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Associazione Per Traffico Di Stupefacenti

19 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Associazione per traffico di stupefacenti: le regole della Corte
La Corte di Cassazione si è pronunciata sui ricorsi presentati da diversi soggetti accusati del reato di associazione per traffico di stupefacenti e di episodi di spaccio. Gli imputati contestavano la stabilità della struttura criminale, sostenendo si trattasse di semplice concorso di persone. La Suprema Corte ha ribadito che la breve durata dell'attività non esclude la condotta associativa quando esistono mezzi organizzati, telefoni dedicati e un fondo comune. La Corte ha accolto parzialmente i ricorsi di due imputati: per uno ha rideterminato direttamente la pena riducendola, mentre per l'altro ha annullato la condanna per difetto di motivazione sulla partecipazione e sulla valutazione delle prove di polizia, rinviando gli atti a un nuovo giudizio. Gli altri ricorsi sono stati rigettati o dichiarati inammissibili.
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Associazione per traffico di stupefacenti: carcere senza droga
L'Indagato ha proposto ricorso contro la misura della custodia cautelare in carcere, contestando la sua partecipazione all'associazione per traffico di stupefacenti. La difesa ha sostenuto l'assenza di sequestri diretti di droga a suo carico e ha richiesto gli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la gravità degli indizi emersi dalle intercettazioni, che dimostrano il ruolo dell'Indagato come consulente strategico e organizzatore del gruppo criminale. Per il reato di associazione per traffico di stupefacenti, la legge prevede la presunzione di adeguatezza del carcere, non superata dalla difesa. L'Indagato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali oltre a tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Associazione per traffico di stupefacenti: carcere confermato
Un indagato ha impugnato l'ordinanza cautelare che confermava la custodia in carcere per il reato di associazione per traffico di stupefacenti e singoli episodi di cessione. La difesa ha eccepito la nullità del provvedimento per motivazione apparente, la presunta illegittimità delle intercettazioni e l'assenza di gravi indizi, sostenendo una diversa lettura delle comunicazioni intercettate. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'ordinanza del tribunale conteneva un'autonoma e rigorosa valutazione degli indizi. Il materiale investigativo ha provato il ruolo stabile dell'indagato, il quale gestiva consegne, debiti e svolgeva compiti di vedetta.
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Associazione per traffico di stupefacenti: aiuto occasionale o partecipazione?
L'Indagata aveva ricevuto gli arresti domiciliari per la sua presunta partecipazione a un'associazione per traffico di stupefacenti. Il Tribunale del Riesame aveva confermato questa misura. L'Indagata ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la sua collaborazione con il marito fosse solo un aiuto occasionale e non una prova di stabile inserimento nell'associazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la valutazione degli elementi di prova, come l'occultamento di droga e la conoscenza delle dinamiche interne dell'organizzazione, era logica e sufficiente per dimostrare la sua consapevolezza e volontà di partecipare all'associazione per traffico di stupefacenti. La Cassazione non può riesaminare i fatti, ma solo la logicità della motivazione.
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Associazione per traffico di stupefacenti: pena confermata
L'Imputato ha subito una condanna per il reato di associazione per traffico di stupefacenti. La difesa ha presentato ricorso per cassazione contestando esclusivamente la misura della pena e il trattamento punitivo applicato dai giudici di merito. I Supremi Giudici hanno esaminato l'atto e hanno ritenuto il motivo manifestamente infondato. La Corte di merito aveva già spiegato la quantificazione della pena con argomenti logici, completi e immuni da vizi, rispondendo puntualmente a ogni deduzione difensiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. L'Imputato ha perso definitivamente il giudizio e deve pagare le spese legali del processo oltre a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Spaccio isolato o associazione per traffico di stupefacenti
La Corte di Cassazione conferma la misura cautelare della custodia in carcere a carico di un indagato. Il Tribunale del riesame aveva riconosciuto la sussistenza dei gravi indizi per il reato di associazione per traffico di stupefacenti. L'indagato ha contestato l'assenza di una complessa struttura operativa e la parziale coincidenza dei magistrati nel giudizio di rinvio. I giudici di legittimità hanno chiarito che il reato associativo non esige una cassa comune né un apparato complesso, bastando un'organizzazione rudimentale e un comune accordo criminale. Inoltre, la mancata ricusazione preventiva preclude la contestazione di incompatibilità dei giudici nel rito cautelare. Il ricorso della difesa è stato rigettato.
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Associazione per traffico di stupefacenti: carcere confermato
Un indagato propone ricorso in Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale della Libertà che conferma la custodia cautelare in carcere. L'accusa contestata riguarda la partecipazione a un'associazione per traffico di stupefacenti. La difesa sostiene l'assenza di gravi indizi, valorizzando la breve durata delle intercettazioni e il tempo trascorso dai fatti. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici stabiliscono che le intercettazioni e i riscontri dimostrano un ruolo attivo nella ricerca di terreni e nella gestione della droga. Inoltre, per il reato di associazione per traffico di stupefacenti vige la presunzione relativa di pericolosità e adeguatezza del carcere, non superata dal solo scorrere del tempo. Il ricorrente viene condannato alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Associazione per traffico di stupefacenti tra negozio e spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di dirigere un gruppo criminale insieme alla consorte. I due utilizzavano un negozio di alimentari come copertura per la detenzione e la cessione continuativa di cocaina. La difesa ha chiesto la riqualificazione della condotta in spaccio di lieve entità, sostenendo l'assenza di una struttura complessa. I giudici hanno respinto la tesi, ribadendo che l'associazione per traffico di stupefacenti sussiste anche con strutture rudimentali, purché garantiscano supporto stabile alle cessioni. L'approvvigionamento settimanale di centinaia di grammi di droga esclude il reato minore. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese.
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Associazione per traffico di stupefacenti: no al carcere
La Procura ha contestato a un indagato il reato di associazione per traffico di stupefacenti, chiedendo la custodia cautelare in carcere. Il Tribunale del riesame ha annullato la misura restrittiva. I giudici hanno accertato che le intercettazioni dimostravano solo un singolo tentativo di acquisto di droga e condotte autonome di spaccio, escludendo l'inserimento stabile nella rete criminale. Il Pubblico Ministero ha presentato ricorso per Cassazione, sostenendo che i contatti frequenti configurassero la figura dell'acquirente abituale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Pubblica Accusa, confermando la revoca della misura per mancanza di prove aggiuntive concrete.
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Associazione per traffico di stupefacenti: carcere anche per la madre
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per una donna accusata del reato di associazione per traffico di stupefacenti gestita su base familiare. La difesa sosteneva che i rapporti di parentela giustificassero un semplice aiuto sporadico ai figli, escludendo l'esistenza di un sodalizio strutturato. I giudici hanno respinto la tesi difensiva. Le intercettazioni hanno dimostrato la presenza di una base operativa domestica, una cassa comune per finanziare nuovi acquisti e una precisa divisione dei ruoli, comprendente il confezionamento della droga e la gestione dei crediti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che i vincoli di sangue non escludono il patto criminale stabile e che solo il carcere può neutralizzare il pericolo di recidiva.
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Associazione per traffico di stupefacenti: corriere o partecipe
Il Tribunale della Libertà confermava la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato del reato di associazione per traffico di stupefacenti e cessione continuata di sostanze illecite. La difesa contestava la sussistenza dei gravi indizi del vincolo associativo, sostenendo che l'indagato avesse svolto solo saltuari compiti di corriere a favore di un singolo individuo, senza essere stabilmente inserito nell'organizzazione criminale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che il trasporto costante dei carichi dai fornitori, la consegna al vertice del gruppo e lo spaccio al dettaglio per conto della banda integrano un ruolo operativo organico. La Suprema Corte ha confermato la misura carceraria per l'indagato e lo ha condannato alle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Associazione per traffico di stupefacenti: basta fare il palo
I giudici hanno applicato la misura del divieto di dimora a un indagato accusato del delitto di associazione per traffico di stupefacenti. L'indagato ha contestato l'ordinanza sostenendo che le telecamere avevano registrato solo condotte isolate di breve durata. La difesa ha inoltre evidenziato l'assenza di prove su specifiche cessioni di droga a suo carico. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che svolgere stabilmente il ruolo di vedetta, contare e consegnare il denaro ai complici e frequentare i locali operativi del gruppo dimostrano la piena partecipazione al sodalizio. Il reato associativo sussiste anche se il legame dura per un tempo limitato o se mancano contestazioni sui singoli reati-fine.
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Associazione per traffico di stupefacenti e legami familiari
L'Imputata ha impugnato la condanna per associazione per traffico di stupefacenti sostenendo una totale estraneità al gruppo criminale. La difesa ha qualificato i contatti con il capo dell'organizzazione come meri rapporti personali e di supporto affettivo tra ex coniugi, escludendo la consapevolezza e la volontà di partecipare alle attività delittuose. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno valorizzato gli elementi raccolti durante le indagini, tra cui intercettazioni, pedinamenti e sequestri, che dimostrano un ruolo operativo costante della donna nel taglio, custodia, trasporto e riscossione dei proventi della droga.
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Associazione per traffico di stupefacenti tra spaccio e clan
Un indagato ha subito la misura della custodia cautelare in carcere per coltivazione, cessioni reiterate di droga e partecipazione a un'associazione per traffico di stupefacenti. La difesa ha impugnato il provvedimento, evidenziando che le vendite avvenivano tramite fornitori concorrenti e autonomi, senza alcuna struttura organizzata, cassa comune o vincolo stabile con un clan. La Corte di Cassazione ha confermato i gravi indizi di colpevolezza per i singoli episodi di spaccio e per la piantagione illecita. I giudici hanno invece accolto il ricorso sul reato associativo, chiarendo che la ripetizione delle cessioni e la pluralità di canali di acquisto non dimostrano automaticamente l'adesione a un'associazione per traffico di stupefacenti. L'ordinanza cautelare è stata annullata con rinvio al Tribunale del Riesame per un nuovo esame del vincolo associativo.
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Associazione per traffico di stupefacenti: confermato il carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Indagato contro la misura della custodia cautelare in carcere. L'uomo era accusato di far parte di un'associazione per traffico di stupefacenti aggravata da finalità mafiose e di aver acquistato ingenti quantità di droga. La difesa sosteneva che i singoli acquisti servissero solo per interessi personali e che mancasse l'attualità delle esigenze cautelari. La Suprema Corte ha chiarito che anche la partecipazione a un singolo episodio di spaccio può dimostrare l'inserimento nella struttura criminale se funzionale agli scopi del gruppo. Inoltre, la presunzione di pericolosità sociale per reati di mafia e droga non è stata smentita. L'Indagato rimane in carcere e deve pagare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Associazione per traffico di stupefacenti: condanna confermata
L'Imputato è stato condannato per il reato di associazione per traffico di stupefacenti e per diversi episodi di spaccio di sostanze illecite. La Corte d'Appello ha rideterminato la sanzione in sette anni e quattro mesi di reclusione, oltre a quarantamila euro di multa. Contro tale decisione, l'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la sussistenza della struttura associativa, la valutazione delle intercettazioni, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e il calcolo della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le censure richiedevano una nuova valutazione delle prove, operazione non consentita in sede di legittimità. La motivazione d'appello risulta logica e coerente sia sulla struttura criminale sia sulla quantificazione della pena. L'imputato deve pagare le spese del processo e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Coltiva cannabis: è associazione per traffico di stupefacenti
Un uomo viene messo agli arresti domiciliari per la sua partecipazione a una associazione per traffico di stupefacenti, con il compito di coltivare cannabis. L'indagato presenta ricorso in Cassazione, sostenendo di avere un ruolo marginale e che le prove a suo carico fossero deboli. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici sottolineano che per configurare il reato associativo non serve una struttura complessa, ma basta una collaborazione stabile. Le intercettazioni provavano chiaramente il suo pieno coinvolgimento, rendendo il suo ricorso generico e infondato. L'uomo perde e la misura cautelare viene confermata.
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Carcere e Domiciliari: Associazione per Traffico di Stupefacenti
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un'indagata accusata di aver diretto un'associazione per traffico di stupefacenti a conduzione familiare. Nonostante la difesa sostenesse l'occasionalità dei rapporti, le intercettazioni hanno dimostrato come la donna gestisse la contabilità e le strategie del gruppo anche durante gli arresti domiciliari. I giudici hanno ribadito che, in presenza di gravi indizi per reati associativi legati alla droga, scatta la presunzione di adeguatezza del carcere. Tale presunzione risulta superabile solo con elementi specifici che dimostrino l'idoneità di misure meno afflittive. Poiché la difesa non ha fornito prove contrarie, e vista la spiccata pericolosità sociale desunta dalla sistematicità delle condotte, il ricorso è stato integralmente rigettato.
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Associazione per traffico di stupefacenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un complesso caso di associazione per traffico di stupefacenti, confermando in larga parte la sentenza di condanna. La Corte ha chiarito che per configurare il reato associativo è sufficiente un accordo stabile e una struttura minima, anche in presenza di conflitti interni. Tuttavia, ha annullato con rinvio la decisione per due imputati: uno per violazione del divieto di peggiorare la pena in appello (reformatio in peius) e l'altro per mancata motivazione di una pena accessoria, ribadendo l'importanza del rispetto dei principi procedurali.
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