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Attualità Della Pericolosità Sociale

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46 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Pericolosità sociale: il carcere preventivo non la cancella
La Cassazione ha esaminato il caso di un soggetto, ritenuto partecipe di un clan mafioso, a cui era stata applicata la sorveglianza speciale. L'uomo sosteneva che la sua lunga detenzione in custodia cautelare avesse fatto venire meno l'attualità della pericolosità sociale. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave: la custodia cautelare, a differenza della detenzione per espiazione di pena, non neutralizza la pericolosità. Anzi, la sua stessa applicazione e persistenza testimoniano che il pericolo di recidiva è considerato concreto e attuale, giustificando così la misura di prevenzione. La detenzione preventiva, quindi, non interrompe il giudizio sulla pericolosità sociale.
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Pericolosità Sociale: Reati Vecchi Giustificano Misure Attuali
La Corte di Cassazione ha confermato una misura di prevenzione (sorveglianza speciale) verso un soggetto con precedenti per spaccio e armi. La difesa sosteneva che i reati fossero troppo vecchi per dimostrare un pericolo attuale. I giudici hanno invece stabilito che l'attualità della pericolosità sociale può essere desunta anche da condanne passate, pure per reati di natura diversa. Se questi fatti, uniti ad altri elementi come la presenza di ulteriori misure cautelari, delineano una stabile dedizione al crimine, la misura preventiva è legittima. Il ricorso è stato quindi respinto perché la valutazione del giudice di merito era corretta.
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Attualità Pericolosità Sociale: Lavoro non cancella reati in cella
Un soggetto, già sottoposto a misure restrittive, riceve la sorveglianza speciale. Egli si oppone, sostenendo che la sua pericolosità non è più attuale, dato che ha trovato lavoro e non ha commesso reati recenti. La Cassazione, però, conferma la misura. Il principio chiave è che l'attualità della pericolosità sociale è dimostrata proprio dai reati commessi durante la precedente detenzione (carceraria e domiciliare). Questo comportamento, secondo i giudici, rivela un'indifferenza alle regole e una pericolosità persistente che un nuovo lavoro non è sufficiente a cancellare. La decisione sottolinea come la condotta tenuta durante la restrizione della libertà sia un indicatore decisivo.
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Pericolosità Sociale non attuale: Cassazione annulla la sorveglianza
La Corte di Cassazione ha annullato una misura di prevenzione (sorveglianza speciale) applicata a un soggetto sulla base di una condanna non definitiva per traffico di stupefacenti. I giudici hanno stabilito un principio fondamentale: non si può presumere l'attualità della pericolosità sociale solo da un precedente penale. È necessario un accertamento concreto e attuale, basato su elementi specifici che dimostrino come quella persona sia pericolosa *oggi*. Una motivazione generica, che non correla i fatti passati alla situazione presente, è illegittima. La decisione rafforza le garanzie individuali, imponendo ai tribunali una valutazione rigorosa e non automatica.
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Buona condotta non basta: confermata l’attualità della pericolosità
Un uomo, affiliato di spicco a un clan mafioso, sconta oltre dieci anni di carcere. Al termine della pena, i giudici devono decidere se applicare una misura di sorveglianza speciale decisa anni prima. L'uomo ha tenuto una buona condotta in carcere, ha studiato e trovato lavoro. Nonostante ciò, la Corte di Cassazione conferma la sua **attualità della pericolosità sociale**. Secondo i giudici, il suo profondo radicamento criminale, il ruolo di 'capozona' e il ritorno nel territorio del clan prevalgono sui segnali positivi. La buona condotta non è sufficiente a dimostrare un reale distacco dal passato mafioso. La misura di prevenzione viene quindi eseguita.
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Pericolosità sociale: sorveglianza legittima anche dopo il carcere
Un soggetto, ritenuto affiliato a un'associazione mafiosa, viene sottoposto a sorveglianza speciale dopo un lungo periodo di detenzione. L'uomo si oppone, sostenendo che la sua pericolosità non sia più attuale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave: la detenzione, anche se prolungata, non cancella automaticamente l'attualità della pericolosità sociale. Se i legami con il clan criminale sono profondi e non ci sono segni di ravvedimento, la misura di prevenzione è legittima. La valutazione deve considerare la persistenza dei legami e non solo il tempo trascorso in carcere.
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