stata inasprita sulla base di reati commessi prima dell'applicazione della misura stessa, ma scoperti successivamente. La Corte ha stabilito che l'aggravamento misura di sicurezza è legittimo solo in caso di trasgressione delle prescrizioni imposte durante l'effettiva esecuzione della misura, e non può basarsi su una semplice rivalutazione della pericolosità sociale fondata su fatti pregressi.
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