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Artifizi E Raggiri

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240 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Ricorso inammissibile: Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per truffa, stabilendo principi chiave. La Corte chiarisce che l'inammissibilità del ricorso impedisce di rilevare l'eventuale prescrizione del reato maturata dopo la sentenza d'appello. I motivi del ricorso sono stati ritenuti generici, manifestamente infondati e non proposti correttamente nei gradi di merito precedenti.
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Truffa online: Cassazione su profitto e danno
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2055/2026, si è pronunciata su un caso di truffa online, specificando i contorni del reato. Il caso riguardava la vendita fittizia di prodotti tecnologici su una piattaforma web. La Corte ha chiarito che per la configurazione della truffa online è sufficiente l'induzione in errore della vittima tramite artifizi e raggiri, con conseguente atto di disposizione patrimoniale, anche se il profitto per l'autore non è immediatamente conseguito. La decisione sottolinea l'importanza della tutela della buona fede nelle transazioni digitali.
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Concorso tra truffa e falso: la Cassazione decide
Un uomo è stato condannato per truffa, falso e sostituzione di persona per aver venduto un'auto di lusso rubata in cambio di un altro veicolo e denaro, utilizzando documenti e targhe contraffatte. Dopo l'assoluzione in appello dal reato di riciclaggio, l'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che i reati di falso e sostituzione di persona dovessero essere assorbiti in quello di truffa. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo le condizioni per il concorso tra truffa e falso. Ha stabilito che i reati coesistono in quanto tutelano beni giuridici diversi (la fede pubblica e il patrimonio), confermando così la condanna.
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Truffa aggravata INPS: la Cassazione sulla pensione
La Corte di Cassazione conferma il sequestro preventivo per truffa aggravata INPS a carico di un soggetto che, dopo il decesso di un congiunto, non solo ometteva di comunicarlo all'ente previdenziale ma ne occultava il cadavere per continuare a percepire indebitamente la pensione. La Corte distingue tale condotta, caratterizzata da un comportamento fraudolento attivo, dalla mera omissione che potrebbe integrare un reato diverso e meno grave.
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Truffa contrattuale: quando si configura il reato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17236/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso, confermando che il reato di truffa contrattuale può configurarsi non solo nella fase prenegoziale, ma anche durante l'esecuzione del contratto. Se una delle parti utilizza artifici e raggiri per violare gli accordi e ottenere un ingiusto profitto, commette il reato di cui all'art. 640 c.p., superando la mera inadempienza civile.
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Indebita percezione: Cassazione annulla arresti
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di arresti domiciliari per un amministratore accusato di indebita percezione di erogazioni pubbliche relative ai fondi Covid. La sentenza chiarisce la distinzione con la truffa aggravata e stabilisce che l'aggravante per danno superiore a 100.000 euro non giustifica la misura cautelare, escludendo inoltre che i fondi nazionali rientrino negli interessi finanziari dell'UE.
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Ricorso inammissibile per truffa: motivi generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile in un caso di truffa, confermando la condanna dell'imputato. La decisione si fonda sulla genericità e indeterminatezza dei motivi di ricorso, i quali non contestavano specificamente la logica della sentenza d'appello, ma si limitavano a riproporre argomenti già respinti. In particolare, la Corte ha sottolineato la corretta valutazione delle prove da parte dei giudici di merito e la legittimità del diniego della causa di non punibilità per tenuità del fatto, data la non indifferente entità del danno. La sentenza ribadisce i rigorosi requisiti formali per l'accesso al giudizio di legittimità.
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Motivazione rafforzata: obblighi in appello
La Corte di Cassazione annulla una sentenza di assoluzione per truffa emessa in appello, ribadendo l'obbligo di motivazione rafforzata quando si ribalta una condanna di primo grado. La Corte chiarisce che il giudice d'appello non può limitarsi a una diversa lettura delle prove, ma deve confutare specificamente gli argomenti della prima sentenza. Il caso viene rinviato al giudice civile per la valutazione del risarcimento del danno.
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Decreto di irreperibilità nullo? La Cassazione chiarisce
Un individuo condannato per truffa ha contestato la validità del processo a suo carico a causa di presunte nullità del decreto di irreperibilità emesso durante le indagini. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio fondamentale: la notifica del decreto di citazione a giudizio effettuata personalmente all'imputato sana qualsiasi vizio precedente. Questo perché tale notifica garantisce la piena conoscenza del processo, neutralizzando ogni potenziale pregiudizio al diritto di difesa.
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Truffa contrattuale: il reato sussiste anche dopo
La Corte di Cassazione conferma la condanna per truffa contrattuale aggravata nei confronti di un imprenditore. Dopo aver ricevuto un pagamento di 47.000 euro per una fornitura di pannelli solari mai consegnata, l'imputato ha emesso cambiali con firme false per ostacolare l'azione di recupero del credito. La Corte ha stabilito che gli artifici e raggiri, anche se posti in essere dopo la conclusione del contratto e il pagamento, integrano il reato di truffa se finalizzati a consolidare l'ingiusto profitto, causando un danno alla vittima. È stata inoltre confermata la tempestività della querela, calcolata dal momento della consegna delle cambiali false.
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Ricorso inammissibile: quando ripetere non giova
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per truffa. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano una mera ripetizione di argomentazioni già respinte in appello e manifestamente infondati, in quanto non si confrontavano con la solida motivazione della sentenza impugnata, che aveva accertato la sussistenza di artifizi e raggiri. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reddito di cittadinanza: la Cassazione chiarisce reato
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'omessa comunicazione di informazioni rilevanti, come la condanna di un familiare, per ottenere o mantenere il reddito di cittadinanza, non integra il reato di truffa aggravata (art. 640-bis c.p.), bensì la fattispecie specifica e autonoma prevista dall'art. 7, comma 2, del D.L. n. 4/2019. La Corte ha riqualificato il fatto, annullando la sentenza impugnata limitatamente alla pena e rinviando per un nuovo giudizio sul trattamento sanzionatorio.
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Ricorso per cassazione inammissibile: il principio
Un soggetto, condannato per il reato di truffa, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione contestando la sussistenza degli elementi di artifizi e raggiri. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per mancanza di specificità. La decisione sottolinea che un ricorso per cassazione non può limitarsi a contestazioni generiche o fattuali, ma deve confrontarsi analiticamente con le motivazioni della sentenza impugnata. La mancata correlazione tra i motivi del ricorso e la decisione precedente ne determina l'inammissibilità.
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Tentativo di truffa: quando scatta il reato?
La Corte di Cassazione chiarisce i confini del tentativo di truffa, stabilendo che il reato si configura quando gli atti sono idonei e diretti in modo non equivoco a commettere il delitto, anche se la vittima si insospettisce e l'inganno non va a buon fine. Nel caso esaminato, due complici tentavano di vendere smartphone, mostrando un prodotto autentico per poi scambiarlo con una scatola contenente cianfrusaglie. La Corte ha ritenuto tali azioni un tentativo di truffa punibile, respingendo la tesi difensiva che si trattasse di mere trattative preliminari.
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Ricorso inammissibile: Cassazione su truffa
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per truffa. L'appello è stato giudicato generico e aspecifico, in quanto si limitava a riproporre censure già respinte in secondo grado. La Corte ha confermato la responsabilità concorsuale dell'imputata, intestataria del conto corrente dove erano confluiti i profitti illeciti, condannandola al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Truffa avvocato: quando la promessa è reato
Una professionista legale è stata condannata per truffa aggravata ai danni dei suoi clienti. La condotta contestata riguarda la promessa di ottenere visti d'ingresso in Italia per i loro familiari, a fronte del pagamento di somme di denaro. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che la condotta di un avvocato che garantisce un risultato incerto e omette volontariamente informazioni cruciali integra il reato di truffa avvocato. Il ricorso della professionista è stato dichiarato inammissibile.
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Truffa aggravata: no dolo, no reato per il bancario
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni risparmiatori contro l'assoluzione di funzionari di banca dall'accusa di truffa aggravata. La vicenda riguardava la vendita di azioni di un istituto di credito, il cui valore si è poi azzerato. La Corte ha confermato che, per configurare il reato, è indispensabile provare l'intenzione fraudolenta (dolo) dei funzionari. In questo caso, è stata accertata la loro inconsapevolezza e buona fede, in quanto agivano sulla base delle informazioni fornite dai vertici della banca, escludendo così la loro responsabilità penale.
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Truffa al casello: raggiro e non insolvenza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 40341/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per il reato di truffa al casello. La Corte ha stabilito che la condotta di accodarsi a un altro veicolo per superare il varco autostradale senza pagare costituisce un artificio tipico della truffa, e non una mera dissimulazione del proprio stato di insolvenza.
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Truffa contrattuale online: quando è reato?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per truffa contrattuale online. La Corte ha stabilito che simulare una vendita web, usare dati falsi e bloccare la carta di pagamento dopo aver ricevuto i soldi non è un semplice inadempimento civile, ma integra pienamente il reato di truffa, data la presenza di artifizi e raggiri finalizzati a ingannare l'acquirente.
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Artifizi e raggiri: la differenza con la truffa
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un uomo condannato per truffa. L'imputato, dopo aver segretamente utilizzato un PIN per una ricarica, aveva finto di andare a prelevare i contanti, ingannando il negoziante. La Corte ha stabilito che tali azioni costituiscono pienamente gli artifizi e raggiri tipici della truffa (art. 640 c.p.) e non della più lieve insolvenza fraudolenta.
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