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Atto Di Intimazione

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Atto formale con cui il creditore, in questo caso l'agente della riscossione, ordina al debitore di pagare una somma dovuta entro un certo termine, prima di procedere con l'esecuzione forzata.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Contrasto motivazione-dispositivo: condanna alle spese annullata
Un contribuente riceve un'intimazione di pagamento dopo che un avviso di accertamento era stato parzialmente annullato in appello. La sentenza d'appello, però, presentava un'evidente contraddizione: nella motivazione dichiarava le spese legali compensate, ma nel dispositivo finale condannava il contribuente a pagarle. La Corte di Cassazione ha stabilito che questo **contrasto tra motivazione e dispositivo** rende la sentenza viziata. Di conseguenza, ha annullato la parte della sentenza relativa alle spese e ha ordinato un nuovo giudizio su quel punto. Gli altri motivi di ricorso del contribuente, relativi alla legittimità dell'atto di intimazione, sono stati invece respinti.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio
Una società ha impugnato un atto di intimazione relativo all'anno d'imposta 2007. Durante il giudizio di legittimità, è emerso che la contribuente aveva aderito alla definizione agevolata per gli avvisi di accertamento che costituivano il presupposto dell'intimazione stessa. L'Amministrazione Finanziaria ha confermato che tale regolarizzazione estende i suoi effetti anche alla controversia in corso. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, confermando che il pagamento del debito principale tramite sanatoria rende inutile la prosecuzione del contenzioso sugli atti esecutivi correlati.
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Atto di intimazione: limiti alla contestazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'atto di intimazione di pagamento non può essere utilizzato per contestare vizi relativi all'avviso di accertamento presupposto. Nel caso esaminato, una contribuente, già legale rappresentante di una società, aveva impugnato l'intimazione sostenendo di non essere responsabile per le sanzioni societarie. Tuttavia, poiché tale contestazione riguardava la legittimità dell'accertamento originario (notificato anche a lei personalmente) e non era stata sollevata nei termini di legge contro quest'ultimo, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile la censura in fase di riscossione.
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Responsabilità soci società cancellata: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito i limiti della responsabilità soci società cancellata per debiti tributari. Il caso riguardava una società che, dopo aver ceduto un ramo d'azienda a una nuova entità, era stata cancellata dal registro delle imprese. L'Agenzia delle Entrate aveva agito contro la nuova società e i suoi soci (che erano anche soci della vecchia società) per il pagamento dei debiti fiscali pregressi. La Suprema Corte ha stabilito che, mentre la società cessionaria può essere ritenuta responsabile, i soci della società estinta rispondono dei debiti solo se l'amministrazione finanziaria notifica loro uno specifico avviso di accertamento, provando che hanno incassato somme dal bilancio finale di liquidazione. Un semplice atto di intimazione non è sufficiente.
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Responsabilità del rappresentante legale: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità del rappresentante legale di un'associazione non riconosciuta per i debiti fiscali dell'ente. L'Amministrazione Finanziaria aveva notificato un avviso di accertamento all'associazione e, successivamente, un atto di intimazione direttamente al suo presidente. Quest'ultimo ha impugnato l'atto, sostenendo di non aver mai ricevuto un avviso di accertamento personale e che i termini per la riscossione fossero scaduti. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che non è necessario un autonomo atto impositivo notificato personalmente al presidente in qualità di coobbligato solidale. La notifica effettuata all'ente nella persona del suo rappresentante è sufficiente a renderlo edotto della pretesa fiscale. La sua responsabilità deriva direttamente dalla legge (art. 38 c.c.) per il solo fatto di aver rivestito la carica, a meno che non dimostri di aver adempiuto a tutti gli obblighi fiscali.
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Interruzione prescrizione: validi atti di intimazione?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente sull'interruzione prescrizione di crediti previdenziali. La Corte ha stabilito che la valutazione sull'idoneità di un'intimazione di pagamento a interrompere i termini è riservata al giudice di merito. Un atto che contiene una chiara richiesta di pagamento, anche se fa riferimento a precedenti cartelle, è sufficiente a produrre l'effetto interruttivo.
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