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Buona Fede Del Terzo Creditore

10 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La condizione soggettiva del creditore che, al momento della nascita del suo credito, non era a conoscenza e non avrebbe potuto ragionevolmente conoscere l'origine illecita dei beni del debitore o la sua pericolosità sociale. È un requisito per poter far valere il proprio credito sui beni confiscati.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Crediti su Beni Confiscati: La Buona Fede del Terzo Creditore è Cruciale
Il Tribunale aveva negato a una società finanziaria e al Ministero dell'Economia l'ammissione dei loro crediti ipotecari su beni confiscati a un consorzio e società collegate, accusati di truffa. La Cassazione ha parzialmente accolto i ricorsi. Ha annullato la decisione per un credito su una società specifica per mancanza di motivazione, rinviando al Tribunale. Ha invece dichiarato inammissibile il ricorso per i crediti sul consorzio principale. Ha poi accolto il ricorso del Ministero, affermando che il giudice dell'esecuzione deve ordinare la cancellazione delle ipoteche su beni confiscati se accerta la mancanza di buona fede del terzo creditore. La sentenza sottolinea l'importanza della diligenza bancaria nell'accertamento del nesso di strumentalità tra il credito e l'attività illecita.
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Buona fede terzo creditore: Cassazione ribalta confisca beni
L'Azienda Creditrice ha richiesto l'ammissione al passivo di un credito ipotecario in una procedura di prevenzione patrimoniale contro Il Proposto, i cui beni erano stati confiscati. Il Tribunale aveva negato l'ammissione, ritenendo che l'Azienda Creditrice non avesse dimostrato la sua "buona fede del terzo creditore". La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. Ha stabilito che il Tribunale non aveva adeguatamente verificato la strumentalità del credito all'attività illecita del Proposto. Inoltre, ha chiarito che la diligenza richiesta al creditore, in particolare per un accollo non liberatorio, non implica che la banca dovesse opporsi all'operazione.
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Confisca e Buona Fede del Terzo Creditore: La Cassazione Riscrive le Regole
L'Istituto di Credito ha chiesto il riconoscimento del suo credito ipotecario su un immobile confiscato a Il Proposto, intestato a La Debitore. Il Tribunale ha negato, ritenendo non provata la buona fede del terzo creditore, a causa di incongruenze documentali sulla Debitore non adeguatamente verificate dalla banca. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Istituto. Ha annullato la decisione del Tribunale, rinviando il caso per un nuovo esame. La Cassazione ha stabilito che il Tribunale aveva confuso la valutazione della non strumentalità del credito con quella della buona fede. Ha chiarito che l'onere di dimostrare la buona fede sorge solo dopo aver accertato la strumentalità del credito all'attività illecita.
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Confisca antimafia e buona fede del terzo creditore: stop ai crediti
Una società veicolo, istituita dall'autorità bancaria per gestire i crediti deteriorati, ha chiesto l'ammissione allo stato passivo di un'azienda confiscata alla criminalità organizzata per riscuotere canoni di leasing non pagati. Il giudice ha respinto la domanda a causa dell'assenza di incolpevolezza al momento della nascita del credito. La società cessionaria ha fatto ricorso sostenendo l'impossibilità di verificare la condotta della banca cedente. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto. Il passaggio del credito non elimina il vizio genetico originale. La buona fede del terzo creditore deve sussistere al momento della stipula del contratto iniziale e non può essere sanata da un successivo trasferimento autoritativo del rapporto debitorio.
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Confisca penale e buona fede del terzo creditore: salva l’ipoteca
Una banca concede nel 2008 un mutuo ipotecario per l'acquisto di un appartamento. Anni dopo, il debitore compie reati fiscali e cede il bene per sottrarlo al fisco, subendo la confisca penale dell'immobile. La società acquirente del credito avvia un incidente di esecuzione per salvaguardare la propria ipoteca. Il Tribunale respinge la richiesta ritenendo non provata la diligenza della banca al momento del prestito. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società creditrice: l'onere di provare la buona fede del terzo creditore scatta solo se il prestito risulta direttamente collegato e funzionale al reato. In assenza di legame criminale, la garanzia ipotecaria precedente prevale sulla confisca penale.
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Buona fede del terzo creditore: banca perde i beni confiscati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un istituto di credito che chiedeva il riconoscimento di tre crediti ipotecari su beni confiscati alla criminalità organizzata. Per salvaguardare il proprio credito, la banca avrebbe dovuto dimostrare la buona fede del terzo creditore, ossia l'inconsapevolezza del nesso di strumentalità tra il finanziamento e l'attività illecita del debitore. Tuttavia, l'istituto non ha presentato la documentazione relativa all'istruttoria del mutuo, impedendo di verificare il rispetto degli obblighi di diligenza e delle norme antiriciclaggio. Di conseguenza, la banca perde il diritto di rivalersi sui beni confiscati e viene condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Buona fede del terzo creditore: banca negligente perde il bene
Una società finanziaria, subentrata come cessionaria di un credito ipotecario originariamente concesso da una banca, ha chiesto l'ammissione del proprio credito sul valore di un immobile confiscato al coniuge della debitrice. Il Tribunale ha respinto la domanda ravvisando la negligenza della banca originaria nell'erogazione del mutuo, sproporzionato rispetto ai redditi leciti del nucleo familiare. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che la cessione del credito non esonera il nuovo creditore dal dimostrare la buona fede del terzo creditore originario. L'assenza di adeguate verifiche patrimoniali al momento del finanziamento configura una colpa che esclude la tutela del credito, rendendo irrilevante la sola sufficienza della garanzia ipotecaria.
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Buona fede del terzo creditore: no al recupero del mutuo facile
Un istituto di credito ha richiesto il riconoscimento di un credito ipotecario di 130.000 euro su un immobile confiscato alla criminalità organizzata. L'immobile era intestato alla convivente di un soggetto pericoloso dedito al narcotraffico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della banca, confermando l'esclusione del credito. La decisione si basa sulla mancanza della buona fede del terzo creditore. La banca non ha dimostrato di aver svolto un'adeguata istruttoria prima di concedere il mutuo, avendo erogato il finanziamento a fronte di una rata mensile sproporzionata rispetto al reddito della richiedente e senza garanzie reali. Inoltre, le rate venivano pagate in contanti, evidenziando la strumentalità del credito per il riciclaggio di proventi illeciti. Di conseguenza, la banca perde il diritto di rivalersi sul bene confiscato.
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Intestazione Fittizia: Padre usa Figlio, ma la Banca Paga il Conto
La Cassazione affronta un caso di intestazione fittizia di beni. Un padre, soggetto con pericolosità sociale, acquista un immobile intestandolo al figlio, privo di redditi sufficienti. L'operazione è finanziata da una banca tramite un mutuo. I giudici dispongono la confisca del bene, ritenendo il figlio un semplice prestanome. Anche la banca perde la sua garanzia ipotecaria. La Corte Suprema conferma la decisione, stabilendo che l'istituto di credito non ha agito in buona fede, avendo concesso il finanziamento senza la dovuta diligenza nel verificare la situazione economica del richiedente. La negligenza della banca le impedisce di tutelare il proprio diritto sul bene confiscato.
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Credito bancario e confisca: la buona fede si presume?
La Corte di Cassazione affronta il delicato rapporto tra credito bancario e confisca di prevenzione. Mentre viene confermata la pericolosità sociale di un imprenditore e la relativa confisca dei beni, la Corte annulla la decisione che negava a una banca il diritto di rivalersi su tali beni. Viene stabilito che per negare la buona fede dell'istituto di credito non basta una generica negligenza, ma serve la prova positiva che la banca avesse concreti indicatori della pericolosità del cliente al momento della concessione del finanziamento.
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