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Associazione Di Stampo Mafioso

109 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un'organizzazione criminale che si avvale della forza di intimidazione e della condizione di assoggettamento e omertà che ne deriva per commettere delitti e acquisire il controllo di attività economiche.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Custodia Cautelare: Ricorso Inammissibile per Associazione Mafiosa
Un uomo, accusato di partecipazione a un'associazione di stampo mafioso e traffico di stupefacenti, ha presentato ricorso contro l'ordinanza che confermava la sua **custodia cautelare** in carcere. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto che il Tribunale avesse fornito motivazioni complete e logiche sulla gravità degli indizi e sulla persistenza delle esigenze cautelari. Le argomentazioni difensive, che miravano a una rivalutazione dei fatti, non erano ammissibili in questa fase processuale. L'uomo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Concorso morale nella detenzione illecita di armi: Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una donna, 'L'Indagata', accusata di vari reati, inclusa la detenzione illecita di armi e l'associazione di stampo mafioso. Il Tribunale del Riesame aveva confermato la sua custodia cautelare. L'Indagata ha impugnato la decisione, sostenendo di essere stata una presenza passiva e non attivamente coinvolta. La Suprema Corte ha annullato l'ordinanza limitatamente all'accusa di detenzione illecita di armi. Ha ritenuto che il Tribunale non avesse motivato adeguatamente il concorso morale della donna, basandosi su argomentazioni generiche. Per gli altri reati contestati, il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La questione della detenzione illecita di armi tornerà in appello per una nuova valutazione.
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Associazione di stampo mafioso: amicizia o carcere?
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato del delitto di associazione di stampo mafioso. La difesa sosteneva che i contatti epistolari e telefonici con i vertici del gruppo fossero mere espressioni di amicizia, prive di reati specifici contestati. I giudici hanno invece ritenuto pienamente provata la concreta messa a disposizione dell'indagato a favore del clan. Le lettere di fedeltà inviate dal carcere, la protezione ricevuta dai vertici dopo una rissa e le intercettazioni sul recupero dei crediti da estorsione dimostrano l'organico inserimento nel gruppo. Di fronte all'accusa mafiosa opera inoltre la presunzione di pericolosità sociale e di adeguatezza del carcere. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Associazione di stampo mafioso: intercettazioni e carcere
Un indagato ha proposto ricorso in Cassazione contro l'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere per il reato di associazione di stampo mafioso. La difesa sosteneva l'assenza di gravi indizi, evidenziando che le dichiarazioni captate erano state definite vanterie da un coindagato e che gli interventi del ricorrente erano dovuti solo a rapporti familiari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che le intercettazioni spontanee hanno piena efficacia probatoria autonoma e non richiedono riscontri esterni tipici dei pentiti. Inoltre, i colloqui dell'indagato con esponenti criminali da pari a pari dimostrano un effettivo inserimento nella cosca e non un semplice aiuto tra parenti. L'indagato resta in carcere e deve pagare le spese del giudizio.
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Liberazione Anticipata: Reato di Mafia Ostacola lo Sconto di Pena
Un Detenuto ha chiesto la **liberazione anticipata** per periodi di detenzione tra il 1993 e il 2003, e nel 2016. Il Tribunale di Sorveglianza ha negato il beneficio. Ha ritenuto che la condanna per associazione di stampo mafioso, protrattasi fino al 2002, inficiasse negativamente la valutazione del percorso rieducativo. Anche alcune sanzioni disciplinari hanno pesato. La Cassazione ha confermato questa decisione. Ha ribadito che un reato grave o una trasgressione possono influenzare negativamente l'intera valutazione del percorso rieducativo, anche per semestri precedenti o successivi. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il Detenuto al pagamento delle spese.
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Associazione di stampo mafioso: basta il ruolo di tramite
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di associazione di stampo mafioso. La difesa sosteneva l'assenza di gravi indizi, lamentando che l'uomo non avesse commesso specifici reati-fine né avesse ricevuto un'investitura formale all'interno del clan. I giudici hanno chiarito che, per configurare la partecipazione all'associazione mafiosa, non occorre compiere singoli delitti programmati dal gruppo. È sufficiente un inserimento stabile e attivo nell'organizzazione criminale. Nel caso concreto, l'indagato fungeva da tramite tra il capoclan detenuto e l'esterno, gestendo comunicazioni e alleanze strategiche. Rilevato il concreto pericolo di reiterazione e di fuga, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile.
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Associazione mafiosa: Cassazione conferma carcere per indizi e recidiva
Un Tribunale ha confermato la misura cautelare in carcere per un Indagato, accusato di associazione di stampo mafioso e tentata estorsione. L'Indagato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la valutazione degli indizi e la sussistenza delle esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le motivazioni del Tribunale fossero logiche e coerenti, evidenziando il contributo stabile dell'Indagato all'associazione criminale e il pericolo di recidiva. L'Indagato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Associazione di stampo mafioso: basta il ruolo nel clan
L'Indagato ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del riesame che confermava la custodia cautelare in carcere per il reato di associazione di stampo mafioso. La difesa sosteneva la carenza di gravi indizi di colpevolezza, lamentando l'assenza di prove concrete e contestando l'attendibilità dei collaboratori di giustizia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che, per configurare la partecipazione associativa mafiosa, non serve la prova di specifici reati fine commessi dall'indagato. Risulta sufficiente dimostrare l'inserimento stabile nell'organigramma del sodalizio mediante dichiarazioni convergenti di più collaboratori, legami stretti con il vertice del clan e controlli di polizia che confermano frequentazioni con elementi di spicco della cosca.
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Associazione di stampo mafioso: difesa respinta in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato del reato di associazione di stampo mafioso e di intestazione fittizia di beni. L'Indagato sosteneva di non far parte della cosca locale e contestava l'utilizzabilità delle intercettazioni. La Suprema Corte ha chiarito che la partecipazione all'associazione di stampo mafioso si dimostra con la concreta messa a disposizione dell'organizzazione. Nel caso specifico, l'Indagato organizzava punizioni fisiche per riaffermare il controllo del territorio, versava sussidi ai detenuti e aiutava il capo clan a nascondere la titolarità di una società. Inoltre, le intercettazioni rimangono utilizzabili anche se l'iscrizione nel registro degli indagati avviene in un secondo momento. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese.
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Revisione della condanna: se il clan cade la pena si annulla
Un cittadino chiede la revisione della condanna definitiva per il reato di associazione di stampo mafioso. L'imputato dimostra che successive decisioni giudiziarie hanno assolto sia il presunto capoclan sia gli altri ipotetici affiliati. A seguito di tali assoluzioni, il numero dei partecipanti residui è sceso sotto la soglia minima di tre persone prevista dalla legge per configurare il reato associativo. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso. I giudici evidenziano l'incompatibilità logica tra la condanna del singolo e l'assoluzione degli altri membri dell'organizzazione criminale. Di conseguenza, la Suprema Corte annulla la decisione impugnata e revoca la condanna penale per il reato associativo perché il fatto non sussiste.
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Affiliazione mafiosa o favoreggiamento: carcere confermato
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per due individui accusati di far parte di un clan criminale. Uno dei ricorrenti rispondeva di tentata estorsione ed entrambi del delitto di associazione di stampo mafioso. La difesa sosteneva la natura occasionale dei contatti, chiedendo di derubricare la condotta a semplice favoreggiamento personale. I giudici hanno respinto i ricorsi evidenziando il valore probatorio delle intercettazioni ambientali e delle dichiarazioni convergenti dei collaboratori di giustizia. Mettersi stabilmente a disposizione dei vertici del gruppo per reperire armi o sabotare telecamere dimostra l'inserimento organico nella consorteria criminale. Non serve compiere materialmente ogni singolo reato programmato per configurare la piena partecipazione all'associazione mafiosa.
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Associazione di stampo mafioso tra vicinanza e reato concreto
Diversi imputati hanno impugnato la condanna pronunciata dalla Corte di Appello per molteplici reati gravi, tra cui l'associazione di stampo mafioso, il narcotraffico, la detenzione illegale di armi e il tentato omicidio. I ricorrenti hanno contestato l'attendibilità dei collaboratori di giustizia, la prescrizione dei reati, la quantificazione della pena e la duplicazione delle accuse rispetto a precedenti condanne per traffico di stupefacenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici hanno chiarito che il reato mafioso concorre formalmente con il narcotraffico e che la mera vicinanza compiacente si distingue dalla partecipazione effettiva quando vi è un inserimento stabile e un apporto causale alla vita del sodalizio.
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Associazione mafiosa dal carcere: la detenzione non recide i legami
L'indagato ha contestato l'ordinanza con cui il Tribunale del riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere per il delitto di associazione di stampo mafioso. La difesa sosteneva che la prolungata detenzione preventiva avesse interrotto il vincolo con la cosca e che le conversazioni intercettate non dimostrassero un effettivo contributo al gruppo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'ipotesi di associazione mafiosa dal carcere non decade in automatico con l'arresto. Le indagini hanno documentato l'uso di telefoni clandestini da parte dell'indagato per reperire notizie su collaboratori di giustizia, ordinare l'occultamento di armi e mantenere relazioni con altri esponenti mafiosi. Tali condotte, valutate insieme a una condanna di primo grado non ancora definitiva, integrano gravi indizi di colpevolezza.
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Associazione di stampo mafioso: condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha reso definitiva la condanna a dieci anni di reclusione per il reato di associazione di stampo mafioso a carico dell'imputata. La donna svolgeva il ruolo di contabile e tramite tra il capo clan detenuto e gli affiliati operanti sul territorio. La difesa ha contestato la credibilità del collaboratore di giustizia e la presunta mancanza di riscontri oggettivi sui singoli fatti. I giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso, confermando che le dichiarazioni del pentito sono state correttamente valutate insieme ai riscontri di intercettazioni ambientali e testimonianze. La pena edittale applicata risulta congrua e priva di sconti per via dell'elevata gravità delle condotte contestate.
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Associazione di stampo mafioso tra condanne e tutele civili
La Corte di Cassazione ha esaminato un articolato processo relativo al reato di associazione di stampo mafioso ed estorsioni aggravate sul territorio siciliano. I giudici di legittimità hanno confermato le responsabilità penali della maggior parte degli imputati, ribadendo la piena validità della minaccia silente nell'imposizione del pizzo. Tuttavia, la Suprema Corte ha annullato la decisione con rinvio sotto due aspetti specifici. Da un lato, ha rilevato un vizio di motivazione nel diniego dell'attenuante della collaborazione a un imputato le cui dichiarazioni erano state usate per condannare un coimputato in appello. Dall'altro, ha annullato i risarcimenti civili riconosciuti alle associazioni antiracket per assenza di prova concreta sul danno subito, confermando invece il risarcimento a favore del Comune.
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Associazione di stampo mafioso: vertice o estraneo senza prove
Il Tribunale del Riesame confermava la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato del reato di associazione di stampo mafioso con ruolo direttivo. La difesa proponeva ricorso per Cassazione contestando la carenza di gravi indizi di colpevolezza e vizi procedurali. La Suprema Corte ha accolto il ricorso sul punto della gravità indiziaria. I giudici hanno chiarito che la semplice presenza a un incontro o un invito a non compiere azioni violente non dimostrano un potere deliberativo o un ruolo apicale nel sodalizio. Mancano elementi univoci capaci di provare un effettivo inserimento con compiti decisionali vincolanti per il gruppo criminale. La Corte di Cassazione ha quindi annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato gli atti al Tribunale per una nuova valutazione cautelare.
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Associazione di stampo mafioso: confermate le condanne
La Corte di Cassazione ha confermato le condanne a carico di due soggetti coinvolti nelle dinamiche di un clan criminale locale. Una donna gestiva formalmente tramite prestanome un'attività economica e fungeva da intermediaria per trasmettere ordini dal carcere all'esterno, prestando soccorso clandestino a sodali feriti. Un intermediario locale organizzava invece incontri con imprenditori per imporre fittizi servizi di vigilanza notturna, mascherando vere e proprie richieste estorsive. I giudici di legittimità hanno respinto i ricorsi difensivi, ribadendo che veicolare direttive per i vertici detenuti integra pienamente la partecipazione all'associazione di stampo mafioso e che organizzare contatti operativi costituisce concorso in tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.
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Partecipazione associazione mafiosa: la Cassazione conferma condanna e ruolo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Imputato per **partecipazione all'associazione mafiosa**. I giudici hanno ritenuto provato il suo stabile inserimento nel sodalizio criminale attraverso intercettazioni telefoniche. Queste conversazioni rivelavano la sua aspirazione a un "grado" superiore (dote) e il suo ruolo di intermediario tra il Capo dell'organizzazione e altri latitanti. La difesa aveva contestato l'insufficienza delle prove e la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, affermando che la detenzione non interrompe automaticamente la partecipazione e che i termini di prescrizione per i reati mafiosi sono raddoppiati, escludendo l'estinzione del reato.
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Associazione di stampo mafioso: quando il clan si tramanda in famiglia
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un giovane accusato di associazione di stampo mafioso. Il ricorrente, nipote del capo storico del clan, sosteneva che le sue condotte fossero semplici favori familiari e privi di valenza criminale. Tuttavia, i giudici hanno valorizzato molteplici elementi: il ruolo di "picchiatore", la gestione delle chiavi per i summit mafiosi, l'autorizzazione a commerciare sigarette di contrabbando e l'episodio in cui circolava scortato da motociclette. La Suprema Corte ha stabilito che la partecipazione al clan non richiede la prova della commissione di singoli reati, ma la consapevolezza e la volontà di far parte del sodalizio criminale. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato, confermando la misura carceraria.
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Associazione di stampo mafioso: confermato il carcere
L'Indagato ha proposto ricorso in Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame che manteneva la custodia cautelare in carcere per il reato di associazione di stampo mafioso. La difesa sosteneva il ridimensionamento delle intercettazioni e il decorso del tempo senza nuove condotte criminose. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la partecipazione a un'associazione di stampo mafioso sussiste con la costante disponibilità del soggetto verso il gruppo criminale, anche mediante mansioni operative minime. Inoltre, la presunzione di pericolosità e la misura del carcere possono superarsi soltanto dimostrando la recessione dal sodalizio o lo scioglimento della banda, mentre il semplice tempo trascorso non basta a cancellare le esigenze cautelari.
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