La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La richiesta di riconoscere l'ipotesi di lieve entità è stata respinta a causa dell'ingente quantitativo di stupefacente (oltre 50 grammi, per 563 dosi) e del fatto che il reato è stato commesso mentre l'imputato si trovava agli arresti domiciliari. Questi elementi, secondo la Corte, indicano un'attività di spaccio stabile e non occasionale, incompatibile con la fattispecie di lieve entità.
Continua »