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Art. 133 Cod. Pen.

44 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Articolo del codice penale che elenca i criteri (gravità del reato, capacità a delinquere del colpevole) che il giudice deve considerare per determinare l'entità della pena.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Recidiva reiterata: il passato non basta per aumentare la pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che contestava l'applicazione della recidiva reiterata. I giudici hanno chiarito che l'applicazione di questa aggravante non può basarsi solo sulla gravità dei fatti o sul tempo trascorso. Il giudice deve valutare concretamente, secondo i criteri dell'articolo 133 del codice penale, il legame tra il nuovo reato e le condanne passate. Questa analisi serve a verificare se la condotta precedente dimostri una reale e maggiore pericolosità o un'inclinazione stabile a delinquere. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Determinazione della pena: no a sconti per lo spaccio abituale
L'Imputato, condannato per spaccio di lieve entità (hashish, marijuana e cocaina), ha proposto ricorso in Cassazione contestando la determinazione della pena inflitta dai giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, poiché i motivi presentati erano generici e miravano a una rivalutazione dei fatti non consentita in sede di legittimità. I giudici di appello avevano infatti ampiamente e correttamente motivato la gravità della sanzione basandosi sulla pluralità delle cessioni, sulla varietà delle sostanze e sui precedenti penali dell'uomo. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e inflitto una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Durata Messa alla Prova: Motivazione breve? Legittima per la Cassazione
Un imputato ottiene la sospensione del processo con messa alla prova per sei mesi, ma contesta la decisione. Egli lamenta che il giudice non abbia spiegato a sufficienza le ragioni della scelta sulla durata. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio importante sulla motivazione della durata messa alla prova. Quando il periodo fissato è molto più vicino al minimo legale che al massimo, il giudice non è tenuto a una motivazione complessa. È sufficiente un richiamo sintetico alla gravità del fatto, all'intensità dell'intenzione e all'idoneità del programma rieducativo. La decisione del tribunale è quindi valida.
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Aumento di pena per la continuazione: uguale anche con recidiva diversa
Due persone condannate per gli stessi reati hanno contestato di aver ricevuto un identico aumento di pena per la continuazione, nonostante avessero precedenti penali diversi (recidiva). Sostenevano che questa parità di trattamento fosse illogica. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio importante: il giudice non è obbligato a differenziare l'aumento di pena solo sulla base della recidiva. La valutazione può basarsi su altri criteri, come la gravità oggettiva dei reati commessi, che era identica per entrambi. Pertanto, applicare lo stesso aumento di pena non è illogico e rientra nel potere decisionale del giudice. L'esito è stato la conferma della pena calcolata in precedenza.
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Sostituzione pena detentiva: Precedenti penali bloccano il beneficio
Un uomo condannato per furto aggravato si è visto negare la sostituzione della pena detentiva con una misura alternativa. Ha fatto ricorso in Cassazione, ma la Corte lo ha respinto. I giudici hanno stabilito un principio chiaro: i precedenti penali di una persona sono una ragione più che sufficiente per negare il beneficio della sostituzione della pena. Non servono altre motivazioni complesse. La decisione finale si basa sulla valutazione negativa della personalità del reo, come previsto dall'articolo 133 del codice penale. L'imputato ha quindi perso il ricorso ed è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa.
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Commisurazione pena: spaccio e lesioni, condanna confermata
Un imputato, condannato per spaccio continuato di droga e lesioni, ha contestato l'entità della sua condanna, ritenendola motivata in modo insufficiente. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo un principio fondamentale sulla commisurazione della pena. Il giudice non è obbligato a esaminare ogni singolo criterio previsto dalla legge, ma può limitarsi a indicare gli elementi più importanti, come la gravità e la ripetitività dei fatti. Una motivazione sintetica ma logica è sufficiente per giustificare la pena. L'imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese.
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Determinazione della pena: droga e precedenti, condanna confermata
Un uomo, condannato a 6 mesi di reclusione e 1.000 euro di multa per un reato legato a sostanze stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione ritenendo la sanzione eccessiva. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave sulla **determinazione della pena**. I giudici hanno chiarito che la scelta della sanzione è un potere discrezionale del giudice di merito. Se la decisione è ben motivata, basandosi su elementi concreti come la quantità di droga sequestrata e i precedenti penali dell'imputato, non può essere contestata in Cassazione. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile e la condanna originale confermata.
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Motivazione della pena: condanna lieve non va spiegata nel dettaglio
Due donne, condannate per furto aggravato, hanno presentato ricorso in Cassazione chiedendo una pena più lieve. La Corte ha respinto la richiesta, dichiarandola inammissibile. Il principio di diritto stabilito è che una specifica e dettagliata motivazione della pena è necessaria solo quando il giudice applica una sanzione superiore al punto medio previsto dalla legge. Per pene inferiori a tale soglia, come in questo caso, è sufficiente un generico riferimento ai criteri di adeguatezza della sanzione. La condanna è stata quindi confermata in via definitiva.
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Pena Doppia del Minimo: Legittima Anche Senza Motivazione Dettagliata
Un uomo, condannato per furto aggravato, presenta ricorso in Cassazione lamentando una pena eccessiva, fissata al doppio del minimo senza un'adeguata motivazione. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo un importante principio sulla commisurazione della pena. I giudici hanno chiarito che una motivazione dettagliata sulla scelta della sanzione è obbligatoria solo quando questa si avvicina al massimo previsto dalla legge o è comunque molto superiore alla media. In tutti gli altri casi, la valutazione del giudice è discrezionale e non può essere contestata in Cassazione, a meno che non sia palesemente illogica. La condanna è stata quindi confermata.
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Pena per furto troppo alta? No della Cassazione: la decisione del giudice è sovrana
Una persona condannata per furto aggravato ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, lamentando una pena eccessiva. La Corte ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. Il principio sancito è che la discrezionalità del giudice nella pena non può essere messa in discussione se la sentenza è motivata in modo logico e conforme alla legge. Non è necessario che il giudice analizzi ogni singolo dettaglio previsto dalla norma, ma è sufficiente che indichi gli elementi più importanti che hanno guidato la sua decisione. Di conseguenza, la condanna e la relativa sanzione sono diventate definitive.
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Diniego Attenuanti Generiche: Fedina Penale Sporca Costa Caro
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego delle attenuanti generiche per due persone condannate per resistenza a pubblico ufficiale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché la decisione del giudice di merito si basava su elementi concreti e ben motivati: i numerosi e gravi precedenti penali degli imputati e la loro totale assenza di pentimento. La sentenza stabilisce che la valutazione sulle attenuanti è un giudizio di fatto, non sindacabile in Cassazione se la motivazione è logica e coerente. Di conseguenza, la fedina penale 'sporca' e la mancanza di ravvedimento sono ragioni più che sufficienti per negare sconti di pena.
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Attenuanti Generiche Negate: Precedenti Penali Bloccano lo Sconto
Un uomo, condannato per un reato minore legato agli stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione. Lamentava la mancata concessione delle attenuanti generiche e l'impossibilità di ottenere la pena minima a causa dei suoi precedenti penali. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, giudicandolo inammissibile. I giudici hanno confermato che la decisione del tribunale precedente era ben motivata. La pericolosità sociale dell'imputato e la sua tendenza a commettere reati, dimostrata dai precedenti, giustificavano pienamente il diniego di qualsiasi sconto di pena. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Attenuanti Generiche: No Sconto di Pena per Personalità Pericolosa
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di non concedere le attenuanti generiche a un imputato. La richiesta di sconto di pena è stata respinta a causa dei suoi precedenti penali e della sua 'personalità negativa e pericolosa'. La Corte ha stabilito che il giudice di merito ha il potere di negare il beneficio basandosi anche su un solo elemento negativo, come la personalità del colpevole, se ritenuto decisivo. Di conseguenza, il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile, con l'obbligo di pagare le spese processuali e una multa.
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Attenuanti generiche negate: condanna dura per reato ai domiciliari
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un uomo che ha commesso un reato mentre si trovava già agli arresti domiciliari. L'imputato aveva impugnato la sentenza, lamentando una pena troppo severa e la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici precedenti. Il principio sancito è chiaro: i precedenti penali e la commissione di un reato durante una misura restrittiva come gli arresti domiciliari sono elementi sufficienti a giustificare sia una pena superiore al minimo, sia il diniego delle attenuanti generiche, rientrando pienamente nella discrezionalità del giudice.
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Motivazione della pena: non serve se la condanna è mite
Un uomo, condannato per furto aggravato, presenta ricorso in Cassazione contestando una pena a suo dire eccessiva. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un importante principio sulla motivazione della pena. I giudici non sono tenuti a fornire una spiegazione dettagliata (motivazione rafforzata) se la sanzione applicata è inferiore alla media prevista dalla legge. In questi casi, è sufficiente un generico riferimento all'adeguatezza della pena. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e l'imputato condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Determinazione della pena: precedenti penali bastano a giustificarla
Un uomo, condannato per un reato minore legato agli stupefacenti, ha contestato la sua pena davanti alla Corte di Cassazione. Sosteneva che i giudici non avessero motivato a sufficienza la loro decisione. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave sulla determinazione della pena: il giudice non è obbligato a esaminare e spiegare ogni singolo criterio previsto dalla legge. È sufficiente che la sua motivazione si concentri sugli elementi ritenuti più importanti, come i precedenti penali e i carichi pendenti dell'imputato, per giustificare la sanzione. La condanna è stata quindi confermata.
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Attenuanti Generiche negate: Cassazione respinge appello generico
Un imputato, già condannato, si rivolge alla Corte di Cassazione chiedendo il riconoscimento delle attenuanti generiche per ottenere una riduzione della pena. Sostiene che i giudici precedenti abbiano negato questo beneficio in modo illogico. La Suprema Corte, però, dichiara il ricorso inammissibile. La motivazione è chiara: l'imputato non ha evidenziato un errore di diritto, ma ha semplicemente chiesto una nuova valutazione dei fatti, cosa non permessa in Cassazione. Il ricorso era generico e non criticava puntualmente la sentenza precedente, che aveva già tenuto conto dei precedenti penali dell'imputato. Di conseguenza, la condanna è confermata e l'imputato deve pagare le spese e una multa.
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Pene Sostitutive Negate: Spaccio e Precedenti Bloccano i Lavori Sociali
Un uomo condannato per spaccio di stupefacenti si è visto negare la possibilità di sostituire il carcere con misure alternative. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la concessione delle pene sostitutive non è un diritto automatico. Il giudice ha il potere discrezionale di negarle se, sulla base di elementi concreti come la gravità dei fatti, i precedenti penali e la personalità dell'imputato, ritiene che il condannato non sia meritevole di fiducia. In questo caso, la condotta spregiudicata e la caparbietà nel violare la legge hanno giustificato il diniego, rendendo il ricorso inammissibile.
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Droga e Pene Sostitutive: No Alternative per chi Viola la Legge
Un uomo condannato per detenzione di marijuana si è visto negare le pene sostitutive, come il lavoro di pubblica utilità. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che il giudice può rifiutare le alternative al carcere basandosi su una valutazione negativa della personalità del condannato. In questo caso, la notevole quantità di droga, la caparbietà e la violazione degli arresti domiciliari hanno giustificato il diniego. La concessione delle pene sostitutive non è un diritto, ma una scelta discrezionale del giudice basata su un giudizio prognostico (una previsione sul comportamento futuro). L'appello è stato quindi respinto e la condanna è diventata definitiva.
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Diniego Pene Sostitutive: Precedenti e Precarietà Bloccano le Alternative
Una persona condannata per truffa e spendita di denaro falso si è vista negare la possibilità di accedere a sanzioni alternative al carcere. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo un principio importante sul diniego pene sostitutive. I giudici hanno chiarito che, per negare tali benefici, si possono legittimamente considerare non solo i precedenti penali 'significativi' dell'imputato, ma anche la sua marcata precarietà lavorativa e finanziaria. Questi elementi, valutati insieme, possono giustificare una previsione negativa sulla capacità del condannato di rispettare le prescrizioni di una pena alternativa, rendendo la detenzione l'unica opzione adeguata.
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