La Corte di Cassazione ha confermato la condanna nei confronti del titolare di un'impresa funebre per il reato di concorso in falso ideologico. L'imputato, d'accordo con il medico necroscopo, ha fatto attestare falsamente la morte di un uomo presso la sua abitazione, senza che nessun medico si fosse realmente recato sul posto per l'accertamento. La difesa chiedeva la riqualificazione del fatto in uso di atto falso per ottenere la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il contributo dell'imputato, consistente nella fornitura dei documenti e nelle rassicurazioni fornite ai familiari, e stato determinante per la falsificazione dell'atto pubblico. Di conseguenza, il ricorrente e stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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