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Attualità Della Pericolosità

30 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Principio giuridico secondo cui la pericolosità sociale di un soggetto deve essere esistente e concreta nel momento in cui la misura di prevenzione viene applicata o eseguita, e non basata solo su fatti passati.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Attualità della pericolosità sociale: annullata la misura
Il Procuratore Generale ha impugnato il rifiuto di applicare la sorveglianza speciale a un cittadino, ritenendo che i suoi trascorsi criminali ne dimostrassero la pericolosità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che per limitare la libertà personale serve la concreta attualità della pericolosità sociale. Nel caso specifico, le condotte illecite attribuite al proposto si erano interrotte anni prima e l'uomo aveva successivamente avviato una regolare attività d'impresa nel settore edile, con guadagni lecite e dimostrabili. Senza prove di comportamenti illeciti recenti, i soli precedenti penali non giustificano alcuna misura preventiva. Il proposto vince definitivamente il giudizio e non subirà alcuna restrizione della propria libertà.
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Revoca della sorveglianza speciale tra libertà e vincolo mafioso
Un uomo condannato per associazione mafiosa, estorsione e spaccio di stupefacenti ha richiesto la revoca della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. L'interessato ha sostenuto il venir meno della propria pericolosità sociale a seguito dell'espiazione di una pena detentiva di sette anni e del trascorrere di un anno di libertà senza commettere violazioni. La Corte d'Appello ha respinto l'istanza. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto del ricorso. I giudici hanno chiarito che il mero decorso del tempo e l'espiazione della pena non escludono la persistenza del vincolo associativo criminale in assenza di segnali concreti di dissociazione dal sodalizio mafioso.
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Sorveglianza speciale: tra riscatto dichiarato e legami oscuri
Un cittadino ha impugnato il decreto che confermava a suo carico la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. L'uomo sosteneva di aver tenuto una buona condotta in carcere, di lavorare in un negozio di famiglia e di non essere più socialmente pericoloso, giustificando la presenza accanto a un pregiudicato come un mero viaggio d'affari. I giudici hanno invece rilevato l'assenza di un'attività lavorativa reale e i persistenti contatti con soggetti criminali fuori regione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo che contro le misure di prevenzione si può ricorrere solo per violazione di legge e non per contestare la valutazione dei fatti compiuta dai giudici di merito.
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Attualità della pericolosità sociale: stop ai sospetti automatici
La Corte di Cassazione si è espressa sul caso di un cittadino sottoposto alla misura della sorveglianza speciale per quattro anni. I giudici di merito avevano motivato la decisione richiamando un'ordinanza cautelare del 2014 per presunta appartenenza a un'associazione mafiosa, insieme alla successiva apertura di un'attività commerciale e a una denuncia per furto. La Suprema Corte ha annullato il provvedimento, stabilendo che la presunta appartenenza a un sodalizio criminale non basta a dimostrare in automatico l'attualità della pericolosità sociale. Il giudice deve infatti verificare in concreto se il legame criminale sia ancora attivo, analizzando la durata e l'intensità del vincolo nel tempo. Senza una motivazione specifica e rigorosa su tali elementi attuali, la misura di prevenzione non può essere confermata. Il caso torna ora alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Misure di prevenzione: il boss in cella resta pericoloso
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione delle misure di prevenzione, nello specifico la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, nei confronti di un esponente di un clan camorristico. Nonostante una detenzione di quasi ventotto anni e una condotta carceraria apparentemente corretta, i giudici hanno ritenuto attuale la sua pericolosità sociale. Durante la carcerazione, l'uomo ha continuato a ricevere uno stipendio dal clan e a inviare messaggi strategici all'esterno tramite la moglie. Inoltre, una volta libero, è stato vittima di un agguato, a dimostrazione del suo ruolo ancora attivo e centrale nelle dinamiche criminali. La Suprema Corte ha quindi rigettato il ricorso, confermando che la lunga carcerazione non cancella automaticamente la pericolosità se vi sono prove di un legame associativo mai interrotto.
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Attualità della pericolosità sociale: sorveglianza e beni salvi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi del Proposto e della Procura Generale contro la decisione della Corte di Appello. Quest'ultima aveva confermato la sorveglianza speciale per il Proposto, ma revocato la confisca di un terreno e di una ditta individuale. Il Proposto contestava l'attualità della pericolosità sociale, ritenendola esclusa dal tempo trascorso in carcere. La Cassazione ha chiarito che il ricorso è generico e che la sua pericolosità è provata dal ruolo attivo nel clan mafioso come messaggero del padre boss ed estorsore. Anche il ricorso della Procura è stato respinto: i beni erano stati acquistati anni prima dell'inizio delle attività illecite e con redditi leciti. Di conseguenza, il Proposto perde il ricorso e deve pagare le spese e una sanzione pecuniaria, mentre i suoi beni restano definitivamente salvi dalla confisca.
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Attualità della pericolosità sociale: confermata la misura
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nei confronti di un soggetto dedito ad attività criminali continuative. Il ricorrente contestava la sussistenza dell'attualità della pericolosità sociale, sostenendo che il sequestro dei suoi beni commerciali e l'affidamento in prova escludessero il rischio di nuovi reati. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte d'Appello ha infatti dimostrato la persistenza della condotta illecita, evidenziando il ritrovamento di beni di provenienza illecita anche dopo i reati contestati. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la misura di prevenzione e condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Misure di prevenzione: il lavoro onesto non cancella il passato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro l'applicazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. Il ricorrente sosteneva che il giudizio sulla sua pericolosità fosse basato solo su vecchi precedenti, ignorando il suo nuovo lavoro onesto. La Suprema Corte ha chiarito che le impugnazioni contro le misure di prevenzione sono ammesse solo per violazione di legge e non per contestare la motivazione del giudice, a meno che questa non sia totalmente assente. Nel caso specifico, i giudici avevano correttamente motivato la decisione evidenziando precedenti penali continui, una condanna per rapina e frequentazioni con pregiudicati, ritenendo il lavoro non sufficiente a escludere la pericolosità attuale. Il ricorrente perde la causa e viene condannato a pagare le spese e tremila euro alla cassa delle ammende.
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Attualità della pericolosità sociale: confermata la sorveglianza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto ritenuto appartenente a un'associazione mafiosa contro la misura della sorveglianza speciale. La difesa contestava l'attualità della pericolosità sociale, evidenziando la buona condotta carceraria e il lavoro come infermiere. La Suprema Corte ha confermato che l'attualità della pericolosità sociale è stata correttamente motivata dai giudici di merito sulla base del ruolo di rilievo ricoperto dal soggetto all'interno del sodalizio criminale per oltre vent'anni. Il decorso del tempo in custodia cautelare non cancella automaticamente la pericolosità, data la stabilità del vincolo mafioso.
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Sorveglianza speciale: l’estero non cancella la pericolosità
Il Sottoposto ha impugnato il provvedimento che respingeva la revoca della sorveglianza speciale, misura applicata nel 1995 e aggravata nel 2001. La difesa sosteneva l'assenza di attualità della pericolosità sociale, evidenziando il tempo trascorso dall'ultimo reato e la detenzione in Olanda con liberazione condizionale. La Corte d'Appello ha confermato la misura, rilevando che il soggetto era fuggito all'estero per eludere i controlli, mantenendo la base operativa dei suoi traffici illeciti in Olanda senza mostrare un reale cambiamento di vita. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che nei procedimenti di prevenzione il sindacato di legittimità è limitato alla sola violazione di legge. La motivazione dei giudici di merito è risultata logica, coerente e non apparente, giustificando pienamente la persistente pericolosità del ricorrente.
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Espulsione vs Famiglia: la Cassazione sceglie la libertà vigilata
Un cittadino straniero, condannato per spaccio, doveva essere espulso dall'Italia. Il Tribunale di Sorveglianza, pur confermando la sua pericolosità sociale, ha considerato i suoi forti legami familiari nel Paese. Ha quindi deciso per la sostituzione della misura di sicurezza, trasformando l'espulsione in un anno di libertà vigilata. L'uomo ha fatto ricorso, sostenendo che la misura andasse cancellata del tutto. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che il giudice ha il potere di graduare la sanzione, bilanciando la sicurezza pubblica e il diritto all'unità familiare, applicando una misura meno grave ma comunque prevista dalla legge.
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Sorveglianza speciale per un detenuto: la Cassazione la applica
Un uomo, già in carcere dal 2019, ha contestato l'applicazione della sorveglianza speciale nei suoi confronti, sostenendo che la detenzione rendesse la sua pericolosità non più 'attuale'. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave: la sorveglianza speciale per un detenuto è legittima. Lo stato di detenzione non elimina automaticamente la valutazione di pericolosità sociale. I giudici hanno chiarito che la pericolosità si valuta al momento della decisione, mentre l'esecuzione della sorveglianza può essere posticipata e rivalutata al momento della scarcerazione. La misura è stata quindi confermata.
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Sorveglianza speciale: lavoro onesto non cancella pericolosità
Un uomo, già condannato per numerosi reati contro il patrimonio (furto, ricettazione, autoriciclaggio), viene sottoposto a sorveglianza speciale per pericolosità sociale. L'uomo si oppone, sostenendo che la sua pericolosità non è più attuale, dato che ha iniziato a svolgere un'attività lavorativa. La Corte di Cassazione, però, conferma la misura. I giudici stabiliscono un principio importante: un lavoro lecito, anche se reale, non è sufficiente a cancellare una pericolosità sociale radicata e dimostrata da anni di condotte criminali. Il ricorso dell'uomo viene dichiarato inammissibile perché mirava a una nuova valutazione dei fatti, cosa non permessa in Cassazione. L'uomo perde e la misura di prevenzione resta valida.
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Pericolosità Sociale: Reati Vecchi Giustificano Misure Attuali
La Corte di Cassazione ha confermato una misura di prevenzione (sorveglianza speciale) verso un soggetto con precedenti per spaccio e armi. La difesa sosteneva che i reati fossero troppo vecchi per dimostrare un pericolo attuale. I giudici hanno invece stabilito che l'attualità della pericolosità sociale può essere desunta anche da condanne passate, pure per reati di natura diversa. Se questi fatti, uniti ad altri elementi come la presenza di ulteriori misure cautelari, delineano una stabile dedizione al crimine, la misura preventiva è legittima. Il ricorso è stato quindi respinto perché la valutazione del giudice di merito era corretta.
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Pericolosità Sociale non attuale: Cassazione annulla la sorveglianza
La Corte di Cassazione ha annullato una misura di prevenzione (sorveglianza speciale) applicata a un soggetto sulla base di una condanna non definitiva per traffico di stupefacenti. I giudici hanno stabilito un principio fondamentale: non si può presumere l'attualità della pericolosità sociale solo da un precedente penale. È necessario un accertamento concreto e attuale, basato su elementi specifici che dimostrino come quella persona sia pericolosa *oggi*. Una motivazione generica, che non correla i fatti passati alla situazione presente, è illegittima. La decisione rafforza le garanzie individuali, imponendo ai tribunali una valutazione rigorosa e non automatica.
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Pericolosità sociale: quando è attuale e motivata
Un individuo è stato sottoposto a sorveglianza speciale per pericolosità sociale. Dopo un primo annullamento per difetto di motivazione, la Corte d'Appello ha confermato la misura, valutando specifici episodi criminali (resistenza, possesso d'armi, guida in stato di ebbrezza) per fondare l'attualità del pericolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso finale, stabilendo che una motivazione sintetica ma logica, basata su fatti recenti, è sufficiente a giustificare la misura di prevenzione.
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Attualità della pericolosità: Cassazione annulla confisca
Un soggetto, detenuto da decenni per associazione mafiosa, era stato sottoposto a sorveglianza speciale e alla confisca di beni intestati ai familiari. La Corte di Cassazione ha annullato tale provvedimento, sottolineando la mancanza di prove sull'attualità della pericolosità sociale. La Corte ha stabilito che presunzioni basate su fatti remoti non sono sufficienti per giustificare né le misure personali né quelle patrimoniali, per le quali serve una prova concreta della riconducibilità dei beni al soggetto proposto.
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Attualità della pericolosità: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha analizzato i ricorsi contro misure di prevenzione, annullando con rinvio l'applicazione della sorveglianza speciale a un soggetto. La Corte ha sottolineato la necessità di una valutazione concreta dell'attualità della pericolosità, tenendo conto del periodo di detenzione e della condotta del soggetto, non potendosi basare su una mera presunzione. Gli altri ricorsi, relativi principalmente alla confisca di beni, sono stati dichiarati inammissibili per genericità o infondatezza delle censure.
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Sorveglianza speciale e detenzione: la Cassazione chiarisce
Un soggetto, già detenuto da anni, ha impugnato il decreto che gli applicava la misura della sorveglianza speciale, sostenendo che la sua pericolosità sociale non fosse più attuale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, non perché il principio non fosse valido, ma per una ragione procedurale cruciale: la mancanza di un interesse concreto e attuale all'impugnazione. La Corte ha chiarito che, per legge, la verifica della pericolosità sociale è obbligatoriamente posticipata al momento in cui cessa lo stato di detenzione, prima che la sorveglianza speciale diventi esecutiva. Pertanto, un'eventuale annullamento del provvedimento in questa fase non porterebbe alcun vantaggio pratico al ricorrente, il cui caso sarà comunque riesaminato al momento opportuno.
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Pericolosità sociale: Cassazione su attualità e prove
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una misura di prevenzione della sorveglianza speciale. La Corte ha stabilito che la valutazione della pericolosità sociale attuale di un soggetto affiliato a un clan mafioso può basarsi anche su una sentenza di condanna non ancora definitiva. L'appartenenza a un sodalizio mafioso "storico", per sua natura permanente, costituisce un forte indicatore della persistenza della pericolosità, rendendo meno rilevante il tempo trascorso dai fatti contestati.
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