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Attualità Della Pericolosità Sociale

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46 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Attualità della pericolosità sociale: confermata la sorveglianza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto ritenuto appartenente a un'associazione mafiosa contro la misura della sorveglianza speciale. La difesa contestava l'attualità della pericolosità sociale, evidenziando la buona condotta carceraria e il lavoro come infermiere. La Suprema Corte ha confermato che l'attualità della pericolosità sociale è stata correttamente motivata dai giudici di merito sulla base del ruolo di rilievo ricoperto dal soggetto all'interno del sodalizio criminale per oltre vent'anni. Il decorso del tempo in custodia cautelare non cancella automaticamente la pericolosità, data la stabilità del vincolo mafioso.
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Attualità della pericolosità sociale: l’età non cancella la mafia
Un uomo, condannato in passato per associazione mafiosa ed estorsione, ha impugnato il provvedimento che disponeva l'esecuzione della sorveglianza speciale nei suoi confronti. La difesa sosteneva l'assenza di prova circa l'attualità della pericolosità sociale, evidenziando il tempo trascorso, l'età avanzata e le condizioni di salute precarie del soggetto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'appartenenza a un sodalizio mafioso genera una presunzione di persistenza del vincolo associativo. Questa presunzione può essere superata solo fornendo la prova positiva di un effettivo recesso dall'organizzazione, non bastando il mero decorso del tempo o lo stato di salute, specie se le attività criminali pregresse (come il condizionamento degli appalti) non richiedono particolare vigore fisico.
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Attualità della pericolosità sociale: tra lavoro e narcotraffico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro la misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno e confisca dei beni. Il ricorrente contestava l'attualità della pericolosità sociale, sostenendo che i giudici avessero confuso la pericolosità con la vicinanza temporale dell'ultimo reato di narcotraffico. La Suprema Corte ha chiarito che l'attualità della pericolosità sociale è stata correttamente motivata: il soggetto, inserito in un ampio contesto criminale apicale, non ha mostrato segni di ravvedimento nonostante i periodi di detenzione. Inoltre, la Corte ha ritenuto irrilevante il confronto con la posizione di un coimputato non sottoposto a misura. Il ricorrente perde la causa e viene condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Attualità della pericolosità sociale: il clan non si cancella
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto ritenuto affiliato a un'associazione mafiosa contro l'applicazione della sorveglianza speciale. La difesa contestava l'attualità della pericolosità sociale, evidenziando lo stato di detenzione del ricorrente e il tempo trascorso dai reati. I giudici hanno chiarito che l'attualità della pericolosità sociale deve essere valutata al momento della decisione di primo grado. Nel caso specifico, il soggetto aveva ripreso subito le attività criminali, come estorsioni e traffico di droga, dopo una precedente carcerazione, dimostrando la persistenza del vincolo associativo. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Attualità della pericolosità sociale: il carcere e la confisca
La Corte di Cassazione ha confermato la sorveglianza speciale e la confisca dei beni a carico di un soggetto ritenuto vicino a una cosca mafiosa. La difesa contestava l'attualità della pericolosità sociale a causa di un lungo periodo di detenzione e chiedeva la restituzione di un immobile acquistato dalla moglie nel 1996. I giudici hanno chiarito che il comportamento corretto in carcere non cancella la pericolosità se strumentale, e che l'emergere di nuovi elementi investigativi consente di superare i precedenti provvedimenti favorevoli (regola del rebus sic stantibus). La sentenza ribadisce che l'attualità della pericolosità sociale va valutata globalmente, considerando la capacità di riorganizzazione del clan e il ruolo strategico del soggetto. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, confermando definitivamente le misure patrimoniali e personali.
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Attualità della pericolosità sociale: condannato chi vede i clan
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. L'uomo, già condannato per associazione mafiosa ed estorsione, contestava l'attualità della pericolosità sociale, ritenendola basata su semplici presunzioni. I giudici hanno invece confermato che la pericolosità è attuale e concreta. Infatti, dopo la scarcerazione, l'uomo ha continuato a frequentare esponenti della criminalità organizzata e a pianificare traffici illeciti, violando persino i precedenti obblighi di soggiorno. La Suprema Corte ha ribadito che il legame con la mafia si presume persistente in assenza di prove di un effettivo recesso. Di conseguenza, il ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Attualità della pericolosità sociale: quando il passato pesa
Il Tribunale di Palermo aveva disposto l'esecuzione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale nei confronti di un soggetto condannato per associazione mafiosa ed estorsione, dopo un lungo periodo di detenzione. Il destinatario della misura ha proposto ricorso, sostenendo che la sua buona condotta in carcere dimostrasse l'assenza di pericolosità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la buona condotta carceraria rappresenta un dovere e non prova da sola il recesso dal sodalizio criminale. Di conseguenza, l'attualità della pericolosità sociale deve ritenersi persistente, specialmente se il soggetto ritorna a vivere nello stesso territorio in cui opera il gruppo criminale di appartenenza. Il ricorrente perde la causa e deve scontare la misura di prevenzione, oltre a pagare le spese processuali.
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Attualità della pericolosità sociale e sorveglianza speciale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Proposto contro l'applicazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per due anni. Il ricorrente contestava l'attualità della pericolosità sociale, sostenendo di aver intrapreso un percorso di recupero lavorativo dopo la detenzione. La Suprema Corte ha chiarito che, nel procedimento di prevenzione, il sindacato di legittimità sulla motivazione è limitato alla violazione di legge (motivazione inesistente o apparente). Nel caso specifico, i giudici di merito hanno ampiamente motivato l'attualità del pericolo basandosi sul ruolo di capo di un'associazione a delinquere dedita a truffe telematiche, sulla brevità della detenzione e sull'assenza di una stabile attività lavorativa lecita. Di conseguenza, Il Proposto perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Attualità della pericolosità sociale: il passato non basta più
Il Proposto, condannato in passato per gravi reati associativi e di sangue, ha impugnato il decreto che gli applicava la misura della sorveglianza speciale con cauzione. La difesa ha evidenziato il positivo percorso di reinserimento sociale e lavorativo del Proposto, oltre al conseguimento di un diploma durante la detenzione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, evidenziando che i giudici di appello hanno omesso di valutare adeguatamente l'attualità della pericolosità sociale. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione della pericolosità deve considerare anche gli elementi positivi sopravvenuti e la distanza temporale dai fatti di reato originari. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato il provvedimento impugnato, rinviando il caso alla Corte di appello per un nuovo esame.
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Capo clan scarcerato: l’attualità della pericolosità sociale resta
Un uomo, condannato per essere stato a capo di un'associazione mafiosa, finisce di scontare una lunga pena detentiva. I giudici, tuttavia, confermano una misura di prevenzione a suo carico, la sorveglianza speciale, che era rimasta sospesa. La Corte di Cassazione ha stabilito che il lungo periodo in carcere non è sufficiente, da solo, a cancellare l'attualità della pericolosità sociale di un soggetto con un ruolo di vertice in un clan. Il legame con l'organizzazione criminale si presume persistente. L'appello dell'uomo viene quindi respinto, confermando che la sua pericolosità è ancora attuale e la misura di prevenzione deve essere eseguita.
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Legame Mafioso: Pericolosità Sociale Presunta Senza Nuovi Reati
Un soggetto, con un ruolo direttivo in un'associazione mafiosa, viene sottoposto a sorveglianza speciale. L'uomo si oppone, sostenendo che la sua pericolosità non sia più attuale. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo un principio chiave: per gli indiziati di mafia, l'attualità della pericolosità sociale si presume. Il legame con il clan è considerato stabile e permanente, a meno che l'interessato non fornisca prove concrete di averlo reciso. In assenza di una chiara dissociazione, la misura di prevenzione è legittima anche se non sono stati commessi reati recenti. La pericolosità, quindi, persiste.
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Mafia: Lavoro non cancella l’attualità della pericolosità sociale
Un individuo, condannato in passato per associazione mafiosa, si oppone alla misura della sorveglianza speciale. Sostiene che la sua pericolosità non sia più attuale, dato il tempo trascorso, la detenzione e il fatto di aver trovato un lavoro. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave sull'attualità della pericolosità sociale per gli affiliati a clan mafiosi. Secondo i giudici, il legame con l'organizzazione si presume stabile. Elementi come un lavoro recente o la buona condotta in carcere non sono sufficienti a dimostrare un reale e definitivo allontanamento dall'ambiente criminale, soprattutto se in passato si è ricoperto un ruolo attivo. La misura di prevenzione è stata quindi confermata.
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Pericolosità Sociale non è per sempre: Stop a Sorveglianza Speciale
La Corte di Cassazione ha annullato una misura di prevenzione personale (sorveglianza speciale) applicata a un uomo per passati legami con un clan mafioso. La decisione si fonda sulla mancanza di una prova concreta sull'attualità della pericolosità sociale. Secondo i giudici, il notevole tempo trascorso dai fatti (cessati nel 2017) e il periodo di detenzione scontato impongono una valutazione rigorosa e non una presunzione di pericolosità permanente. Il semplice fatto di aver avuto un ruolo fiduciario in un'associazione criminale non significa che tale legame persista oggi. La misura è stata quindi rinviata alla Corte d'Appello per una nuova e più approfondita analisi.
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Pericolosità Sociale: Legami Mafiosi Passati Non Bastano
La Corte di Cassazione ha annullato una misura di sorveglianza speciale applicata a un soggetto per i suoi passati legami con un'associazione mafiosa. I giudici hanno stabilito un principio cruciale: per applicare una misura di prevenzione, non è sufficiente dimostrare contatti criminali risalenti nel tempo. È indispensabile verificare l'attualità della pericolosità sociale. Poiché il soggetto era detenuto da anni e i fatti erano datati, la Corte di Appello avrebbe dovuto condurre una valutazione concreta sulla sua pericolosità attuale, anziché basarsi su una presunzione derivante dal passato. La mancanza di questa analisi ha reso illegittima la decisione.
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Pericolosità Sociale: non è automatica dopo il carcere
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento che applicava la sorveglianza speciale a una persona, basandosi solo su una vecchia violazione e ignorando il lungo periodo di detenzione trascorso. La sentenza stabilisce un principio cruciale: non si può presumere che una persona rimanga pericolosa dopo il carcere. I giudici hanno l'obbligo di effettuare una valutazione concreta sull'attualità della pericolosità sociale, considerando se il tempo trascorso in detenzione abbia avuto un effetto rieducativo. Una motivazione che non analizza questo aspetto è considerata 'apparente' e quindi illegittima. Di conseguenza, la decisione è stata annullata e il caso dovrà essere riesaminato.
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Pericolosità sociale: per i boss mafiosi il tempo non cancella
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo, ritenuto figura di vertice di un'associazione mafiosa, sottoposto a sorveglianza speciale. L'interessato sosteneva che la misura fosse illegittima perché basata su fatti vecchi di anni, mancando quindi il requisito dell'attualità della pericolosità sociale. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave: per chi appartiene a un'associazione mafiosa, specialmente con un ruolo apicale, il vincolo criminale si presume stabile e duraturo. Di conseguenza, il semplice passare del tempo non è sufficiente a escludere l'attualità della pericolosità sociale, che rimane valida fino a prova contraria. La misura di prevenzione è stata confermata.
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Pericolosità Sociale: Passato Criminale Giustifica la Sorveglianza?
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della sorveglianza speciale per un individuo ritenuto socialmente pericoloso. La difesa sosteneva che la pericolosità non fosse più attuale, data la distanza temporale da alcuni reati. I giudici hanno invece stabilito che l'attualità della pericolosità sociale si può desumere da un quadro complessivo. Nel caso specifico, una serie di reati gravi (droga e armi) commessi in un arco di tempo significativo, la mancanza di un lavoro lecito e la frequentazione di altri pregiudicati sono elementi sufficienti a dimostrare un pericolo ancora presente. La Corte ha quindi ritenuto corretta la valutazione dei giudici precedenti, respingendo il ricorso e confermando la misura.
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Pericolosità Sociale: Vecchi Reati Non Bastano, Misura Annullata
La Corte di Cassazione ha annullato una misura di prevenzione confermata da una corte d'appello. La decisione si basava unicamente su reati di estorsione commessi oltre otto anni prima, senza considerare il lungo tempo trascorso e la buona condotta del soggetto durante la detenzione. La Suprema Corte ha ribadito un principio fondamentale: per applicare una misura così limitativa della libertà personale, è indispensabile una valutazione sull'**attualità della pericolosità sociale**. Il semplice richiamo a vecchi reati non è sufficiente. Il caso è stato quindi rinviato per un nuovo e più approfondito esame.
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Pericolosità Sociale Attuale: Sorveglianza confermata post-condanna
Una donna, già condannata per traffico di stupefacenti legato alla criminalità organizzata, viene sottoposta a sorveglianza speciale. La donna si oppone, sostenendo che la sua pericolosità non sia più attuale. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo un principio chiave sull'attualità della pericolosità sociale. Sebbene una vecchia condanna non sia sufficiente da sola, il giudice ha correttamente valutato la persistenza dei legami con l'ambiente criminale e l'assenza di un cambiamento di vita. La pericolosità è stata quindi ritenuta concreta e presente, giustificando la conferma della misura di prevenzione.
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Condanna per mafia non basta: serve l’attualità della pericolosità
Un imprenditore, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa per fatti risalenti al 2016, si vede applicare la sorveglianza speciale nel 2021. La Corte di Cassazione ha annullato la misura, stabilendo un principio fondamentale: una condanna per reati anche gravi, ma datati, non è sufficiente. Per applicare una misura di prevenzione, il giudice deve dimostrare l'attualità della pericolosità sociale con elementi concreti e recenti. La semplice presunzione basata sul passato non è legittima. L'imprenditore vince quindi il ricorso e il caso dovrà essere riesaminato.
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