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Braccialetto Elettronico

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173 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Custodia cautelare: Cassazione annulla per omessa prognosi di pena
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Indagato, sottoposto a custodia cautelare per spaccio di droga. L'Indagato contestava la mancata traduzione dell'ordinanza in lingua mandinka, la sua identificazione e l'omessa motivazione sulla prognosi di condanna e sull'adeguatezza della misura. La Cassazione ha rigettato i primi due motivi, affermando che la mancata traduzione non invalida l'atto e che l'identificazione era sufficiente. Ha invece accolto il motivo relativo all'omessa motivazione sulla prognosi di condanna inferiore a tre anni, annullando l'ordinanza limitatamente a questo aspetto e rinviando al Tribunale per un nuovo giudizio sull'adeguatezza della custodia cautelare.
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Sostituzione della misura cautelare: no ai domiciliari
Un imputato, condannato a cinque anni di reclusione per il trasporto di oltre due chilogrammi di cocaina, ha richiesto la sostituzione della misura cautelare del carcere con gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La difesa ha sostenuto l'affievolimento delle esigenze cautelari dopo un anno e mezzo di reclusione, valorizzando l'ammissione dei fatti e la collaborazione con le autorità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il carcere. I giudici hanno chiarito che la collaborazione e il tempo trascorso non eliminano il pericolo di recidiva se l'imputato ha legami stabili con reti internazionali di narcotraffico e precedenti penali. In tali casi, il controllo elettronico domiciliare non impedisce il contatto con l'ambiente criminale.
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Arresti domiciliari e autocontrollo: il no al rapinatore violento
Un uomo accusato di una violenta rapina, durante la quale ha percosso due vittime al capo con il calcio di una pistola, ha chiesto di sostituire la custodia cautelare in carcere con la misura alternativa della detenzione domestica, eventualmente accompagnata da braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'indagato. La Suprema Corte ha evidenziato che la concessione degli arresti domiciliari e autocontrollo dell'indagato sono elementi inscindibili. La misura richiede che il soggetto dimostri una minima capacità di autodisciplina nel rispettare i divieti imposti. La gratuità e l'ostinata violenza manifestate durante l'aggressione dimostrano una totale assenza di autocontrollo, rendendo del tutto inadeguata la custodia domestica, a prescindere dal monitoraggio elettronico o dall'assenza di precedenti per evasione.
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Concorso in rapina e difesa: confermati arresti domiciliari
Un uomo è stato sottoposto agli arresti domiciliari con l'accusa di concorso in rapina aggravata e ricettazione di una vettura rubata. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l'indagato ha agevolato la fuga di un complice da una sala scommesse, bloccando la sicurezza e facendo da staffetta con la propria auto. La difesa ha sostenuto l'innocenza dell'uomo, affermando che egli fosse intervenuto solo per fermare un litigio e sottolineando la sua incensuratezza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'indagato, confermando la misura cautelare. I giudici hanno chiarito che le immagini di videosorveglianza smentiscono la versione della difesa e che l'assenza di precedenti penali non impedisce l'applicazione degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.
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Custodia cautelare in carcere: legittima per le armi clandestine
L'Indagato veniva sottoposto alla misura della custodia cautelare in carcere a seguito del ritrovare, durante una perquisizione d'iniziativa della polizia giudiziaria, diverse armi clandestine con matricola abrasa e munizioni. La difesa presentava ricorso contestando la nullità della perquisizione per assenza di avviso preliminare e mancata nomina di un difensore d'ufficio, richiedendo in subordine gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura carceraria. I giudici hanno chiarito che la polizia ha solo l'obbligo di avvisare la persona della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia. Inoltre, la gravità dei fatti e i precedenti penali rendono la custodia cautelare in carcere l'unica misura idonea, escludendo implicitamente i domiciliari.
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Custodia cautelare in estradizione: no al carcere automatico
L'Estradando è stato arrestato in Italia su mandato internazionale per reati gravi commessi all'estero. La Corte d'Appello ne ha confermato la custodia in carcere, ignorando la richiesta difensiva di concessione degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. L'Estradando ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'assenza di motivazione su tale istanza e l'eccessiva durata della detenzione. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso in tema di custodia cautelare in estradizione. I giudici hanno chiarito che i tribunali devono sempre motivare espressamente perché il carcere sia l'unica misura idonea e non valutare superficialmente le alternative meno afflittive. L'ordinanza impugnata è stata annullata con rinvio alla Corte d'Appello per un nuovo e motivato esame della richiesta difensiva.
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Spaccio di lieve entità: no ai sconti per i pusher organizzati
Le forze dell'ordine arrestano un giovane sorpreso a vendere cocaina in una nota piazza di spaccio. L'indagato ammette il fatto, precisando di operare con turni fissi per necessità economiche. Il giudice applica la misura degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. L'indagato propone ricorso per ottenere la qualificazione di spaccio di lieve entità, evidenziando la giovane età e l'incensuratezza. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che l'inserimento in una struttura organizzata esclude lo spaccio di lieve entità. Inoltre, la Cassazione non può riesaminare le prove valutate dai giudici di merito. Il ricorrente deve pagare tremila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese processuali.
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Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari con braccialetto
Un uomo ha tentato di uccidere la propria ex fidanzata aggredendola con un coltello per strada, ma l'intervento di un passante ha evitato la tragedia. La difesa dell'aggressore ha richiesto la sostituzione della misura restrittiva con gli arresti domiciliari muniti di controllo elettronico, evidenziando lo stato di incensuratezza dell'uomo e un asserito percorso di stabilità psicologica. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la custodia cautelare in carcere. I giudici hanno stabilito che l'assenza di precedenti penali non esclude la pericolosità sociale, valutabile dalla violenza dell'aggressione. Inoltre, la tutela della persona offesa prevale se l'abitazione indicata resta territorialmente vicina alla vittima.
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Truffa e violazioni: confermata custodia cautelare in carcere
Un uomo indagato per truffa aggravata ai danni di persone fragili ha impugnato la misura restrittiva della custodia cautelare in carcere. L'indagato ha commesso il reato in una regione diversa da quella di residenza, appena tre giorni dopo l'applicazione della sorveglianza speciale. La difesa ha sostenuto che il giudice dovesse concedere gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la custodia cautelare in carcere. I giudici hanno evidenziato la gravità delle condotte e l'assoluta inefficacia di misure meno afflittive verso un soggetto che ha dimostrato un totale disinteresse per gli obblighi imposti dall'autorità giudiziaria.
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Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari per mafia
L'Imputato, condannato in primo grado per tentato omicidio aggravato da finalità mafiose, ha chiesto di sostituire la custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. Il ricorrente ha segnalato il tempo trascorso in detenzione, la buona condotta, un concordato in appello e la disponibilità di un alloggio lontano dal luogo del reato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la massima misura restrittiva. I giudici hanno stabilito che l'elevata pericolosità sociale rende la carcerazione l'unica misura idonea. L'indicazione di un domicilio distante o l'uso del braccialetto elettronico non bastano ad azzerare il pericolo di recidiva per un soggetto privo di capacità di autocontrollo.
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Maltrattamenti in famiglia: il rifiuto del braccialetto punito
Una donna ha impugnato in Cassazione l'ordinanza che le imponeva il divieto di avvicinamento all'ex partner con braccialetto elettronico per il reato di maltrattamenti in famiglia. La difesa sosteneva la presenza di una semplice litigiosità di coppia e l'illegittimità dell'automatismo della misura più grave del divieto di dimora in caso di rifiuto del dispositivo elettronico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i maltrattamenti in famiglia sussistono anche se la vittima reagisce o mantiene la propria vita sociale e lavorativa. Inoltre, il rifiuto del braccialetto elettronico giustifica l'applicazione automatica di una misura cautelare più stringente per garantire la tutela della persona offesa.
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Sostituzione della custodia in carcere: no ai domiciliari
Un uomo condannato in primo grado a oltre undici anni di reclusione per associazione finalizzata al narcotraffico ha chiesto la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari muniti di braccialetto elettronico. La difesa ha sostenuto che l'abitazione indicata si trovasse lontano dai luoghi dei delitti e che la condotta carceraria fosse stata corretta. I giudici hanno respinto l'istanza evidenziando la gravità del ruolo ricoperto come fornitore abituale di cocaina e il persistente rischio di riallacciare contatti criminali. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, dichiarando il ricorso inammissibile e condannando il ricorrente al pagamento delle spese.
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Spaccio ai domiciliari: confermato l’aggravamento della misura
Un indagato si trovava agli arresti domiciliari con controllo mediante braccialetto elettronico. Durante la misura, le forze dell'ordine hanno accertato la continuazione dell'attività di spaccio di stupefacenti direttamente dalla sua abitazione. I controlli hanno rilevato una dose di hashish sul davanzale e un foro nella zanzariera, oltre a un quantitativo incompatibile con l'uso personale. Il giudice ha quindi disposto l'aggravamento della misura cautelare con il trasferimento in carcere. L'indagato ha impugnato la decisione sostenendo una motivazione illogica e la sproporzione della custodia carceraria. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la piena logicità della ricostruzione dei fatti. Il carcere rappresenta l'unica scelta proporzionata quando i domiciliari falliscono nel contenere il rischio di reato.
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Braccialetto elettronico: stop al carcere automatico per guasti
Un indagato, trovato in possesso di un documento falso dopo una prolungata irreperibilità, ha ricevuto la misura degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Il Tribunale del riesame ha stabilito che, in caso di non fattibilità tecnica dell'apparato, l'uomo sarebbe andato automaticamente in carcere. La difesa ha impugnato tale automatismo dinanzi alla Corte di Cassazione. I Supremi Giudici hanno confermato la gravità del pericolo di recidiva, ma hanno accolto il ricorso sul secondo punto. La Cassazione ha stabilito che l'impossibilità tecnica di installare il braccialetto elettronico non può causare l'automatica carcerazione. Il giudice deve invece valutare nuovamente le esigenze cautelari secondo i criteri di adeguatezza e proporzionalità, potendo confermare i domiciliari semplici o applicare una misura diversa.
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Arresti domiciliari con braccialetto elettronico negati per spaccio
Un indagato per spaccio di droga ha chiesto di sostituire la custodia in carcere con gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. I giudici di merito hanno respinto la richiesta perché l'uomo ha commesso il fatto mentre svolgeva lavori di pubblica utilità e risiede nella stessa zona di spaccio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che, se la detenzione domestica è del tutto inidonea a fermare la recidiva, l'uso del dispositivo elettronico non basta a renderla adeguata.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: confermati i domiciliari
La Corte di Cassazione ha confermato la misura degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico per un uomo accusato del reato di detenzione di sostanze stupefacenti. Nel corso di una perquisizione, le forze dell'ordine hanno sequestrato 230 grammi di hashish, un bilancino di precisione, strumenti per il confezionamento e fogli contenenti annotazioni contabili. L'imputato ha sostenuto che la droga fosse destinata al solo uso personale. La Suprema Corte ha ritenuto la tesi difensiva inverosimile alla luce del quantitativo, degli strumenti rinvenuti e delle precarie condizioni economiche dell'uomo. I giudici hanno inoltre precisato che l'applicazione del dispositivo elettronico rappresenta la regola ordinaria per gli arresti domiciliari e non richiede una motivazione speciale.
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Custodia cautelare in carcere: serve una motivazione concreta
L'Indagato è stato arrestato per aver fatto esplodere un congegno a ridosso di due automobili e per la detenzione di sostanze stupefacenti. Il giudice ha applicato la misura della custodia cautelare in carcere. L'Indagato ha richiesto la concessione degli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico presso la casa paterna. Il Tribunale del Riesame ha confermato il carcere usando motivazioni generiche e astratte. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Indagato. I giudici di legittimità hanno stabilito che la custodia cautelare in carcere richiede una motivazione rigorosa sulla concreta inidoneità dei domiciliari con controllo elettronico, specialmente per un soggetto incensurato. L'ordinanza cautelare è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo esame del caso.
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Custodia cautelare in carcere: quando i domiciliari non bastano
Un giovane partecipa a manifestazioni di protesta sfociate in gravi atti di violenza, lancio di oggetti pericolosi e danneggiamenti urbani. Il giudice dispone la custodia cautelare in carcere per il reato di devastazione. La difesa propone ricorso chiedendo la concessione degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, evidenziando che l'indagato beneficiava già della misura domestica in un diverso procedimento penale. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso e conferma che la custodia cautelare in carcere rappresenta l'unica misura idonea. I giudici evidenziano la reiterazione dei reati commessi in diverse città e la spiccata pericolosità del soggetto. La decisione chiarisce che il giudizio di adeguatezza della misura inframuraria esclude in modo automatico l'uso dei dispositivi elettronici di controllo.
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Custodia cautelare in carcere: il NO ai domiciliari va motivato
L'Indagato affrontava la custodia cautelare in carcere per detenzione di un'arma clandestina e ricettazione. La difesa ha richiesto gli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico, evidenziando il corretto percorso di reinserimento sociale e l'assenza di armi nella casa. Il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta con motivazioni generiche sulla pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Indagato relativamente alla scelta della misura. I giudici hanno chiarito che, per i reati privi di presunzione automatica di carcere, i magistrati devono motivare in modo rigoroso e concreto l'inadeguatezza degli arresti domiciliari. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio per una nuova e approfondita valutazione.
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Aggravamento misura cautelare: dai domiciliari al carcere
Un uomo sottoposto agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico per tentato omicidio è risultato irreperibile per sei ore. Il dispositivo di controllo ha inviato un allarme di evasione e le forze dell'ordine non sono riuscite a rintracciarlo telefonicamente né a casa. La difesa ha giustificato l'assenza citando un guasto al citofono e il sonno profondo causato da farmaci. Il giudice ha invece disposto l'aggravamento misura cautelare con il ritorno in carcere. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione e ha dichiarato inammissibile il ricorso. L'allontanamento prolungato e l'irreperibilità rendono legittimo il ripristino della custodia in carcere. L'imputato deve pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro.
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