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Azione Revocatoria Ordinaria

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213 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Azione revocatoria ordinaria: il fondo familiare non salva i beni
Una banca ha promosso un'azione revocatoria ordinaria contro due coniugi per dichiarare inefficace la costituzione di un fondo patrimoniale in cui erano stati inseriti diversi immobili. Il marito aveva infatti prestato una fideiussione a garanzia dei debiti di una società. I coniugi si sono opposti, sostenendo che il credito della banca fosse contestato in un separato giudizio per usura e anatocismo, chiedendo quindi la sospensione della causa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei coniugi, confermando che l'azione revocatoria ordinaria può essere esercitata anche a tutela di un credito litigioso, senza necessità di sospendere il processo in attesa dell'esito della causa sul debito.
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Azione revocatoria ordinaria: il trust familiare non salva i beni
Un creditore ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per dichiarare inefficace il trasferimento di beni immobili effettuato da una società debitrice a favore di un trust familiare. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, rilevando che l'atto svuotava la garanzia patrimoniale del debitore e che la consapevolezza del pregiudizio era evidente, dato il legame familiare tra i soggetti coinvolti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società e dei familiari, confermando la revoca del trust. I giudici hanno chiarito che l'azione revocatoria ordinaria mira a proteggere il credito e che l'eventuale sproporzione tra il valore dei beni trasferiti nel trust e l'entità del debito non impedisce la dichiarazione di inefficacia dell'atto dispositivo.
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Azione revocatoria ordinaria: donare ai figli non salva la casa
Una banca, creditrice di oltre un milione di euro verso una società fallita, ha agito contro i coniugi garanti. Questi ultimi avevano svuotato il proprio patrimonio costituendo un fondo patrimoniale e donando i beni immobili alle figlie, le quali avevano poi promesso di venderli a un terzo. La banca ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficaci tali atti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei familiari, confermando l'inefficacia dei trasferimenti. La Corte ha chiarito che spetta al debitore, e non al creditore, dimostrare che il proprio patrimonio residuo sia sufficiente a pagare i debiti. Di conseguenza, la banca ha vinto la causa e potrà pignorare i beni immobili originari per recuperare il proprio credito.
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Azione revocatoria ordinaria e recupero crediti: la Cassazione decide
L'Azienda ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro Il Lavoratore per recuperare le somme versate in forza di una sentenza di licenziamento illegittimo poi annullata. Il Lavoratore si è opposto al decreto eccependo la litispendenza con un separato giudizio di azione revocatoria ordinaria promosso dall'Azienda per bloccare la vendita dei suoi beni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Lavoratore, stabilendo che tra l'opposizione al decreto ingiuntivo e l'azione revocatoria non vi è alcuna sovrapposizione o necessità di sospensione. Per l'azione revocatoria è infatti sufficiente una semplice ragione di credito, anche se ancora contestata in giudizio.
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Azione revocatoria ordinaria: donare ai figli non salva i beni
Un padre, garante dei debiti di una società di famiglia, ha trasferito tutti i suoi beni immobili ai figli tramite un accordo transattivo. Le banche creditrici hanno promosso un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace tale trasferimento, ritenendolo lesivo della loro garanzia patrimoniale. Il figlio ha impugnato la decisione sostenendo che l'atto fosse oneroso (per estinguere crediti di lavoro dei figli) e che la società avesse altri beni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. La Corte ha chiarito che l'azione revocatoria ordinaria può colpire i beni del garante anche se il debitore principale ha un patrimonio capiente. Inoltre, il debito verso la banca sorge al momento della firma della fideiussione, rendendo l'atto successivo revocabile se pregiudizievole.
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Azione revocatoria fondo patrimoniale: stop se manca la moglie
Un creditore ha promosso un'azione revocatoria fondo patrimoniale contro una coppia di coniugi per rendere inefficace la costituzione di un fondo patrimoniale su alcuni immobili. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno accolto la domanda del creditore. Il coniuge debitore ha proposto ricorso in Cassazione da solo, omettendo di coinvolgere la moglie, comproprietaria dei beni e parte nei precedenti gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha rilevato che, trattandosi di azione revocatoria fondo patrimoniale, entrambi i coniugi sono litisconsorti necessari. Di conseguenza, la Corte ha ordinato l'integrazione del contraddittorio nei confronti della moglie entro novanta giorni, rinviando la causa a nuovo ruolo per consentire la corretta partecipazione di tutte le parti necessarie.
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Azione revocatoria ordinaria tra dolo generico e preordinazione
Un creditore ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per dichiarare inefficace la vendita di un immobile compiuta dalla debitrice prima della nascita del credito. La Corte d'Appello ha accolto la domanda ritenendo sufficiente il dolo generico della debitrice. L'acquirente ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rilevato un profondo contrasto giurisprudenziale: l'orientamento maggioritario richiede la dolosa preordinazione (dolo specifico) per gli atti anteriori al credito, mentre un filone minoritario ritiene sufficiente il dolo generico. Per risolvere questa incertezza interpretativa, la Cassazione ha rimesso la causa alla pubblica udienza.
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Azione revocatoria ordinaria: donare ai figli non salva dai debiti
Una banca ha concesso un finanziamento a una società, garantito da due fideiussori. Uno dei garanti ha successivamente donato alcuni beni alla figlia. Di fronte al mancato pagamento del debito, la banca ha avviato un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficaci le donazioni e recuperare il credito. La Corte d'Appello ha accolto la domanda della banca, condannando il garante e revocando gli atti di donazione. Gli eredi dei garanti e la figlia hanno proposto ricorso in Cassazione, lamentando l'assenza di collegamento negoziale tra il conto corrente e il finanziamento e contestando i presupposti della revoca. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi, confermando la decisione d'appello. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
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Azione revocatoria ordinaria: cade la donazione dell’intera casa
Il Fallimento di una cooperativa ha promosso un'azione revocatoria ordinaria contro la donazione della nuda proprietà di un immobile, effettuata da un ex amministratore (il Debitore) e da sua moglie in favore dei figli. L'immobile era in comunione legale. I ricorrenti sostenevano che l'azione non potesse colpire l'intero bene ma solo la quota del Debitore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la comunione legale è una comunione senza quote. Di conseguenza, l'atto di disposizione pregiudizievole deve essere dichiarato inefficace per l'intero immobile nei confronti del creditore, senza che sia possibile frazionare il diritto. La Corte ha inoltre chiarito che la moglie non era una parte necessaria nel giudizio di revocatoria.
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Azione revocatoria ordinaria: scontro tra creditori e acquirenti
Il Fallimento di una società edile ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficaci diverse vendite immobiliari a catena, ritenendole pregiudizievoli per i creditori. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, ma la Cassazione ha parzialmente riformato la decisione. La Suprema Corte ha chiarito che, sebbene il danno ai creditori vada valutato al momento del contratto definitivo, la consapevolezza del terzo acquirente circa tale pregiudizio deve essere verificata al momento della firma del contratto preliminare. I giudici di secondo grado avevano erroneamente desunto tale consapevolezza dalla semplice registrazione di un precedente compromesso, atto che non ha valore di pubblicità verso i terzi. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo esame.
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Azione revocatoria ordinaria: salvo il preliminare di vendita
Il Fallimento di una società immobiliare ha promosso un'azione revocatoria ordinaria contro un acquirente per rendere inefficaci quattro contratti preliminari di vendita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fallimento, confermando che il contratto preliminare non produce un danno immediato ai creditori (eventus damni), poiché non trasferisce la proprietà dei beni ma fa sorgere solo un obbligo a contrarre. Di conseguenza, l'azione revocatoria ordinaria non può colpire direttamente il preliminare, ma eventualmente solo il contratto definitivo che realizza l'effettivo trasferimento patrimoniale. La Suprema Corte ha respinto anche il ricorso incidentale dell'acquirente, confermando la compensazione delle spese di lite.
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Azione revocatoria ordinaria: il fondo familiare non salva il garante
Una banca ha promosso un'azione revocatoria ordinaria contro un fideiussore che aveva inserito i propri immobili in un fondo patrimoniale dopo aver garantito i debiti del coniuge. Il fideiussore sosteneva che il debito non fosse scaduto e che esistessero altri soci di fatto con patrimoni capienti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fideiussore. I giudici hanno chiarito che il credito sorge al momento della firma della fideiussione e non alla scadenza del debito principale. Inoltre, trattandosi di atto gratuito, basta la consapevolezza del pregiudizio, dimostrabile anche tramite presunzioni. Infine, la mancata riproposizione specifica delle richieste istruttorie all'udienza di precisazione delle conclusioni equivale a rinuncia. Il fondo patrimoniale resta quindi inefficace nei confronti del creditore.
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Azione revocatoria ordinaria: donare ai figli non salva la casa
Un istituto di credito ha promosso un'azione revocatoria ordinaria contro un fideiussore e i suoi familiari per far dichiarare inefficace la donazione ai figli della quota di nuda proprietà di un prestigioso immobile. La banca sosteneva che l'atto pregiudicasse la garanzia del proprio ingente credito. Il Tribunale ha accolto parzialmente la domanda, revocando la donazione della quota paterna. Successivamente, sia il padre sia i figli hanno proposto separati ricorsi in Cassazione contro la decisione d'appello. La Suprema Corte, rilevando la pendenza di due impugnazioni distinte contro lo stesso provvedimento, ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per consentire la riunione obbligatoria dei ricorsi, garantendo così un unico giudizio.
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Azione revocatoria ordinaria: il patrimonio residuo blocca il creditore
Il Creditore ha promosso un'azione revocatoria ordinaria contro Il Debitore e La Società per rendere inefficace il conferimento di alcuni immobili in quest'ultima, ritenendo pregiudicata la propria garanzia patrimoniale per un credito di 130.000 euro. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso del Creditore. I giudici hanno accertato che il patrimonio residuo del Debitore, composto da altri due immobili del valore complessivo di oltre 260.000 euro (pari al doppio del debito), era ampiamente sufficiente a soddisfare il credito. Di conseguenza, mancando l'effettivo pregiudizio alle ragioni del creditore (il cosiddetto eventus damni), l'azione revocatoria non poteva essere accolta. Il Creditore è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio.
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Azione revocatoria ordinaria: banca vince contro i finti doni
Una banca, creditrice di oltre 390.000 euro, ha impugnato le donazioni immobiliari e la costituzione di un fondo patrimoniale effettuate dal debitore a favore dei propri familiari. La banca ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per dichiarare inefficaci tali atti, che svuotavano la garanzia patrimoniale. I giudici di merito hanno accolto la domanda, rilevando la consapevolezza del danno arrecato al creditore. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del debitore. I ricorrenti non hanno dimostrato in modo specifico che i trasferimenti servissero a pagare debiti scaduti. Di conseguenza, la banca vince definitivamente la causa e può procedere al pignoramento dei beni trasferiti per recuperare il proprio credito.
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Azione revocatoria ordinaria: donare la casa non salva dai debiti
Un uomo, garante per i debiti di una società, ha donato due immobili alla ex moglie e al figlio. La banca creditrice ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficaci queste donazioni, sostenendo che riducessero le garanzie patrimoniali. Il debitore si è difeso affermando che le donazioni servivano ad adempiere a un debito scaduto per il mantenimento dei figli. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del debitore. I giudici hanno stabilito che il trasferimento di immobili in sostituzione del denaro dovuto (la cosiddetta datio in solutum) non costituisce un adempimento diretto e obbligato, ma una scelta volontaria. Di conseguenza, tale atto non è esente da revoca. Il debitore non ha inoltre dimostrato l'assenza di altri beni idonei a soddisfare il credito della banca.
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Azione revocatoria ordinaria: debiti e finti passaggi di beni
Un socio di una società agricola semplice veniva accusato dal fratello amministratore di ammanchi di cassa per circa 500.000 euro. Prima di formalizzare il recesso, il socio debitore trasferiva il proprio ramo d'azienda individuale a una nuova srl da lui controllata. La società creditrice promuoveva quindi un'**azione revocatoria ordinaria** per dichiarare inefficace tale trasferimento. La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia dell'atto. I giudici hanno chiarito che, per bloccare il trasferimento, basta l'esistenza di un credito litigioso (anche se contestato) e che il patrimonio residuo del debitore non offriva garanzie equivalenti, essendo costituito solo da quote societarie instabili e da una casa di famiglia inserita in un fondo patrimoniale. L'appello dei debitori è stato rigettato.
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Azione revocatoria ordinaria: il trust non scherma i debiti
I Creditori, dopo aver ottenuto una condanna al risarcimento danni contro La Debitrice per il crollo di alcuni immobili, hanno promosso un'azione revocatoria ordinaria contro il trust istituito dalla stessa, in cui erano confluiti tutti i suoi beni. La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia del trust, qualificandolo come atto a titolo gratuito. I giudici hanno chiarito che, per contestare il trust tramite l'azione revocatoria ordinaria, non è necessario coinvolgere i beneficiari nel processo, ma bastano il disponente e il trustee. Inoltre, trattandosi di atto gratuito, è sufficiente dimostrare la consapevolezza della debitrice di arrecare pregiudizio ai creditori, senza dover provare la malafede del terzo. Il ricorso della debitrice è stato quindi rigettato con condanna alle spese.
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Azione revocatoria ordinaria: nuda proprietà a figlie bloccata
Un istituto bancario ha promosso un'azione revocatoria ordinaria contro un fideiussore che aveva ceduto alle figlie conviventi la nuda proprietà di un appartamento e di un garage, riservandosi l'usufrutto. Il debitore sosteneva che la vendita servisse a estinguere debiti scaduti e che le figlie non fossero a conoscenza del pregiudizio arrecato ai creditori. La Corte d'Appello ha accolto la domanda del creditore, ritenendo provata la consapevolezza delle figlie e rilevando che il debitore possedeva altri immobili, escludendo quindi la strumentalità esclusiva della vendita. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del debitore, confermando la decisione di merito. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione delle prove e delle presunzioni spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità.
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Azione revocatoria ordinaria: separarsi non salva la donazione
I coniugi, soci e fideiussori di una società fortemente indebitata, donano due immobili ai figli in esecuzione di un accordo di separazione consensuale omologato. Il creditore promuove un'azione revocatoria ordinaria per dichiarare inefficaci tali donazioni. I coniugi sostengono che il trasferimento sia un atto dovuto e quindi irrevocabile. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dei coniugi, confermando che il trasferimento immobiliare ai figli, anche se previsto negli accordi di separazione, non sfugge all'azione revocatoria ordinaria. L'accordo di separazione non costituisce un obbligo preesistente idoneo a giustificare l'esclusione della revoca, poiché trae origine dalla libera volontà dei coniugi quando erano già consapevoli dell'esposizione debitoria.
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