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Buoni Fruttiferi Postali

38 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

I buoni fruttiferi postali sono dei prodotti di investimento finanziario. Costituiscono, assieme ai libretti di risparmio postale, il cosiddetto risparmio postale. Sono rappresentati da titoli cartacei (o registrazioni contabili, nel caso dei buoni dematerializzati) di un credito in favore del titolare nei confronti dell'Emittente. I titoli sono emessi dalla Cassa Depositi e Prestiti S.p.A. (CDP), società di proprietà dello Stato italiano. Lo Stato Italiano è anche garante diretto dei buoni emessi. I buoni fruttiferi postali sono collocati in esclusiva da Poste Italiane.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Buoni fruttiferi postali: tassi ridotti dal decreto ministeriale
Gli eredi di un risparmiatore hanno agito contro l'ente postale per ottenere oltre quarantaquattromila euro a titolo di differenza sugli interessi dei buoni fruttiferi postali sottoscritti tra il 1983 e il 1984. Al momento della riscossione, l'ente ha liquidato un importo inferiore rispetto a quanto stampato sul retro dei titoli cartacei, applicando la riduzione dei tassi introdotta dal Decreto Ministeriale del 13 giugno 1986. Gli eredi lamentavano la violazione degli accordi contrattuali e la mancata informazione preventiva sulla variabilità del rendimento. La Corte di Cassazione ha respinto integralmente il ricorso degli eredi. I giudici hanno chiarito che i buoni postali sono assimilabili ai titoli del debito pubblico: i decreti ministeriali che riducono i rendimenti prevalgono di diritto sul testo del documento cartaceo, senza necessità di comunicazioni personali al singolo sottoscrittore.
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Buoni fruttiferi postali: il taglio dei tassi supera i timbri
Un risparmiatore ha chiesto il pagamento degli interessi originariamente stampati su cinque Buoni fruttiferi postali emessi nel 1984. Alla scadenza, l'ente emittente ha liquidato una somma inferiore rispetto a quella promessa sui titoli, applicando i tassi ridotti da un decreto ministeriale del 1986. Il risparmiatore ha lamentato la mancata esposizione delle tabelle informative presso gli uffici locali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'investitore. I giudici hanno chiarito che i Buoni fruttiferi postali sono semplici titoli di legittimazione e non titoli di credito. Le variazioni dei tassi pubblicate in Gazzetta Ufficiale modificano automaticamente il contratto per legge. L'esposizione delle tabelle informative negli uffici ha un ruolo puramente riassuntivo e la sua assenza non da diritto al risarcimento.
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Buoni fruttiferi postali: i rendimenti tra timbri e decreti
I Risparmiatori hanno chiesto il rimborso di alcuni Buoni fruttiferi postali emessi nel 1988, pretendendo i tassi più favorevoli stampati sul retro dei titoli cartacei per il terzo decennio. L'Ente Postale si è opposto applicando i tassi inferiori previsti dal Decreto Ministeriale del 13 giugno 1986 relativi alla serie Q. La Corte d'Appello aveva dato ragione ai risparmiatori, ritenendo prevalenti le indicazioni cartacee. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione accogliendo il ricorso dell'Ente Postale. I giudici di legittimità hanno chiarito che le condizioni del decreto ministeriale prevalgono sulle tabelle stampate sul titolo cartaceo in forza di norma imperativa di legge. La causa torna quindi in Appello per un nuovo giudizio.
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Prescrizione buoni fruttiferi postali: addio ai risparmi dopo 10 anni
Due risparmiatori hanno chiesto all'Ente Postale il rimborso di alcuni buoni fruttiferi postali emessi nel 1989 e scaduti nel 2000. La richiesta di pagamento è stata presentata solo nel 2012, senza alcun precedente atto di sollecito. L'Ente Postale si è opposto, eccependo l'avvenuta prescrizione del diritto. La Corte di Cassazione ha confermato che si applica il termine di prescrizione decennale introdotto dal decreto ministeriale del 2000, che decorre dalla scadenza dei titoli. Di conseguenza, il diritto al rimborso si è estinto nel 2010. La Suprema Corte ha quindi rigettato il ricorso dei risparmiatori, confermando che la prescrizione buoni fruttiferi postali impedisce la riscossione del capitale e degli interessi dopo dieci anni dalla scadenza, in assenza di atti interruttivi.
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Buoni fruttiferi postali: timbro incompleto ma tassi ridotti
Un risparmiatore ha chiesto il rimborso di alcuni buoni fruttiferi postali della serie "Q/P", pretendendo per l'ultimo decennio i rendimenti più alti della vecchia serie "P", poiché il timbro di aggiornamento non copriva l'intera tabella sul retro. L'ente postale ha pagato la somma inferiore prevista dal decreto ministeriale del 1986. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del risparmiatore. I giudici hanno stabilito che l'apposizione del timbro "Q/P" esclude l'applicazione della vecchia serie "P". La mancanza di indicazioni per l'ultimo decennio costituisce una lacuna contrattuale, che va colmata tramite integrazione suppletiva applicando i tassi del decreto ministeriale del 13 giugno 1986. Di conseguenza, il risparmiatore perde la causa e ha diritto solo ai rendimenti inferiori della serie "Q".
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Buoni fruttiferi postali: il timbro errato non regala più interessi
Una risparmiatrice ha chiesto la liquidazione di alcuni buoni fruttiferi postali della serie Q/P alle condizioni più favorevoli stampate sul retro del modulo cartaceo originario (serie P), non completamente coperte dal timbro della nuova serie. La Corte d'appello aveva dato ragione alla donna, ritenendo prevalente il testo letterale del buono. L'Azienda ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Azienda, stabilendo che i buoni fruttiferi postali sono titoli di legittimazione e non di credito. Pertanto, in caso di lacune o ambiguità sui rendimenti dell'ultimo decennio, il contratto deve essere integrato con i tassi previsti dal decreto ministeriale istitutivo della nuova serie, escludendo l'applicazione dei vecchi e più favorevoli tassi della serie precedente. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Buoni fruttiferi postali: timbro imperfetto ma tassi ridotti
Due risparmiatori chiedevano il pagamento degli interessi di un buono fruttifero postale emesso nel 1986, pretendendo i tassi più favorevoli della vecchia serie P stampati sul retro del titolo e non coperti dal timbro della nuova serie Q/P. Il Tribunale dava loro ragione. La Cassazione accoglie il ricorso di Poste Italiane, stabilendo che l'apposizione del timbro Q/P esclude l'applicazione dei vecchi rendimenti. In caso di lacune grafiche sul titolo per l'ultimo decennio, si applica l'integrazione suppletiva del contratto con i tassi della serie Q previsti dal decreto ministeriale del 13 giugno 1986. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Buoni fruttiferi postali: l’Ente perde per notifica tardiva
Un risparmiatore ha ottenuto la condanna dell'Ente Postale al pagamento degli interessi pattuiti sul retro di alcuni buoni fruttiferi postali. L'Ente Postale ha proposto ricorso in Cassazione per contestare i tassi applicati, sostenendo la prevalenza dei decreti ministeriali sulle scritte a tergo. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché presentato oltre il termine di legge. Il risparmiatore aveva infatti notificato la sentenza di appello tramite ufficiale giudiziario, facendo decorrere il termine breve di sessanta giorni per l'impugnazione. Poiché l'Ente Postale ha depositato il ricorso in ritardo, la decisione precedente è diventata definitiva. L'Ente Postale perde la causa e deve rimborsare le spese di giudizio al risparmiatore.
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Buoni fruttiferi postali: la Gazzetta Ufficiale batte il cartaceo
Una risparmiatrice ha richiesto il rimborso di cinque buoni fruttiferi postali della serie "O", emessi nel 1983, pretendendo l'applicazione dei tassi d'interesse originari più favorevoli riportati sul retro dei titoli. L'ente emittente ha invece applicato i tassi inferiori stabiliti dal decreto ministeriale del 13 giugno 1986. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della risparmiatrice, stabilendo che la variazione dei tassi d'interesse, disposta tramite decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale, è pienamente efficace e opponibile al sottoscrittore. I buoni fruttiferi postali non sono titoli di credito ma semplici documenti di legittimazione, soggetti a integrazione suppletiva da parte delle norme di legge in caso di lacune o modifiche dei rendimenti. Di conseguenza, prevalgono i tassi aggiornati dal decreto ministeriale rispetto a quelli stampati sul cartaceo.
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Buoni fruttiferi postali: errore sul timbro non alza i tassi
Un risparmiatore ha richiesto a Poste Italiane il pagamento degli interessi di un buono fruttifero postale della serie Q/P. L'ufficio postale aveva utilizzato un modulo cartaceo della vecchia serie P, applicando un timbro sul retro che non copriva l'ultimo decennio di rendimenti. Il risparmiatore pretendeva quindi i tassi più favorevoli della vecchia serie. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di Poste Italiane, stabilendo che i buoni fruttiferi postali sono titoli di legittimazione e non di credito. Di conseguenza, l'eventuale mancanza di indicazioni chiare sui rendimenti dell'ultimo decennio non comporta l'applicazione automatica dei vecchi tassi, ma richiede un'integrazione suppletiva del contratto tramite i tassi ufficiali previsti dal decreto ministeriale per la nuova serie.
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Buoni fruttiferi postali: timbro errato ma tassi ridotti
Una risparmiatrice ha richiesto il pagamento degli interessi originari di un buono fruttifero postale della vecchia serie, poiché il timbro della nuova serie non copriva interamente la tabella sul retro, lasciando visibili i rendimenti più favorevoli dell'ultimo decennio. Il Tribunale aveva dato ragione alla donna, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. I giudici hanno stabilito che l'imperfezione del timbro non esprime la volontà di applicare i vecchi tassi. In presenza di una lacuna nel testo del titolo, si applica l'integrazione suppletiva del contratto tramite i tassi previsti dal decreto ministeriale per la nuova serie. Di conseguenza, l'operatore postale vince il ricorso e la causa viene rinviata per ricalcolare gli interessi secondo i rendimenti inferiori della serie Q/P.
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Buoni fruttiferi postali: il timbro batte l’errore sul retro
Un risparmiatore ha richiesto la riscossione di alcuni buoni fruttiferi postali della serie Q/P emessi nel 1987, pretendendo il pagamento degli interessi più favorevoli della vecchia serie P per l'ultimo decennio, poiché l'addetto postale non aveva modificato la dicitura sul retro del titolo. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno accolto la domanda del risparmiatore. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'intermediario finanziario. I giudici hanno stabilito che l'apposizione del timbro della nuova serie esclude l'applicazione dei vecchi rendimenti. Eventuali lacune o ambiguità del titolo cartaceo non consentono di combinare le due discipline, ma vanno colmate tramite l'integrazione suppletiva con i tassi previsti dal decreto ministeriale per la nuova serie. Di conseguenza, il risparmiatore ha diritto solo ai rendimenti della serie Q.
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Buoni fruttiferi postali: vince Poste contro i vecchi tassi
Due risparmiatori chiedevano il pagamento degli interessi originari su dodici buoni fruttiferi postali emessi tra il 1984 e il 1986. Alcuni titoli presentavano il timbro della nuova serie "Q/P" sovrapposto alla vecchia serie "P", lasciando visibili i vecchi rendimenti per l'ultimo decennio. La Corte d'Appello aveva parzialmente accolto le richieste dei risparmiatori. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'intermediario finanziario, stabilendo che i buoni fruttiferi postali sono semplici titoli di legittimazione e non titoli di credito. Di conseguenza, l'apposizione del timbro esclude l'applicazione dei vecchi tassi. In caso di lacune o ambiguità del testo cartaceo, si applica l'integrazione suppletiva del contratto tramite i tassi previsti dal decreto ministeriale istitutivo della nuova serie. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Buoni fruttiferi postali: condanna per l’incasso senza delega
Il Tutore di un soggetto interdetto ha citato in giudizio l'Ente Postale e il Fratello dell'interdetto per ottenere la restituzione della quota di dieci buoni fruttiferi postali cointestati all'interdetto e alla madre deceduta. Il Fratello aveva riscosso illegittimamente i titoli senza averne diritto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fratello e dichiarato inammissibile quello dell'Ente Postale. I giudici hanno confermato che i buoni fruttiferi postali non possono essere riscossi da terzi senza delega legittima e che l'Ente Postale risponde in solido per aver consentito il pagamento a un soggetto non autorizzato. Il Fratello non ha provato di aver usato le somme per la cura della madre.
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Prescrizione buoni postali fruttiferi: scontro sul fine anno
Due risparmiatrici hanno chiesto il rimborso di tre buoni postali fruttiferi della serie AA1 emessi nel gennaio 2001. Nel novembre 2017, l'ufficio postale ha rifiutato il pagamento, eccependo l'avvenuta prescrizione decennale. La Corte d'Appello ha dato ragione alle risparmiatrici, ritenendo che la scadenza dei titoli coincidesse con la fine dell'anno solare di riferimento (dicembre 2007). La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente emittente. I giudici hanno stabilito che la scadenza di sei anni si compie esattamente nell'anniversario dell'emissione (gennaio 2007) e non a fine anno. Di conseguenza, la prescrizione buoni postali fruttiferi decennale era già maturata a gennaio 2017, rendendo tardiva la richiesta di rimborso presentata a novembre dello stesso anno.
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Buoni fruttiferi postali: la carta si arrende al decreto
Un risparmiatore ha richiesto il pagamento di maggiori interessi su alcuni buoni fruttiferi postali della serie O emessi nel 1982, basandosi sulle tabelle stampate sul retro dei titoli. L'ente postale ha invece applicato tassi inferiori, ridotti da un successivo decreto ministeriale del 1986. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del risparmiatore. I giudici hanno stabilito che i buoni fruttiferi postali sono strumenti del debito pubblico. Di conseguenza, le variazioni dei tassi di interesse disposte con decreto ministeriale prevalgono sulle condizioni originariamente stampate sul retro del buono, anche se peggiorative. Questo avviene tramite l'inserimento automatico di clausole previsto dalla legge, che supera l'accordo tra le parti per tutelare il risparmio pubblico.
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Buoni fruttiferi postali: il calcolo delle tasse taglia i rendimenti
Due risparmiatori hanno incassato dei buoni fruttiferi postali della serie "Q" emessi nel 1987. Al momento del riscatto, l'amministrazione postale ha trattenuto una somma a titolo di imposta del 12,50%, applicando il prelievo anno per anno sugli interessi maturati (tassazione anticipata). I risparmiatori hanno fatto causa chiedendo il pagamento degli interessi lordi, ritenendo che la tassa andasse applicata solo alla fine sul totale accumulato. La Corte di Cassazione ha chiarito che per i buoni fruttiferi postali della serie "Q" la tassazione del 12,50% si applica annualmente. Questo metodo riduce la base di calcolo per gli interessi degli anni successivi. La Corte ha quindi respinto le richieste dei risparmiatori, confermando la correttezza dei calcoli dell'amministrazione postale.
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Buoni fruttiferi postali: tassi e variazioni legali
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di alcuni risparmiatori riguardante il calcolo degli interessi sui buoni fruttiferi postali. I ricorrenti lamentavano l'applicazione di tassi inferiori rispetto a quelli originariamente indicati sui titoli, a seguito di decreti ministeriali. La Suprema Corte ha ribadito che i buoni fruttiferi postali non sono titoli di credito ma titoli di legittimazione. Pertanto, l'amministrazione ha il potere legale di variare i tassi di interesse tramite decreti pubblicati in Gazzetta Ufficiale, operando un'integrazione automatica del contratto che prevale sulle indicazioni testuali originarie.
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Buoni fruttiferi postali: estinzione del giudizio
La controversia trae origine dalla riscossione di alcuni buoni fruttiferi postali sottoscritti negli anni '80, per i quali una risparmiatrice aveva ottenuto un decreto ingiuntivo basato sui tassi originari. L'ente postale si era opposto, sostenendo l'applicabilita della riduzione dei tassi prevista dal D.M. 13 giugno 1986. Dopo che la Corte d'Appello ha riformato la decisione di primo grado riducendo le somme dovute, la risparmiatrice ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, durante il procedimento, la parte ricorrente ha depositato formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese legali tra le parti coinvolte.
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Buoni fruttiferi postali: tassi e variazioni legittime
Un risparmiatore ha agito contro l'ente gestore per ottenere il rimborso di cinque buoni fruttiferi postali secondo i tassi originari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la variazione dei tassi d'interesse tramite decreto ministeriale è legittima e si applica automaticamente ai contratti in corso. La parola_chiave è centrale nella decisione, poiché i buoni sono soggetti a integrazione legale esterna e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale costituisce pubblicità sufficiente, escludendo la necessità di comunicazioni individuali al risparmiatore.
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