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Antielusiva

7 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Si riferisce a una norma o a un'interpretazione volta a contrastare l'elusione fiscale, cioè quei comportamenti che, pur rispettando la lettera della legge, ne aggirano lo spirito per ottenere un vantaggio fiscale indebito.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Società di comodo: prova contraria e interpello
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società immobiliare accusata di essere una società di comodo. Il fisco contestava il mancato superamento del test di operatività per l'anno 2007. La Corte ha chiarito che il contribuente può fornire la prova contraria in sede giudiziaria anche senza aver presentato l'interpello disapplicativo. Nel caso specifico, la presenza di un immobile in fase di ristrutturazione radicale, classificato come immobilizzazione in corso, giustifica l'assenza di ricavi e neutralizza la presunzione di non operatività.
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Interpello disapplicativo: impugnabilità del diniego
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una società che aveva presentato un **interpello disapplicativo** per evitare la disciplina delle società non operative, avendo concesso in locazione il proprio complesso aziendale. A fronte del diniego dell'Agenzia delle Entrate, i giudici di merito avevano dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo il diniego un atto non impugnabile. La Suprema Corte ha invece ribaltato tale decisione, affermando che il diniego di interpello è un atto autonomamente impugnabile poiché manifesta una pretesa tributaria definita, ledendo l'interesse del contribuente anche in assenza di un formale avviso di accertamento.
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Società di comodo: stop a presunzioni per ritardi PA
La Corte di Cassazione ha confermato che il diniego dell'istanza di disapplicazione per le società di comodo è autonomamente impugnabile davanti al giudice tributario. Nel caso esaminato, una società edilizia non aveva raggiunto i ricavi minimi presunti a causa di comprovati ritardi burocratici nell'ottenimento dei permessi di costruzione. La Corte ha stabilito che tali impedimenti amministrativi costituiscono situazioni oggettive indipendenti dalla volontà dell'imprenditore, giustificando pienamente la disapplicazione della disciplina sulle società non operative.
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Imposta di registro: stop alla riqualificazione atti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'amministrazione finanziaria riguardante la tassazione di una cessione totalitaria di quote societarie. L'ufficio aveva tentato di riqualificare l'operazione come cessione d'azienda per applicare un'aliquota superiore ai fini dell'**imposta di registro**. La Suprema Corte, recependo l'orientamento della Corte Costituzionale, ha stabilito che l'imposta deve essere applicata esclusivamente in base agli effetti giuridici dell'atto presentato, senza poter attingere a elementi esterni o atti collegati per ricercare una presunta causa reale diversa da quella documentale.
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Imposta di registro: limiti alla riqualificazione
Una società ha impugnato un avviso di liquidazione con cui l'Agenzia delle Entrate aveva riqualificato tre atti distinti (cessione di attività, affitto e vendita di immobile) come un'unica cessione d'azienda. L'ufficio mirava ad applicare una maggiore imposta di registro basandosi sul collegamento economico tra i negozi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della contribuente, stabilendo che, in base alle riforme del 2017 e 2018, il fisco deve limitarsi al contenuto intrinseco dell'atto presentato, senza poter attingere a elementi esterni o atti collegati per determinare la tassazione.
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Imposta di registro: l’atto vale più del contesto
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia Fiscale, stabilendo un principio chiave sull'imposta di registro. A seguito di recenti riforme legislative e sentenze della Corte Costituzionale, la tassazione deve basarsi esclusivamente sulla natura intrinseca e sugli effetti giuridici dell'atto presentato per la registrazione. È escluso il ricorso a elementi "extra-testuali" o ad atti collegati per riqualificare l'operazione economica complessiva. Nel caso specifico, una serie di operazioni (conferimento di ramo d'azienda e successiva cessione di quote) non poteva essere riqualificata come un'unica cessione d'azienda ai fini fiscali.
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Transfer pricing domestico: quando si applica
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8582/2025, ha confermato che la disciplina del transfer pricing domestico si applica alle transazioni tra società residenti collegate anche in assenza di un intento elusivo. La controversia riguardava la vendita di immobili a un prezzo inferiore a quello di mercato tra due società con la stessa compagine sociale. La Corte ha stabilito che il principio del 'valore normale' è un criterio generale di valutazione e che spetta al contribuente dimostrare la congruità del prezzo praticato, non all'Amministrazione finanziaria provare il vantaggio fiscale o l'elusione.
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