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Associazione Per Delinquere Finalizzata Al Traffico Di Stupefacenti

9 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un accordo stabile tra tre o più persone per commettere una serie di reati legati alla droga. Non è un singolo episodio, ma un'organizzazione criminale strutturata.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Associazione per delinquere: da una piantagione al carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un indagato accusato di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. L'indagine era partita dalla scoperta di una piantagione di canapa, ma le intercettazioni telefoniche hanno rivelato l'esistenza di una struttura organizzata, con ruoli definiti e una pianificazione stabile. La difesa sosteneva che mancasse la prova di un vero e proprio accordo associativo. Tuttavia, la Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che l'interpretazione delle conversazioni spetta ai giudici di merito e non può essere messa in discussione se la loro motivazione è logica e coerente. La decisione del Tribunale del riesame, che aveva riconosciuto i gravi indizi del reato associativo, è stata quindi convalidata.
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Spaccio o Associazione per delinquere? La Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un individuo accusato di far parte di un'associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa sosteneva si trattasse solo di singoli episodi di spaccio, ma i giudici hanno stabilito un principio chiave: per configurare il reato associativo è sufficiente un rapporto stabile e continuativo tra fornitore e spacciatori, se questi sono consapevoli di operare all'interno di una struttura organizzata più ampia. Non è necessario conoscere tutti i membri. La Corte ha ritenuto provato il vincolo stabile e la professionalità dell'indagato nel traffico, respingendo il ricorso e confermando la misura cautelare.
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Spaccio in Famiglia: non Reato Lieve ma Associazione a Delinquere
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un gruppo di persone accusate di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Gli indagati sostenevano di essere semplici spacciatori e non un'organizzazione criminale strutturata. La Corte ha respinto questa tesi, confermando la validità delle misure cautelari. Secondo i giudici, la presenza di una struttura organizzativa, seppur rudimentale, con ruoli definiti, una base logistica e un'attività continuativa, è sufficiente per configurare il reato associativo. La Corte ha sottolineato che la costanza dei rapporti, l'uso di un linguaggio codificato e la capacità di gestire un flusso costante di droga e denaro dimostravano l'esistenza di un vero e proprio sodalizio criminoso, escludendo l'ipotesi di un reato di lieve entità.
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Casa usata come deposito droga: è associazione per delinquere?
Un individuo è stato messo in custodia cautelare in carcere per presunta partecipazione a un'associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. L'accusa si basava sul fatto che avesse messo a disposizione la sua abitazione come deposito per la droga. L'indagato ha contestato la decisione, sostenendo che fornire un supporto logistico non provasse la sua piena appartenenza al gruppo criminale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio importante: offrire una base logistica stabile, come un'abitazione per occultare la merce, dimostra una partecipazione consapevole e strutturale all'associazione, non un aiuto occasionale. La misura cautelare è stata quindi confermata.
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Associazione per spaccio: la Cassazione conferma dure condanne
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di diversi imputati, confermando le loro condanne per aver creato una associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. L'accusa si basava su intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia, che delineavano una struttura organizzata per lo spaccio di cocaina, con ruoli definiti e una cassa comune. La Corte ha ritenuto che gli elementi provassero l'esistenza di un vincolo stabile e di un programma criminale duraturo, respingendo le tesi difensive che miravano a declassare i fatti a singoli episodi di spaccio o a contestare l'attendibilità delle prove. Le condanne sono così diventate definitive.
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Finge di sabotare il clan: condannato per associazione a delinquere
Un individuo è stato condannato per partecipazione ad associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga. Sosteneva di avere un ruolo minimo e di aver sabotato un affare con dei fornitori. La Corte di Cassazione ha però confermato la condanna. I giudici hanno stabilito che i suoi molteplici e versatili compiti, da mediatore linguistico a gestore di piazze di spaccio e tesoriere, dimostravano la sua piena e consapevole appartenenza al gruppo. La Corte ha ribadito che anche un breve periodo di coinvolgimento è sufficiente a provare la partecipazione, se le azioni dimostrano un contributo stabile agli scopi dell'organizzazione. L'appello dell'imputato è stato quindi respinto.
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Associazione a delinquere: complice occasionale o membro stabile?
La Corte di Cassazione affronta il caso di due associazioni criminali dedite al traffico di droga. La sentenza chiarisce la differenza tra la semplice complicità in singoli episodi di spaccio e la vera e propria partecipazione ad associazione a delinquere. Per essere considerati membri stabili, non basta commettere reati-fine, ma è necessario dimostrare un inserimento organico e duraturo nel gruppo, con ruoli definiti e la consapevolezza di far parte di un progetto criminale comune. La Corte ha confermato la maggior parte delle condanne, ritenendo provata la stabile appartenenza degli imputati. Tuttavia, per due di loro, ha annullato la sentenza limitatamente al mancato riconoscimento della 'continuazione' tra reati, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione su quel punto specifico.
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Associazione traffico stupefacenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo sottoposto a custodia cautelare in carcere per il reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha confermato la validità del provvedimento, ritenendo sussistenti gravi indizi di colpevolezza basati sul ruolo stabile e non occasionale dell'indagato all'interno del sodalizio, che operava come corriere e spacciatore. Secondo la Suprema Corte, la partecipazione non richiede un'investitura formale, ma un contributo funzionale all'esistenza e agli scopi dell'organizzazione criminale.
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Associazione per delinquere: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha ribadito che il giudizio di legittimità non può comportare una nuova valutazione dei fatti, ma solo un controllo sulla logicità della motivazione del giudice di merito. In questo caso, il Tribunale del Riesame aveva adeguatamente motivato la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza, basati su una complessa attività investigativa che delineava una struttura criminale stabile e organizzata, nonché la persistenza delle esigenze cautelari data la pericolosità sociale dell'indagato e i suoi legami con l'ambiente criminale.
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