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Artifizi E Raggiri

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240 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Principio di specialità frode fiscale: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato un sequestro preventivo, ribadendo il principio di specialità in ambito di frode fiscale. Una dichiarazione infedele finalizzata a ottenere rimborsi non dovuti integra il reato tributario specifico, e non la truffa aggravata, a meno che non si realizzi un profitto ulteriore e diverso rispetto alla mera evasione. Nel caso di specie, non essendo superate le soglie di punibilità del reato tributario, la condotta è stata ritenuta non penalmente rilevante.
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Prescrizione e Rinvio Civile: la Cassazione decide
Un imputato, assolto per una truffa semplice ma condannato per la conseguente truffa aggravata, ha visto la sua condanna penale annullata dalla Cassazione per prescrizione. La Corte, rilevando una manifesta illogicità nella sentenza di merito, ha stabilito un principio chiave in materia di Prescrizione e Rinvio Civile: la decisione sul risarcimento dei danni, in questi casi, spetta esclusivamente al giudice civile d'appello, che dovrà riesaminare le prove del processo penale.
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Truffa aggravata e reati tributari: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Pubblico Ministero, confermando l'annullamento di un sequestro preventivo. Il caso riguardava una presunta truffa aggravata ai danni dello Stato tramite false dichiarazioni fiscali per ottenere rimborsi indebiti. La Corte ha stabilito che, in assenza di condotte fraudolente ulteriori rispetto alla mera dichiarazione infedele, si applica il più specifico reato tributario e non la truffa aggravata, anche se il profitto è diviso tra più persone.
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Concorso in truffa: quando il silenzio non è reato
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna di un soggetto accusato di concorso in truffa in una compravendita immobiliare. La sentenza stabilisce che, per configurare il reato, non è sufficiente la semplice presenza o il silenzio dell'intermediario su alcune irregolarità, come la mancata proprietà del bene in capo al venditore al momento del preliminare. È necessaria la prova certa sia dell'intento fraudolento del venditore principale, sia della consapevole e volontaria partecipazione dell'intermediario al piano criminoso, elementi che nel caso di specie sono stati ritenuti equivoci e non sufficientemente provati.
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Competenza territoriale truffa: la guida della Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25992/2025, ha chiarito un punto cruciale sulla competenza territoriale truffa. Nel caso di frodi realizzate tramite pagamenti su carte con IBAN, assimilabili a bonifici, il reato si considera consumato non dove la vittima effettua il versamento, ma nel luogo in cui il truffatore consegue l'ingiusto profitto, ovvero presso la filiale bancaria dove è aperto il conto corrente collegato alla carta. La Corte ha quindi annullato le sentenze di merito che avevano individuato la competenza nel luogo del pagamento, rinviando il processo al tribunale del luogo in cui si trovava il conto del beneficiario.
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Peculato e truffa: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per peculato a carico del titolare di un'agenzia di pratiche auto, riqualificando il fatto come truffa. La sentenza chiarisce la distinzione fondamentale tra peculato e truffa: si ha peculato solo quando il pubblico ufficiale si appropria di denaro di cui ha già la legittima disponibilità per ragioni d'ufficio. Se, invece, il possesso del denaro viene acquisito attraverso inganni e artifici ai danni del cliente, il reato configurabile è quello di truffa, anche se le somme erano destinate alla Pubblica Amministrazione.
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Titolare Postepay truffa: la responsabilità penale
Un uomo è stato condannato in via definitiva per concorso in truffa continuata. La sua carta prepagata era stata utilizzata per ricevere i proventi illeciti di due truffe online. Inutile la sua difesa basata su una presunta fragilità psicologica e sull'estraneità ai fatti. La Cassazione ha confermato che essere il titolare della Postepay su cui viene accreditato il profitto di una truffa costituisce un grave indizio di colpevolezza e fonda la responsabilità per concorso nel reato, salvo prova contraria.
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Memoria difensiva: quando la sua omissione annulla?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'omessa valutazione di una memoria difensiva non costituisce motivo di nullità della sentenza. Nel caso esaminato, un calciatore professionista aveva accusato un procuratore sportivo di truffa per un contratto, ma l'imputato era stato assolto. Il ricorso del calciatore, basato sulla mancata acquisizione di una sua memoria, è stato respinto perché il documento non è stato ritenuto decisivo ai fini del giudizio, il cui esito si fondava su una valutazione complessiva degli elementi probatori.
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Truffa contrattuale: quando l’inganno è reato
La Corte di Cassazione conferma la condanna per truffa contrattuale a carico di un inquilino che, dopo aver stipulato diversi contratti di locazione, aveva smesso di pagare i canoni, utilizzando artifizi e raggiri (assegni a vuoto, false ricevute di bonifico) per mascherare l'inadempimento e prolungare la disponibilità degli immobili. La Corte chiarisce che il reato di truffa contrattuale può configurarsi anche nella fase esecutiva del rapporto, non solo al momento della stipula, e rigetta l'eccezione sulla tardività della querela.
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Truffa militare: la Cassazione sulla prova del reato
Un militare è stato condannato per truffa militare aggravata per aver falsificato numerosi fogli di viaggio, ottenendo rimborsi non dovuti. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, rigettando il ricorso dell'imputato. La sentenza chiarisce che la condanna si fonda su una pluralità di prove convergenti, tra cui testimonianze e dati delle celle telefoniche, e che una diversa valutazione tra episodi simili può essere legittima se adeguatamente motivata.
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Ricorso inammissibile per truffa: motivi generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per truffa in appello. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi di ricorso, ritenuti meramente assertivi e privi di un confronto specifico con le motivazioni della sentenza impugnata. Di conseguenza, è stata confermata la condanna e il ricorrente è stato obbligato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. Questo caso evidenzia l'importanza di formulare censure specifiche e dettagliate nei ricorsi per cassazione, pena la dichiarazione di un ricorso inammissibile per truffa.
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Truffa aggravata: cosa sono gli artifizi e raggiri?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per truffa aggravata. L'imputato aveva promesso un posto di lavoro alla figlia di una donna, facendosi consegnare del denaro per presunte spese propedeutiche. Gli 'artifizi e raggiri' sono stati ravvisati nella presentazione di documenti falsi e nella promessa mai mantenuta, configurando così il reato. La Corte ha confermato che la valutazione dei fatti spetta al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità.
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Ricorso inammissibile: quando è reiterazione?
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile per il reato di truffa, in quanto i motivi presentati erano una mera ripetizione di quelli già respinti in appello. La Corte ha ribadito che il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti, ma di valutare la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione della sentenza precedente. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Concorso in truffa: quando si è complici?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per truffa. Secondo la Corte, si configura il concorso in truffa anche se non si partecipa direttamente alle trattative, ma si contribuisce a rendere credibile l'inganno fornendo, ad esempio, il proprio numero di cellulare e i dati per un bonifico. Tali azioni sono state ritenute un contributo causale essenziale alla realizzazione del reato.
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Patrocinio infedele: quando l’avvocato non agisce
La Corte di Cassazione chiarisce i confini del reato di patrocinio infedele e truffa a carico di un avvocato. La sentenza analizza diversi casi in cui un legale, con raggiri, ha ingannato i propri clienti sull'andamento delle cause, incassando onorari per attività mai svolte o svolte con negligenza. La Corte ha annullato alcune condanne, specificando che il patrocinio infedele non sussiste se non è pendente un procedimento giudiziario. Allo stesso modo, è stata esclusa la truffa tentata in un caso in cui non era ipotizzabile un ingiusto profitto per il professionista. Per le altre accuse, il ricorso è stato respinto, confermando la responsabilità del legale.
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Tentata truffa aggravata: assegni e ricorso in Cassazione
Una donna è condannata per tentata truffa aggravata per aver tentato di incassare assegni falsificati di un parente defunto. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando che i motivi sollevati riguardavano una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Truffa online aggravata: quando non si applica
Un venditore di auto online, condannato per truffa aggravata, ricorre in Cassazione. La Corte Suprema conferma la condanna per truffa semplice ma annulla l'aggravante della minorata difesa. La motivazione risiede nel fatto che il venditore ha utilizzato la sua vera identità, fornendo nome, telefono e conto corrente, rendendosi quindi tracciabile. Di conseguenza, non ha approfittato delle circostanze per ostacolare la difesa della vittima. Il caso torna in Appello solo per il ricalcolo di una pena più lieve.
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Truffa vessatoria: quando il timore è un raggiro
La Corte di Cassazione conferma la condanna per truffa aggravata nei confronti di un soggetto che, promettendo finanziamenti mai erogati, induceva le vittime a versare somme di denaro. La Corte chiarisce i contorni della truffa vessatoria, che si configura quando l'agente prospetta un pericolo immaginario, come la perdita dei soldi già versati, per ottenere ulteriori pagamenti. Viene ribadito che l'esperienza o la negligenza della vittima non escludono il reato se sussiste un nesso causale tra gli artifizi e l'errore che ha portato al danno patrimoniale.
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Truffa fiscale e specialità: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29569/2025, ha stabilito che una complessa frode per ottenere rimborsi fiscali indebiti rientra nel reato tributario di dichiarazione infedele e non nella truffa fiscale aggravata. Applicando il principio di specialità, la Corte ha chiarito che, se il profitto consiste esclusivamente nel vantaggio fiscale (il rimborso), si applica la normativa speciale tributaria, anche in presenza di un'organizzazione criminale. Di conseguenza, è stato confermato l'annullamento di un sequestro preventivo poiché le soglie di punibilità del reato tributario non erano state superate.
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Reati tributari: quando la truffa è esclusa?
Un contribuente, accusato di truffa aggravata per aver ottenuto rimborsi fiscali indebiti tramite una rete organizzata, ha visto annullare il sequestro preventivo a suo carico. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso del Pubblico Ministero. La Suprema Corte ha stabilito che, in assenza di un profitto ulteriore e diverso dal mero vantaggio fiscale, si applica la normativa speciale sui reati tributari e non quella generale sulla truffa, in base al principio di specialità. Poiché le soglie di punibilità per il reato tributario non erano superate, la condotta non è stata ritenuta penalmente rilevante.
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