Il divieto relativo all’accensione di fumogeni allo stadio
La normativa sulla sicurezza negli impianti sportivi punisce severamente i comportamenti che mettono a rischio l’incolumità pubblica durante le manifestazioni. L’accensione di fumogeni allo stadio rappresenta una condotta vietata dalla legge anche quando non si verifica alcun lancio materiale degli ordigni contro la folla o verso il terreno di gioco. Molti tifosi ritengono erroneamente che l’uso statico di artifizi pirotecnici sui gradoni sia privo di rilevanza penale se non causa feriti o danni visibili. La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha chiarito i confini di questa responsabilità.
I giudici di merito hanno condannato due sostenitori per l’utilizzo di fumogeni all’interno del settore ospiti durante una partita. Gli imputati hanno presentato ricorso sostenendo che le telecamere di sorveglianza non garantivano una visione chiara dei loro volti. La difesa ha inoltre insistito sulla mancanza di offensività della condotta, poiché gli oggetti bruciavano a terra senza alcuna traiettoria di lancio verso terzi.
La responsabilità penale per l’accensione di fumogeni allo stadio
La Corte di Cassazione ha esaminato i motivi di ricorso presentati dalla difesa. I giudici supremi hanno ribadito i limiti stringenti del giudizio di legittimità (la verifica della sola corretta applicazione delle norme). Gli imputati non possono richiedere alla Cassazione una terza valutazione dei fatti storici o una nuova perizia sulle riprese video se i gradi precedenti hanno motivato la decisione in modo logico e coerente.
I giudici di merito avevano accertato con assoluta certezza l’identità dei responsabili attraverso i fotogrammi acquisiti dalle forze dell’ordine. La contestazione sulla nitidezza delle immagini si risolveva in una semplice richiesta di riapertura della fase istruttoria, operazione preclusa davanti al massimo organo di controllo giudiziario.
Le motivazioni sulla pericolosità dell’accensione di fumogeni allo stadio
Le motivazioni della sentenza affrontano il tema centrale del pericolo per i presenti. La legge speciale a tutela degli eventi sportivi punisce la semplice creazione di una situazione rischiosa per la collettività. Non serve che una persona riporti lesioni fisiche o ustioni per configurare il reato contestato.
I giudici hanno spiegato che accendere sostanze infiammabili in uno spazio ristretto e sovraffollato espone tutti i partecipanti a un rischio concreto. I fumi densi riducono la visibilità e possono provocare asfissia, mentre le elevate temperature del materiale pirotecnico possono innescare incendi o scottature improvvise sui gradoni. La condotta conserva la sua piena carica offensiva a prescindere dal lancio materiale dell’ordigno.
Le conclusioni della Cassazione sulla sicurezza negli impianti sportivi
Le conclusioni dei giudici supremi confermano la linea di estrema severità verso gli atti pericolosi durante le partite di calcio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dai due tifosi e ha reso definitiva la condanna penale inflitta nei precedenti gradi di giudizio.
I ricorrenti devono ora pagare le spese del procedimento giudiziario e versare una somma di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle Ammende a causa della manifesta infondatezza dell’impugnazione. La pronuncia stabilisce un principio chiaro: accendere artifizi pirotecnici tra la folla integra sempre un illecito penale punibile.
Accendere un fumogeno senza lanciarlo costituisce reato?
Sì, l’accensione di materiale pirotecnico all’interno di un impianto sportivo costituisce reato anche se l’oggetto resta a terra e non viene lanciato contro terzi.
Quale pericolo comporta l’uso statico di fumogeni sugli spalti?
L’uso di artifizi pirotecnici tra la folla crea fumi tossici, riduce la visibilità ed espone le persone vicine al rischio concreto di scottature e incendi.
La Corte di Cassazione può riesaminare le riprese video per identificare i tifosi?
No, la Corte di Cassazione verifica solo la corretta applicazione delle norme e non può riesaminare le prove visive se i giudici di merito le hanno valutate con logica.