LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Ammissione Al Passivo

Pagina 3 di 10

200 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Efficacia probatoria delle buste paga: lavoratore vs fallimento
Una lavoratrice con qualifica di dirigente ha chiesto l'ammissione al passivo del fallimento della società datrice di lavoro per ottenere il pagamento di ferie non godute e dell'indennità supplementare di fine rapporto. Il Tribunale ha respinto la domanda, ritenendo le buste paga prive di data certa e inopponibili al fallimento. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso, stabilendo che l'efficacia probatoria delle buste paga firmate o timbrate dal datore di lavoro è piena ai fini dell'accertamento del credito nel fallimento. La curatela non può limitarsi a una contestazione generica, ma deve fornire prove contrarie specifiche. Al contrario, la Corte ha confermato l'esclusione dell'indennità supplementare, poiché il licenziamento era coerente con la procedura di concordato preventivo già avviata.
Continua »
Ammissione al passivo: l’appello prosegue senza blocchi
L'Istituto Previdenziale ha richiesto il pagamento di crediti a una grande azienda metallurgica. Successivamente alla sentenza di primo grado, l'azienda è stata ammessa alla procedura di amministrazione straordinaria. La Corte d'Appello ha dichiarato improseguibile la causa, ritenendo che l'ente dovesse ripresentare la domanda di ammissione al passivo davanti al tribunale fallimentare. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno stabilito che, in caso di amministrazione straordinaria, se esiste già una sentenza di primo grado non ancora definitiva, il giudizio d'appello deve proseguire nelle forme ordinarie. La sentenza precedente è opponibile alla procedura concorsuale e spetta al commissario o al creditore impugnarla per evitarne il passaggio in giudicato.
Continua »
Ritenute sullo stipendio: il condono non arricchisce l’azienda
Un ex dipendente ha chiesto l'ammissione al passivo di un'azienda in amministrazione straordinaria per ottenere la restituzione delle somme trattenute in busta paga e non versate al fisco a causa di una sospensione per calamità naturale. L'azienda aveva poi aderito a un condono fiscale, pagando solo il 10% del dovuto. Il lavoratore ha preteso la restituzione del restante 90% delle ritenute sullo stipendio. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto del lavoratore a recuperare tali somme. I giudici hanno chiarito che le ritenute appartengono al dipendente e che il condono non può arricchire ingiustamente il datore di lavoro. Il credito ha natura retributiva, con diritto a rivalutazione e interessi dalla data delle trattenute.
Continua »
Ammissione al passivo fallimentare: estratti conto non contestati
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una banca cessionaria del credito, stabilendo che, ai fini dell'ammissione al passivo fallimentare di un credito derivante da saldo negativo di conto corrente, la banca ha l'onere di produrre gli estratti conto integrali. Se il curatore fallimentare non solleva contestazioni specifiche su singole operazioni, il giudice deve riconoscere il credito basandosi sulla ricostruzione storica del conto. Il Tribunale aveva erroneamente escluso il credito ritenendolo incerto nell'ammontare, nonostante la produzione dei documenti contabili non contestati.
Continua »
Ammissione al passivo: sì anche senza trascrizione della causa
Una società acquirente ha chiesto l'ammissione al passivo del fallimento della società venditrice per ottenere la restituzione del prezzo e il risarcimento dei danni, a seguito della risoluzione di un contratto di cessione di ramo d'azienda avviata prima del fallimento. Il Tribunale ha respinto la domanda perché la causa di risoluzione non era stata trascritta. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che la mancata trascrizione non impedisce al giudice fallimentare di esaminare la domanda di risoluzione, in quanto essa rappresenta l'antecedente logico-giuridico necessario per decidere sulle conseguenti pretese economiche di restituzione e risarcimento. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio.
Continua »
Azione revocatoria ordinaria: no al trasferimento dell’immobile
Una società creditrice ha promosso un'azione revocatoria ordinaria contro una cooperativa che aveva trasferito il suo unico immobile a un consorzio. Successivamente, la cooperativa è stata posta in liquidazione coatta amministrativa e il commissario liquidatore è subentrato nella causa. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda ritenendo che il commissario dovesse provare l'ammissione al passivo dei crediti e l'effettivo danno. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della cooperativa in liquidazione: quando il liquidatore subentra in un giudizio già avviato da un creditore, non deve dimostrare l'ammissione al passivo del credito originario. Inoltre, il trasferimento dell'unico immobile della debitrice costituisce di per sé una prova sufficiente del danno subito dai creditori. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio.
Continua »
Contratto di agenzia: la liquidazione non cancella le indennità
Un agente di commercio ha chiesto l'ammissione al passivo della società preponente, in liquidazione coatta amministrativa, per ottenere diverse indennità di fine rapporto. Il Tribunale ha respinto quasi tutte le richieste, ritenendo che il contratto di agenzia si fosse risolto automaticamente con l'avvio della procedura concorsuale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'agente. I giudici hanno stabilito che, in caso di insolvenza del preponente, il contratto di agenzia non si scioglie automaticamente, ma viene temporaneamente sospeso. Di conseguenza, le indennità richieste dall'agente, il cui rapporto era proseguito durante l'esercizio provvisorio prima dell'affitto dell'azienda, devono essere nuovamente valutate dal Tribunale.
Continua »
Prescrizione presuntiva: il lavoratore vince contro il fallimento
Un lavoratore ha chiesto l'ammissione al passivo del fallimento della sua ex azienda per crediti di lavoro non pagati. Il curatore fallimentare ha eccepito la prescrizione presuntiva annuale per respingere la domanda. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che la prescrizione presuntiva non può essere applicata se il debitore formula difese incompatibili con l'avvenuto pagamento o dichiara di non sapere se il pagamento sia avvenuto. Inoltre, la Corte ha chiarito che il termine annuale si applica solo alle retribuzioni mensili, mentre per tredicesima, quattordicesima e ferie non godute si applica la prescrizione triennale, e per il TFR e l'indennità di preavviso si applica la prescrizione quinquennale ordinaria.
Continua »
Interessi moratori usurari: la Cassazione batte la banca
Il Curatore Fallimentare di una società impugna il decreto che ammetteva al passivo il credito di una Banca derivante da un mutuo fondiario. Il Curatore contestava l'applicazione di interessi moratori usurari, superiori al tasso soglia. Il Tribunale aveva ritenuto irrilevante il superamento della soglia poiché la somma addebitata a titolo di mora era minima. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del Curatore. I giudici confermano che la disciplina antiusura si applica pienamente anche agli interessi moratori, indipendentemente dall'importo in concreto addebitato. Al contrario, la commissione di estinzione anticipata non rientra nel calcolo dell'usura poiché non costituisce un corrispettivo per l'erogazione del credito, ma un indennizzo per il recesso anticipato. La sentenza viene cassata con rinvio al Tribunale.
Continua »
Pegno su strumenti finanziari: la banca perde la prelazione
La Banca chiedeva l'ammissione al passivo del fallimento di una società, rivendicando la prelazione derivante da un pegno su strumenti finanziari dematerializzati. Il Tribunale respingeva la prelazione per due motivi autonomi: la mancata allegazione dell'atto costitutivo e l'assenza di prova della registrazione del vincolo sul conto speciale dell'intermediario. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Banca. La ricorrente non ha infatti contestato in modo specifico la seconda motivazione del Tribunale, essendosi limitata a richiamare una registrazione interna nei propri libri contabili. Di conseguenza, la decisione del Tribunale resta valida e la Banca perde la prelazione, venendo ammessa solo come creditore chirografario.
Continua »
Indennizzo Legge Pinto: guida al risarcimento equo
La Corte d'Appello ha riconosciuto l'Indennizzo Legge Pinto a numerosi creditori coinvolti in una procedura fallimentare durata oltre dodici anni. Il tribunale ha stabilito che il termine ragionevole per un fallimento è di sei anni, disponendo risarcimenti proporzionali al ritardo accumulato, seppur limitati in alcuni casi al valore del credito originario.
Continua »
Eccezione di inadempimento: Consulente sbaglia, l’Azienda non paga
Un professionista ha chiesto il pagamento per la sua consulenza nella redazione di un piano di risanamento per un'azienda in crisi. L'azienda, finita in liquidazione giudiziale, ha rifiutato il pagamento sollevando un'eccezione di inadempimento, sostenendo che la prestazione del professionista era gravemente errata e dannosa. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'azienda. Ha stabilito che il compenso non è dovuto se la consulenza è tecnicamente inadeguata e controproducente per gli obiettivi del cliente. Il professionista deve dimostrare di aver agito con diligenza e la sua opera deve essere utile. In questo caso, le sue scelte hanno peggiorato la situazione, giustificando il mancato pagamento.
Continua »
Affitto senza certificati: l’eccezione di inadempimento vince
Una società immobiliare chiede di essere pagata per i canoni di affitto non versati da un'azienda poi fallita. Il Fallimento si oppone, sostenendo che l'operazione di vendita e riaffitto dell'immobile fosse fraudolenta e, soprattutto, sollevando un'eccezione di inadempimento perché il locatore non aveva garantito la regolarità dell'immobile (mancava il certificato antincendio). Il Tribunale ammette il credito ignorando quest'ultima obiezione. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del Fallimento, stabilendo che il giudice non può ignorare una specifica eccezione di inadempimento. La sentenza viene annullata e il caso dovrà essere riesaminato per valutare se il locatore avesse effettivamente violato i suoi obblighi contrattuali.
Continua »
Onere della Prova nel Fallimento: Credito Negato e Sanzioni
Una società fallita chiede di ammettere un ingente credito verso un'altra azienda fallita per canoni di locazione, utenze e danni. Il Tribunale rigetta la domanda per totale assenza di prove concrete. La società creditrice ricorre in Cassazione, ma la Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. La sentenza ribadisce un principio fondamentale: l'onere della prova nel fallimento spetta interamente a chi vanta il credito. Non basta affermare un diritto, bisogna dimostrarlo con documenti certi. A causa della manifesta infondatezza del ricorso, la società ricorrente subisce una pesante condanna per lite temeraria, oltre al pagamento delle spese legali.
Continua »
Eccezioni Nuove in Cassazione: Debito Bancario Confermato
Una società fallita si oppone alla richiesta di pagamento di oltre 800.000 euro da parte di una banca, contestando i calcoli del debito e la validità del contratto di mutuo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della società, non per il merito delle questioni, ma per un errore procedurale. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: non si possono presentare per la prima volta argomenti che richiedono nuove valutazioni dei fatti, come la nullità di un contratto, davanti alla Suprema Corte. Le cosiddette 'eccezioni nuove in Cassazione' sono inammissibili se non sono state discusse nei gradi di giudizio precedenti. Di conseguenza, la banca ha vinto e il suo credito è stato confermato.
Continua »
Firma dell’amministratore non basta: l’azienda non paga il debito
La Corte di Cassazione ha negato l'ammissione al passivo fallimentare di un credito bancario di oltre un milione di euro. I contratti erano stati firmati dagli amministratori della società fallita senza specificare che agivano in nome e per conto di essa. Secondo la Corte, quando un contratto richiede la forma scritta per essere valido, non è ammissibile una 'contemplatio domini tacita', cioè una spendita del nome desunta da elementi esterni. L'intenzione di vincolare la società deve risultare chiaramente dal testo scritto del contratto. Di conseguenza, il debito è stato considerato personale dei firmatari e non della società.
Continua »
Utilizzo CTU: banca perde milioni contro azienda fallita
Una banca ha chiesto l'ammissione al passivo di un fallimento per quasi 3 milioni di euro. Il Tribunale ha ridotto il credito a circa 258 mila euro, basando la decisione su una perizia (CTU) proveniente da un'altra causa non ancora conclusa. La Cassazione ha confermato questa scelta, stabilendo che l'utilizzo di una CTU da un altro giudizio è legittimo. Il giudice può considerarla come 'prova atipica', valutandola liberamente senza doverne ordinare una nuova. La banca ha quindi perso il ricorso, vedendo il suo credito drasticamente ridimensionato.
Continua »
Cessazione materia del contendere: lite annullata se il fallimento non esiste
Una Banca vantava un credito ipotecario nel fallimento di un Consorzio. Altri creditori contestavano la validità di tale credito. Tuttavia, nel corso della causa, una diversa sentenza ha dichiarato l'inesistenza del fallimento stesso del Consorzio. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha stabilito la cessazione della materia del contendere. Non esistendo più il fallimento, la disputa sul credito al suo interno perdeva ogni ragione d'essere. La Corte ha quindi annullato le sentenze precedenti e, data la complessità del caso, ha deciso che ogni parte dovesse pagare le proprie spese legali.
Continua »
Domanda tardiva al passivo: 60 giorni anche per crediti nuovi
Una società affittuaria di un ramo d'azienda paga i debiti verso i dipendenti della società concedente, finita in liquidazione giudiziale. Successivamente, presenta una domanda tardiva di ammissione al passivo per recuperare le somme. La Cassazione respinge il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: il termine di 60 giorni per le domande tardive, previsto dal nuovo Codice della Crisi, si applica anche ai crediti sorti durante la procedura. Il termine decorre dal momento in cui il credito sorge. La domanda, presentata oltre questo limite, è stata quindi dichiarata inammissibile.
Continua »
Indennizzo per durata processo: No tagli per troppi creditori
Una società creditrice in una procedura fallimentare durata oltre 30 anni ha chiesto un risarcimento. La Corte d'Appello aveva ridotto la somma a causa dell'elevato numero di creditori coinvolti. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: la riduzione dell'indennizzo per irragionevole durata del processo, prevista quando ci sono molte parti, non si applica alle procedure fallimentari. In questi casi, la presenza di numerosi creditori è la normalità e non una circostanza che giustifichi un taglio al risarcimento. La società ha quindi ottenuto ragione.
Continua »