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Ammissione Al Passivo

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200 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Ammissione al passivo: incarico senza spendita nome
La Corte di Cassazione ha negato l'ammissione al passivo del credito di un professionista per un'attività svolta a favore di una società fallita. La decisione si fonda sulla mancata prova che l'incarico fosse stato conferito dalla società, e non personalmente dalla socia. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché non ha contestato questa specifica e autonoma motivazione della sentenza di merito.
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Estratto di ruolo: prova sufficiente per i crediti
La Cassazione ha stabilito che l'estratto di ruolo è sufficiente per l'ammissione dei crediti fiscali al passivo di una confisca di prevenzione. La Corte ha chiarito che non è necessario distinguere tra debiti della persona e delle sue società, poiché formano un'unica massa patrimoniale. La presentazione dell'estratto di ruolo, se anteriore al sequestro, costituisce prova del credito senza bisogno di un preventivo accertamento giudiziale.
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Crediti tributari e confisca: ammesso l’estratto
La Corte di Cassazione ha stabilito che, per l'ammissione di crediti tributari al passivo di una confisca di prevenzione, è sufficiente la produzione dell'estratto di ruolo. La Corte ha annullato la decisione di un tribunale che richiedeva la prova della "pertinenzialità" del debito all'azienda confiscata, chiarendo che tale requisito non è previsto dalla legge per i creditori dell'intestatario fittizio. L'estratto di ruolo, se non sospeso o annullato, costituisce un titolo esecutivo idoneo, equiparabile a una sentenza civile provvisoriamente esecutiva, soddisfacendo così i requisiti per l'insinuazione al passivo.
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Interruzione prescrizione: gli atti difensivi bastano?
Una società creditrice ha visto il proprio credito prescritto poiché le memorie difensive depositate in un diverso giudizio non sono state ritenute idonee a determinare l'interruzione prescrizione. La Corte di Cassazione, rigettando il ricorso, ha chiarito che per interrompere la prescrizione è necessario un atto che manifesti l'inequivocabile volontà di far valere il proprio diritto, come una domanda giudiziale o una costituzione in mora, non essendo sufficiente una mera enunciazione difensiva.
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Sopravvenuto difetto di interesse: appello inammissibile
Una società sportiva ricorre in Cassazione per la risoluzione di un contratto di fornitura. Durante il giudizio, la società fallisce e il curatore ammette al passivo il debito per il saldo del prezzo. La Corte dichiara il ricorso inammissibile per sopravvenuto difetto di interesse, poiché l'ammissione del debito è incompatibile con la domanda di risoluzione.
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Onere della prova banca: Cassazione sul saldo zero
Una banca non produce tutti gli estratti conto per provare un credito verso un fallimento. La Cassazione chiarisce l'onere della prova banca, affermando che il giudice non può rigettare la domanda solo per questo. Deve valutare altre prove o applicare il criterio del 'saldo zero', ripartendo dal primo estratto disponibile.
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Estratto di ruolo: prova nel fallimento?
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito che l'estratto di ruolo è prova sufficiente per l'ammissione di un credito tributario al passivo fallimentare. Contrariamente a quanto deciso dal tribunale di merito, non è necessaria la preventiva produzione della cartella di pagamento. In caso di contestazione da parte del curatore, il credito viene ammesso con riserva, in attesa della risoluzione della controversia nelle sedi appropriate.
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Estratto di ruolo: prova sufficiente nel fallimento
Una società di riscossione ha richiesto l'ammissione di un credito allo stato passivo di un fallimento. Il tribunale ha respinto la domanda, ritenendo il documento prodotto (un estratto di ruolo) un mero tabulato interno. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che l'estratto di ruolo, se contiene tutti i dati identificativi del debito e del debitore, costituisce prova sufficiente per l'ammissione al passivo, senza necessità di depositare la cartella di pagamento.
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Ammissione al passivo: guida alla cartella parziale
Un agente di riscossione si oppone al rigetto parziale di una domanda di ammissione al passivo fallimentare. La Cassazione chiarisce che l'annullamento parziale di una cartella non ne invalida la parte residua, che va ammessa con semplice detrazione. Accolta anche la richiesta per gli interessi privilegiati, ritenendo sufficiente la documentazione fornita per il calcolo.
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Equo indennizzo: quando il credito è pagato in tempo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 27036/2024, ha negato il diritto all'equo indennizzo a una creditrice il cui credito, ammesso in una procedura fallimentare durata oltre 20 anni, era stato integralmente saldato entro il termine ragionevole di sei anni. La Corte ha stabilito che il termine per valutare la durata del processo, per il singolo creditore, cessa con il pieno soddisfacimento del suo credito, non con la chiusura formale della procedura. Inoltre, ha confermato la condanna della ricorrente per lite temeraria, ritenendo che la sua azione legale costituisse un abuso del processo.
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Giurisdizione giudice amministrativo: il giudicato prevale
Un ex dipendente pubblico chiede di essere ammesso al passivo di un ente in liquidazione per un credito da retribuzione. La Cassazione respinge il ricorso, confermando che la giurisdizione del giudice amministrativo, una volta consolidata da un giudicato, prevale sulla procedura concorsuale. Il Tribunale fallimentare non può riesaminare un diritto già negato in via definitiva dall'organo giurisdizionale competente.
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Credito professionale contitolari: no a doppia domanda
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un professionista che aveva presentato una seconda domanda di ammissione al passivo per un credito professionale contitolari, dopo che il padre, contitolare, aveva già agito per l'intero credito con il suo consenso. La decisione si fonda sul principio del 'ne bis in idem', impedendo di duplicare le istanze per la medesima pretesa creditoria già decisa.
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Risoluzione contratto fallimento: quando è possibile?
Una società committente chiede la risoluzione di un contratto di appalto per inadempimento e la restituzione del prezzo pagato contro la società appaltatrice, poi fallita. Il tribunale rigetta la domanda, ma la Cassazione cassa la decisione. Si afferma che un'azione per la risoluzione contratto fallimento, sebbene proposta dopo la dichiarazione di fallimento, è ammissibile se l'iniziativa (come un accertamento tecnico preventivo) è stata presa prima o contestualmente alla dichiarazione stessa, producendo effetti restitutori e risarcitori nei confronti della massa fallimentare.
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Credito anteriore confisca: quando sorge il diritto?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini dell'ammissione al passivo di un'azienda confiscata, un credito derivante da un contratto di factoring è da considerarsi anteriore alla confisca se il contratto è stato stipulato prima della misura di prevenzione. Il momento rilevante è quello della nascita dell'obbligazione di garanzia (la stipula del contratto), non quello del successivo accertamento giudiziale che rende il credito esigibile. La Corte ha anche chiarito che l'azione avviata presso un giudice incompetente conserva i suoi effetti, impedendo la decadenza del diritto.
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Equo indennizzo: calcolo e motivazione della Corte
Un lavoratore ha richiesto un equo indennizzo per l'eccessiva durata di una procedura fallimentare in cui era creditore. La Corte di Cassazione ha respinto sia il ricorso del lavoratore, che chiedeva un importo maggiore, sia quello del Ministero, che contestava la data di inizio del calcolo del ritardo. La Corte ha confermato che il ritardo decorre dalla data di presentazione della domanda di ammissione al passivo e che una motivazione concisa sull'importo dell'indennizzo è sufficiente, purché tenga conto degli elementi chiave del caso.
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Credito e confisca: la buona fede del promissario
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava l'ammissione al passivo del credito vantato da una promissaria acquirente di un immobile, oggetto di confisca di prevenzione. La Corte ha ritenuto errata la valutazione sulla mancanza di buona fede della creditrice, sottolineando come il Tribunale avesse ignorato prove documentali decisive e applicato uno standard di diligenza eccessivamente rigoroso, non adeguato a un privato cittadino. Questa sentenza è cruciale in materia di credito e confisca.
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Creditore ipotecario terzo datore: no ammissione
Un'agenzia governativa, creditrice verso una società, deteneva un'ipoteca su beni che questa aveva venduto a un'altra impresa, poi fallita. La richiesta di ammissione al passivo fallimentare dell'agenzia è stata respinta. La Corte di Cassazione, richiamando una decisione delle Sezioni Unite, ha confermato che il creditore ipotecario terzo datore non può utilizzare la procedura di ammissione al passivo, ma deve invece intervenire nella successiva fase di distribuzione del ricavato dalla vendita dei beni.
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Buona fede del creditore e sequestro: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto che negava a un istituto di credito l'ammissione al passivo dei crediti vantati verso un soggetto sottoposto a sequestro di prevenzione. La Corte ha stabilito che, per escludere un credito, non basta una motivazione generica sulla sua 'strumentalità' all'attività illecita. È necessario un accertamento rigoroso e preliminare di tale nesso. Solo dopo aver provato la strumentalità, si può valutare la buona fede del creditore, verificando se, con l'ordinaria diligenza, avrebbe potuto conoscere il collegamento tra il finanziamento e il crimine al momento dell'erogazione.
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Competenza giudice prevenzione: chi decide sui crediti?
La Corte di Cassazione risolve un conflitto di giurisdizione tra il tribunale civile e quello per le misure di prevenzione. Il caso riguarda una società creditrice che vantava un credito nei confronti di un consorzio i cui beni erano stati sottoposti a sequestro di prevenzione. La Suprema Corte ha stabilito che, una volta accertato il credito in sede civile, spetta alla competenza del giudice della prevenzione la valutazione sull'ammissione di tale credito al passivo della procedura, verificando le condizioni di legge. Viene quindi affermata la competenza del Tribunale di Roma, Sezione misure di prevenzione.
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Conoscenza del fallimento: prova a carico del curatore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16041/2024, ha accolto il ricorso di un istituto di credito la cui domanda di ammissione al passivo era stata dichiarata inammissibile per tardività. La Corte ha stabilito che la prova della conoscenza del fallimento da parte del creditore non può essere meramente presuntiva, ma deve essere fornita in modo certo e concreto dal curatore fallimentare. Il provvedimento del Tribunale, basato su una motivazione contraddittoria, è stato cassato con rinvio per un nuovo esame.
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