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Artifici E Raggiri

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285 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Dichiarazione infedele: quando non è truffa aggravata
La Corte di Cassazione ha stabilito che la presentazione di una dichiarazione dei redditi con dati falsi per ottenere un rimborso fiscale indebito non costituisce truffa aggravata, ma il reato specifico di dichiarazione infedele. Anche in presenza di un'articolata attività fraudolenta preparatoria, si applica il principio di specialità, secondo cui la norma tributaria prevale su quella generale. Se la soglia di punibilità per il reato tributario non è superata, il fatto non è penalmente rilevante.
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Dichiarazione infedele e truffa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la presentazione di una dichiarazione dei redditi con dati falsi per ottenere un rimborso non dovuto configura il reato di dichiarazione infedele e non quello di truffa aggravata. Anche in presenza di complesse attività fraudolente, si applica il principio di specialità, secondo cui la norma tributaria prevale su quella comune, a meno che non si ottenga un profitto ulteriore e diverso dal solo vantaggio fiscale. La Corte ha quindi respinto il ricorso della Procura, confermando l'annullamento di un sequestro preventivo.
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Frode fiscale e truffa: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha stabilito che la presentazione di una dichiarazione dei redditi fraudolenta per ottenere rimborsi non dovuti configura il reato di dichiarazione infedele (frode fiscale) e non quello di truffa aggravata. Applicando il principio di specialità, la Corte ha chiarito che la normativa tributaria prevale su quella generale, anche in presenza di complesse attività preparatorie. Poiché nel caso di specie l'importo evaso era inferiore alla soglia di punibilità, il reato non è stato considerato punibile e il sequestro preventivo è stato annullato.
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Principio di specialità: truffa e reati tributari
La Corte di Cassazione, applicando il principio di specialità, ha confermato l'annullamento di un sequestro preventivo, stabilendo che una condotta fraudolenta finalizzata a ottenere rimborsi fiscali non dovuti integra il solo reato tributario di dichiarazione infedele e non anche la truffa aggravata. Quest'ultima è configurabile solo se dalla condotta derivi un profitto ulteriore e diverso rispetto al mero vantaggio fiscale.
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Principio di specialità: frode fiscale e truffa
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento di un sequestro preventivo, ribadendo il principio di specialità tra il reato di dichiarazione infedele e quello di truffa aggravata. Se la condotta fraudolenta non produce un profitto ulteriore e diverso rispetto alla mera evasione fiscale (come un indebito rimborso), si applica solo la norma tributaria specifica. Se quest'ultima non è punibile per il mancato superamento delle soglie di legge, il sequestro è illegittimo.
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Truffa aggravata: fondi UE e controlli automatizzati
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26906/2025, ha confermato la condanna per truffa aggravata a carico di un soggetto che aveva ottenuto fondi agricoli europei tramite false autocertificazioni. I giudici hanno chiarito che, per configurare il reato, è sufficiente che l'ente erogatore sia indotto in errore da artifici e raggiri, anche se i controlli sono meramente automatizzati e informatici. La Corte ha distinto tale fattispecie dalla meno grave ipotesi di indebita percezione di erogazioni pubbliche. La sentenza è stata però annullata con rinvio su un punto procedurale: l'omessa pronuncia sulla richiesta di sospensione condizionale della pena.
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Truffa contrattuale: il bonifico falso è raggiro
Un soggetto è stato condannato per truffa contrattuale aggravata per aver affittato un immobile simulando il pagamento tramite un numero di bonifico falso. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, chiarendo che tale condotta costituisce un artificio idoneo a ingannare la vittima. La sentenza è stata però parzialmente annullata con rinvio per un difetto di motivazione riguardo al riconoscimento della recidiva, che la Corte d'Appello non aveva adeguatamente giustificato.
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Truffa online: la negligenza della vittima non scusa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per concorso in truffa online. L'imputato aveva fornito il proprio conto corrente per ricevere il pagamento di un bene mai consegnato. La Corte ha ribadito due principi chiave: la messa in vendita di un bene online senza intenzione di consegnarlo integra il reato di truffa online, e l'eventuale negligenza della vittima non diminuisce la responsabilità penale del truffatore.
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Truffa pluriaggravata: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per truffa pluriaggravata. L'uomo aveva ingannato una donna facendole credere di versare contributi per la sua pensione, fornendole modelli di pagamento falsi. La Corte ha ritenuto i motivi del ricorso generici e una mera ripetizione di censure già respinte in appello, confermando la sussistenza del reato e dell'aggravante del danno patrimoniale di rilevante entità, valutato in relazione alle condizioni economiche disagiate della vittima.
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Ricorso inammissibile: truffa e motivi generici
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16953/2025, ha dichiarato il ricorso inammissibile per due imputate condannate per truffa. Una induceva una vittima a elargire somme di denaro fingendo sciagure; l'altra prometteva falsi posti di lavoro. La Corte ha ritenuto i motivi d'appello generici e volti a una mera rivalutazione dei fatti, confermando le sentenze di merito e sottolineando che l'inammissibilità preclude la declaratoria di prescrizione.
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Truffa aggravata per contributi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per truffa aggravata per contributi. La condanna era basata sull'ottenimento di fondi agricoli europei mediante la presentazione di falsi contratti di affitto. La Corte ha ribadito che l'uso di documenti falsi integra gli "artifici e raggiri" tipici del reato più grave (art. 640 bis c.p.), escludendo la qualificazione nel meno grave reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche (art. 316 ter c.p.).
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Frode con documento falso: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per truffa. Il caso riguardava una frode con documento falso, specificamente la presentazione in giudizio di un atto con firma apocrifa per ottenere un decreto ingiuntivo. La Corte ha confermato che tale condotta integra pienamente gli 'artifici e raggiri' tipici del reato di truffa (art. 640 c.p.), escludendo la possibilità di riqualificare il fatto come semplice uso di atto falso (art. 489 c.p.).
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Ricorso per truffa: inammissibile se rivaluta i fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per truffa, poiché l'imputato non contestava vizi di legge ma chiedeva una nuova valutazione dei fatti. Il caso riguardava una truffa basata su una finta asta giudiziaria. La Corte ha ribadito che il suo ruolo non è quello di un terzo grado di giudizio sul merito, confermando la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Estradizione per l’estero: quando è legittima?
Un uomo, destinatario di una richiesta di estradizione per l'estero dall'Albania per reati quali truffa e incendio, ricorre in Cassazione lamentando la violazione della doppia incriminabilità e il rischio di trattamenti disumani. La Corte rigetta il ricorso, affermando che per l'estradizione è sufficiente che il fatto concreto sia reato in entrambi gli Stati, anche con diversa qualificazione giuridica. Escluso anche il rischio di trattamenti disumani sulla base di rapporti internazionali.
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Inadempimento civilistico: quando scatta la truffa?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per truffa. L'imputato sosteneva che si trattasse di un mero inadempimento civilistico, ma la Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano fornito una motivazione adeguata sulla presenza di 'artifici e raggiri', elementi che distinguono il reato dalla semplice violazione contrattuale.
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Ricorso inammissibile per truffa: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile in un caso di truffa aggravata. L'imputato, condannato per aver incassato somme non dovute dai clienti di un'azienda di trasporti, aveva contestato la tardività della querela e la qualificazione del reato. La Corte ha ritenuto i motivi una mera riproposizione di argomenti già valutati, confermando la condanna.
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Truffa contrattuale: la condotta ingannevole rileva?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa contrattuale a carico di un amministratore che aveva indotto due società in difficoltà a stipulare contratti di agevolazione creditizia, promettendo finanziamenti mai erogati. La Corte ha stabilito che la condotta fraudolenta, iniziata nella fase precontrattuale e finalizzata a carpire la fiducia, è penalmente rilevante. L'ingiusto profitto, in questi casi, consiste nella stessa stipulazione del contratto a condizioni svantaggiose per la vittima, a prescindere dal conseguimento di un vantaggio economico immediato.
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Competenza territoriale truffa: il caso CIG Covid
In un caso di presunta truffa sui fondi CIG Covid-19, la Corte di Cassazione ha chiarito i criteri per la competenza territoriale truffa. La Corte ha stabilito che la competenza spetta al giudice del luogo in cui è stata percepita l'ultima erogazione indebita, qualificando il reato come a consumazione prolungata. La decisione sottolinea che il profitto del reato è il risparmio di spesa per la società, la quale ha sede nel luogo dove si radica la competenza.
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Ricorso inammissibile per truffa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per il reato di truffa aggravata. L'imputato sosteneva che la sua condotta fosse un mero inadempimento civilistico, ma la Corte ha ritenuto i motivi del ricorso non specifici e focalizzati su una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. Questa decisione, che comporta la condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria, conferma che per un ricorso in Cassazione è necessaria una critica giuridica puntuale e non una semplice riproposizione delle argomentazioni già respinte. La sentenza di condanna è dunque diventata definitiva.
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Ricorso inammissibile: truffa e recidiva confermate
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per truffa. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano una mera ripetizione di argomentazioni già respinte in appello. È stato inoltre confermato l'aggravante della recidiva, nonostante la riqualificazione del reato da estorsione a truffa, data la natura analoga dei delitti e la pericolosità del soggetto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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