La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8329/2024, interviene su un caso di truffa bonus cultura, annullando un'ordinanza che aveva disposto il dissequestro di quasi 400.000 euro. La Corte ha stabilito che l'utilizzo di un sistema complesso di false fatturazioni e simulazioni di vendita per monetizzare il bonus non costituisce una semplice indebita percezione (art. 316-ter c.p.), ma una vera e propria truffa aggravata ai danni dello Stato (art. 640-bis c.p.). La decisione chiarisce che la presenza di 'artifici e raggiri' idonei a indurre in errore l'ente erogatore qualifica il reato come truffa, anche in presenza di eventuali carenze nei controlli da parte dell'ente stesso.
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