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Benchmark

7 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Parametro di riferimento oggettivo, concordato tra cliente e gestore, utilizzato per valutare la performance e l'adeguatezza della gestione patrimoniale rispetto ai rischi assunti.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Inadempimento intermediario finanziario e risoluzione contrattuale
Alcuni investitori privati hanno citato in giudizio un istituto bancario chiedendo la risoluzione dei contratti di gestione patrimoniale e la restituzione del capitale. I clienti lamentavano la non rispondenza degli investimenti al loro profilo di rischio e il ritardo nell'aggiornamento della profilatura informativa secondo la direttiva comunitaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei risparmiatori, confermando che l'istituto aveva adeguatamente informato i clienti sui rischi specifici delle operazioni. I giudici hanno chiarito che un presunto inadempimento intermediario finanziario non comporta automaticamente lo scioglimento del rapporto contrattuale se la violazione riveste scarsa importanza rispetto all'economia complessiva del contratto.
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Gestione patrimoniale: se la banca cambia linea il cliente vince
Alcuni risparmiatori hanno contestato la validità di contratti di gestione patrimoniale stipulati fuori sede con una banca. Inizialmente, i clienti lamentavano la mancata evidenziazione grafica del diritto di recesso e la modifica unilaterale della strategia d'investimento rispetto al benchmark concordato. La Corte di Cassazione ha chiarito che la legge non impone una specifica evidenza grafica per l'avviso di recesso nei contratti finanziari. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dei risparmiatori sulla questione della gestione patrimoniale: la banca aveva modificato unilateralmente la linea d'investimento senza che tale fatto fosse contestato in giudizio. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza d'appello, rinviando la causa per accertare la responsabilità della banca per inadempimento contrattuale.
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Nesso causale nell’intermediazione finanziaria: prove e perdite
Due investitori citano in giudizio una banca, una società di gestione e il loro promotore finanziario per la perdita del capitale investito in una gestione patrimoniale. La Corte d'appello dichiara inammissibile l'appello contro il promotore per vizio di notifica e rigetta la domanda contro le società per mancanza di prova sul nesso causale. La Cassazione accoglie parzialmente il ricorso degli investitori: la notifica effettuata al vecchio indirizzo del difensore è nulla e non inesistente, quindi sanabile con effetto retroattivo. Di conseguenza, la Cassazione rinvia la causa alla Corte d'appello per valutare nel merito la responsabilità del promotore. Conferma invece il rigetto verso la banca, ribadendo che per la violazione degli obblighi informativi attivi è necessario dimostrare il nesso causale nell'intermediazione finanziaria tra l'omessa informazione e la scelta di investire.
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Prezzi di trasferimento infragruppo: vince il Fisco in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società italiana maggiori imposte, ritenendo che i costi pagati alla casa madre svizzera superassero il valore normale di mercato. L'ufficio ha applicato il metodo del margine netto transazionale per rideterminare i prezzi di trasferimento infragruppo. I giudici di merito hanno annullato l'accertamento ritenendo la metodologia dell'ufficio non provata, preferendo l'analisi di benchmark della società. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, rilevando che la sentenza d'appello era viziata da una motivazione per relationem del tutto acritica. I giudici di secondo grado si erano limitati a confermare la decisione precedente senza spiegare perché il metodo dell'ufficio fosse inattendibile o perché preferire quello della contribuente. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Gestione patrimoniale: la banca risponde dei danni
La Corte di Cassazione interviene su un caso di mala gestio in un contratto di gestione patrimoniale, in cui una banca aveva quasi azzerato un ingente patrimonio. L'ordinanza rigetta il ricorso della banca e accoglie parzialmente quello del cliente, cassando la sentenza d'appello. Vengono affermati principi chiave sulla responsabilità dell'intermediario per lo scostamento dal benchmark, sul conflitto di interessi non sanabile da clausole generiche e sul diritto al risarcimento del lucro cessante. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Obbligo informativo banca: i motivi di inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di alcuni investitori contro un istituto di credito. Il caso riguarda la presunta violazione dell'obbligo informativo della banca in un contratto di gestione patrimoniale. La Corte ha respinto i motivi di ricorso in quanto critiche di merito non consentite in sede di legittimità, o perché non si confrontavano adeguatamente con la ratio decidendi della sentenza d'appello, confermando la decisione dei giudici di grado inferiore.
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Errore di fatto: quando la Cassazione non si corregge
Un istituto di credito ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Corte di Cassazione, sostenendo un errore di fatto. La Corte aveva precedentemente cassato una sentenza d'appello in una controversia su gestioni patrimoniali. In questa ordinanza, la Cassazione dichiara inammissibile la richiesta di revocazione, chiarendo che la sua precedente decisione non si basava su una svista materiale, ma su una valutazione giuridica del ragionamento del giudice d'appello. La richiesta della banca è stata quindi respinta in quanto tentativo di ottenere un riesame nel merito, non consentito tramite lo strumento della revocazione per errore di fatto.
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