LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Braccialetto Elettronico

Pagina 4 di 9

173 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Custodia in carcere: il maxi carico nega i domiciliari
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia in carcere per un soggetto accusato del trasporto di oltre 500 kg di cocaina. L'indagato aveva richiesto la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari e l'applicazione del braccialetto elettronico, sostenendo che il licenziamento dal lavoro di autotrasportatore e l'impossibilità di accedere al porto avessero azzerato il rischio di commettere nuovi reati. I giudici hanno invece ritenuto sussistente un concreto e attuale pericolo di recidiva, evidenziando che l'uomo potrebbe comunque svolgere attività di intermediazione, detenzione o spaccio, data la sua inserzione in un contesto criminale organizzato. La Suprema Corte ha quindi rigettato il ricorso, confermando la legittimità della custodia in carcere.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: il braccialetto non basta
L'Imputato, condannato in primo grado per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, ha richiesto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari assistiti da braccialetto elettronico. Egli sosteneva che il decorso di un anno e mezzo di detenzione avesse affievolito le esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che la condanna di primo grado conferma la gravità delle accuse, rendendo irrilevante il solo decorso del tempo. Inoltre, la dichiarata inadeguatezza degli arresti domiciliari assorbe e nega implicitamente anche l'efficacia del braccialetto elettronico. L'Imputato resta quindi in custodia cautelare in carcere e dovrà pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: il tempo non cancella il pericolo
Il caso riguarda un uomo condannato a quattordici anni di reclusione per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa ha richiesto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari e il braccialetto elettronico, evidenziando il tempo trascorso dai fatti e l'assoluzione da altre accuse. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che per reati associativi gravi opera una presunzione di adeguatezza della misura carceraria. Il semplice decorso del tempo o la parziale assoluzione non bastano a superare tale presunzione, soprattutto a fronte di una condanna così severa e del rischio di riallacciare contatti criminali anche internazionali. Di conseguenza, l'imputato rimane in carcere e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Arresti domiciliari con braccialetto elettronico: no per spaccio
L'Indagato, trovato in possesso di 50 kg di hashish suddivisi in panetti, ha impugnato l'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere, richiedendo la sostituzione con gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che il braccialetto elettronico impedisce solo l'allontanamento fisico dal domicilio, ma non neutralizza il rischio di contatti a distanza con organizzazioni criminali. Data l'ingente quantità di droga e i collegamenti stabili con il narcotraffico, attuabili facilmente tramite telefoni cellulari, la misura domestica è stata ritenuta del tutto inadeguata a contenere il pericolo di reiterazione del reato. L'Indagato rimane quindi in carcere e dovrà pagare le spese processuali.
Continua »
Sostituzione misura cautelare: il carcere vince sui domiciliari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato contro il diniego della sostituzione misura cautelare dalla custodia in carcere agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. L'Imputato, condannato per rapina aggravata dall'uso di armi, chiedeva una misura meno afflittiva presso la casa dei genitori. I giudici hanno confermato la gravità del fatto e l'attualità del pericolo di recidiva, evidenziando la personalità violenta del soggetto e la sua mancanza di indipendenza economica. La Cassazione ha ribadito che il giudizio di inadeguatezza dei domiciliari assorbe e nega implicitamente l'idoneità del braccialetto elettronico. L'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Spaccio in casa: quando serve la custodia cautelare in carcere
Un uomo, trovato in possesso di circa 410 grammi di cocaina suddivisa in dosi e bilancini di precisione nella propria abitazione, ha impugnato il provvedimento con cui il Tribunale ha sostituito gli arresti domiciliari con la custodia cautelare in carcere. Il Tribunale ha ritenuto insufficiente il controllo elettronico (braccialetto), considerando la casa un noto centro di spaccio e l'indagato privo di lavoro e con precedenti specifici. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'indagato. I giudici hanno chiarito che l'obbligo di autonoma valutazione dei gravi indizi non si applica al giudice dell'appello cautelare e che il pericolo di recidiva giustifica la custodia cautelare in carcere, poiché l'attività di spaccio può proseguire anche tra le mura domestiche eludendo i controlli. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Braccialetto elettronico: per i furti seriali resta il carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due indagati per numerosi furti in abitazione e ricettazione, confermando la custodia in carcere. La difesa lamentava la mancata concessione degli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico. I giudici hanno chiarito che il braccialetto elettronico non è una misura autonoma, ma una modalità degli arresti domiciliari. Se il giudice ritiene i domiciliari del tutto inadeguati a frenare il rischio di nuovi reati, a causa della gravità dei fatti (17 furti notturni) e della pericolosità dei soggetti, non deve motivare specificamente sull'inutilità del dispositivo elettronico. La decisione di mantenere la custodia in carcere è stata quindi confermata, con condanna dei ricorrenti alle spese e alla sanzione pecuniaria.
Continua »
Arma in eredità ma scatta il braccialetto elettronico
Un uomo, indagato per ricettazione e detenzione di un fucile con matricola abrasa, ha impugnato l'ordinanza che disponeva la misura cautelare degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La difesa sosteneva che l'arma fosse una vecchia eredità paterna e contestava l'attendibilità di un testimone che riferiva di precedenti minacce armate. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato la legittimità della misura più severa: i filmati di videosorveglianza hanno provato che l'indagato girava armato in pubblico, dimostrando una spiccata pericolosità sociale e l'effettiva disponibilità di armi da fuoco. Di conseguenza, l'applicazione degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico è stata ritenuta pienamente giustificata per arginare il concreto pericolo di recidiva.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: il braccialetto non basta
Il Tribunale di Napoli ha disposto la custodia cautelare in carcere per due soggetti indagati per spaccio di stupefacenti. La difesa ha proposto ricorso sostenendo che gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico fossero sufficienti a contenere il rischio di recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando la custodia cautelare in carcere. I giudici hanno evidenziato che la misura domiciliare non impedisce l'attività di spaccio presso l'abitazione, data la fitta rete di contatti e la spiccata capacità organizzativa degli indagati. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: complici liberi ma lui resta dentro
Il Tribunale del Riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di far parte di un'associazione a delinquere dedita al riciclaggio internazionale di auto rubate. La difesa ha richiesto la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari e il braccialetto elettronico, evidenziando la riduzione della pena in appello e la scarcerazione di alcuni complici. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che il provvedimento favorevole verso i complici non costituisce un fatto nuovo idoneo a modificare la valutazione cautelare. Inoltre, l'elevato rischio di recidiva giustifica pienamente il mantenimento della misura di massimo rigore, escludendo l'adeguatezza di controlli elettronici fuori dal carcere.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari per lo spaccio
Il Tribunale di Roma confermava la custodia cautelare in carcere per l'Indagato, accusato di spaccio di stupefacenti. La difesa ricorreva in Cassazione, sostenendo la lieve entità del fatto per il modesto quantitativo di droga (circa 24 grammi di eroina e 2 grammi di hashish) e chiedendo la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari e il braccialetto elettronico. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulla gravità del fatto deve essere globale: la presenza di bilancini, contanti ingiustificati, materiale da taglio e precedenti penali dimostrano un'attività professionale incompatibile con la lieve entità. Inoltre, la custodia cautelare in carcere è inevitabile se il domicilio proposto per gli arresti è inadeguato e condiviso con un coindagato, rendendo inefficace anche il braccialetto elettronico contro il rischio di reiterazione del reato.
Continua »
Violazione del braccialetto elettronico: furti e condanna certa
L'Imputato, sottoposto alla misura cautelare con controllo elettronico, è stato condannato per i reati di evasione, furto e tentato furto aggravato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa, confermando la responsabilità penale dell'uomo. La decisione si fonda sulla coincidenza temporale tra la violazione del sistema elettronico di sorveglianza e la commissione dei furti, oltre che sul riconoscimento dell'uomo tramite le immagini di videosorveglianza. La Suprema Corte ha ritenuto legittimo anche il diniego delle circostanze attenuanti generiche, giustificato dai numerosi precedenti penali del soggetto, inclusi due precedenti specifici per evasione. Di conseguenza, la violazione del braccialetto elettronico e i rilievi video blindano la condanna, obbligando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Aggravamento della misura cautelare: dai domiciliari al carcere
L'Indagato, sottoposto agli arresti domiciliari per rapina aggravata, ha violato sistematicamente le prescrizioni accogliendo in casa persone estranee. Il Giudice per le indagini preliminari ha quindi disposto l'aggravamento della misura cautelare, sostituendo i domiciliari con la custodia in carcere. L'Indagato ha fatto ricorso sostenendo che il braccialetto elettronico o altre misure meno afflittive fossero sufficienti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il braccialetto elettronico non impedisce l'accesso di terzi e che la sistematica violazione dei divieti dimostra l'inidoneità dei domiciliari, legittimando il passaggio al carcere.
Continua »
Sostituzione della misura cautelare: il braccialetto non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata che chiedeva la sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere con gli arresti domiciliari fuori regione e l'uso del braccialetto elettronico. L'imputata, accusata di gravi reati tra cui autoriciclaggio ed estorsione aggravati dal metodo mafioso, aveva collaborato attivamente con il marito detenuto, capo di un clan criminale. I giudici hanno stabilito che l'uso di strumenti informatici per commettere i reati rende inefficace il trasferimento di regione. Inoltre, il braccialetto elettronico non impedisce a un soggetto altamente pericoloso di comunicare con l'esterno o commettere nuovi illeciti. Di conseguenza, la richiesta di sostituzione della misura cautelare stata respinta e l'imputata rimane in carcere.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: il braccialetto non evita la cella
Un uomo, condannato in primo grado a oltre otto anni di reclusione per traffico di stupefacenti aggravato da finalità mafiose, ha richiesto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari assistiti da braccialetto elettronico. Il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta, decisione poi confermata dalla Corte di Cassazione. I giudici hanno stabilito che il semplice decorso del tempo e lo svolgimento di un lavoro regolare prima dell'arresto non attenuano il rischio di recidiva. Inoltre, la Suprema Corte ha chiarito che ritenere inadeguati i domiciliari esclude implicitamente l'utilità del braccialetto elettronico. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la custodia cautelare in carcere per l'imputato e condannandolo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: la confessione nega i domiciliari
Il Tribunale del Riesame confermava la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di concorso in rapina aggravata ai danni di una banca. L'indagato proponeva ricorso in Cassazione lamentando l'assenza di gravi indizi di colpevolezza e l'inadeguatezza della misura rispetto agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la Cassazione non può rivalutare il merito delle prove, ma solo la coerenza logica della motivazione. Nel caso di specie, la gravità della rapina e la violenza contro le forze dell'ordine giustificano la custodia cautelare in carcere, escludendo misure basate sull'autocontrollo. Inoltre, le confidenze autoaccusatorie rese a terzi hanno pieno valore confessorio se ritenute spontanee e attendibili.
Continua »
Divieto di avvicinamento: la disabilità non cancella la tutela
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo sottoposto alla misura del divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico per i reati di maltrattamenti e violenza sessuale ai danni dell'ex compagna. La difesa contestava la capacità di testimoniare della vittima, affetta da disabilità psichica, e l'utilizzabilità degli screenshot dei messaggi WhatsApp. I giudici hanno chiarito che la disabilità non esclude automaticamente la capacità di testimoniare e che gli screenshot sono prove valide se consegnati spontaneamente dalla vittima. Inoltre, l'eventuale indisponibilità tecnica del braccialetto elettronico non comporta un'attenuazione automatica della misura cautelare, ma impone al giudice una rivalutazione complessiva della pericolosità del soggetto, confermando in questo caso la necessità di tutelare l'incolumità della persona offesa.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: no se i domiciliari funzionano
Un uomo, insieme ad altri complici, minacciava e aggrediva il gestore di un bar per ottenere bevande a prezzi stracciati. Il Tribunale disponeva la custodia cautelare in carcere per estorsione aggravata. La difesa impugnava il provvedimento, sostenendo che si trattasse solo di violenza privata e che la misura fosse eccessiva, dato che l'indagato aveva già rispettato gli arresti domiciliari per sei mesi senza violazioni. La Corte di Cassazione ha confermato la qualificazione di estorsione, ma ha accolto il ricorso sulla misura restrittiva. I giudici hanno stabilito che la custodia cautelare in carcere rappresenta l'estrema ratio e richiede una motivazione rafforzata. Il Tribunale avrebbe dovuto valutare l'idoneità degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, specialmente alla luce del comportamento corretto tenuto in precedenza dall'indagato. La decisione è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Braccialetto elettronico: no al carcere se il dispositivo manca
Un uomo, indagato per rapina aggravata, si è visto applicare dal Tribunale del Riesame la misura degli arresti domiciliari con il dispositivo del braccialetto elettronico. Tuttavia, i giudici avevano stabilito che, in caso di indisponibilità del dispositivo, l'indagato sarebbe dovuto andare automaticamente in carcere. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. La Suprema Corte ha stabilito che la mancanza temporanea del braccialetto elettronico non può far scattare automaticamente la custodia in carcere. Il giudice deve invece verificare preventivamente la disponibilità del congegno e, se manca, valutare l'adeguatezza di altre misure meno afflittive, senza automatismi punitivi. La causa è stata rinviata al Tribunale per una nuova valutazione.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari per il corriere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per una donna accusata di far parte di un'associazione dedita allo spaccio di droga a Catania. La difesa sosteneva che la sua presenza nei luoghi dello spaccio fosse legata a motivi affettivi e che gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico fossero sufficienti. I giudici hanno respinto il ricorso, evidenziando il ruolo stabile di corriere svolto dall'indagata. La Corte ha chiarito che la custodia cautelare in carcere è l'unica misura idonea a interrompere i contatti con il gruppo criminale, escludendo l'efficacia dei soli arresti domiciliari.
Continua »