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art. 10, comma 3, d.lgs. 159 del 2011

7 provvedimenti

Pericolosità Sociale: il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a misura di prevenzione. La Corte ha stabilito che i motivi presentati, pur formalmente denunciando una violazione di legge, in realtà contestavano la valutazione di merito sulla sussistenza della pericolosità sociale, un'operazione non consentita in sede di legittimità. La sentenza conferma che la valutazione dell'attualità della pericolosità si basa su un'analisi complessiva di condotte e frequentazioni persistenti nel tempo.
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Termine impugnazione: correzione errore non lo riapre
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una confisca di prevenzione perché presentato fuori tempo massimo. La decisione chiarisce che il termine impugnazione di 10 giorni non viene riaperto o sospeso dalla successiva notifica di un'ordinanza che corregge un mero errore materiale nel provvedimento originale. La natura formale e non decisiva della correzione non costituisce un nuovo 'dies a quo' per il decorso dei termini.
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Credito bancario e confisca: la buona fede si presume?
La Corte di Cassazione affronta il delicato rapporto tra credito bancario e confisca di prevenzione. Mentre viene confermata la pericolosità sociale di un imprenditore e la relativa confisca dei beni, la Corte annulla la decisione che negava a una banca il diritto di rivalersi su tali beni. Viene stabilito che per negare la buona fede dell'istituto di credito non basta una generica negligenza, ma serve la prova positiva che la banca avesse concreti indicatori della pericolosità del cliente al momento della concessione del finanziamento.
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Confisca di prevenzione: motivazione e onere prova
La Corte di Cassazione annulla un decreto della Corte d'Appello che aveva revocato una confisca di prevenzione. La sentenza sottolinea i gravi vizi di motivazione del giudice di secondo grado, il quale aveva erroneamente ridotto il periodo di pericolosità sociale del proposto e valutato in modo illogico la sproporzione tra redditi e beni acquisiti, ignorando principi consolidati in materia di onere della prova e nesso temporale tra illeciti e acquisti patrimoniali.
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Sorveglianza speciale: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro la misura della sorveglianza speciale. Il ricorrente sosteneva che la sua pericolosità sociale fosse stata valutata erroneamente, basandosi su reati minori e passati, e ignorando un percorso di riabilitazione. La Corte ha ribadito che il ricorso per cassazione avverso le misure di prevenzione è consentito solo per violazione di legge e non per una nuova valutazione dei fatti. Poiché la motivazione della Corte d'Appello era logica e completa, la sorveglianza speciale è stata confermata.
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Pericolosità sociale: latitanza e misure di prevenzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale. La Corte ha stabilito che una latitanza prolungata, supportata da una rete criminale, è un sintomo sufficiente per dimostrare l'attualità della pericolosità sociale, giustificando così la misura di prevenzione, anche in assenza di altri reati recenti.
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Confisca eredi: la Cassazione sui beni del defunto
La Corte di Cassazione ha confermato un decreto di confisca di prevenzione nei confronti degli eredi e di terzi legati a un soggetto deceduto ritenuto socialmente pericoloso. La sentenza stabilisce che la confisca eredi può colpire non solo i beni caduti in successione, ma anche quelli che, al momento del decesso, erano nella disponibilità del defunto, sebbene fittiziamente intestati ad altri. La Corte ha ritenuto irrilevante la rinuncia all'eredità da parte di uno dei ricorrenti, in quanto la confisca si basava sulla sua qualità di intestatario fittizio e non solo di erede. Viene inoltre chiarito che i redditi provenienti da imprese illecite non possono essere considerati provvista lecita per giustificare acquisti patrimoniali.
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