Durante una rapina, le vittime subiscono un forte trauma. Successivamente, effettuano il riconoscimento del colpevole indicando alcuni tatuaggi specifici sul volto e sul collo dell'Imputata. La difesa contesta questa identificazione, sostenendo che le vittime non hanno notato altri tatuaggi enormi presenti sul collo. I giudici respingono la tesi difensiva: i tatuaggi più grandi sono stati realizzati dopo il reato. Il riconoscimento del colpevole risulta valido perché le vittime hanno ricordato i tatuaggi vecchi, nonostante la concitazione del momento. Inoltre, i giudici negano lo sconto di pena per danno lieve. Lo spavento e il danno morale subiti dalle vittime risultano troppo gravi. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. L'Imputata perde la causa, deve pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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