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Braccialetto Elettronico

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173 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Braccialetto elettronico: quando è legittimo imporlo
Un individuo agli arresti domiciliari per furto aggravato ha contestato l'obbligo di indossare il braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il braccialetto elettronico non è una misura eccezionale, ma una modalità ordinaria di esecuzione degli arresti domiciliari, pienamente giustificata in presenza di accentuate esigenze cautelari per prevenire la reiterazione del reato o il pericolo di fuga.
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Braccialetto elettronico: se non suona, cosa vale?
Un soggetto agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico non risponde al controllo delle forze dell'ordine. Il Tribunale ne dispone la custodia in carcere, ipotizzando un guasto tecnico del dispositivo che non aveva segnalato l'allarme di evasione. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, ritenendo che il mancato allarme del braccialetto elettronico costituisce una prova significativa della presenza in casa dell'individuo. L'ipotesi di un malfunzionamento, se non supportata da prove concrete, è una mera congettura e vizia la motivazione del provvedimento.
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Presunzione cautelare: quando resta il carcere?
Un soggetto, detenuto per gravi reati tra cui associazione di stampo mafioso e tentato omicidio, ha richiesto la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. La sua richiesta si basava sul lungo periodo di detenzione già scontato e su altri elementi ritenuti nuovi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. La sentenza stabilisce che la presunzione cautelare di adeguatezza del carcere, prevista per reati di eccezionale gravità, non viene meno anche se la detenzione preventiva supera la pena inflitta per uno solo dei reati connessi. La pericolosità complessiva dell'individuo e il rischio di fuga giustificano il mantenimento della misura più afflittiva.
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Misura cautelare: quando la buona condotta non basta
La Cassazione rigetta il ricorso per la sostituzione della misura cautelare in carcere. Nonostante la buona condotta e una donazione, la pericolosità sociale dell'imputato e i precedenti specifici giustificano il mantenimento della detenzione.
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Divieto di avvicinamento: braccialetto obbligatorio
La Corte di Cassazione, con la sentenza 42892/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di violenza di genere. Analizzando un caso di stalking, ha chiarito che l'applicazione della misura cautelare del divieto di avvicinamento deve essere sempre accompagnata dall'uso del braccialetto elettronico. La Corte ha annullato un'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva omesso tale prescrizione, oltre a non specificare i luoghi e la distanza minima di 500 metri, ritenendo queste indicazioni non più discrezionali ma obbligatorie per il giudice a seguito delle recenti riforme legislative.
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Misura cautelare e confessione: quando non basta
La Corte di Cassazione ha confermato la detenzione in carcere per un indagato per narcotraffico, respingendo la sua richiesta di arresti domiciliari. La Corte ha stabilito che né la confessione parziale (escludendo l'appartenenza all'associazione criminale) né la proposta di trasferirsi a oltre 1300 km di distanza costituiscono un 'fatto nuovo' sufficiente a ridurre l'elevato rischio di reiterazione del reato. La decisione sottolinea che in presenza di una pericolosità sociale elevata, la misura cautelare detentiva rimane l'unica adeguata.
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Pericolo di recidiva: no arresti domiciliari
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato, condannato in primo grado per incendio doloso e stalking ai danni dell'ex moglie, che chiedeva la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, ritenendo attuale e concreto il pericolo di recidiva, data la gravità dei fatti, la personalità pervicace dell'uomo e l'inefficacia di precedenti misure. La misura carceraria è stata ritenuta l'unica idonea a tutelare la vittima.
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Custodia cautelare: quando il carcere è inevitabile
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di omicidio aggravato e tentato omicidio ai danni di una coppia di anziani. Il ricorso, che contestava la gravità degli indizi e la valutazione della pericolosità sociale, è stato rigettato. La sentenza chiarisce che, di fronte a una condotta di estrema violenza, la custodia in carcere può essere considerata l'unica misura idonea, senza necessità di motivare specificamente il diniego del braccialetto elettronico.
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Oltre ogni ragionevole dubbio: Braccialetto non suona
La Corte di Cassazione annulla una condanna per evasione, sottolineando l'importanza del principio dell'oltre ogni ragionevole dubbio. Il caso verteva su un imputato ai domiciliari il cui braccialetto elettronico non aveva emesso alcun allarme durante un controllo, un fatto che la corte inferiore aveva erroneamente ritenuto irrilevante. La Suprema Corte ha stabilito che la mancata attivazione dell'allarme costituisce un elemento cruciale che supporta una ricostruzione alternativa dei fatti (l'imputato era in casa addormentato) e che non può essere ignorato, imponendo un nuovo processo per rivalutare le prove.
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Sostituzione misura cautelare: quando è negata
Un soggetto, condannato per gravi reati di armi e droga, chiede la sostituzione della misura cautelare in carcere con gli arresti domiciliari da scontare in una località molto distante. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la misura degli arresti domiciliari, anche con braccialetto elettronico, è inadeguata a contenere un elevato pericolo di recidiva. La decisione sottolinea che per la sostituzione misura cautelare è decisiva la valutazione concreta della pericolosità del soggetto, che in questo caso rendeva la detenzione in carcere l'unica opzione idonea.
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Sostituzione misura cautelare: il no della Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per tentato omicidio che chiedeva la sostituzione della misura cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. La Corte ha ribadito che la riduzione della pena in primo grado non comporta automaticamente un'attenuazione delle esigenze cautelari e che il ricorso in Cassazione non può riesaminare i fatti, ma solo verificare la logicità della motivazione e la violazione di legge.
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Aggravamento misura cautelare: quando si va in carcere
La Cassazione conferma l'aggravamento della misura cautelare da arresti domiciliari a carcere per un indagato che ha violato il divieto di contatto ospitando le persone offese. La Corte ha ritenuto la misura del braccialetto elettronico inadeguata a prevenire tali violazioni, giustificando la custodia in carcere per l'alto rischio di recidiva.
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Misura cautelare: quando è legittima in carcere?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato, accusato di reati di natura sessuale, che chiedeva la sostituzione della misura cautelare in carcere con una meno afflittiva per seguire un percorso psicoterapeutico. La Corte ha confermato la decisione, sottolineando che per tali reati vige una presunzione di adeguatezza del carcere. Gli elementi presentati, come il percorso terapeutico e la condanna in primo grado a 12 anni, non sono stati ritenuti sufficienti a superare l'elevato rischio di recidiva, anzi, la condanna rafforza le esigenze cautelari.
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