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Ammissione Al Passivo

200 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Procedura con cui un creditore chiede di essere inserito nell'elenco dei creditori di un'impresa fallita per poter partecipare alla distribuzione del ricavato della vendita dei beni.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ammissione al Passivo Fallimentare: Crediti Milionari Svaniti per Mancanza di Prova
Un professionista ha chiesto l'Ammissione al passivo fallimentare per ingenti crediti derivanti da servizi di consulenza e advisor finanziario a favore di una società poi fallita. Il Tribunale ha respinto le domande per mancanza di prova del mandato, dell'attività svolta e per l'assenza di data certa su documenti chiave. Ha anche dichiarato inammissibili migliaia di e-mail prodotte in modo irregolare. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto. Ha ribadito l'inopponibilità dei documenti senza data certa al fallimento e l'irregolarità della produzione di prove digitali non specificamente elencate. L'Ammissione al passivo fallimentare è stata negata.
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Ammissione al passivo fallimentare tardiva: proroga non automatica
Una Lavoratrice ha cercato di far riconoscere un credito per indennità di mancato preavviso nel Fallimento di un'Azienda. La sua domanda, definita Ammissione al passivo fallimentare tardiva, è stata respinta perché presentata oltre il termine di dodici mesi dalla data di esecutività dello stato passivo. La Lavoratrice sosteneva che il termine dovesse essere esteso a diciotto mesi, dato che l'udienza di verifica era stata fissata oltre i 120 giorni, implicando una procedura complessa. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che la proroga del termine per le domande tardive non è automatica, ma richiede una decisione esplicita e discrezionale del tribunale nella sentenza di fallimento.
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Domanda tardiva di ammissione al passivo: la Cassazione frena le proroghe
Una Lavoratrice ha presentato una domanda tardiva di ammissione al passivo per un credito di indennità di mancato preavviso contro il Fallimento della sua ex Azienda. Il Tribunale ha respinto la richiesta, poiché presentata oltre il termine di dodici mesi dall'esecutorietà dello stato passivo. La Lavoratrice ha sostenuto che il termine dovesse essere automaticamente prorogato a diciotto mesi, data la complessità della procedura fallimentare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la proroga del termine per le domande tardive non è automatica, ma richiede una decisione esplicita del Tribunale nella sentenza di fallimento, anche se l'udienza di verifica del passivo è fissata oltre i 120 giorni.
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Ammissione al passivo fallimentare: la prova tardiva non basta
Una Banca ha chiesto l'ammissione al passivo fallimentare di un'Azienda per crediti derivanti da un mutuo e un conto corrente. I giudici di merito hanno negato l'ammissione, rilevando la mancata produzione tempestiva di documenti essenziali e una duplicazione dei crediti richiesti. La Banca ha quindi presentato ricorso in Cassazione, sostenendo l'omessa valutazione di prove decisive e la necessità di una consulenza tecnica d'ufficio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ribadito che il creditore deve fornire prove adeguate e tempestive per l'ammissione al passivo fallimentare. L'omesso esame di documenti non costituisce vizio se il fatto è stato comunque considerato. La produzione tardiva dei documenti comporta la decadenza dal diritto di farli valere.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: fine lite senza spese
Uno studio legale professionale ha impugnato il decreto del tribunale per ottenere l'ammissione al passivo fallimentare di un credito per compensi professionali pari a oltre 152.000 euro. Il Fallimento della società debitrice ha resistito al ricorso. Successivamente, i difensori hanno depositato formale rinuncia al ricorso per cassazione, con la contestuale richiesta di integrale compensazione delle spese legali. La curatela fallimentare ha accettato e vistato regolarmente l'atto. La Corte di Cassazione ha verificato la presenza di tutti i requisiti di legge e ha dichiarato l'estinzione del processo. I giudici hanno inoltre chiarito che, a seguito della rinuncia delle parti, non trova applicazione il raddoppio del contributo unificato a carico della parte ricorrente.
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Privilegio del credito professionale: no alla tutela su somme indifferenziate
Un professionista ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare di una società per ottenere il pagamento dei propri compensi. Il professionista pretendeva il riconoscimento della prelazione sull'intero importo comprensivo di accessori, spese anticipate e oneri fiscali. Il giudice delegato ha riconosciuto il credito collocandolo tra i debiti ordinari, negando la garanzia richiesta. Il Tribunale ha confermato il rigetto dell'opposizione: il creditore non ha separato la quota di compenso netto soggetta a prelazione dalle voci ordinarie escluse dal beneficio temporale e normativo. La Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del legale, stabilendo che il privilegio del credito professionale presuppone l'onere preciso di specificare e scorporare le somme privilegiate rispetto a quelle prive di tutela speciale.
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Ammissione al passivo tardiva: la notorietà non basta per il fisco
L'Agenzia delle Entrate ha presentato una domanda di ammissione al passivo tardiva per un credito erariale contro una società in amministrazione straordinaria. Il Tribunale aveva respinto la richiesta, ritenendo che la "notorietà" dell'insolvenza della società, ampiamente diffusa dai media, fosse sufficiente a dimostrare la conoscenza del creditore, rendendo la domanda tardiva inammissibile. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo che la semplice notorietà non basta a provare la conoscenza effettiva e tempestiva del creditore. L'onere di dimostrare tale conoscenza spetta all'amministrazione della società, non al creditore, specialmente in assenza di una comunicazione formale. La causa è stata rinviata al Tribunale per una nuova valutazione.
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Cessione TFR e CIGS: Ammissione al Passivo Fallimentare in Bilico
Il curatore del fallimento di una società finanziatrice ha chiesto l'ammissione al passivo fallimentare di un'altra azienda per un credito. Questo credito derivava da un finanziamento concesso a un dipendente dell'azienda fallita, garantito dalla cessione di parte della retribuzione e del TFR del lavoratore. L'azienda debitrice non ha versato le somme dovute. Il Tribunale aveva accolto parzialmente la richiesta, escludendo un periodo in cui riteneva l'INPS responsabile per la CIGS. La Cassazione ha cassato la decisione, evidenziando che il Tribunale non ha verificato se il lavoratore fosse effettivamente beneficiario della CIGS per quel periodo, un fatto decisivo per stabilire la responsabilità e l'effettiva ammissione al passivo fallimentare.
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Credito Privilegiato nel Fallimento: Rifiutata l’Ammissione al Passivo
Un'Azienda di Trasporti ha chiesto l'ammissione al passivo fallimentare di un'Azienda Fallita per un credito privilegiato, basato sul diritto di ritenzione su merci. Il debito, tuttavia, era verso un'Azienda Mandante terza, non l'Azienda Fallita. Il Tribunale aveva parzialmente accolto la domanda, riconoscendo il diritto di partecipare al riparto del ricavato della vendita delle merci. La Corte di Cassazione ha cassato questa decisione. Ha stabilito che i titolari di un diritto di ritenzione su beni mobili, a garanzia di crediti vantati verso terzi e non verso il fallito, non possono avvalersi della procedura di ammissione al passivo fallimentare. Possono però intervenire nella ripartizione dell'attivo per soddisfare il loro credito sul ricavato della liquidazione dei beni.
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Privilegio generale mobiliare: la legge nuova non vale per crediti vecchi
Un'Agenzia ha concesso finanziamenti agevolati a un'Azienda. Quando l'Azienda è fallita, l'Agenzia ha chiesto di ammettere il suo credito al passivo con un privilegio generale mobiliare. Il Tribunale ha negato tale privilegio, sostenendo che la legge che lo prevedeva era successiva all'erogazione del finanziamento. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha ribadito il principio di irretroattività della legge: un nuovo privilegio generale mobiliare si applica solo ai crediti sorti dopo l'entrata in vigore della norma, a meno di esplicita previsione contraria. Il ricorso dell'Agenzia è stato rigettato.
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Arricchimento senza giusta causa: pretesa negata nel fallimento
Un Lavoratore ha cercato di far riconoscere crediti (spese legali e somme versate in eccesso) contro una Società fallita. La Società aveva ricevuto pagamenti basati su sentenze poi annullate o interrotte. Il Lavoratore ha chiesto l'ammissione di questi crediti al passivo fallimentare. I giudici di merito hanno respinto le sue richieste. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Lavoratore. La Corte ha rilevato che l'argomento principale, ovvero l'Arricchimento senza giusta causa della Società per le somme trattenute, non era stato sollevato correttamente nei gradi precedenti. Non si possono introdurre nuove questioni di fatto in sede di Cassazione.
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Domanda tardiva al fallimento: la Cassazione chiarisce i termini
Un Lavoratore ha presentato una domanda tardiva di ammissione al passivo fallimentare per un'indennità di mancato preavviso contro un'Azienda. Il Tribunale ha respinto la richiesta, poiché presentata oltre i dodici mesi dall'esecutività dello stato passivo. Il Lavoratore sosteneva che il termine dovesse estendersi a diciotto mesi a causa della complessità della procedura. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto. Ha stabilito che la proroga del termine per la domanda tardiva non è automatica. Richiede una decisione esplicita e discrezionale del Tribunale nella sentenza di fallimento. La semplice fissazione dell'udienza oltre i 120 giorni non implica tale proroga.
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Risoluzione Contratto Appalto: Prova Mancante, Risarcimento Negato
Un'Entità Pubblica ha affidato a un'Azienda un contratto di appalto per la realizzazione di laboratori. A causa di presunti gravi inadempimenti, l'Entità ha dichiarato la risoluzione del contratto di appalto e ha chiesto l'ammissione al passivo del Fallimento dell'Azienda per ottenere il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Entità. Ha stabilito che l'Entità non ha fornito la prova documentale effettiva della risoluzione del contratto per inadempimento. Se il contratto si scioglie per il fallimento dell'appaltatore, non è previsto il risarcimento dei danni.
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Prescrizione Presuntiva: Avvocato vs Fallimento, la Cassazione Interviene
Un Avvocato ha chiesto l'ammissione dei suoi crediti professionali nel fallimento di un'Azienda. Il Curatore fallimentare ha eccepito la prescrizione presuntiva dei crediti. I giudici di merito hanno accolto l'eccezione, rigettando la domanda dell'Avvocato. L'Avvocato ha proposto ricorso in Cassazione, contestando l'applicabilità della prescrizione presuntiva e l'inammissibilità del giuramento decisorio contro il curatore. La Corte di Cassazione ha riconosciuto la complessità e l'importanza delle questioni giuridiche sollevate, in particolare sul diritto alla prova del creditore. Ha quindi rinviato la causa a pubblica udienza per una discussione approfondita, senza decidere nel merito.
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Domanda tardiva al fallimento: la Cassazione nega l’estensione automatica
Una Lavoratrice ha presentato una domanda tardiva di ammissione al passivo fallimentare per un credito da indennità di mancato preavviso. Il Tribunale ha respinto la richiesta perché presentata oltre il termine di dodici mesi dall'esecutorietà dello stato passivo. La Lavoratrice ha sostenuto che il termine per la domanda tardiva di ammissione al passivo dovesse essere esteso a diciotto mesi, dato che l'udienza di verifica del passivo era stata fissata oltre 120 giorni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la proroga del termine non è automatica e richiede una decisione discrezionale del tribunale, non desumibile dalla sola fissazione dell'udienza oltre i 120 giorni. La decisione conferma la rigidità dei termini processuali.
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Prova del Credito nel Fallimento: Rinuncia al Ricorso, Processo Estinto
Un Consulente ha chiesto di essere ammesso al passivo di un'Azienda Fallita, vantando un credito professionale. Ha presentato fatture pro forma e un contratto d'opera. Il Tribunale ha respinto la richiesta per mancanza di prova del credito nel fallimento, sia sull'esistenza che sull'ammontare. Il Consulente ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, ha rinunciato al ricorso, e la Curatela ha accettato. La Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, chiudendo la vicenda senza una decisione sul merito della prova del credito nel fallimento.
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Domanda Tardiva Fallimento: Nessuna Proroga Automatica del Termine
Un Lavoratore ha presentato una domanda tardiva fallimento per ottenere l'indennità di mancato preavviso da un'Azienda fallita. Il Tribunale ha respinto la richiesta, poiché presentata oltre il termine di dodici mesi. Il Lavoratore sosteneva che il termine dovesse estendersi automaticamente a diciotto mesi, dato che l'udienza di verifica del passivo era stata fissata oltre i 120 giorni, implicando una "particolare complessità". La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, chiarendo che la proroga del termine per la domanda tardiva fallimento non è automatica, ma richiede una decisione esplicita del tribunale. Il Lavoratore ha perso il ricorso e dovrà sostenere le spese legali.
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Omesso versamento ritenute previdenziali: prescrizione e confisca
La Corte di Cassazione ha esaminato la responsabilità di un ex amministratore per il delitto di omesso versamento ritenute previdenziali e tributarie. La Corte di Appello aveva dichiarato la prescrizione dei reati, ma aveva confermato la confisca dei beni e il risarcimento a favore dell'ente di previdenza. I giudici di legittimità hanno chiarito che il reato si consuma alla scadenza del termine di versamento prima delle dimissioni dalla carica societaria. Tuttavia, la Suprema Corte ha annullato la sentenza limitatamente alla confisca e ai danni civili. La confisca per equivalente non può operare retroattivamente su reati già prescritti. Inoltre, i giudici di merito devono esaminare attentamente l'ammissione al passivo fallimentare per quantificare correttamente i risarcimenti civili.
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Buona fede terzo creditore: Cassazione ribalta confisca beni
L'Azienda Creditrice ha richiesto l'ammissione al passivo di un credito ipotecario in una procedura di prevenzione patrimoniale contro Il Proposto, i cui beni erano stati confiscati. Il Tribunale aveva negato l'ammissione, ritenendo che l'Azienda Creditrice non avesse dimostrato la sua "buona fede del terzo creditore". La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. Ha stabilito che il Tribunale non aveva adeguatamente verificato la strumentalità del credito all'attività illecita del Proposto. Inoltre, ha chiarito che la diligenza richiesta al creditore, in particolare per un accollo non liberatorio, non implica che la banca dovesse opporsi all'operazione.
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Buona fede del creditore ipotecario: la svolta in Cassazione
Un istituto finanziario ha chiesto l'ammissione al passivo del proprio credito ipotecario relativo a un mutuo erogato ai familiari di un soggetto colpito da confisca di prevenzione. Il Tribunale ha respinto la richiesta, ritenendo la banca negligente nell'istruttoria e consapevole della pericolosità del familiare. La Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento, affermando principi fondamentali sulla buona fede del creditore ipotecario. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'incompletezza delle verifiche bancarie o i soli legami di parentela non dimostrano la malafede dell'istituto. Occorre invece provare che la banca fosse in grado di percepire l'uso illecito del finanziamento al momento dell'erogazione. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo esame fondato su questi criteri oggettivi.
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