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Art. 131-Bis Cod. Pen. — Anno 2023

67 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Art. 131-Bis Cod. Pen.

Provvedimenti

Evasione e particolare tenuità del fatto: assenza breve non basta
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo condannato per evasione dagli arresti domiciliari. L'imputato sosteneva che la sua breve assenza dovesse rientrare nella causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha respinto questa tesi, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che l'allontanamento non poteva essere qualificato come di 'breve durata' e, di conseguenza, l'offesa non era così lieve da non essere punita. La difesa non ha fornito elementi validi per contestare la decisione precedente. L'esito è la conferma della condanna e il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Truffa: ricorso inammissibile e condanna confermata in Cassazione
Una persona, condannata per truffa in concorso, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. I giudici hanno stabilito l'inammissibilità del ricorso per cassazione, senza entrare nel merito della vicenda. La decisione si basa sulla genericità dei motivi, sulla presentazione di richieste nuove e sul fatto che la difesa non ha contestato efficacemente le motivazioni della sentenza precedente. In particolare, la Corte ha confermato che la non punibilità per particolare tenuità del fatto non era applicabile a causa della condotta abituale dell'imputata. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Occupazione abusiva immobile: no alla tenuità se l’edificio è pubblico
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per occupazione abusiva di immobile a carico di una persona che, insieme ad altri nuclei familiari, aveva invaso un edificio pubblico appena ristrutturato. La difesa sosteneva la 'particolare tenuità del fatto', chiedendo la non punibilità. I giudici hanno respinto questa tesi, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che l'offesa non era affatto lieve, data la natura pubblica del bene, la sua recente ristrutturazione e il fatto che l'azione avesse sottratto l'immobile alla sua destinazione pubblica, coinvolgendo più famiglie. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Incidente Falso, Condanna Vera: No alla Frode Assicurativa
Un uomo viene condannato per frode assicurativa dopo aver simulato un incidente stradale per ottenere un risarcimento. L'imputato presenta ricorso in Cassazione, sostenendo che le prove raccolte dall'investigatore privato dell'assicurazione non fossero utilizzabili. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. I giudici stabiliscono che le indagini svolte dall'investigatore privato sono pienamente valide. Inoltre, respingono la richiesta di applicare la non punibilità per 'particolare tenuità del fatto', considerando le modalità della truffa non trascurabili. La condanna diventa così definitiva, con l'obbligo per l'imputato di pagare le spese processuali e una multa.
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Porto di coltello: condannato, ma la Cassazione annulla tutto
Un uomo viene condannato per porto di coltello senza giustificato motivo. La sua giustificazione, ovvero la necessità di usarlo per lavori di giardinaggio, viene respinta perché fornita tardivamente. Tuttavia, la Corte di Cassazione annulla la sentenza. Il motivo non è la validità della scusa, ma un errore procedurale: il giudice di primo grado non ha motivato la sua decisione di non applicare la causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto (art. 131 bis c.p.), richiesta sia dalla difesa che dall'accusa. Il caso dovrà quindi essere riesaminato da un altro giudice per valutare questo specifico aspetto.
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Furto: ricorso generico? La Cassazione lo dichiara inammissibile
Un uomo, condannato per furto, presenta ricorso in Cassazione. Egli lamenta il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte Suprema, tuttavia, dichiara il ricorso inammissibile. La decisione si fonda sul principio dell'inammissibilità del ricorso per genericità. I motivi presentati, infatti, non contenevano una critica specifica e argomentata contro le motivazioni della sentenza precedente, ma si limitavano a riproporre le stesse difese. Di conseguenza, l'imputato viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Evasione e Precedenti: la Cassazione nega sconti di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per evasione. L'imputato sperava di ottenere uno sconto di pena, ma i giudici hanno confermato la decisione precedente. Il diniego delle attenuanti per precedenti penali è stato ritenuto legittimo. La Corte ha sottolineato che la lunga durata della sottrazione al regime cautelare e i numerosi e gravi reati passati dell'uomo giustificavano ampiamente una valutazione negativa. La sentenza stabilisce che un passato criminale significativo può neutralizzare circostanze altrimenti favorevoli, come la successiva resa. L'uomo è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa.
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Falsa dichiarazione: condannato ma salvo per prescrizione del reato
Un uomo, condannato per aver fornito false dichiarazioni a un pubblico ufficiale, ha presentato ricorso in Cassazione. I giudici, prima ancora di analizzare nel merito le sue ragioni, hanno constatato il decorso del tempo massimo previsto dalla legge per la punizione di quel crimine. Di conseguenza, hanno dichiarato la prescrizione del reato. La sentenza di condanna è stata quindi annullata definitivamente, non perché l'imputato sia stato dichiarato innocente, ma perché lo Stato ha perso il potere di punirlo a causa del tempo trascorso.
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Fuga con scusa banale: niente Offesa di particolare tenuità
Un imputato, condannato per evasione, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per 'Offesa di particolare tenuità'. La sua richiesta si basava sulla presunta lieve entità del fatto. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, respingendo la tesi difensiva. I giudici hanno stabilito che l'offesa non poteva considerarsi di lieve entità a causa della forte intensità del dolo (l'intenzione di commettere il reato). Tale dolo era dimostrato dalla scusa palesemente pretestuosa addotta dall'imputato per giustificare la sua evasione. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e l'imputato ha dovuto pagare le spese processuali e una multa.
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Abitualità del comportamento: la Cassazione nega sconti di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata. La richiesta di applicare la non punibilità per tenuità del fatto è stata respinta a causa dell'abitualità del comportamento della donna, già nota per precedenti specifici. I giudici hanno sottolineato che l'abitualità del comportamento è un ostacolo insormontabile per ottenere questo beneficio. Anche la richiesta di attenuanti è stata negata, valorizzando la mancanza di pentimento e i precedenti a suo carico. La ricorrente è stata quindi condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, confermando la decisione precedente.
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Evasione: condanna definitiva per inammissibilità del ricorso
Un uomo, condannato per evasione dagli arresti domiciliari, presenta ricorso in Cassazione sostenendo di aver agito per necessità e senza dolo. La Suprema Corte, tuttavia, ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione. I giudici hanno ritenuto i motivi presentati troppo generici e volti a ottenere una nuova valutazione dei fatti, compito che non spetta alla Cassazione. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Viola l’ordine del giudice: ricorso generico e condanna definitiva
Un soggetto, condannato per non aver rispettato un provvedimento del giudice (reato previsto dall'art. 388 del codice penale), ha presentato ricorso in Cassazione. Sosteneva che la condanna fosse ingiusta e che il suo comportamento fosse di lieve entità. La Corte Suprema ha respinto le sue argomentazioni, dichiarando l'inammissibilità del ricorso. Il motivo è che l'atto di appello era troppo generico e non criticava in modo specifico la sentenza precedente. Questa decisione rende la condanna definitiva e obbliga il ricorrente a pagare le spese processuali e una multa.
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Nuova difesa in Cassazione? Ricorso inammissibile e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di un imputato che, solo in quella sede, aveva sollevato la questione della non punibilità per la particolare tenuità del fatto. I giudici hanno stabilito un principio fondamentale: non è possibile presentare motivi di ricorso nuovi davanti alla Corte di Cassazione se non sono stati discussi nei precedenti gradi di giudizio. Questa decisione ribadisce che l'inammissibilità del ricorso in Cassazione è la conseguenza diretta di una strategia difensiva tardiva. L'imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso in Cassazione inammissibile: multa da 1000 a 4000 euro
Un uomo, condannato a 1.000 euro di ammenda per il reato di porto di oggetti atti ad offendere, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Chiedeva il riconoscimento di attenuanti e l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha giudicato il ricorso manifestamente infondato, dichiarandone l'inammissibilità. Questa decisione ha reso definitiva la condanna originaria e ha comportato un'ulteriore sanzione: il pagamento delle spese processuali e di 3.000 euro alla cassa delle ammende. L'esito finale è stato quindi un aggravamento economico per il ricorrente a causa dell'esito negativo del suo tentativo di appello.
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Furto di Bici e Particolare Tenuità del Fatto: Condanna Annullata
Un uomo viene condannato per aver rubato una bicicletta da un carrello portabici. Tuttavia, la restituisce subito dopo, collaborando per rintracciare il proprietario. La Corte di Cassazione annulla la condanna, applicando il principio della 'particolare tenuità del fatto' secondo le nuove regole della Riforma Cartabia. I giudici hanno stabilito che il reato non è punibile, valorizzando non solo il danno minimo e l'assenza di precedenti penali, ma anche il comportamento collaborativo tenuto dall'imputato dopo il furto. La vicenda si conclude quindi con la piena assoluzione.
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Sottrazione di beni pignorati: condanna certa con ricorso inutile
Una persona, condannata in primo e secondo grado per il reato di sottrazione di beni pignorati, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. L'imputata ha riproposto le stesse argomentazioni già esaminate e respinte nei precedenti gradi di giudizio, contestando la valutazione delle prove e la sua responsabilità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile proprio perché i motivi erano una semplice ripetizione di questioni già decise e non contenevano valide censure di legittimità. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso Vago, Condanna Certa: l’Inammissibilità dell’Appello
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un contribuente per omessa dichiarazione, stabilendo un importante principio sull'inammissibilità dell'appello per genericità. Il ricorso del contribuente è stato respinto perché non affrontava specificamente le motivazioni della sentenza precedente, ma si limitava a riproporre richieste vaghe e generiche. La Corte ha ribadito che un appello, per essere valido, deve contenere critiche precise e puntuali contro la decisione che si intende impugnare. In caso contrario, viene dichiarato inammissibile, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, rendendo definitiva la condanna.
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False dichiarazioni: condanna confermata per ricorso generico
Un uomo viene condannato per il reato di false dichiarazioni sull'identità personale (art. 496 c.p.). L'imputato presenta ricorso alla Corte di Cassazione, sostenendo un'errata applicazione della legge e chiedendo il riconoscimento della 'particolare tenuità del fatto', che avrebbe evitato la condanna. La Cassazione, tuttavia, dichiara il ricorso inammissibile. I giudici ritengono i motivi del ricorso troppo generici e già correttamente valutati e respinti nei gradi precedenti. Di conseguenza, la condanna diventa definitiva e l'uomo viene anche condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Danneggiamento aggravato: condanna certa se l’appello è vago
Un individuo, condannato per danneggiamento aggravato, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione sostenendo che il suo stato di agitazione escludesse l'intenzione di commettere il reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che i motivi presentati erano una mera ripetizione di argomenti già respinti nei gradi precedenti, privi di una critica specifica alla sentenza impugnata. Anche la richiesta di non punibilità per la particolare tenuità del fatto è stata rigettata. La condanna per danneggiamento aggravato è diventata così definitiva, con l'obbligo per l'imputato di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di droga: la fuga dopo la vendita smentisce la truffa
Un uomo, condannato per spaccio di droga, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che la sostanza venduta fosse finta e di essere stato identificato erroneamente. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, giudicandolo inammissibile. Secondo i giudici, la sua fuga immediata dopo la cessione era un comportamento incompatibile con una semplice truffa e dimostrava la sua consapevolezza di aver commesso un reato. L'identificazione da parte dell'acquirente e degli agenti è stata inoltre ritenuta attendibile. La condanna per spaccio di droga è diventata così definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una multa.
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