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art. 6 bis L.401/1989

0 provvedimenti

Competenza per territorio e confini: l’agguato ai tifosi
Un tifoso ha subito la misura cautelare dell'obbligo di dimora per aver partecipato a un violento agguato contro l'autobus dei sostenitori della squadra rivale lungo una strada statale. La difesa ha impugnato il provvedimento sostenendo il difetto di competenza per territorio del tribunale locale. Secondo la tesi difensiva, basata su fotografie e sulla presenza di siepi vicino a uno svincolo, l'aggressione era avvenuta nella provincia limitrofa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Gli accertamenti della polizia giudiziaria hanno localizzato chiaramente l'agguato al chilometro 19 della strada statale, in agro soggetto al tribunale che ha emesso la misura. I giudici hanno respinto le censure difensive, ritenendole generiche contestazioni di fatto non valutabili in sede di legittimità, confermando la piena validità della misura e condannando il ricorrente al pagamento delle spese.
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Possesso di artifizi pirotecnici nello stadio: ricorso bocciato
Un tifoso accende e posiziona a terra un fumogeno nel settore della curva durante una partita di calcio. Il giudice di merito condanna l'imputato per la violazione dell'articolo 6-ter della legge 401 del 1989. L'imputazione iniziale indicava invece il diverso reato di lancio di materiale pericoloso. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano la legittimità della diversa qualificazione giuridica del fatto. La difesa conosceva la condotta contestata e poteva difendersi. La Suprema Corte nega la particolare tenuità del fatto a causa della concreta pericolosità dell'azione per gli altri spettatori. L'imputato perde la causa, paga le spese processuali e versa tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Accensione di fumogeni allo stadio: reato anche senza lancio
Due tifosi hanno impugnato la condanna per aver acceso materiale pirotecnico durante un incontro sportivo. I ricorrenti hanno contestato la qualità dei fotogrammi utilizzati per la loro identificazione e hanno sostenuto l'assenza di un pericolo reale, dato che non vi era stato alcun lancio degli oggetti verso il campo o verso altre persone. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato che l'accensione di fumogeni allo stadio, anche se avviene semplicemente sui gradoni e ai piedi della tifoseria, costituisce un reato di pericolo concreto per la sicurezza e l'incolumità dei presenti.
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Concordato in appello: sconto ottenuto ma ricorso inammissibile
L'Imputato, condannato per reati commessi durante manifestazioni sportive e per danneggiamento, ha concluso un accordo con la pubblica accusa in secondo grado tramite il concordato in appello, ottenendo una riduzione della pena. Successivamente, l'Imputato ha presentato ricorso per Cassazione contestando la valutazione delle prove e chiedendo il proscioglimento immediato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accordo su una pena concordata comporta la rinuncia automatica ai restanti motivi di impugnazione. Di conseguenza, il giudice di secondo grado non deve motivare sul mancato proscioglimento o sulla valutazione del materiale probatorio. La Corte ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Cintura come oggetti atti ad offendere: condannato l’ultras
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un tifoso condannato per aver partecipato, insieme ad altri ultras, all'aggressione del furgone di una squadra avversaria. Durante l'azione violenta, il gruppo ha utilizzato una cintura per infrangere il finestrino del veicolo. La Suprema Corte ha confermato che la cintura, usata in quel modo, costituisce a tutti gli effetti uno degli oggetti atti ad offendere (corpo contundente). I giudici hanno inoltre confermato il diritto al risarcimento per la società proprietaria del veicolo, la cui attività commerciale è stata ostacolata dall'aggressione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Striscioni ingiuriosi allo stadio: la Cassazione nega l’assoluzione
Un tifoso ha introdotto ed esposto uno striscione contenente scritte offensive contro la dirigenza sportiva all'interno di uno stadio durante una partita a porte chiuse. Il Giudice per le indagini preliminari lo ha assolto ritenendo che la condotta non avesse creato un reale pericolo per l'ordine pubblico. La Cassazione ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero, stabilendo che il reato di introduzione di striscioni ingiuriosi allo stadio punisce la semplice introduzione di scritte offensive o minacciose, a prescindere dalla presenza di un pericolo concreto per la sicurezza pubblica. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza di proscioglimento e ha ordinato la trasmissione degli atti al Tribunale per il proseguimento del procedimento.
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Oggetto comune o atto ad offendere? La Cassazione condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due manifestanti condannati per partecipazione a una radunata sediziosa e possesso di un oggetto atto ad offendere durante uno scontro tra tifoserie opposte. Uno dei ricorrenti aveva sollevato motivi del tutto nuovi rispetto al processo d'appello, mentre l'altro aveva proposto contestazioni generiche e prive di correlazione con la sentenza impugnata. I giudici hanno chiarito che la natura di un oggetto atto ad offendere va valutata non solo per le sue caratteristiche fisiche, ma anche in base al contesto violento in cui viene utilizzato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna penale per entrambi i ricorrenti, condannandoli anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Rissa allo stadio: non è legittima difesa se accetti lo scontro
Un tifoso, coinvolto in una rissa tra opposte tifoserie, viene condannato per l'uso di oggetti pericolosi, come l'asta di una bandiera. L'imputato sosteneva di aver agito per difendersi, ma la Corte di Cassazione ha respinto la sua tesi. La sentenza stabilisce un principio chiaro: la legittima difesa in aggressioni reciproche non è applicabile quando una persona accetta volontariamente la situazione di pericolo e partecipa attivamente allo scontro. Poiché entrambe le tifoserie avevano un intento aggressivo, la reazione del singolo non può essere considerata una difesa necessaria, ma parte integrante della rissa. Di conseguenza, la condanna è stata confermata.
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Pericolo concreto: lancio fumogeni allo stadio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un tifoso che ha lanciato un fumogeno acceso dagli spalti verso il campo di gioco. Il cuore della decisione riguarda la nozione di pericolo concreto: il reato si configura nel momento del lancio, valutando la situazione ex ante. Non rileva il fatto che nessuno sia stato colpito o che il lancio sia avvenuto in una zona apparentemente vuota, poiché la condotta in sé ha generato un rischio per gli spettatori vicini e per chi si trovava sulla traiettoria.
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Patteggiamento: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso contro una sentenza di patteggiamento relativa a episodi di violenza durante una manifestazione sportiva. L'imputato contestava l'erronea qualificazione giuridica dei fatti, sostenendo che il reato di danneggiamento dovesse assorbire quello previsto dalla normativa speciale sulle manifestazioni sportive. La Suprema Corte ha ribadito che, in caso di patteggiamento, il ricorso per errore di qualificazione è ammesso solo se l'errore è palesemente evidente. Nel caso di specie, i reati tutelano beni giuridici distinti, rendendo legittimo il loro concorso.
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DASPO e cori razzisti: la Cassazione conferma il rigore
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un provvedimento di DASPO con obbligo di firma emesso contro un tifoso per cori razzisti. Il ricorrente contestava la mancanza di prove sulla sua partecipazione attiva e l'incompatibilità della misura con la propria attività lavorativa. La Corte ha stabilito che la pericolosità sociale può essere desunta dalla condotta di gruppo e dai precedenti penali, anche non sportivi. Inoltre, l'urgenza del provvedimento è legata alla prossimità di futuri eventi sportivi e non richiede la prova di reati già accertati, rendendo il DASPO autonomo rispetto all'esito del processo penale.
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Particolare tenuità del fatto e ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per reati commessi durante manifestazioni sportive. Il ricorrente invocava la particolare tenuità del fatto e la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha stabilito che la particolare tenuità del fatto non può essere richiesta per la prima volta in Cassazione se non dedotta in appello, specialmente quando i limiti edittali del reato ne precludono l'applicazione. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso impedisce di rilevare la prescrizione maturata dopo la sentenza di secondo grado.
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Lancio di oggetti: condanna per sassi contro il bus.
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due soggetti responsabili del lancio di oggetti contro un pullman di tifosi avversari. Gli imputati erano stati sorpresi con pietre occultate dopo un tentativo di fuga. La difesa ha eccepito la nullità della perquisizione e la tardività della notifica dell'udienza, ma la Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Le nullità sollevate, essendo a regime intermedio, dovevano essere eccepite tempestivamente nei gradi di merito. Inoltre, è stata negata l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della natura organizzata e collettiva dell'azione violenta.
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DASPO: convalida e termini di difesa
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un provvedimento di DASPO con obbligo di firma, rigettando il ricorso di due soggetti. I ricorrenti contestavano la violazione del termine di 48 ore tra la notifica e la convalida del GIP, oltre a un presunto difetto di motivazione sulla pericolosità sociale. La Suprema Corte ha stabilito che l'anticipazione della convalida non determina nullità automatica se non viene provato un pregiudizio concreto alla difesa e che i precedenti penali specifici giustificano la misura.
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Travisamento della prova: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due soggetti condannati per violenza legata a manifestazioni sportive. I ricorrenti lamentavano un travisamento della prova, ma la Corte ha stabilito che le loro doglianze miravano a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La decisione si fonda sulla distinzione tra l'errore del giudice su una prova inesistente e la mera richiesta di una diversa interpretazione delle prove esistenti, confermando la logicità della sentenza impugnata.
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