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Assegno Divorzile

30 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Somma di denaro che un ex coniuge versa periodicamente all'altro a seguito di una sentenza di divorzio, per garantirgli un adeguato sostegno economico.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ricorso tardivo: l’inammissibilità blocca l’ex coniuge in Cassazione
L'Ex Coniuge ha intimato all'Altro Coniuge il pagamento di assegni divorzili e di mantenimento non versati. L'Altro Coniuge ha contestato, eccependo la prescrizione dei crediti più vecchi e sostenendo di aver pagato il dovuto. La Corte d'Appello ha accolto l'opposizione, dichiarando nullo il precetto. L'Ex Coniuge ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'**inammissibilità ricorso per tardività**. Il ricorso è stato presentato oltre il termine di 60 giorni dalla notifica della sentenza d'appello. La sospensione feriale dei termini non si applica ai giudizi di esecuzione forzata.
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Pignoramento e assegno divorzile: la banca batte l’ex coniuge
Una società creditrice pignorava la pensione del debitore. L'ex coniuge interveniva nella procedura esecutiva pretendendo il pagamento in via privilegiata del proprio credito per l'assegno divorzile e per le spese di utenze e affitto stabilite nella sentenza di divorzio. Il Tribunale accoglieva la domanda assegnando direttamente le somme. La Cassazione ha accolto il ricorso della società creditrice, stabilendo che il giudice dell'opposizione non può sostituirsi al giudice dell'esecuzione nell'assegnazione delle somme. Inoltre, l'intervento richiede un credito liquido e determinato: l'ex coniuge non aveva quantificato le mensilità scadute. Infine, l'assegno divorzile non gode automaticamente del privilegio generale sui mobili riservato ai crediti alimentari, se non per la quota strettamente alimentare e limitatamente agli ultimi tre mesi. Vince la società creditrice.
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Deducibilità rimborso IRPEF assegno divorzile: Fisco perde
Un contribuente chiedeva il rimborso delle imposte per aver dedotto la somma versata all'ex coniuge a copertura dell'IRPEF sull'assegno di divorzio. L'Agenzia delle Entrate negava il rimborso, ma la Cassazione ha dato ragione al cittadino. La Corte ha stabilito che una precedente sentenza favorevole al contribuente sulla stessa questione, anche se per anni diversi, è vincolante (giudicato esterno). Viene quindi confermata la deducibilità del rimborso IRPEF sull'assegno divorzile, poiché la natura dell'obbligo di pagamento, stabilita in sede di divorzio, è un elemento fisso e non variabile annualmente. Il contribuente vince la causa.
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Deducibilità Rimborso IRPEF Assegno Divorzile: Fisco battuto
Un contribuente si vede negare dall'Amministrazione Finanziaria la deduzione del rimborso IRPEF versato all'ex coniuge, come previsto dagli accordi di divorzio. La Corte di Cassazione ha dato ragione al contribuente, stabilendo che una precedente sentenza favorevole sulla stessa questione, anche se per anni d'imposta diversi, ha un effetto vincolante (giudicato esterno). Viene quindi confermata la piena deducibilità del rimborso IRPEF sull'assegno divorzile, poiché l'accordo tra i coniugi è un elemento stabile e non può essere rimesso in discussione ogni anno dal Fisco. L'Agenzia delle Entrate perde il ricorso.
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Rimborso Imposte Assegno Divorzile: Fisco sconfitto dal Giudicato
Un contribuente si vedeva negare dall'Agenzia delle Entrate il rimborso per aver dedotto le somme versate all'ex coniuge per coprire le tasse sull'assegno di divorzio, come previsto dal loro accordo. La Corte di Cassazione ha dato ragione al contribuente, bloccando la pretesa del Fisco. La vittoria non si basa sull'analisi nel merito della deducibilità rimborso imposte assegno divorzile, ma sull'efficacia di una precedente sentenza favorevole al contribuente. Secondo la Corte, una decisione passata in giudicato su elementi stabili, come un accordo di divorzio, vale anche per gli anni futuri, impedendo all'Agenzia di rimettere in discussione lo stesso punto ogni anno.
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Assegno divorzile: il sacrificio non deve essere totale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27945/2023, ha accolto il ricorso di un'ex moglie a cui era stato negato l'assegno divorzile. La Corte ha stabilito che per il riconoscimento dell'assegno non è necessario dimostrare un abbandono 'totale' del lavoro o una 'scelta forzata', ma è sufficiente provare di aver sacrificato opportunità professionali e di carriera per dedicarsi alla famiglia, contribuendo così alla formazione del patrimonio comune e dell'altro coniuge.
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Mantenimento figlio adulto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26875/2023, interviene sul tema del mantenimento del figlio adulto. Nel caso specifico, un padre ricorreva contro la decisione della Corte d'Appello che aveva confermato l'assegno per la figlia trentaquattrenne, giustificandone l'inerzia lavorativa e accademica con la necessità di assistere la madre. La Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, cassando la sentenza e enunciando principi fondamentali: il diritto al mantenimento non è illimitato e si fonda sul principio di autoresponsabilità. Spetta al figlio adulto, specie se 'ultra-maggiorenne', dimostrare di aver fatto tutto il possibile per rendersi indipendente, e la cura di un genitore non può giustificare una totale e prolungata inattività.
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Assegno divorzile: la prova del sacrificio è cruciale
Con l'ordinanza n. 17144/2023, la Corte di Cassazione ha cassato una sentenza che riconosceva un assegno divorzile con funzione compensativa all'ex moglie, nonostante questa non avesse provato di aver sacrificato opportunità professionali per la famiglia. La Corte ha chiarito che il solo divario reddituale e la durata del matrimonio non sono sufficienti. È onere del coniuge richiedente dimostrare concretamente le rinunce lavorative subite per aver diritto a un assegno con finalità perequativa, correttivo di uno spostamento patrimoniale ingiustificato. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Assegno divorzile: contano anche i patrimoni nascosti
La Cassazione ha stabilito che per il calcolo dell'assegno divorzile si deve considerare l'intero patrimonio dell'ex coniuge, incluse partecipazioni societarie e immobili, non solo il reddito dichiarato. La Corte ha accolto il ricorso di una ex moglie, che lamentava la mancata valutazione della reale capacità economica del marito, annullando la decisione della Corte d'Appello e rinviando per una nuova valutazione.
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Assegno divorzile compensativo: quando non è dovuto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9512/2023, ha stabilito un principio fondamentale in materia di assegno divorzile compensativo. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva concesso l'assegno a una ex coniuge, senza prima verificare se il suo cospicuo patrimonio personale, accumulato durante il matrimonio, fosse stato formato con i redditi dell'altro coniuge. In tal caso, il suo contributo alla vita familiare sarebbe già stato compensato, escludendo il diritto all'assegno.
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Assegno divorzile: no a spesa per ristrutturazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che il contributo economico di un coniuge per la ristrutturazione della casa coniugale, di proprietà esclusiva dell'altro, rientra nei doveri di solidarietà familiare. Tale spesa, da sola, non è sufficiente a giustificare il riconoscimento di un assegno divorzile con funzione compensativa, per il quale è necessaria la prova di specifici sacrifici professionali. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Assegno divorzile: quando spetta? La Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9014/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ex marito contro la corresponsione di un assegno divorzile all'ex moglie. La Corte ha ribadito che l'assegno ha una funzione compensativa e perequativa per i sacrifici professionali fatti durante il matrimonio. Inoltre, ha chiarito che l'accoglimento di una domanda per un importo inferiore a quello richiesto non configura una soccombenza reciproca, pertanto le spese legali restano a carico della parte che ha perso la causa.
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Assegno divorzile: no alla revoca per fatti noti
Un ex-marito ha chiesto la revoca dell'assegno divorzile a favore dell'ex-moglie, motivandola con la stabile convivenza di quest'ultima con un nuovo partner. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la modifica delle condizioni di divorzio è possibile solo per fatti nuovi, sopravvenuti dopo la sentenza. Poiché la convivenza era una circostanza già nota e considerata dalle parti nel loro accordo di divorzio del 2014, non può essere usata come motivazione per la revoca dell'assegno. La decisione sottolinea la stabilità degli accordi presi in sede di divorzio.
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Assegno divorzile: la prova della non autosufficienza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19306/2023, ha annullato la decisione che concedeva un assegno divorzile a un'ex coniuge basandosi solo sulla sua ridotta capacità lavorativa. La Corte ha stabilito che per ottenere l'assegno con funzione assistenziale è necessaria una verifica completa e rigorosa dell'effettiva non autosufficienza economica, considerando patrimonio mobiliare, immobiliare e altri redditi, non essendo sufficiente la sola condizione di salute.
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Assegno divorzile: la funzione compensativa è decisiva
La Cassazione ha confermato la debenza di un assegno divorzile in favore dell'ex moglie, casalinga e dedita alla cura del figlio con difficoltà. La Corte ha ribadito che l'assegno ha una funzione assistenziale e compensativa, volta a riequilibrare i sacrifici professionali fatti per la famiglia durante il matrimonio, riducendo l'importo a 250 euro mensili.
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Assegno divorzile: rito camerale e onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19203/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una ex coniuge contro la revoca del suo assegno divorzile. La Corte ha ribadito che il rito camerale, applicato nei giudizi di divorzio, non prevede le stesse formalità del rito ordinario, come l'udienza di precisazione delle conclusioni. Inoltre, ha chiarito che la valutazione della capacità economica dell'ex coniuge è un giudizio di fatto insindacabile in sede di legittimità, se non per violazione delle norme sull'onere della prova.
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Assegno divorzile: motivi di ricorso inammissibili
Un ex marito ricorre in Cassazione contro la sentenza che conferma l'assegno divorzile di 1.200 euro a favore della ex moglie, lamentando vizi procedurali e una valutazione economica errata. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, dichiarando i motivi inammissibili per il mancato rispetto dei principi di specificità e autosufficienza richiesti per l'impugnazione, ribadendo le differenze tra rito ordinario e rito camerale.
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Assegno divorzile: cura figlia disabile e impossibilità
La Cassazione conferma l'assegno divorzile a una donna che per anni si è dedicata alla cura della figlia gravemente disabile. La Corte ha ritenuto oggettiva la sua impossibilità di procurarsi redditi, valorizzando il suo contributo familiare e rigettando il ricorso dell'ex marito.
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Assegno divorzile Svizzera: la guida fiscale completa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34405/2025, ha stabilito un principio fondamentale sulla tassazione dell'assegno divorzile corrisposto da un residente italiano a un ex coniuge residente in Svizzera. Secondo i giudici, tale reddito non è imponibile in Italia, ma esclusivamente in Svizzera. La decisione si basa sull'applicazione dell'art. 21 della Convenzione contro le doppie imposizioni tra i due Paesi, che prevale sulla normativa fiscale nazionale che assimila l'assegno a un reddito da lavoro dipendente.
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Deducibilità assegno mantenimento: la Cassazione decide
Un contribuente contesta una cartella di pagamento relativa alla non corretta deducibilità dell'assegno di mantenimento. Inizialmente i versamenti erano destinati solo al figlio, ma una successiva pronuncia della Corte d'Appello li ha parzialmente riclassificati, con effetto retroattivo, come assegno divorzile deducibile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente, confermando che è deducibile solo la quota eccedente il mantenimento per il figlio, come stabilito retroattivamente dalla Corte d'Appello, e ha escluso l'applicazione del criterio di ripartizione forfettaria al 50%.
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