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Associazione Mafiosa

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308 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Associazione mafiosa: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare per associazione mafiosa. Secondo la Corte, il Tribunale del Riesame ha correttamente motivato la gravità degli indizi, basandosi su intercettazioni e dichiarazioni convergenti che dimostravano il ruolo attivo dell'indagato nel proseguire le attività economiche del clan familiare, anche dopo il sequestro dei beni, sfruttandone la forza intimidatrice.
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Associazione mafiosa: la prova della partecipazione
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di quattro imputati condannati per partecipazione ad associazione mafiosa di tipo 'ndrangheta. La sentenza ribadisce che la prova della partecipazione non richiede necessariamente il coinvolgimento in delitti specifici, ma può basarsi su frequentazioni reiterate con esponenti di spicco, conoscenza della struttura del clan e un ruolo funzionale, anche non operativo, all'interno del sodalizio. La Corte ha ritenuto inammissibili le censure che miravano a una mera rivalutazione dei fatti e ha confermato la validità delle prove raccolte, incluse le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, ritenute attendibili e riscontrate.
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Associazione mafiosa: la Cassazione sulla custodia
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di associazione mafiosa. La Corte ha confermato che, ai fini della misura cautelare, sono sufficienti gravi indizi di colpevolezza che dimostrino un'integrazione organica e stabile nel sodalizio criminale. Tali indizi, desunti principalmente da intercettazioni, sono stati ritenuti idonei a distinguere la condotta dalla meno grave ipotesi di favoreggiamento o di concorso esterno. È stato inoltre ribadito che per questo reato vige una presunzione di pericolosità sociale, superabile solo con prove concrete di distacco dal clan, non essendo sufficienti un'incensuratezza o precedenti assoluzioni.
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Associazione mafiosa: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto indagato per associazione mafiosa, sottoposto a custodia cautelare. La Corte ha stabilito che il ricorso non può mirare a una nuova valutazione dei fatti, ma solo a contestare vizi di legge o illogicità manifesta della motivazione. In questo caso, i gravi indizi di colpevolezza, basati su intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori, sono stati ritenuti sufficienti e logicamente valutati dal Tribunale del Riesame, confermando la misura detentiva.
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Associazione mafiosa: la Cassazione sui gravi indizi
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di partecipazione ad un'associazione mafiosa. La difesa sosteneva l'insussistenza di prove sufficienti, ma la Corte ha ritenuto che le dichiarazioni concordanti di più collaboratori di giustizia, unite al contenuto di intercettazioni telefoniche che dimostravano un chiaro rapporto di subordinazione al capo clan, costituissero un quadro di gravità indiziaria solido e sufficiente a giustificare la misura. La Corte ha inoltre specificato che la regolarità formale della gestione amministrativa di un'attività non è sufficiente a escludere il coinvolgimento illecito, soprattutto in un contesto di intimidazione mafiosa.
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Associazione mafiosa: la Cassazione conferma la custodia
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di un individuo accusato di associazione mafiosa e narcotraffico. La Corte ha ritenuto infondato il ricorso, validando il quadro indiziario basato su intercettazioni, dichiarazioni di un collaboratore di giustizia e prove che dimostravano il ruolo gerarchico, l'autorità e la partecipazione agli utili del clan da parte dell'indagato. La sentenza ribadisce i criteri per la configurabilità dei reati associativi.
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Associazione mafiosa: coesistenza con spaccio di droga
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo accusato di appartenere sia a un'associazione mafiosa sia a un'organizzazione parallela di narcotraffico. La difesa sosteneva che essere vittima di estorsione da parte dello stesso clan escludesse l'appartenenza. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che l'associazione mafiosa può coesistere con un'altra associazione criminale e che il pagamento di un "contributo" interno non nega la partecipazione al sodalizio. È stata inoltre confermata la responsabilità per concorso in estorsione basata sulla presenza intimidatoria durante la richiesta di pizzo.
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Associazione mafiosa: la prova dai collaboratori
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione mafiosa. La difesa sosteneva l'inattendibilità delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. La Corte ha stabilito che le dichiarazioni plurime, convergenti e dettagliate di diversi collaboratori, che si riscontrano a vicenda su episodi specifici, costituiscono gravi indizi di colpevolezza. La partecipazione all'associazione mafiosa, ha ribadito la Corte, richiede un contributo concreto e causale agli scopi del sodalizio, come la gestione del traffico di stupefacenti per conto del clan, e non un mero status di affiliato.
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