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Azione Revocatoria Ordinaria

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213 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Azione revocatoria fallimentare: onere della prova
Una società di gestione crediti ricorre in Cassazione contro una decisione che negava il privilegio ipotecario su un credito, a seguito di un'azione revocatoria del curatore fallimentare. La Suprema Corte, accogliendo parzialmente il ricorso, stabilisce che nell'azione revocatoria fallimentare l'onere di provare il danno ai creditori (eventus damni) spetta interamente al curatore. Quest'ultimo deve dimostrare la consistenza dei crediti preesistenti e l'impatto negativo dell'atto contestato sul patrimonio del debitore. La sentenza di merito viene cassata per aver erroneamente invertito tale onere probatorio.
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Responsabilità aggravata: quando è inammissibile?
Una società immobiliare, pur vincitrice in appello, ricorre in Cassazione per ottenere il risarcimento per responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c. a carico della controparte. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo due principi fondamentali: la valutazione sulla mala fede o colpa grave è un apprezzamento di fatto non sindacabile in sede di legittimità, e la richiesta di condanna per responsabilità aggravata è incompatibile con la decisione del giudice di merito di compensare le spese di lite.
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Azione revocatoria ordinaria: vendita e tutela del credito
L'erede di un socio di maggioranza ottiene la revoca della vendita dell'azienda sociale tramite un'azione revocatoria ordinaria. La Cassazione conferma che una notevole sproporzione tra prezzo di vendita e valore di mercato è sufficiente a presumere la consapevolezza del pregiudizio da parte dell'acquirente, tutelando così il creditore.
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Azione revocatoria: profitto non salva dalla revoca
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca della vendita di un ramo d'azienda, anche in presenza di un bilancio in utile per la società venditrice. La decisione si fonda sul principio che il danno per i creditori (eventus damni) può essere anche solo qualitativo, come la sostituzione di beni aziendali con denaro liquido, più difficile da aggredire. Inoltre, la consapevolezza della frode è stata desunta dai legami di parentela tra le parti, elemento cruciale nell'ambito dell'azione revocatoria.
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Azione revocatoria scissione societaria: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10478/2025, ha confermato che l'azione revocatoria per una scissione societaria è sempre ammissibile per tutelare i creditori. Un creditore, rappresentato dalla curatela fallimentare, aveva contestato una scissione che trasferiva un immobile di valore a una nuova società, riducendo la garanzia patrimoniale. La Corte ha stabilito che la revocatoria, che rende l'atto inefficace solo verso il creditore, può coesistere con l'opposizione preventiva. Ha inoltre ribadito che il giudice può fondare la sua decisione su una perizia di parte e su fatti notori, purché la motivazione sia adeguata.
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Società estera cancellata: l’onere della prova
Alcuni creditori hanno intentato un'azione revocatoria contro un debitore e una società estera per annullare il trasferimento di beni. Hanno scoperto che la società era già stata cancellata ('società estera cancellata') prima dell'inizio della causa. La Corte di Cassazione ha confermato la nullità del procedimento per un vizio procedurale, chiarendo che in casi di 'società estera cancellata', l'onere di provare l'applicabilità della legge italiana, invece di quella straniera, spetta a chi la invoca. Entrambi i ricorsi, dei creditori e del debitore, sono stati respinti.
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Revocatoria locazione ultranovennale e fallimento: la scelta
La Cassazione chiarisce che il curatore fallimentare può agire con azione revocatoria ordinaria contro un contratto di locazione ultranovennale stipulato dal fallito, anche a vita, se pregiudizievole per i creditori. Questa azione non è preclusa dalla facoltà di recesso prevista dalla legge fallimentare. La Corte ha inoltre ribadito che, ai fini della prescrizione, gli effetti della notifica si scindono, interrompendo il termine per l'attore al momento della consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario.
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Scientia damni: prova e onere in revocatoria
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di un debitore e di una banca contro la revoca di un'ipoteca. La Corte ha confermato che la prova della scientia damni, ovvero la consapevolezza di arrecare danno ai creditori, può essere fornita anche tramite presunzioni basate su indizi gravi, precisi e concordanti, come il ruolo del debitore in una società fallita e la conoscenza della sua situazione patrimoniale da parte della banca.
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Azione revocatoria: vendita immobiliare inefficace
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello che dichiarava l'inefficacia di una compravendita immobiliare tramite un'azione revocatoria. Il caso riguardava un costruttore edile che, dopo aver ricevuto un immobile in permuta con l'obbligo di completare e riconsegnare alcune unità, vendeva le porzioni di sua proprietà a un terzo, sottraendole alla garanzia dei creditori originari. La Cassazione ha ritenuto inammissibile il ricorso dell'erede dell'acquirente, stabilendo che la Corte d'Appello aveva correttamente accertato la consapevolezza del pregiudizio (scientia damni) da parte del terzo acquirente sulla base di presunzioni gravi, precise e concordanti, rendendo l'atto di vendita inefficace nei confronti dei creditori.
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Azione revocatoria ordinaria: la prova dell’eventus damni
Una società in fallimento ha agito in giudizio per revocare la cessione di alcuni beni (macchinari e un'imbarcazione) a un'altra società. La Corte d'Appello aveva confermato la revoca basandosi sull'azione revocatoria ordinaria. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha cassato la sentenza, rilevando che i giudici di merito non avevano adeguatamente verificato il presupposto dell'eventus damni, ovvero il concreto pregiudizio per i creditori. Secondo la Suprema Corte, il curatore fallimentare ha l'onere di fornire una prova rigorosa della situazione patrimoniale del debitore al momento dell'atto, dimostrando che la cessione ha reso oggettivamente più difficile il soddisfacimento dei crediti. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame su questo punto specifico.
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Revocatoria ordinaria: la prova richiesta al curatore
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha annullato una decisione di merito che aveva accolto un'azione di revocatoria ordinaria promossa da un curatore fallimentare. La Corte ha chiarito che, per provare il danno ai creditori (eventus damni), non è sufficiente dimostrare l'esistenza di debiti al momento dell'atto, ma è necessario provare che tali crediti siano stati ammessi al passivo fallimentare. Inoltre, ha ribadito che l'elemento soggettivo richiesto all'acquirente non è la conoscenza dello stato di insolvenza, ma la specifica consapevolezza del pregiudizio arrecato alle ragioni dei creditori (scientia damni).
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Azione revocatoria ordinaria: il caso della Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di azione revocatoria ordinaria intentata da un istituto di credito contro alcuni fideiussori. Questi ultimi avevano conferito il proprio patrimonio immobiliare in una società, rendendo più difficile il recupero del credito. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, dichiarando inammissibile il ricorso e ribadendo che, per l'azione revocatoria, è sufficiente un atto che renda più incerta la soddisfazione del credito. Inoltre, spetta al debitore dimostrare di possedere un patrimonio residuo sufficiente a coprire i debiti.
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Carenza di interesse: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una curatela fallimentare avverso un'ordinanza del Tribunale di merito. La ragione risiede nella carenza di interesse del ricorrente, che ha contestato aspetti subordinati della decisione senza prima impugnare la ratio decidendi principale, ovvero le motivazioni centrali su cui si fondava il provvedimento del giudice di primo grado.
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