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Attualità Della Pericolosità Sociale

46 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La necessità che la pericolosità di una persona non sia solo un fatto passato, ma sia ancora presente e concreta al momento della decisione del giudice.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Lavoratore vs. Pericolosità Sociale: La Cassazione Riscrive le Regole
Un Lavoratore, già sottoposto a sorveglianza speciale per gravi reati (strage, omicidio, associazione mafiosa) commessi fino al 1996, ha chiesto la revoca della misura. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, ritenendo persistente la sua pericolosità sociale. Il Lavoratore ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la motivazione basata su mere presunzioni e l'omessa valutazione di elementi positivi (percorso rieducativo, lavoro, estraneità a indagini recenti). La Cassazione ha accolto il ricorso, annullando il decreto e rinviando il caso. Ha stabilito che i giudici devono valutare l'attualità della pericolosità sociale in modo completo, considerando tutti gli elementi, inclusi il tempo trascorso e il percorso di risocializzazione, senza automatismi.
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Attualità della pericolosità sociale: annullata la sorveglianza
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la decisione di merito che imponeva la sorveglianza speciale a padre e figlio. I giudici territoriali avevano applicato la misura basandosi su vecchie condanne e vicende societarie risalenti nel tempo, senza valutare concretamente l'attualità della pericolosità sociale. La Suprema Corte ha chiarito che non basta elencare procedimenti penali passati o pendenti. Occorre infatti dimostrare con elementi specifici e circostanziati che il pericolo sia ancora presente al momento dell'applicazione della misura. In assenza di tali precisazioni temporali e fattuali, la motivazione risulta solo apparente e viola i principi del codice antimafia.
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Attualità della pericolosità sociale: condotta positiva vs. legami mafiosi
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto che confermava una misura di prevenzione personale (sorveglianza speciale) per un individuo precedentemente legato a un sodalizio mafioso. Il Ricorrente aveva contestato la decisione, sostenendo che la Corte d'Appello non aveva adeguatamente valutato il suo positivo comportamento in carcere e la sua attuale attività lavorativa lecita in una regione diversa. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, affermando che il giudice di merito deve sempre verificare l'attualità della pericolosità sociale, considerando tutti gli elementi che indicano un possibile allontanamento dalle dinamiche criminali. La sentenza sottolinea che la presunzione di pericolosità non può essere l'unico fondamento, specialmente dopo un lungo periodo di detenzione e un cambiamento di vita.
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Pericolosità Sociale: Cassazione Annulla Misura per Mancanza di Attualità
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un soggetto sottoposto a misura di prevenzione (sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno) per presunta appartenenza a un'associazione mafiosa. Il Proposto contestava il rigetto della sua richiesta di revoca, sostenendo la mancanza di attuale pericolosità sociale, soprattutto dopo un lungo periodo di custodia cautelare. La Cassazione ha ritenuto infondata la questione di legittimità costituzionale sulla presunzione automatica di pericolosità dopo la custodia cautelare, distinguendola dalla detenzione per espiazione di pena. Ha invece accolto il ricorso per vizio di motivazione: la Corte d'Appello non aveva adeguatamente verificato l'attualità della pericolosità sociale, basandosi su fatti risalenti e senza considerare l'evoluzione della situazione. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame che valuti concretamente la persistenza della pericolosità.
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Pericolosità sociale: la Cassazione annulla la sorveglianza speciale
Un Lavoratore, già condannato per associazione mafiosa e narcotraffico, ha chiesto la revoca o riduzione di una misura di prevenzione (sorveglianza speciale) applicata dopo anni di detenzione. Sosteneva l'assenza di Attualità pericolosità sociale, evidenziando la sua nuova attività lavorativa e l'assoluzione per alcuni reati. La Corte d'Appello ha respinto la sua richiesta. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione. Ha stabilito che la Corte d'Appello non ha adeguatamente valutato gli elementi che indicavano un possibile abbandono delle logiche criminali, né ha motivato sufficientemente sulla persistenza della Attualità pericolosità sociale dopo un lungo periodo di detenzione.
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Attualità della pericolosità sociale e condotta in carcere
Un cittadino ha impugnato il provvedimento che confermava l'applicazione della sorveglianza speciale nei suoi confronti. Il ricorrente ha sostenuto che la misura fosse illegittima per mancanza dell'attualità della pericolosità sociale, evidenziando la buona condotta tenuta durante la detenzione e l'interruzione delle attività illecite dal 2017. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la semplice buona condotta carceraria non dimostra un effettivo ravvedimento. Il soggetto ha commesso reati gravi dal 2001 al 2017 per trarre profitto e ha già mostrato in passato una rapida ricaduta nel crimine dopo la scarcerazione. Pertanto, la valutazione di persistente pericolosità risulta pienamente motivata ed esecutiva, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Attualità della pericolosità sociale: il tempo non cancella i legami mafiosi
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo, già condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso, che contestava l'applicazione della sorveglianza speciale. L'individuo sosteneva che il lungo tempo trascorso dai fatti (2013) e la detenzione avrebbero dovuto escludere l'attualità della pericolosità sociale. Tuttavia, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso. Ha confermato che i profondi legami con il sodalizio mafioso e l'assenza di una reale revisione critica del proprio passato criminale mantenevano intatta la sua pericolosità. La detenzione, in questo contesto, non è bastata a superare la presunzione di pericolosità.
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Attualità della pericolosità sociale: il carcere non basta
Un soggetto al vertice di una struttura criminale ha impugnato la misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per la durata di cinque anni. La difesa ha denunciato la mancanza del requisito di attualità della pericolosità sociale, evidenziando il lungo periodo di detenzione sofferto e l'assenza di nuove condotte illecite recenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'attualità della pericolosità sociale per i dirigenti mafiosi non richiede la commissione di nuovi reati immediati. La capacità di impartire direttive dal carcere e la mancanza di una reale dissociazione dimostrano la permanenza del pericolo per la sicurezza pubblica.
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Attualità della pericolosità sociale: annullata la misura
Il Procuratore Generale ha impugnato il rifiuto di applicare la sorveglianza speciale a un cittadino, ritenendo che i suoi trascorsi criminali ne dimostrassero la pericolosità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che per limitare la libertà personale serve la concreta attualità della pericolosità sociale. Nel caso specifico, le condotte illecite attribuite al proposto si erano interrotte anni prima e l'uomo aveva successivamente avviato una regolare attività d'impresa nel settore edile, con guadagni lecite e dimostrabili. Senza prove di comportamenti illeciti recenti, i soli precedenti penali non giustificano alcuna misura preventiva. Il proposto vince definitivamente il giudizio e non subirà alcuna restrizione della propria libertà.
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Attualità della pericolosità sociale: passato e recupero
Il Tribunale di sorveglianza aveva ordinato l'applicazione della libertà vigilata a un uomo, riducendone la durata a un anno. Il giudice aveva motivato la scelta richiamando i vecchi precedenti penali dell'interessato e la revoca di una precedente misura alternativa. L'uomo aveva tuttavia completato con successo un successivo affidamento in prova, ottenendo l'estinzione della pena, lavorando stabilmente e partecipando ad attività sociali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'interessato. I giudici di legittimità hanno stabilito che l'applicazione delle misure di sicurezza richiede una verifica rigorosa circa l'attualità della pericolosità sociale al momento della decisione. Il tribunale non può basarsi soltanto sui reati del passato ignorando i concreti e recenti progressi di risocializzazione.
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Pericolosità sociale: conta la condotta attuale e non il passato
La Corte di Cassazione ha annullato il decreto con cui la Corte di Appello aveva confermato la sorveglianza speciale per due anni a carico di una persona, omettendo di valutarne il percorso rieducativo. I giudici di secondo grado hanno ancorato l'attualità della pericolosità sociale al momento della richiesta della misura anziché al momento della decisione. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice deve sempre verificare l'attualità del pericolo al momento del provvedimento, esaminando anche i progressi compiuti, il regolare svolgimento dell'affidamento in prova e le condotte collaborative con le autorità.
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Attualità della pericolosità sociale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un detenuto contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza. Il magistrato di sorveglianza aveva confermato la persistenza del vincolo criminale e l'assenza di elementi idonei a escludere l'attualità della pericolosità sociale. Il ricorrente ha riproposto davanti ai giudici di legittimità le medesime censure già respinte nel merito, senza formulare una critica puntuale e specifica. La Suprema Corte ha ribadito che la mera condotta processuale non dimostra la reale dissociazione dal contesto mafioso di riferimento. Di conseguenza, il detenuto perde il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Attualità della pericolosità sociale: stop ai sospetti automatici
La Corte di Cassazione si è espressa sul caso di un cittadino sottoposto alla misura della sorveglianza speciale per quattro anni. I giudici di merito avevano motivato la decisione richiamando un'ordinanza cautelare del 2014 per presunta appartenenza a un'associazione mafiosa, insieme alla successiva apertura di un'attività commerciale e a una denuncia per furto. La Suprema Corte ha annullato il provvedimento, stabilendo che la presunta appartenenza a un sodalizio criminale non basta a dimostrare in automatico l'attualità della pericolosità sociale. Il giudice deve infatti verificare in concreto se il legame criminale sia ancora attivo, analizzando la durata e l'intensità del vincolo nel tempo. Senza una motivazione specifica e rigorosa su tali elementi attuali, la misura di prevenzione non può essere confermata. Il caso torna ora alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Attualità della pericolosità sociale: il passato non basta
Il caso riguarda Il Sottoposto, a cui era stata applicata la misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per tre anni. I giudici di merito avevano confermato la misura basandosi solo sui suoi vecchi precedenti penali e sul legame di parentela con un esponente della criminalità organizzata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Sottoposto, stabilendo che i giudici non possono presumere in automatico la persistenza del legame criminale dopo molti anni di carcere. È invece obbligatorio accertare l'attualità della pericolosità sociale. Nel valutare questo requisito, i giudici devono considerare elementi positivi come la liberazione anticipata ottenuta per buona condotta e l'effettivo percorso di rieducazione del soggetto. La sentenza impugnata è stata quindi annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Attualità della pericolosità sociale: il passato non basta
Il Sottoposto ha impugnato il provvedimento che confermava l'applicazione della sorveglianza speciale per cinque anni. La difesa ha contestato la mancata valutazione dell'attualità della pericolosità sociale, evidenziando che il soggetto era stato detenuto per sei anni mostrando una condotta esemplare e l'assenza di nuovi elementi di minaccia. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che i giudici di merito non possono basare la misura di prevenzione su una mera presunzione di appartenenza mafiosa legata a condanne passate. È necessario valutare concretamente il percorso di risocializzazione del detenuto e l'effettiva operatività del gruppo criminale. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Attualità della pericolosità sociale: buona condotta vs clan
La Corte di Cassazione ha confermato le misure di prevenzione della sorveglianza speciale e della confisca dei beni a carico di un soggetto indiziato di appartenere a un'associazione mafiosa. Il ricorrente contestava l'attualità della pericolosità sociale, evidenziando la buona condotta in carcere e la risalenza dei reati. I giudici hanno stabilito che il comportamento carcerario positivo non basta a dimostrare il recesso dal clan. Inoltre, la confisca è legittima poiché la pubblica accusa ha provato la sproporzione tra il valore dei beni e i redditi dichiarati, mentre la difesa non ha fornito prove concrete sulla provenienza lecita delle risorse utilizzate per l'acquisto.
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Attualità della pericolosità sociale: sorveglianza e beni salvi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi del Proposto e della Procura Generale contro la decisione della Corte di Appello. Quest'ultima aveva confermato la sorveglianza speciale per il Proposto, ma revocato la confisca di un terreno e di una ditta individuale. Il Proposto contestava l'attualità della pericolosità sociale, ritenendola esclusa dal tempo trascorso in carcere. La Cassazione ha chiarito che il ricorso è generico e che la sua pericolosità è provata dal ruolo attivo nel clan mafioso come messaggero del padre boss ed estorsore. Anche il ricorso della Procura è stato respinto: i beni erano stati acquistati anni prima dell'inizio delle attività illecite e con redditi leciti. Di conseguenza, il Proposto perde il ricorso e deve pagare le spese e una sanzione pecuniaria, mentre i suoi beni restano definitivamente salvi dalla confisca.
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Attualità della pericolosità sociale: la Cassazione nega sconti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da un Padre e da sua Figlia contro l'applicazione della sorveglianza speciale e la confisca di 25.000 euro. Il Padre contestava l'attualità della pericolosità sociale, sostenendo che i reati contestati fossero troppo datati e richiamando i propri problemi di salute. La Figlia rivendicava la proprietà del denaro sequestrato, giustificandolo come regalo di nozze. I giudici hanno confermato la legittimità dei provvedimenti: la pericolosità del Padre è supportata da una biografia criminale ininterrotta, culminata nel recente possesso di armi e droga. Inoltre, la tesi della Figlia sulla provenienza lecita del denaro è stata smentita dalla sproporzione rispetto ai redditi familiari dichiarati. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Attualità della pericolosità sociale: confermata la misura
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nei confronti di un soggetto dedito ad attività criminali continuative. Il ricorrente contestava la sussistenza dell'attualità della pericolosità sociale, sostenendo che il sequestro dei suoi beni commerciali e l'affidamento in prova escludessero il rischio di nuovi reati. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte d'Appello ha infatti dimostrato la persistenza della condotta illecita, evidenziando il ritrovamento di beni di provenienza illecita anche dopo i reati contestati. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la misura di prevenzione e condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Attualità della pericolosità sociale: il passato mafioso pesa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. La difesa lamentava la mancanza di motivazione sull'attualità della pericolosità sociale, sostenendo che il lungo periodo di detenzione e l'assenza di nuovi reati dal 2012 escludessero la pericolosità. I giudici hanno invece confermato che il legame con l'associazione mafiosa e la mancanza di elementi di dissociazione durante la detenzione giustificano la persistenza della pericolosità. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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