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Attenuanti Generiche — Anno 2023

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2597 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Attenuanti Generiche

Provvedimenti

Spaccio e particolare tenuità del fatto: no allo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato per spaccio di cocaina suddivisa in 18 dosi. I giudici hanno confermato l'esclusione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche. La Corte ha chiarito che la lieve entità dello spaccio non comporta automaticamente la particolare tenuità del fatto, poiché i due istituti valutano elementi diversi: il primo si concentra su mezzi, modalità e quantità della droga, mentre il secondo richiede un'analisi globale della condotta, del pericolo e della non abitualità. L'Imputato, trovato con bilancino e denaro in una nota zona di spaccio, è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Lieve entità nel reato di spaccio: condannato chi lancia la droga
Il caso riguarda due soggetti fermati dalle forze dell'ordine a bordo di un'auto con circa 47 grammi di cocaina e 13 grammi di hashish. Durante l'inseguimento, il passeggero ha lanciato la droga dal finestrino. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dei due imputati, escludendo l'applicazione della lieve entità nel reato di spaccio. I giudici hanno respinto la tesi del passeggero, il quale sosteneva di essere un mero spettatore o di aver commesso solo un favoreggiamento. La Suprema Corte ha chiarito che il lancio dello stupefacente dimostra la diretta disponibilità della sostanza. Inoltre, la quantità di droga e i precedenti penali di uno dei soggetti impediscono di considerare il fatto di minore gravità. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: la fioriera non salva il recidivo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di lieve entità a carico di un soggetto sorpreso a detenere e cedere marijuana e hashish. La polizia giudiziaria aveva accertato lo spaccio osservando i movimenti dell'imputato, che nascondeva la droga in una fioriera. La difesa ha richiesto l'applicazione della particolare tenuità del fatto e la concessione delle attenuanti generiche. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso, escludendo la particolare tenuità a causa dei precedenti penali specifici del soggetto e della gravità della condotta. Inoltre, la Cassazione ha ribadito che per negare le attenuanti generiche basta la valutazione negativa di un solo elemento, come la personalità del colpevole. L'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Fuochi in auto: cade l’omessa denuncia di materie esplodenti
Il Ricorrente veniva condannato per detenzione e trasporto abusivo di oltre settanta chili di fuochi d'artificio, nonché per omessa denuncia di materie esplodenti. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso, annullando senza rinvio la condanna per omessa denuncia di materie esplodenti. I giudici hanno stabilito che spetta all'accusa provare il superamento del termine di settantadue ore dall'acquisto necessario per far scattare l'obbligo di denuncia. Di conseguenza, la Suprema Corte ha rideterminato la pena per il solo reato residuo di trasporto abusivo a quattro mesi di arresto e centocinquanta euro di ammenda.
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Finti finanzieri e condanne reali: l’associazione per delinquere
Tre imputati sono stati condannati per associazione per delinquere finalizzata alla commissione di rapine in abitazione. I soggetti si introducevano nelle case delle vittime fingendosi appartenenti alla Guardia di Finanza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi degli imputati. I giudici hanno chiarito che la scelta del giudizio abbreviato sana l'utilizzabilità delle individuazioni fotografiche effettuate durante le indagini. Inoltre, l'esistenza dell'associazione per delinquere può essere legittimamente dedotta dalla serialità e dalle modalità esecutive dei singoli reati-fine. Infine, il diniego delle attenuanti generiche può fondarsi anche su un solo elemento negativo, come la gravità del fatto o l'intensità del dolo. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Sospensione condizionale della pena: finta povertà e risarcimento
Un uomo, condannato per truffa a sette mesi di reclusione, ha impugnato la sentenza contestando la subordinazione della sospensione condizionale della pena al risarcimento del danno. Il ricorrente sosteneva di essere in gravi difficoltà economiche e che i giudici avrebbero dovuto accertare la sua reale capacità finanziaria prima di imporre tale obbligo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che il tribunale non deve compiere indagini d'ufficio sul patrimonio del condannato, a meno che non emergano prove concrete di assoluta impossibilità di pagare. Nel caso specifico, l'uomo lavorava nel settore immobiliare e frequentava una palestra costosa, elementi incompatibili con lo stato di indigenza dichiarato. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente dovrà pagare le spese processuali e risarcire la vittima.
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Cocaina in casa: esclusa la lieve entità dello spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata a quattro anni di reclusione per la detenzione di 90 grammi di cocaina purissima. La difesa richiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio, evidenziando l'assenza di materiale da taglio. I giudici hanno invece confermato la gravità del fatto, poiché dal quantitativo sequestrato erano ricavabili ben 456 dosi medie giornaliere, elemento che esclude la minima offensività della condotta. La Suprema Corte ha inoltre ritenuto corretto il bilanciamento tra la recidiva e le attenuanti generiche operato dai giudici di merito, condannando la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: la Cassazione cancella la condanna
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di tre soggetti condannati per spaccio di sostanze stupefacenti. Per il primo ricorrente, la Corte ha rilevato che la mancata concessione delle attenuanti generiche era ingiustificata, essendo egli incensurato. Di conseguenza, accogliendo il ricorso, ha dichiarato l'estinzione dei reati per intervenuta prescrizione del reato. Per il secondo ricorrente, i giudici hanno annullato la sentenza con rinvio limitatamente a un capo d'accusa, per valutare se il fatto potesse essere riqualificato come spaccio di lieve entità, dato che a un coimputato era stata riconosciuta tale attenuante. Infine, il ricorso del terzo imputato è stato dichiarato inammissibile poiché i motivi sulla prescrizione e sulla recidiva erano infondati, confermando la sua condanna e disponendo il pagamento delle spese processuali.
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Furto in abitazione: la recidiva cancella lo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di furto in abitazione. L'imputato contestava il bilanciamento tra le circostanze attenuanti generiche e la recidiva, ritenendo la decisione priva di adeguata motivazione. I giudici di legittimità hanno invece confermato la correttezza della sentenza d'appello. La decisione di considerare equivalenti le attenuanti e la recidiva è stata giustificata dalla spiccata propensione a delinquere del soggetto, già gravato da precedenti penali per furto e ricettazione. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna a otto mesi di reclusione e al pagamento di una multa, oltre alle spese processuali e a una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Ricorso in Cassazione personale: la firma autonoma costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato personalmente da un'imputata condannata per false dichiarazioni volte a ottenere il patrocinio a spese dello Stato. L'imputata ha sottoscritto l'atto di tasca propria, senza l'assistenza di un difensore abilitato. I giudici hanno ribadito che, a seguito della Riforma Orlando, il ricorso in Cassazione personale non è più consentito dalla legge. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di quattromila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Falsa dichiarazione gratuito patrocinio: ricorso ripetitivo costa caro
Il Cittadino ha impugnato la condanna per il reato di falsa dichiarazione gratuito patrocinio (art. 95 d.P.R. 115/2002). La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi presentati riproducevano pedissequamente le argomentazioni già respinte in appello, senza muovere una critica specifica alla sentenza impugnata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: confermata la condanna
Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per reati in materia di stupefacenti. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione poiché il primo motivo di contestazione non era stato presentato nel precedente giudizio di appello, mentre il secondo motivo, relativo al diniego delle attenuanti generiche, si limitava a riproporre in modo vago argomenti già respinti dai giudici di secondo grado. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per Cassazione: sanzione e condanna
Due soggetti, condannati in appello per reati in concorso, hanno proposto ricorso per Cassazione. Il Primo Ricorrente lamentava la concessione delle attenuanti generiche in misura inferiore al massimo consentito, mentre la Seconda Ricorrente contestava la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per Cassazione. I giudici hanno rilevato che le contestazioni della donna riproducevano motivi già respinti in appello, mentre la determinazione della pena per l'uomo era supportata da una motivazione logica e coerente. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato le condanne, obbligando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Introduzione di droga in carcere: tacco imbottito e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per introduzione di droga in carcere. L'imputato aveva tentato di introdurre due diversi tipi di sostanze stupefacenti all'interno della struttura penitenziaria, nascondendole nei tacchi delle proprie scarpe. La difesa ha contestato il mancato riconoscimento della lieve entità del fatto e delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione dei gradi precedenti, sottolineando la gravità della condotta e l'adeguatezza della pena inflitta, condannando il ricorrente anche al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità del ricorso: condanna definitiva e multa salata
Due imputati, condannati in appello per spaccio di sostanze stupefacenti di lieve entità, hanno proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha rilevato che gli atti di impugnazione presentati dai difensori erano totalmente privi dell'indicazione delle ragioni di diritto e degli elementi di fatto necessari a contestare la decisione precedente. Mancava, infatti, un confronto puntuale con le motivazioni della sentenza d'appello. Per questo motivo, la Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, condannando ciascun ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per Cassazione: la condanna resta
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per Cassazione presentato da un uomo condannato per reati di droga e armi. Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento della prevalenza delle attenuanti generiche e chiedeva l'estensione dell'assoluzione pronunciata per un coimputato in un separato giudizio. La Suprema Corte ha stabilito che la prima censura era una mera ripetizione di argomenti già logicamente respinti in appello, mentre la seconda questione non era stata sollevata nel precedente grado di giudizio. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Attenuanti generiche negate: zaino con cocaina e precedenti penali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la detenzione di circa 469 grammi di cocaina, trovata in uno zaino contenente anche i suoi effetti personali. Il ricorrente contestava la ricostruzione dei fatti e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha chiarito che, per la concessione delle attenuanti generiche, non basta la semplice incensuratezza, ma occorrono elementi positivi di meritevolezza, qui assenti a causa dei precedenti penali specifici dell'imputato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Attenuanti generiche negate: inammissibile il ricorso
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte di Appello che lo condannava, lamentando la mancata concessione della sospensione condizionale della pena e il diniego delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il primo motivo non era stato sollevato in appello, mentre il secondo, relativo alle attenuanti generiche, è stato ritenuto generico perché non considerava la motivazione dei giudici di merito sui precedenti penali del soggetto. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Vizio parziale di mente e recidiva: la Cassazione nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro la sentenza della Corte d'Appello. Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento della prevalenza del vizio parziale di mente rispetto alla recidiva, oltre al diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha chiarito che il primo motivo non si confrontava con la reale motivazione dei giudici di secondo grado, basata su valutazioni di fatto. Il secondo motivo, invece, richiedeva una inammissibile rivalutazione del merito sulla misura della pena, preclusa in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Attenuanti generiche e recidiva: ricorso inutile e condanna
Il Ricorrente ha proposto ricorso per cassazione contestando la mancata applicazione delle attenuanti generiche e la mancata disapplicazione della recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché i motivi riproponevano questioni di fatto già ampiamente esaminate e correttamente risolte nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende. La decisione conferma che la valutazione su attenuanti generiche e recidiva spetta esclusivamente al giudice di merito.
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