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Associazione Mafiosa

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308 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Associazione mafiosa: detenzione e continuità del reato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un soggetto indagato per associazione mafiosa ed estorsione, confermando la misura della custodia cautelare in carcere. La Suprema Corte ha stabilito che lo stato di detenzione non comporta un'automatica interruzione del vincolo associativo, il quale si presume permanente data la natura stabile e radicata delle organizzazioni criminali di stampo mafioso. Per escludere la continuità, la difesa deve allegare elementi concreti di recesso dal sodalizio.
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Associazione mafiosa: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla sorella di un noto boss mafioso contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di associazione mafiosa. La ricorrente era accusata di aver gestito la cassa e le comunicazioni del fratello durante la sua latitanza. I motivi del ricorso, incentrati sulla presunta inutilizzabilità delle prove per tardiva iscrizione nel registro degli indagati e sulla carenza di prove, sono stati respinti. La Corte ha chiarito che la contestazione sulla data di iscrizione richiede una procedura specifica (ex art. 335-quater c.p.p.), non attivata dalla difesa, e che le altre censure rappresentavano un mero tentativo di riesame del merito, non consentito in sede di legittimità.
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Associazione mafiosa e recidiva: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su una serie di ricorsi presentati da imputati condannati per associazione mafiosa e narcotraffico. La Corte ha dichiarato la maggior parte dei ricorsi inammissibile, confermando le condanne e la valutazione delle prove (intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia). Tuttavia, ha accolto parzialmente il ricorso di un imputato, annullando la sentenza limitatamente al calcolo della pena. Il motivo è un'errata applicazione della recidiva, poiché era stata considerata una precedente condanna per una contravvenzione, in violazione della legge che limita l'aumento di pena ai soli casi di precedenti delitti non colposi.
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Associazione mafiosa: la prova secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22327/2023, ha rigettato i ricorsi di due imputati condannati per partecipazione ad un'associazione mafiosa e reati connessi, confermando la solidità delle prove a loro carico. La Corte ha ribadito la distinzione tra la stabile integrazione nel sodalizio criminale e il mero favoreggiamento. Per un terzo imputato, è stata dichiarata la prescrizione per il reato di intestazione fittizia di beni, con rinvio alla Corte d'Appello per la rideterminazione della pena relativa al solo reato di esercizio abusivo di scommesse.
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Associazione mafiosa: custodia cautelare in carcere
Un soggetto indagato per associazione mafiosa ha impugnato il rigetto della sua istanza di sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo la vigenza di una presunzione assoluta che indica il carcere come unica misura adeguata per tale reato, salvo eccezioni specifiche (come gravi motivi di salute o esigenze genitoriali) che nel caso di specie non erano state invocate.
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Associazione mafiosa e riesame: limiti del ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un individuo in custodia cautelare per associazione mafiosa e narcotraffico. La sentenza ribadisce che una condanna pregressa, unita a nuovi elementi probatori, costituisce un grave indizio di colpevolezza per dimostrare la continuità del vincolo associativo. Vengono inoltre chiariti i limiti delle censure ammissibili in sede di riesame, come la non deducibilità di vizi relativi all'interrogatorio di garanzia e i requisiti per contestare la motivazione del provvedimento cautelare.
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Associazione mafiosa: annullata la custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di associazione mafiosa. La decisione si fonda sulla genericità e insufficienza degli indizi a carico di un soggetto già condannato in passato per lo stesso reato. Secondo la Corte, per dimostrare la permanenza nel sodalizio criminale sono necessari elementi nuovi, specifici e temporalmente contestualizzati, non bastando la precedente condanna, frequentazioni o dichiarazioni generiche di collaboratori di giustizia.
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Associazione mafiosa: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto indagato per associazione mafiosa, traffico di stupefacenti e detenzione d'arma. La Corte ha stabilito che il ricorso si limitava a una richiesta di riesame dei fatti, non consentita in sede di legittimità, e non contestava specificamente le logiche e ben fondate motivazioni dell'ordinanza di custodia cautelare, basate su intercettazioni e dichiarazioni.
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Associazione mafiosa: detenzione non recide i legami
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale del riesame che aveva revocato la custodia in carcere per il reato di associazione mafiosa a un indagato. Secondo la Suprema Corte, la detenzione non interrompe automaticamente il vincolo associativo. L'utilizzo di telefoni in carcere per discutere di vicende rilevanti per il clan, come la gestione di armi o le informazioni su collaboratori di giustizia, costituisce un grave indizio della persistenza del legame con l'associazione mafiosa, giustificando il mantenimento della misura cautelare.
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Associazione mafiosa: quando i legami familiari contano
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di partecipazione ad una associazione mafiosa. Secondo la Corte, il legame sentimentale con la figlia del boss, unito a condotte specifiche come il ruolo di tramite per le comunicazioni del capo clan detenuto e il coinvolgimento nello spaccio di droga gestito dal clan, costituiscono un quadro indiziario solido che va oltre il mero favoreggiamento e dimostra l'inserimento organico nel sodalizio criminale.
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Associazione mafiosa: Cassazione sui gravi indizi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare per associazione mafiosa e altri reati. La Corte ha confermato la validità dei gravi indizi di colpevolezza, basati su una precedente condanna e su nuovi elementi che dimostravano la persistenza del suo ruolo apicale nel clan, inclusa la gestione di estorsioni e il coordinamento di altri affiliati. La sentenza ribadisce che per provare la partecipazione a un'associazione mafiosa contano il ruolo dinamico e funzionale e la continuità dell'appartenenza, anche senza un'investitura formale.
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Associazione mafiosa: quando la ‘messa a disposizione’ basta
Un soggetto ricorre in Cassazione contro la custodia cautelare per associazione mafiosa, sostenendo di non aver compiuto atti concreti. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che la stabile 'messa a disposizione' al clan è sufficiente per configurare la partecipazione al sodalizio, anche in assenza di coinvolgimento in specifici reati-fine.
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Associazione mafiosa: quando si è complici o partecipi
La Corte di Cassazione ha stabilito che la custodia continuativa e fiduciaria di armi per un'organizzazione criminale non costituisce un semplice favoreggiamento, ma integra il reato di partecipazione ad associazione mafiosa. Nel caso di specie, un individuo condannato per il suo ruolo di 'custode' delle armi di un clan camorristico ha visto il suo ricorso respinto. La Corte ha ritenuto che un contributo stabile e organico, come la gestione di una base logistica per le armi, dimostra l'inserimento pieno ('intraneità') nel sodalizio criminale, superando l'ipotesi di un aiuto occasionale.
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Associazione mafiosa: annullata custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di associazione mafiosa. La decisione si fonda sulla carenza di prove adeguate a dimostrare l'attuale partecipazione al sodalizio criminale. Secondo la Corte, una precedente condanna per un reato simile e alcune intercettazioni non sono sufficienti a costruire un quadro indiziario solido, soprattutto se non viene provato un collegamento concreto e attuale con la nuova organizzazione contestata.
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Associazione mafiosa: il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per associazione mafiosa ed estorsione. La Corte ha ritenuto logica e ben motivata la valutazione delle prove indiziarie, come le intercettazioni, da parte dei giudici di merito, e ha respinto le censure della difesa sulla mancata testimonianza di alcuni collaboratori di giustizia e sulla valutazione della recidiva. La sentenza sottolinea che il giudizio di legittimità non può rimettere in discussione l'analisi dei fatti, se questa non è palesemente illogica.
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Associazione mafiosa: il cambio di clan è prova?
Un individuo, già membro di un clan, è stato condannato per associazione mafiosa dopo essere passato a un'organizzazione rivale. La Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, confermando la condanna. Le prove, tra cui dichiarazioni di collaboratori e intercettazioni, hanno dimostrato una partecipazione stabile e non una semplice alleanza temporanea. La Corte ha ribadito che la valutazione delle prove è compito dei giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità se non per vizi logici manifesti.
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Associazione mafiosa: quando la prova è insufficiente
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per il reato di associazione mafiosa, stabilendo che la partecipazione a reati-fine, come lo sfruttamento della prostituzione, e indizi generici come foto o la presenza a riti, non sono sufficienti a dimostrare l'inserimento stabile e permanente di un soggetto in un clan. È necessaria la prova di un ruolo concreto e di un contributo effettivo all'organizzazione.
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Associazione mafiosa: prova di partecipazione
La Corte di Cassazione conferma la custodia cautelare per un soggetto accusato di partecipazione ad un'associazione mafiosa. La decisione si fonda su un quadro probatorio composito, che include dichiarazioni di collaboratori di giustizia, legami familiari, e coinvolgimento in attività illecite come estorsioni e traffico di stupefacenti. La Corte ha ritenuto sufficienti tali elementi anche a fronte della riqualificazione del ruolo dell'indagato da apicale a semplice partecipe, sottolineando come la convergenza di più indizi gravi, precisi e concordanti sia idonea a sostenere la misura cautelare.
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Associazione mafiosa: gravi indizi e custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare per associazione mafiosa. La Corte ha ribadito che, in fase cautelare, sono sufficienti i gravi indizi di colpevolezza, senza la necessità di raggiungere il livello di prova richiesto per una condanna definitiva. La valutazione del Tribunale del Riesame, basata su intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori, è stata ritenuta logica e sufficiente a giustificare la misura detentiva.
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Associazione mafiosa: Cassazione su custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare per un soggetto accusato di far parte di un'associazione mafiosa e di reati legati al narcotraffico. La Corte ha confermato la validità del provvedimento, ritenendo la motivazione del Tribunale del Riesame logica e completa sia riguardo ai gravi indizi di colpevolezza, basati su intercettazioni e altre prove, sia sulla necessità della misura detentiva, rafforzata dalla presunzione legale per i reati di mafia.
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