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Art. 133 Cod. Pen.

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44 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Conversione Pena Detentiva Negata: Personalità Blocca la Multa
Una persona, condannata a una pena detentiva per aver violato le prescrizioni di una misura di prevenzione, ha chiesto la conversione della pena in una sanzione economica. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio importante sulla discrezionalità del giudice. La richiesta di conversione pena detentiva può essere negata basandosi anche solo sulla personalità dell'imputato, se questa risulta incompatibile con le finalità rieducative della sanzione sostitutiva. Non è necessario che il giudice analizzi tutti i parametri dell'art. 133 del codice penale. L'imputata ha quindi perso il ricorso e la sua condanna alla detenzione è stata confermata, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di un'ammenda.
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Pene sostitutive e precedenti: la valutazione del giudice
Un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza si è visto negare le pene sostitutive a causa dei suoi precedenti penali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, confermando che il giudice ha ampia discrezionalità nel valutare l'idoneità di tali sanzioni. Secondo la Corte, i precedenti penali e la recidiva, anche dopo esperienze positive come i lavori socialmente utili, possono indicare che le pene sostitutive non sarebbero efficaci per la rieducazione del condannato, giustificando così il diniego.
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Determinazione della pena: i limiti del giudice
Un soggetto condannato per violazione della sorveglianza speciale ha contestato l'eccessiva severità della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la determinazione della pena è una valutazione di merito del giudice, insindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata sulla base della gravità del fatto e della personalità dell'imputato, come previsto dall'art. 133 c.p.
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Pene sostitutive: quando i precedenti le negano
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per guida senza patente, confermando la decisione dei giudici di merito di negare le pene sostitutive. La Corte ha ribadito che i precedenti penali, valutati secondo l'art. 133 c.p., sono un motivo valido per negare il beneficio, in quanto indicatori di una prognosi negativa sulla futura condotta del reo.
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Pene Sostitutive: il diniego basato su prognosi negativa
Due imputati ricorrono in Cassazione contro una condanna per furto in abitazione e ricettazione. La Corte rigetta i ricorsi, soffermandosi in particolare sul diniego delle pene sostitutive. La sentenza chiarisce che il giudice può negare tali benefici sulla base di una prognosi sfavorevole circa il comportamento futuro del condannato, valutazione ampiamente discrezionale fondata sui criteri dell'art. 133 c.p., come i precedenti penali e la gravità del reato.
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Pene sostitutive: no se l’imputato è inaffidabile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due imputati condannati per furto, i quali richiedevano l'applicazione di pene sostitutive. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, che avevano negato il beneficio basandosi sui numerosi precedenti penali e sulla ritenuta inaffidabilità dei soggetti, elementi che facevano presumere il mancato rispetto delle future prescrizioni. La decisione sottolinea l'ampia discrezionalità del giudice nel valutare la personalità del condannato ai sensi dell'art. 133 c.p. per la concessione di tali pene.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile perché il motivo, relativo alla mancata giustificazione della pena, era troppo generico. La Corte ha stabilito che la valutazione del giudice di merito, basata su gravità del reato e precedenti penali, era adeguata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Isolamento diurno: motivazione della pena necessaria
Un condannato a due ergastoli ha impugnato la decisione del giudice dell'esecuzione che aveva fissato in tre anni, il massimo edittale, la durata dell'isolamento diurno. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la durata dell'isolamento diurno, essendo una vera e propria sanzione penale, deve essere specificamente motivata in base ai criteri dell'art. 133 del codice penale, tenendo conto anche della condotta successiva al reato. La questione di legittimità costituzionale della norma è stata invece ritenuta infondata.
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Determinazione della pena: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che contestava la misura della sanzione inflitta dalla Corte d'Appello. La Suprema Corte ha ribadito che la determinazione della pena, se motivata in modo logico e non arbitrario, non è sindacabile in sede di legittimità, confermando la condanna dell'appellante al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Determinazione della pena: quando è insindacabile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che lamentava una pena eccessiva per guida in stato di ebbrezza e senza patente. La sentenza ribadisce che la determinazione della pena da parte del giudice di merito, se fissata in misura media o prossima al minimo, non è sindacabile in sede di legittimità, in quanto la motivazione si considera implicita nei criteri dell'art. 133 del codice penale.
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Pena sostitutiva: precedenti non bastano per negarla
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di una Corte d'Appello che negava la concessione di una pena sostitutiva a un condannato per furto, basandosi unicamente sui suoi precedenti penali. Secondo la Suprema Corte, per negare la pena sostitutiva, il giudice deve effettuare una valutazione complessiva che tenga conto non solo dei precedenti, ma anche della gravità del reato e di tutti gli altri parametri indicati dall'art. 133 del codice penale, motivando adeguatamente la decisione.
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Pene sostitutive: valutazione del giudice e limiti
Una richiesta di pene sostitutive per una condanna a otto mesi era stata respinta dal giudice dell'esecuzione sulla base dei soli precedenti penali. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che la valutazione deve essere completa, analizzando la personalità del condannato e la sua capacità di reinserimento sociale, e non può basarsi su un'illogica prognosi di inadempimento a prescrizioni non previste dalla pena pecuniaria richiesta.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: la pena motivata
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso penale incentrato sulla presunta erronea applicazione della pena. La decisione sottolinea che un'impugnazione non può limitarsi a riproporre censure già respinte, ma deve contenere una critica specifica alla motivazione della sentenza precedente. Poiché la Corte d'Appello aveva adeguatamente motivato la pena facendo riferimento ai parametri legali, l'impugnazione è stata respinta, sancendo un importante principio sull'inammissibilità del ricorso in Cassazione.
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Sanzione Sostitutiva: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per false dichiarazioni. L'appello si concentrava unicamente sul diniego della sanzione sostitutiva, ma i motivi sono stati giudicati troppo generici e privi di una critica specifica alle argomentazioni della Corte d'Appello, che aveva basato la sua decisione discrezionale sui parametri dell'art. 133 c.p. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità ricorso: i limiti del giudice
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i criteri per l'inammissibilità del ricorso. Il caso riguardava un appello contro una condanna per tentato furto, ritenuto manifestamente infondato. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano correttamente motivato la determinazione della pena basandosi sulla gravità del fatto e sulla recidiva dell'imputato, esercitando il proprio potere discrezionale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione e l’art. 133 c.p.
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per lesioni. La decisione si fonda sulla manifesta infondatezza del motivo, che contestava la valutazione del giudice di merito sulla capacità a delinquere dell'imputato, basata sui suoi precedenti penali, ai sensi dell'art. 133 c.p. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Messa alla prova: no se la prognosi è sfavorevole
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato contro il diniego della messa alla prova. La Corte ha stabilito che una prognosi sfavorevole sulla futura astensione dal commettere reati è una ragione sufficiente e autonoma per rigettare la richiesta, rendendo superflua la valutazione del programma di trattamento proposto.
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Sostituzione pena: quando il giudice può negarla
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro il diniego di sostituzione pena detentiva. La decisione si fonda sulla valutazione discrezionale del giudice riguardo la personalità negativa dell'imputato, desunta dai suoi precedenti penali, che rende la misura alternativa non adeguata.
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Attenuanti generiche: quando il giudice può negarle
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che negava le attenuanti generiche a un imputato per spaccio di stupefacenti. La sentenza sottolinea che, ai fini del diniego, è sufficiente la presenza di un singolo elemento negativo, come la gravità del reato o un precedente penale, senza che sia necessario uno stato di incensuratezza per ottenerle.
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Pene sostitutive: la discrezionalità del giudice
Un uomo condannato per un reato minore in materia di stupefacenti ricorre in Cassazione contro il diniego delle pene sostitutive, come il lavoro di pubblica utilità. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che la concessione di tali pene è una scelta discrezionale del giudice. Se il diniego è motivato adeguatamente in base ai criteri dell'art. 133 c.p., come la personalità del condannato e le modalità del fatto, la decisione non è sindacabile in sede di legittimità.
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