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Art. 131-Bis Cod. Pen. (Particolare Tenuità Del Fatto)

35 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Norma che esclude la punibilità per reati di lieve entità, quando l'offesa è minima e il comportamento del colpevole non è abituale.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Gestione illecita di rifiuti: Bonifica non salva dalla condanna in Cassazione
Un individuo è stato condannato per la **gestione illecita di rifiuti** speciali non pericolosi e il loro trasporto senza autorizzazione. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo di aver bonificato il sito e di aver presentato prove al Pubblico Ministero, chiedendo la non punibilità o una pena più lieve. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la condizione di non punibilità per bonifica non si applica al reato di gestione illecita di rifiuti. Ha inoltre stabilito che i documenti sulla bonifica non erano stati prodotti correttamente nei gradi precedenti e non potevano essere presentati per la prima volta in Cassazione. L'offesa non è stata ritenuta di lieve entità data l'ingente quantità di rifiuti e la pluralità di condotte.
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Possesso illecito di lampeggiante: l’auto privata non è un’auto di servizio
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un conducente condannato per il **possesso illecito di lampeggiante** blu, simile a quelli delle forze dell'ordine, installato e funzionante sulla sua auto. Il conducente aveva impugnato la condanna, sostenendo che l'oggetto fosse di libera vendita e usato raramente. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il reato di cui all'Art. 497-ter c.p. si configura con la mera detenzione illegittima di tali dispositivi, indipendentemente dall'uso effettivo o dalla loro libera commercializzazione. La Corte ha inoltre escluso la particolare tenuità del fatto, considerando la permanente installazione e l'azionabilità interna del lampeggiante come indizi di un potenziale uso non occasionale. Il conducente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Particolare tenuità del fatto: no se l’appello è inammissibile
Un soggetto, condannato per non aver rispettato un ordine del giudice, ha presentato ricorso in Cassazione. La sua difesa si basava sulla presunta erroneità della condanna e sulla richiesta di non punibilità per la particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto i motivi dell'appello troppo generici e non in grado di contestare specificamente le ragioni della sentenza precedente. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Minaccia e Danneggiamento: Condanna Confermata, Ricorso Respinto
Un uomo, condannato per aver minacciato una persona e danneggiato la sua auto, presenta ricorso in Cassazione. Sostiene che la minaccia non era idonea a spaventare e il danno all'auto era insignificante. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la Cassazione non può riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge. La condanna per minaccia e danneggiamento diventa così definitiva, con l'obbligo per l'imputato di pagare le spese processuali e una multa.
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Reato di evasione: anche un’uscita breve porta alla condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di una persona agli arresti domiciliari. La Corte ha stabilito che qualsiasi allontanamento non autorizzato dal domicilio, indipendentemente dalla sua durata o dalla distanza percorsa, integra pienamente il reato. I giudici hanno respinto la tesi difensiva basata sulla brevità dell'assenza, ribadendo un principio consolidato. Anche la richiesta di applicare la non punibilità per 'particolare tenuità del fatto' è stata negata, considerando la gravità concreta del comportamento. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna della persona al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso generico in Cassazione? Inammissibilità e condanna sicura
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla presentazione degli appelli, dichiarando l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato. La Corte ha ritenuto i motivi dell'appello troppo generici e una mera ripetizione di argomenti già valutati e respinti nei gradi precedenti. La sentenza sottolinea che un ricorso in Cassazione deve contenere critiche legali specifiche e puntuali contro la decisione impugnata, non limitarsi a riproporre le stesse difese. Di conseguenza, il ricorrente non solo ha visto il suo appello respinto in partenza, ma è stato anche condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 3.000 euro, a dimostrazione delle conseguenze negative di un'impugnazione superficiale.
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Inammissibilità Ricorso Cassazione: Errore Procedurale Costa Caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un imputato. La decisione si fonda su due motivi principali: la richiesta di applicare la non punibilità per 'particolare tenuità del fatto' è stata avanzata per la prima volta in Cassazione, e quindi tardivamente. Inoltre, le critiche sulla valutazione della recidiva miravano a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità. La Corte ha quindi confermato la decisione precedente, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. La sentenza ribadisce che il ricorso in Cassazione deve rispettare rigidi limiti procedurali.
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Commercio di prodotti contraffatti: niente sconti con precedenti
Una persona condannata per ricettazione e commercio di prodotti contraffatti ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La Corte ha dichiarato l'appello inammissibile, poiché i motivi erano una semplice ripetizione di quelli già respinti in appello. I giudici hanno confermato che la non punibilità per 'particolare tenuità del fatto' non poteva essere applicata. La decisione si è basata sui numerosi precedenti penali specifici della persona e sull'ingente quantità di merce sequestrata. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e la ricorrente è stata obbligata a pagare le spese processuali e una multa aggiuntiva.
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Condanna per Truffa: 340€ non bastano per la lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa di un individuo che aveva ottenuto un profitto illecito di 340 euro. Le prove decisive sono state l'utenza telefonica e la carta prepagata, entrambe intestate a lui e usate per il reato. I giudici hanno respinto la richiesta di applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Hanno stabilito che un danno di 340 euro non è di 'minima entità' e che le modalità della condotta indicavano una spiccata capacità a delinquere. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva.
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Resistenza a pubblico ufficiale: la fuga a piedi è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per resistenza a pubblico ufficiale nei confronti di un uomo che, dopo un inseguimento in auto in cui non era alla guida, era sceso dal veicolo e aveva proseguito la fuga a piedi. I giudici hanno stabilito che la fuga a piedi non costituisce una mera 'resistenza passiva', ma rappresenta la piena adesione all'azione criminale iniziata dal conducente. Questa condotta, integrata con le manovre pericolose dell'auto, dimostra una volontà unitaria di opporsi alle Forze dell'Ordine. Per la gravità dei fatti, è stata esclusa anche l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
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Evasione e condanna: ricorso generico causa l’inammissibilità
Un soggetto, condannato per il reato di evasione, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. I giudici hanno dichiarato l'appello inammissibile perché basato su motivi troppo generici. La Corte ha sottolineato che la sentenza precedente era ben motivata, sia sulla colpevolezza sia sulla mancata applicazione della non punibilità per 'particolare tenuità del fatto'. La decisione stabilisce un principio chiaro sull'inammissibilità del ricorso per cassazione: un'impugnazione deve essere specifica e non limitarsi a una critica vaga. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Evasione dagli arresti domiciliari: condannato per finta autorizzazione
Un uomo agli arresti domiciliari si allontana dalla sua abitazione sostenendo di avere un'autorizzazione del giudice, che in realtà non esiste. La Corte di Cassazione ha confermato la sua condanna per il reato di evasione dagli arresti domiciliari. Il ricorso dell'imputato è stato respinto perché i motivi erano generici e la sua intenzione di evadere era evidente. I giudici hanno anche escluso la possibilità di non punirlo per la particolare tenuità del fatto, a causa della gravità della sua condotta e dei suoi numerosi precedenti penali. L'esito è la condanna definitiva e il pagamento delle spese processuali.
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Evasione per futili motivi: no alla particolare tenuità del fatto
Un uomo condannato per evasione dagli arresti domiciliari ha presentato ricorso in Cassazione, chiedendo l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito che l'appello era generico e non contestava efficacemente la decisione precedente, la quale aveva già escluso la lieve entità del reato a causa dei 'futili motivi' alla base della fuga. La discussione sulla particolare tenuità del fatto per evasione si è quindi conclusa con la condanna definitiva dell'imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Evasione e Tenuità del Fatto: No Sconto per il Recidivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per evasione. L'imputato sperava di ottenere la non punibilità invocando la 'particolare tenuità del fatto'. Tuttavia, i giudici hanno respinto la sua richiesta. La decisione si basa su un principio chiaro: l'abitualità del reato e tenuità del fatto sono incompatibili. Avendo l'uomo già commesso reati simili in passato, il suo comportamento non può essere considerato un episodio isolato e di lieve entità. Di conseguenza, la condanna è stata confermata, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali.
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Evasione: no alla Particolare Tenuità del Fatto con dolo intenso
Una persona condannata per il reato di evasione ha presentato ricorso in Cassazione, chiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici precedenti. Il motivo principale del rigetto è stata l'elevata 'intensità del dolo', ovvero la forte determinazione nel commettere il reato. Secondo i giudici, questa intenzionalità esclude la possibilità di considerare il fatto come lieve. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato obbligato a pagare le spese processuali e una sanzione.
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Ricorso in Cassazione Inammissibile: Chiede l’Assoluzione ma Paga
Un imputato, condannato per evasione, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione chiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per 'particolare tenuità del fatto'. La Corte ha dichiarato il Ricorso in Cassazione inammissibile. Il motivo è che questa richiesta non era mai stata avanzata nei precedenti gradi di giudizio. I giudici hanno stabilito un principio chiaro: non si possono presentare in Cassazione argomenti nuovi che dovevano essere discussi davanti al giudice di merito. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali.
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Rifiuto test alcol e droga: condanna per appello-fotocopia
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un automobilista per il reato di rifiuto di sottoporsi ad accertamenti su alcol e droga. L'imputato aveva presentato ricorso sostenendo la particolare tenuità del fatto e l'eccessiva severità della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché si limitava a ripetere le stesse argomentazioni già respinte dalla Corte d'Appello, senza muovere critiche specifiche alla sentenza impugnata. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'automobilista è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Falsa Dichiarazione Gratuito Patrocinio: Reato Anche Sotto Soglia
Un cittadino ha richiesto il gratuito patrocinio attestando un reddito pari a zero, mentre in realtà percepiva un sussidio di disoccupazione. Sebbene l'importo fosse inferiore alla soglia di legge per ottenere il beneficio, la Cassazione ha stabilito che la menzogna integra comunque il reato di falsa dichiarazione gratuito patrocinio. La dichiarazione deve essere veritiera, non basta avere astrattamente diritto al beneficio. Tuttavia, i giudici hanno annullato la condanna, ordinando alla Corte d'Appello di valutare se il fatto, data la sua minima gravità e la condizione economica dell'imputato, possa essere considerato non punibile per 'particolare tenuità'.
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Lesioni e Giudice di Pace: l’inapplicabilità 131-bis costa caro
Una persona, condannata per lesioni personali dal Giudice di Pace, ha visto il suo ricorso in Cassazione dichiarato inammissibile. La Corte ha ribadito due principi fondamentali. Primo, la reciprocità delle offese non giustifica il reato di lesioni. Secondo, ha confermato la consolidata inapplicabilità dell'art. 131-bis (particolare tenuità del fatto) ai reati di competenza del Giudice di Pace. Questa decisione sottolinea i limiti delle strategie difensive in tale ambito. L'esito per l'imputata è stato la conferma della condanna e il pagamento di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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Bancarotta: danno ingente esclude la particolare tenuità del fatto
Un imprenditore, condannato per bancarotta semplice, presenta ricorso in Cassazione. Egli chiede l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte, però, dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che non possono riesaminare le prove, ma solo controllare la corretta applicazione della legge. In questo caso, il tribunale precedente aveva correttamente escluso la particolare tenuità del fatto, motivando la decisione con l'esistenza di un danno potenziale 'assolutamente ingente' per i creditori. Un danno di tale portata è incompatibile con la definizione di fatto lieve. La condanna dell'imprenditore diventa quindi definitiva.
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