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Artifizi E Raggiri

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240 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Truffa online: Vendita Fittizia e Condanna Definitiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per **truffa online** a carico di due persone. I ricorrenti avevano venduto un bene via internet che in realtà non possedevano, simulandone la disponibilità. Uno dei condannati aveva materialmente venduto il bene inesistente, l'altro aveva beneficiato del pagamento. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, ritenendo infondate le contestazioni sull'assenza di inganno e sulla responsabilità. I condannati dovranno pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Truffa contrattuale: quando l’auto pagata non arriva mai
Un concessionario d'auto è stato condannato per il reato di truffa contrattuale dopo aver incassato i pagamenti anticipati di tre clienti senza mai consegnare i veicoli promessi. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che si trattasse di un semplice inadempimento civile e che le querele fossero tardive. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il dolo iniziale trasforma l'inadempimento in reato e che la negligenza delle vittime non esclude la truffa. Inoltre, per i reati aggravati si procede d'ufficio, mentre per gli altri il termine di querela decorre solo dalla certezza dell'inganno. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento di una sanzione pecuniaria.
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Bonus o contanti? Truffa aggravata per erogazioni pubbliche
Un commerciante e i suoi complici hanno ideato un sistema per monetizzare il bonus cultura "18app". Invece di vendere libri, convertivano i buoni in contanti trattenendo una percentuale, simulando poi le vendite con false fatture per ottenere i rimborsi dallo Stato per circa 2,8 milioni di euro. Il Tribunale del Riesame aveva qualificato il fatto come semplice illecito amministrativo di indebita percezione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Procuratore, stabilendo che la complessa messa in scena integra il reato di truffa aggravata per erogazioni pubbliche. La Cassazione ha annullato l'ordinanza, rinviando il caso al Tribunale per un nuovo giudizio.
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Truffa contrattuale: la finta affidabilità batte la diligenza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa contrattuale nei confronti di un soggetto che aveva indotto in errore un venditore. L'imputato aveva creato una falsa apparenza di affidabilità finanziaria, convincendo la vittima a consegnare la merce senza ricevere il pagamento pattuito. La difesa sosteneva che la vittima non fosse stata abbastanza diligente nel verificare l'affidabilità dell'acquirente. I giudici hanno però chiarito che l'idoneità degli inganni prescinde dalla prudenza o dalla diligenza della persona offesa. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Dichiarazione fraudolenta: assolti i fornitori, condannato l’ex
La Cassazione ha esaminato il caso di una truffa e di una connessa dichiarazione fraudolenta mediante l'uso di fatture per operazioni inesistenti. L'ex Amministratore di una società ha indotto con l'inganno il Nuovo Amministratore a pagare fatture false e a inserirle in contabilità, presentando così una dichiarazione fraudolenta. La Corte d'Appello aveva assolto l'ex Amministratore per il reato fiscale e i gestori delle ditte emittenti. La Cassazione ha confermato la condanna dell'ex Amministratore per truffa e l'assoluzione degli emittenti per mancanza di dolo specifico di evasione. Tuttavia, ha annullato con rinvio l'assoluzione dell'ex Amministratore per il reato di dichiarazione fraudolenta. La Corte ha stabilito che l'autore mediato risponde del reato tributario anche se si serve di un amministratore in buona fede per presentare la dichiarazione fiscale falsa.
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Tentata truffa: il finto pezzo di marca era un falso cinese
Un uomo si è finto rappresentante di una ditta e, mostrando un biglietto da visita falso, ha cercato di vendere a un cliente un generatore di corrente spacciandolo per un modello di marca pregiata a prezzo scontato. In realtà, si trattava di un economico apparecchio cinese. Il tentativo di raggiro è stato scoperto prima del pagamento. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di tentata truffa, dichiarando inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno stabilito che l'uso di falsi biglietti da visita e le bugie sulla qualità della merce costituiscono veri e propri artifizi idonei a ingannare la vittima. L'imputato, oltre alla pena, è stato condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Truffa contrattuale o semplice debito? La Cassazione decide
Due coniugi hanno acquistato un terreno firmando un contratto preliminare, scoprendo solo successivamente la presenza di ipoteche e la mancanza del permesso di costruire. Ritenendosi ingannati, hanno denunciato i venditori per truffa contrattuale. Tuttavia, nel contratto i venditori si erano espressamente impegnati a liberare il terreno dai vincoli e a ottenere i permessi prima del rogito definitivo. Inoltre, le somme versate dai coniugi sono state regolarmente registrate nei bilanci societari e non intascate dai singoli soci. La Corte di Cassazione ha confermato l'assoluzione dei venditori, dichiarando inammissibile il ricorso dei coniugi. Non si configura la truffa contrattuale se l'impegno a sanare la situazione è contrattualmente previsto e manca l'ingiusto profitto.
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Truffa aggravata sui bonus: la Cassazione ordina il sequestro
Un gruppo di soggetti ha ideato un sistema per monetizzare illecitamente il bonus cultura destinato ai diciottenni. Attraverso librerie compiacenti usate come schermo, simulavano l'acquisto di libri mai avvenuto, inserendo dati falsi sulla piattaforma ministeriale e spartendosi il denaro pubblico. Il Tribunale del Riesame aveva qualificato il fatto come semplice illecito amministrativo di indebita percezione, annullando il sequestro dei beni. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Procuratore della Repubblica, stabilendo che la complessa messinscena integra il reato di truffa aggravata. La Corte ha chiarito che l'assenza di controlli preventivi da parte dello Stato non esclude la gravità del reato se c'è un inganno elaborato. Di conseguenza, l'ordinanza di annullamento del sequestro è stata cancellata e il caso dovrà essere nuovamente esaminato.
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Truffa contrattuale: l’assegno a vuoto che diventa reato
Un acquirente, dopo aver effettuato e pagato regolarmente diversi acquisti nel tempo per conquistare la fiducia del venditore, ha comprato una partita di merce di valore consistente pagando con un assegno tratto su un conto corrente già chiuso. Subito dopo si è reso irreperibile. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa contrattuale, respingendo la tesi della difesa secondo cui si trattava di un semplice inadempimento civile. I giudici hanno chiarito che la condotta precedente, finalizzata a creare un falso affidamento, unita all'uso di un assegno a vuoto, dimostra la chiara intenzione di ingannare la vittima per ottenere un profitto ingiusto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Truffa contrattuale online: quando il prezzo basso diventa reato
Un venditore online ha messo in vendita un oggetto su una nota piattaforma a un prezzo conveniente, indicando una falsa residenza per non farsi rintracciare. Dopo aver ricevuto il pagamento dall'acquirente, non ha mai consegnato la merce. La Corte di Cassazione ha chiarito che questo comportamento non è un semplice inadempimento civile, ma integra il reato di truffa contrattuale. L'indicazione di un luogo falso e di un prezzo allettante dimostrano infatti l'intenzione iniziale di ingannare. Tuttavia, poiché i fatti risalivano al 2012, la Suprema Corte ha annullato la condanna senza rinvio perché il reato è caduto in prescrizione.
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Tardività della querela: la contestazione tardiva non salva
Un finto consulente finanziario ha raggirato alcuni imprenditori, simulando di essere accreditato per investimenti in Romania e incassando somme per una gara d'appalto mai esistita. Condannato per truffa, l'uomo ha proposto ricorso in Cassazione eccependo la tardività della querela. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La questione sulla tardività della querela non era infatti mai stata sollevata nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, non poteva essere proposta per la prima volta davanti ai giudici di legittimità. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, mentre nulla è stato riconosciuto alla parte civile per la mancata presentazione di memorie utili alla decisione.
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Truffa contrattuale: quando l’affare diventa reato penale
Il Venditore è stato condannato per il reato di truffa contrattuale aggravata a seguito di una compravendita immobiliare fittizia o ingannevole. La Corte d'Appello ha confermato la condanna a un anno, un mese e dieci giorni di reclusione, oltre a una multa. Il Venditore ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che il fatto avesse solo rilevanza civile e non penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la presenza di artifizi e raggiri decisivi per concludere la vendita. Di conseguenza, la condanna penale resta definitiva e il Venditore deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende.
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Truffa online: la finta casa vacanze costa la condanna penale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di truffa online continuata, legata alla finta locazione di una casa vacanze. L'imputato contestava la validità della querela e l'esistenza di artifizi e raggiri, oltre a richiedere l'applicazione della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche. I giudici hanno confermato la regolarità della querela, presentata congiuntamente dalle due vittime, e hanno ribadito che la truffa online si configura pienamente attraverso l'uso del mezzo web per trarre in inganno i contraenti. È stata esclusa la particolare tenuità del fatto sia per l'entità del danno economico sia per i precedenti penali specifici del reo, che dimostrano una chiara propensione a delinquere. Di conseguenza, la condanna a otto mesi di reclusione è stata confermata, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di truffa: la condanna per chi usa foto vera su ID falsa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa e falso a carico di un soggetto che aveva acquistato dispositivi elettronici pagando con assegni circolari falsi e attivato schede telefoniche esibendo un documento d'identità contraffatto con la propria foto. L'imputato contestava la mancanza di prove sulla falsificazione e l'errata applicazione della recidiva. I giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso, stabilendo che l'uso di un falso nome, di assegni contraffatti e di un documento falso con la foto del ricorrente integrano pienamente gli elementi del reato di truffa. La Cassazione ha confermato che la recidiva è stata correttamente applicata a causa della pericolosità sociale del soggetto, desunta dai suoi precedenti penali. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Truffa contrattuale: la firma batte il bonifico online
L'Imputata ha indotto la Persona Offesa a stipulare un contratto di investimento fittizio, promettendo alti rendimenti e facendosi accreditare ottantacinquemila euro su un conto estero. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa contrattuale. I giudici hanno chiarito che, in caso di contratti relativi a prodotti finanziari inesistenti, il reato si consuma nel momento e nel luogo della firma del contratto, e non dove viene eseguito il bonifico bancario. Trattandosi di un'operazione dematerializzata online, il bonifico non rileva per determinare il tribunale competente. Il ricorso dell'Imputata è stato quindi rigettato.
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Tentata truffa all’anziano: la Cassazione punisce il finto urto
L'Imputato ha simulato un finto incidente stradale per convincere una vittima di quasi ottant'anni a consegnargli immediatamente cinquanta euro come risarcimento. La vittima non è caduta nel tranello, configurando così l'ipotesi di tentata truffa. Condannato in primo grado e in appello a sei mesi di reclusione, l'uomo ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'assenza di raggiri e la mancata concessione di attenuanti per la lievità del danno. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che la messinscena del sinistro costituisce un raggiro idoneo e hanno ritenuto corretta la pena inflitta, considerando la gravità del fatto commesso ai danni di un anziano e i numerosi precedenti penali del ricorrente.
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Truffa aggravata: l’inganno al computer colpisce l’ente pubblico
Il Tribunale di Napoli ha confermato il sequestro preventivo di oltre 205.000 euro nei confronti dell'amministratrice di una società, accusata di concorso in truffa aggravata ai danni di un'azienda sanitaria locale. Alcuni dipendenti pubblici infedeli avevano inserito nel sistema informatico dell'ente dati falsi per attestare prestazioni mai eseguite, disponendo pagamenti a favore della società dell'indagata. La difesa sosteneva l'insussistenza del reato poiché l'inganno aveva colpito un computer e non una persona. La Corte di Cassazione ha invece dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che la vittima della truffa aggravata è l'ente pubblico, indotto in errore dalle false attestazioni dei dipendenti, mentre il sistema informatico è stato solo lo strumento per consumare il reato.
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Truffa contrattuale: l’eleganza non salva dalla condanna
Una cliente si presenta in una gioielleria vestita elegantemente, avvia trattative d'affari, richiede modifiche ai gioielli e firma un assegno davanti alla titolare, lasciando anche il proprio numero di telefono. Ottenuta la merce, il pagamento non va a buon fine. La Corte di Cassazione conferma la condanna per il reato di truffa contrattuale. I giudici chiariscono che l'eleganza, l'atteggiamento serio e la firma dell'assegno in presenza della vittima costituiscono artifizi e raggiri idonei a carpire la fiducia del negoziante. Non rileva l'eventuale mancanza di controlli o di diligenza da parte della vittima, poiché l'inganno ha neutralizzato le sue difese. Il ricorso della cliente viene dichiarato inammissibile, con la conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Truffa aggravata: ricorso fotocopia rende definitiva la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di truffa aggravata ai danni di una societa in fallimento. Nei gradi precedenti, l'imputato era stato condannato a un anno e dieci mesi di reclusione, oltre al risarcimento dei danni. La difesa ha contestato la sussistenza degli elementi del reato, in particolare l'uso di artifizi e l'induzione in errore della vittima. Tuttavia, i giudici di legittimita hanno rilevato che il ricorso si limitava a riproporre le stesse tesi gia respinte dalla Corte d'Appello, senza muovere critiche specifiche alla sentenza impugnata. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle Ammende.
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Truffa continuata: l’ingenuità della vittima non scusa il reo
Una donna è stata condannata per il reato di Truffa continuata per aver richiesto ripetutamente somme di denaro alla vittima, rassicurandola falsamente sulla rinegoziazione di un mutuo. La difesa ha impugnato la condanna contestando l'idoneità degli inganni e l'utilizzabilità di registrazioni telefoniche e screenshot di messaggi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la scarsa attenzione o ingenuità della vittima non cancella la gravità della truffa. Inoltre, le registrazioni e le schermate dei messaggi sono prove pienamente valide. La condanna a due anni di reclusione e mille euro di multa è stata quindi confermata, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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