Un militare, posto in aspettativa per salute, aveva riconsegnato la sua tessera di riconoscimento. Successivamente, la rubò da un plico sigillato negli uffici. Il Tribunale militare lo condannò per furto militare. La Corte militare d'appello lo assolse, ritenendo che la tessera non avesse valore economico e quindi mancasse il `dolo di profitto`. Il Procuratore generale militare ricorse in Cassazione. La Suprema Corte ha annullato l'assoluzione, stabilendo che il `dolo di profitto nel furto` non richiede necessariamente un vantaggio patrimoniale, ma può consistere anche nel soddisfacimento di un bisogno psichico, come dispetto o ritorsione. Il caso tornerà in appello per un nuovo giudizio.
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