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Artifizi Pirotecnici

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Oggetti contenenti materie esplodenti o miscele esplosive di sostanze, comunemente noti come fuochi d'artificio, progettati per produrre effetti calorifici, luminosi, sonori, gassosi o fumogeni.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Vendita illegale fuochi d’artificio: Cassazione conferma condanna
Un commerciante di fuochi d'artificio è stato condannato per la **vendita illegale fuochi d'artificio** di categoria F3 in quantità superiore al limite consentito dalla sua licenza. Il commerciante ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'insussistenza del fatto e la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la colpevolezza basata su prove oggettive e ritenendo che l'elevato pericolo derivante dalla circolazione illecita di fuochi d'artificio impedisse di considerare il fatto di lieve entità. Il commerciante dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Possesso di artifizi pirotecnici nello stadio: ricorso bocciato
Un tifoso accende e posiziona a terra un fumogeno nel settore della curva durante una partita di calcio. Il giudice di merito condanna l'imputato per la violazione dell'articolo 6-ter della legge 401 del 1989. L'imputazione iniziale indicava invece il diverso reato di lancio di materiale pericoloso. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano la legittimità della diversa qualificazione giuridica del fatto. La difesa conosceva la condotta contestata e poteva difendersi. La Suprema Corte nega la particolare tenuità del fatto a causa della concreta pericolosità dell'azione per gli altri spettatori. L'imputato perde la causa, paga le spese processuali e versa tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Possesso di torcia bengala: DASPO confermato anche senza lancio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un tifoso contro la convalida del DASPO di quattro anni con obbligo di firma. Il provvedimento era stato emesso a seguito del ritrovamento di un fumogeno nei pantaloni dell'uomo durante una partita. La Suprema Corte ha chiarito che il semplice possesso di torcia bengala (artifizio pirotecnico) all'interno dello stadio è sufficiente a giustificare la misura di prevenzione. Non è necessario che l'oggetto sia stato lanciato o abbia creato un pericolo concreto per l'incolumità pubblica. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Torcia allo stadio e DASPO con obbligo di firma: confermati 6 anni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un tifoso contro il provvedimento di DASPO con obbligo di firma per la durata di sei anni. Il provvedimento era stato emesso dopo che il soggetto aveva acceso una torcia illuminante durante una partita di calcio. Il tifoso lamentava la violazione del diritto di difesa per non aver ottenuto copia degli atti e l'eccessiva durata della misura. La Suprema Corte ha chiarito che l'accensione di artifizi pirotecnici integra la pericolosità sociale e che il diritto di difesa è garantito dal contraddittorio cartolare, anche senza rilascio immediato di copie. La durata di sei anni è stata ritenuta congrua e motivata, considerando i precedenti penali del soggetto e la recidiva. Il ricorrente perde la causa e viene condannato a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Vendita fuochi d’artificio: licenza sempre obbligatoria
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato che chiedeva l'assoluzione piena dal reato di cui all'art. 678 c.p. La Suprema Corte ha chiarito un principio fondamentale sulla vendita fuochi d'artificio: la soglia quantitativa di 5 kg, al di sotto della quale non è richiesta licenza, vale solo per la detenzione e non per la vendita, la quale necessita sempre di una specifica autorizzazione. Poiché l'imputato esponeva la merce su una bancarella, è stata confermata la sussistenza del reato.
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DASPO violato: quando la sentenza del TAR non basta
La Corte di Cassazione ha stabilito che la condanna per un DASPO violato resta valida anche se il provvedimento è stato successivamente annullato dal Tribunale Amministrativo (TAR). La Corte ha precisato che, per poter rilevare nel processo penale, l'annullamento deve essere provato come definitivo e irrevocabile. Nel caso di specie, un tifoso era stato condannato per aver violato il divieto di accesso allo stadio e per aver acceso un fumogeno. Il suo ricorso, basato sull'annullamento del DASPO, è stato dichiarato inammissibile perché non aveva dimostrato la definitività della sentenza amministrativa.
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